All'insaputa del popolo italiano l'italia e' in guerra

All'insaputa del popolo italiano l'italia e' in guerra...,; la notizia nell'afa estiva non ha avuto piu' risalto dei culi e delle tette passate tra un cadavere e l'altro dai cinegiornali nazionali. La cosa non ha scandalizzato, indignato, fatto incazzare quasi nessuno: Sui telegiornali passano qualche "efferato omicidio", info sul fronte interno e la guerra razziale contro le minoranze, corsi sulla seduzione, informazioni su come abbronzarsi senza scottarsi, dichiarazioni dei topi di Tremonti messi a guardia del formaggio, il gossip..., il duello tra l'impunita', istituzionalmente ratificata, di Berlusconi e le battue di Di Pietro...Berlusconi che si lamenta dei media e fa controinformazione...

E' probabile che negli antri piu' bui delle redazioni gli specialisti delle commemorazioni si allenano a simulare il dolore e la commozione collettiva per quando torneranno le prime bare dall' Afghanistan. Per conto mio, lo dico con largo anticipo, non staro' fra quelli che agitano bandierine tricolori e versano lacrime per gli eroi. E neanche fra quelli che scrivono future per mancanza di idee sensuali sulla pace, sulla guerra, sull'amore, sulla vita e sulla morte.

I militari italiani di stanza in Afghanistan hanno compiuto "nel 2007 almeno dieci operazioni". Si tratta di azioni che "sono tutte avvenute all'interno del settore ovest di competenza italiana".

Adesso è ufficiale. Ma prima lo ignoravamo. I militari italiani-nello specifico la Task Force 45-impegnati a Farah, nel sud dell’Afghanistan, da un anno combattono contro i gueriglieri talebani. Finora ci hanno mentito. Il "popolo", tanto blandito da destra che da sinistra, non deve sapere se il suo paese e' impegnato in operazioni di guerra. Questa bugia di Stato trova conferma, ove fosse necessaria(1), nelle parole del ministro della guerra Vincincetorge, cioe' di Ignazio La Russa, nel corso della visita alle truppe dislocate in Afghanistan.

L'extraterritorialita' democratica delle operazioni dei militari e delle istituzioni rappresentative del "popolo" in materia di guerra e pace viene cosi' giustificata:

"Il governo Prodi ha tenuto giustamente questa informazione riservata. Lo avrei fatto anch’io al posto di Prodi. Oggi però confermiamo che i nostri militari hanno partecipato ad azioni anche di combattimento, hanno salvato vite umane di militari appartenenti ad altri contingenti e neutralizzato attentati."(...) "I soldati italiani lo fanno e lo vogliono fare al meglio; per questo mi hanno chiesto altri elicotteri e tre elicotteri saranno inviati entro novembre insieme ai rinforzi di cinquecento uomini." (...) "Sarebbe necessario avere molti più elicotteri  innanzitutto per migliorare gli spostamenti e anche per superare il problema delle tante mine disseminate sul terreno".

La Russa aggiunge ancora: "Non è che le operazioni di combattimento siano state nascoste dal governo precedente: sicuramente non sono state evidenziate. Non credo che Parisi (Ministro della difesa del Governo Prodi) le abbia nascoste. Probabilmente non c'è stata la domanda e quindi non doveva esserci la risposta".

Dal momento che nessuno ha fatto domande(sic!), per quale motivo rendere consapevole un paese e il suo parlamento della partecipazione ad operazioni di guerra dei suoi soldati in territorio straniero? Segreto, menzogna, occultamento della verita' non sono una novita' nella politica italiana ora pero' diventano normalita' nel rapporto governanti e governati.
Una democrazia d'elite? Dissimulazione, inganno di Stato, tutto e'moralmente lecito in nome di fumosi "interessi generali"...

Ad Herat è arrivato un altro elicottero Mangusta mentre una compagnia di fucilieri della Brigata Friuli e' stata inviata a Delaram. "Ho firmato proprio in questi giorni e i nuovi caveat sono diventati operativi, ha detto il ministro la Russa aggiungendo che "Il caveat (risposta del governo italiano sull'uso dei militari da parte del comando Isaf) rimane abbiamo ridotto però il tempo della risposta da 72 a 6 ore svuotandolo così della valenza negativa che ha dato agio ad una sorta di minor considerazione del nostro contingente". E gia', il prestigio prima di tutto...

La liberta' d'informazione, il diritto dei cittadini ad essere consapevolmente informati e' uno dei "cardini" dei regimi democratici, cosi' ci raccontano, ma ne' i giornali, ne' il governo ci hanno detto, fino ad oggi, che i militari italiani erano impegnati in combattimenti contro i talebani nella zona di Farah (Farah è una zona di confine con le province meridionali dove i talebani fanno spesso incursioni). Il ministro della pace La Russa ha sottolineato che «non è che improvvisamente siamo diventati guerrafondai: è che prima non si diceva»
Ad agosto l'Italia lascerà ai francesi il comando della regione centrale e circa 500 militari e tre elicotteri verranno riposizionati nella zona di Farah (il numero degli italiani salirà dagli attuali 160, circa la metà sono forze speciali, a 480 unita'. Un' ottantina di uomini sono a Delaram). "Dobbiamo controllare un territorio enorme...ho a disposizione la metà degli uomini impiegati per garantire l'ordine pubblico in una partita Roma-Lazio", ha giustificato il comandante della regione Ovest, generale Francesco Arena.

Riguardo alla possibilità di inviare in Afghanistan fino a quattro aerei Tornado italiani (con soli compiti di perlustrazione e non di sostegno: ci credete voi?)il ministro ha detto di essere "personalmente favorevole, ma deciderà il governo... stiamo facendo i conti" (costo:15 milioni di euro per tre mesi). Avete mai visto dei tornado, caccia da guerra, utilizzati con compiti di "perlustrazione"?

All'insaputa del popolo italiano l'italia e' in guerra...
Vincingetorge cultore dei cinegiornali d'epoca dell'istituto luce ha dichiarato: "Sono commosso i militari non mi hanno chiesto soldi o licenze, ma mezzi per rendere piu’ efficiente ed efficace il loro lavoro". Il ministro ci ha dato due informazioni, una ci dice che ai militari piacciono gli elicotteri e i tornado piu' delle licenze e dei soldi e l'altra c'informa che la guerra e' un lavoro (infatti i militari non lavorano gratis).

Dai rapporti forniti dai comandi afghano e statunitense appare chiaro che da almeno meta' maggio in tutto il settore ovest (dove ci sono i militari italiani) i combattimenti sono all'ordine del giorno. Alla fine dello stesso mese le forze americane e afghane hanno scatenato l’Operazione "Bazar di spade" per arginare le forze talebane nei distretti di Bakwa, Bala Buluk, Delaram e-Kakh-i-Sefid...Nello stesso periodo il ministero della difesa italiano ha parlato solo di "azioni umanitarie", aiuti forniti dai militari italiani alle popolazioni locali senza fare cenno alcuno ai combattimenti in corso nell'area sotto il comando italiano.

Naturalmente, sempre per proseguire nell'opera di pacificazione dell'afghanistan la coalizione internazionale sostiene una casta di potenti che la parlamentare afgana Malalai JoyaIl, (prima minacciata di morte, poi sospesa dal parlamento afghano-2007-, per la sua battaglia contro i signori della corruzione e della guerra...) nel 2003 aveva cosi' condannato, senza appello, nell'assemblea eletta per scrivere la nuova costituzione del paese:

"Sono tutti criminali, niente altro che criminali, e voi li avete portati qui"-aveva detto, rivolta agli americani e all’allora presidente provvisorio Hamid Karzai, nel dicembre 2003 nel corso dell’Assemblea che aveva l’obiettivo di disegnare il futuro del Paese. :

"Con il permesso degli stimati presenti, in nome di Dio e dei martiri caduti sul sentiero della libertà, vorrei parlare un paio di minuti. Ho una critica da fare ai miei compatrioti, ovvero chiedere loro perché permettono che la legittimità e la legalità di questa Loya Jirga vengano messe in questione dalla presenza dei felloni che hanno ridotto il nostro Paese in questo stato. (...) Essi sono coloro che hanno trasformato il nostro Paese nel fulcro di guerre nazionali ed internazionali. Nella nostra società sono le persone più contrarie alle donne, e quello che volevano... (clamori, si interrompe). Sono coloro che hanno portato il nostro Paese a questo punto, e intendono continuare nella loro azione. Credo sia un errore dare un'altra possibilità a coloro che hanno già dato tale prova di sé. Dovrebbero essere portati davanti a tribunali nazionali e internazionali. Se pure potrà perdonarli il nostro popolo, il nostro popolo afgano dai piedi scalzi, la nostra storia non li perdonerà mai."

(1)http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idc=&idart=11512

ero partito da casa senza niente in testa


Premessa per una riflessione scomposta:

"Ad intervalli una voce si elevava su tutte le altre: <per il duce e per il re>
e subito tutti in coro: <eia, eia, eia alalàaa!>
Noi eravamo dietro la gente ferma al lato della strada, ma da sul cavallo si vedeva benissimo.-Toh, guarda, c'e anche don Sergio, il figlio del commendatore!-esclamo il massaio. Non si era accorto che io ero partito da casa senza niente in testa e soggiunse:- Levati la coppola, guagliu'-togliendosi la sua-che bastonano chi non si scopre il capo.
Chi me la da?-risposi
Giro' la testa per guardare se era vero."
                           (N. Di. Silvio-ricuccio)

"noi siamo sempre in ritardo sulla stupidità, perchè ci precede sempre"
                                            (Jean Baudrillard)

"Con il termine pluralismo si suppone che l'utopia sia stata gia' realizzata: e' un modo per tranquillizzarsi."
                                              (T.W.Adorno)

Oggi la conoscenza  e' creata e prolifera nella forma del valore di scambio: viene prodotta per essere venduta e consumata come bene culturale-(creazione di desideri, identita', significati, estetica...) o per essere valorizzata in un nuovo processo produttivo (nuove macchine, riduzione dei costi, innovazione dei processi produttivi, informazione ecc). La tecnologia digitale, le reti di comunicazione, mediano, allargandone i confini, questo processo di valorizzazione (oggettivazione della conoscenza come merce -software, codici, informazione ecc.), e  circolazione (accellerata rispetto ai vecchi canali accademici, tecnici, scolastici ecc). Il processo di totale economicizzazione della conoscenza, per la natura incommensurabile alla semplice misura del tempo di lavoro di quest'ultima, non e' lineare ne esente da contraddizioni (v. copyright, diritto d'autore, brevetti, limiti di condivisione ed uso proprietario ecc...). Tuttavia , questa "traduzione" (economica) in termini di valore di scambio, d'investimenti e profitti della conoscenza avanza, e flussi di denaro e flussi di conoscenza-informazione si muovono secondo lo stesso modello e attraverso gli stessi canali informatici e telematici: Denaro e potere, conoscenza e potere sono le due facce di una stessa medaglia. Chi controlla il denaro, il denaro come mezzo di produzione e riproduzione del rapporto tra capitale e lavoro, controlla allo stesso tempo i mezzi di produzione e distribuzione della conoscenza.

Oggi l'astratto materialismo delle scienze naturali, un materialismo che esclude la storia e il suo processo, si compone col pensiero filosofico post-moderno che rivendica, implicitamente, come un dato di fatto, la trasformazione della societa' capitalista per disconoscere l'intreccio tra tecno-scienza e profitto. Ogni epoca ha la sua ortodossia filosofica, ovviamente plurale: Derrida, Lyotard, Baudrillard....ecc Questi filosofi post-moderni critici-critici di Marx si contraddistinguono per una fiducia illimitata in una nuova fede metafisica: la scienza. Essi credono, anche quando sembrano negarlo, che "l'essenza della societa'" sia determinata dalle forze produttive, indipendentemente dalle loro modalita' sociali. La loro filosofia, lo scriveva Adorno circa 40 anni fa, e' calata nel buio del loro bagaglio ideologico per cui usano il trionfo delle forze produttive tecniche per far credere che l'utopia, irrealizzabile negli attuali rapporti sociali di produzione, sia gia' un fatto compiuto entro il loro quadro. Questi emminenti accademici, costituitisi in un soviet trascendentale della cultura hanno decretato che  la tecno-scienza e' una fatalita' dell'essere. Per loro e' ininfluente il modo in cui questa "fatalita'" si intreccia con i rapporti sociali.

Dimenticano, volentieri e molto in fretta che "Entro il medium costituito dalla tecnologia, la cultura, la politica e l’economia si fondono in un sistema onnipresente che assorbe o respinge tutte le alternative. La produttività e il potenziale di sviluppo di questo sistema stabilizzano la società e limitano il progresso tecnico mantenendolo entro il quadro del dominio." Il fatto che la razionalità tecnologica sia divenuta razionalità politica questi filosofi aristocratici lo traducono nel loro linguaggio raffinato nei termini di "fine dell'economia politica", "fine del lavoro", "morte del soggetto", "mancanza di fondamento", "tramonto dei valori", "nascondimento dell'essere"...Gli interessi del profitto, del dominio e del controllo si ritirano nella razionalita' tecnologica e loro, i filosofi post-moderni, ne deducono la scomparsa, prima che della "realta'", dello sfruttamento di classe, dell'antagonismo...

La tecno-scienza, come oggettivazione del potere del capitale, mistifica, rendendola irriconoscibile, una relazione sociale che ne costituisce la sostanza: Il suo presupposto elementare è che il lavoro produca immediatamente il valore di scambio, che il lavoro vivente sia una merce, lavoro salariato (quale che ne sia la forma). Nel sistema del dominio del lavoro morto sul lavoro vivo l'illusione e' la regola da sempre, lo e' gia' nell' ideologia dell'economia politica che nel "libero mercato" promette l'equita' e l'equivalenza dei rapporti di scambio e poi, piu' tardi nell'idea che la conoscenza, la tecno-scienza, divenuta la  principale forza produttiva del capitale, sia una  "variabile indipendente" dai rapporti sociali dominanti.

La tecnologia digitale, in particolare internet, si rivela uno strumento di "assorbimento" della conoscenza collettiva per le imprese che possiedono la necessaria potenza tecnico-organizzativa-economica ( capacita' di controllo e dominio del flusso informativo...) per  tradurla in progetti operativi, nuovi prodotti, servizi, innovazione ecc. e ovviamente in profitti; la scienza, presuntamente neutrale, si presta ad un astratto accrescimento del potere del capitale sulla vita ( capacità di trasformare la conoscenza in produttività economica grazie alla creazione di nuove tecnologie). Ma nessuno dei nostri filosofi post-molto-postmoderni coglie che nella trasformazione tecno-scientifica e nelle sue "rivoluzioni" resta intatta:
L'incapacita' di rappresentarsi concretamente il mondo diverso da come appare, in modo schiacciante, a coloro che lo compongono; "l'atteggiamento dello spirito fissato e manipolato" che diviene forza reale e contribuisce proprio a quella repressione che un tempo il suo contrario, lo spirito libero, voleva eliminare.
Il "progresso" qui,  non puo' che assumere il volto di "quell'orribile idolo pagano, che beveva il nettare soltanto dai teschi degli uomini uccisi"...

L'espansione delle forze produttive aumenta il potere umano sulla natura, ma il carro del destino ha gettato a terra il conducente e corre cieco nello spazio: "man mano che l'umanita' domina la natura, l'uomo sembra divenire schiavo degli altri uomini o delle sue stesse carenze. Anche la pura luce della scienza sembra in grado di brillare soltanto sullo sfondo oscuro dell'ignoranza. Tutte le nostre scoperte, tutto il nostro progresso sembra avere il risultato di arricchire di vita intellettuale le forze materiali, e di appiattire la vita umana al livello di una forza materiale". Quanto piu' l'umanita' domina la natura tanto piu' gli individui diventano schiavi di questo dominio. E' il trionfo della scienza che assoggetta le forze della natura (anche di quella "interna"-umana) non per un fine vitale ma per la "la cupidigia mera e cruda", per la ricchezza astratta, per quell'avidita' di denaro che ormai si comporta come una forza naturale...

Oggi come non mai le forze produttive sono plasmate dai rapporti di produzione (l'apriori totale), e in modo cosi' integrale che appaiono (soprattutto ai nuovi filosofi) come il dato essenziale, mentre quelli sono divenuti una seconda natura. A essi va attribuita la responsabilita' del fatto che gli uomini debbano morire di fame in gran parte della terra, in un insensato contrasto con le reali possibilita'. Il fatto che le forze produttive e i rapporti di produzione costituiscono oggi una sola cosa, e che pertanto la societa' possa venire costruita direttamente a partire dalle forze produttive, e' l'aspetto attuale di un'illusione socialmente necessaria.

Diciamo socialmente necessaria in quanto attraverso di essa, vengono riportate ad una specie di denominatore comune momenti del processo sociale-ivi inclusi gli uomini viventi-che una volta erano effettivamente separati gli uni dagli altri: la produzione materiale, la distribuzione, il consumo vengono amministrati contemporaneamente. I loro confini, che precedentemente, anche all'interno del processo complessivo delle loro sfere specifiche, si distinguevano chiaramente, si confondono.

La totalita' del processo di mediazione, in virtu' del principio dello scambio di merci, produce una immediatezza, per cosi' dire, di secondo grado, e di carattere illusorio. Questa permette a sua volta, nella misura del possibile, di cancellare o di rimuovere dalla coscienza gli elementi di divisione e quelli di carattere antagonistico.(...) non esiste alcun soggetto globale sul piano sociale: occorrerebbe riportare l'illusione ad una formula, e affermare che tutto cio' che esiste sul piano sociale e' oggi cosi' interamente integrato in se stesso, che il suo carattere totalitario viene reso irriconoscibile da questa stessa integrazione. Non esiste piu' un punto di vista esterno a questo meccanismo, dal quale sia possibile dare un nome a questa realta' fantasmatica: non rimane che appellarsi alla sua incoerenza interna. (E' quanto Horkheimer e Adorno intendevano dire, alcuni decenni or sono, introducendo il concetto di <schermo tecnologico>.)

La falsa identita' tra l'organizzazione del mondo e quella dei suoi abitanti, attraverso l'espansione della tecnica, finisce per confermare i rapporti di produzione, che continuano cosi' a sussistere, non contestati, sebbene sia altrettanto difficile scorgere a vantaggio di chi essi agiscano, e chi siano i proletati. L'autonomia del sistema nei confronti di tutti, anche dei detentori del capitale, ha raggiunto i suoi limiti: ed e' divenuta una fatalita' che si esprime nell'angoscia, la quale-secondo l'espressione di Freud, dilaga ovunque, proprio in quanto non riesce piu' a fissarsi su alcun oggetto vivente, ne' individui, ne' classe. Tuttavia e' evidente che, in ultima analisi, permangono ancora le relazioni umane nascoste dietro i rapporti di produzione; e percio' l'onnipotente ordine delle cose costituisce ancora una mera ideologia, virtualmente impotente.

Non e' lo sviluppo tecno-scientifico ad essere incontrollabile ma il potere dei rapporti di produzione, la totalita' delle relazioni sociali che si riproducono indipendentemente dalla volonta' e dalla coscienza degli uomini.
I rapporti di scambio, l'astrazione oggettiva a cui ubbidisce il processo vitale sociale, il suo potere (di questa astrazione) sugli uomini e' piu' vivente di quello di ogni istituzione particolare "che si costituisce silenziosamente in base a quello schema e lo impone agli uomini. L'impotenza che coglie l'individuo di fronte al tutto, ne e' la drammatica espressione".

Tutti i potenziali della produzione divengono forze produttrici di capitale, percio' il capitale si presenta come loro soggetto ed e'  questa la ragione per cui il prodotto dispone del produttore, l'oggetto del soggetto...L'unita' del processo sociale, il fine e' affidato ad un meccanismo impersonale ed inumano, il principio del valore di scambio, che opera come una "forza naturale"; il capitale si ritira, si mistifica, nello sviluppo tecno-scientifico, assume per se' la massima che "la visibilita' e' una trappola":  questa massima generalizzazione del rapporto di produzione capitalistico all'esistenza intera viene equivocato come fine dell'economia politica, fine del "lavoro", "tramonsto dei valori e dei fondamenti"...

La tecnologia svela il comportamento attivo del capitale verso la natura, di cui l'umanita' e' parte integrante...; svela l'immediato processo di produzione della  vita, e con esso anche l'immediato processo di produzione dei rapporti sociali vitali dell'uomo. Solo la tecnologia concepita astrattamente sembra estranea ai rapporti sociali con i quali e' intrecciata, ma lontano dall'elaborazione filosofica del suo mito essa rivela il suo carattere conservatore: rivoluzionare dalle fondamenta-per conservarla- la mediazione formale del rapporto capitalistico, cioe' del rapporto tra capitale e lavoro vivo.

La scienza e' un fattore di produzione  e gli scienziati sono lavoratori delle imprese capitalistiche...Chi e' il padrone della vostra testa?

Il fatto che le forze produttive e i rapporti di produzione costituiscono oggi una sola cosa non ci permette di parlare di una espressione distorta della tecnologia e di essa come di uno "strumento di dominio". Non c'e un uso distorto della tecnologia poiche'  essa coincide compiutamente con il dominio. I rapporti sociali di produzione  sono cosi' integrati con la tecno-scienza che ogni inversione appare naturale e il suo contrario un antico pregiudizio. Ma  solo la filiazione nazista della filosofia poteva concepire l'arte, l'estetica, come l'ultimo antitodo a questo stato di cose: mentre la tecnica si mangia lo spazio, lo divora per vomitarlo in valore di scambio, l'arte lo sospende, lo illumina di senso e lo loscia stare...sic! "voltare le spalle": questo e' il segreto della nuova filosofia...: un'alzata di spalle del medico di fronte alla morte. Il "girare in tondo" nella "radura" recintata dal capitale recitando il mantra: "Più filosofica della scienza e più rigorosa, ossia più vicina all'Essenza della Cosa stessa, è l'arte", e' la giusta pena di quelli che confondono "l'essere", comune alle identita' piu' disparate, col denaro. ( Il denaro e' l'essere che va' distinto dall'ente: il valore di scambio dalla merce...)
 
La "decontaminazione" del pensiero dalle vecchie concezioni, dall'utopia e infine dall'immaginazione procede nella scienza come nella filosofia "post-moderna" nella stessa misura in cui cresce il regno e l'onnipotenza del denaro che istruisce la "scomparsa del reale", quel "risalire all'infinito" che non giunge mai a nulla, o al nulla.  Esso e' il genio che genera quell'oscena promiscuita' di tutte le cose, quella confusione totale e "quell'eta' della simulazione" (oggi tanto in voga) in cui gli oggetti contraddittori iniziano a baciarsi e  le cose impossibili si fondono:
La connessione  sociale degli individui espressa nel valore di scambio-nel denaro, che realizza questa astrazione-significa
che l’insieme delle relazioni sociali, delle condizioni dell'esistenza  degli individui (apparentemente indipendenti) si contrappongono autonomamente a questi, che la loro individuale collisione reciproca produce un potere sociale estraneo che li sovrasta. Nel valore di scambio reificato, oggettivato nel denaro, gli individui estraniano la loro propria relazione sociale , il loro potere e realizzano l'unita' e l'integrazione reciproca come un rapporto naturale esterno e indipendente da loro stessi.":  E qui saltano fuori i troll, quelli che, lo "spazio spazieggia", il denaro si fa corpo, il vuoto instaura i suoi luoghi...gli uomini dispongono e misurano...soprattutto misurano tra uno stato di grazia e l'altro, tra una sniffata e una pera.
Che surrealismo!

L'autonomizzazione del mercato mondiale (nel quale e' racchiusa l'attivita' di ogni singolo) cresce con lo sviluppo dei rapporti monetari (del valore di scambio) e questa autonomizzazione del mercato mondiale e' la prova di come ai singoli il loro stesso scambio e la loro stessa produzione si contrappongono come un rapporto oggettivo, da essi indipendente. Questa universale dipendenza degli individui nella produzione e nel consumo cresce di pari passo con la loro indifferenza reciproca di consumatori e di produttori. Lo sviluppo di questa estraneazione produce contraddizioni e crisi che si tenta di superare restando sul suo stesso terreno: listini dei prezzi correnti, corsi dei cambi, sviluppo dei mezzi di comunicazione.
L'avvento dell'era dell'informazione...prima del computer...; la scienza arrivera in soccorso piu' tardi facendo sfoggio di fantasmagorici ritrovati tecnici.

Nel rapporto di denaro, nel sistema di scambio sviluppato i vincoli di dipendenza personale, le differenze di sangue, di formazione ecc. sono effettivamente saltati, lacerati e gli individui sono immersi in un'illusione di indipendenza, cioe' in uno stato di indifferenza ed equivalenza assoluta. Nella produzione globale, nel mercato mondiale, in questa connessione "naturale", indipendente dal sapere e dal volere degli individui, si generano processi di ricambio materiale e spirituale  che forniscono le basi per distruggere i ristretti rapporti di consanguineita', di connessione locale, di signoria e schiavitu' ecc. e per liquidare gli individui, le individualita', che entrano in relazione reciproca solo in una certa determinatezza, come signore feudale e vassallo, come proprietario fondiario e servo della gleba ecc., oppure come membri di caste ecc., o come appartenenti a un ceto ecc. E' evidente che il superamento di questi vincoli di "comunita'", di "dipendenza personale", rapporto patriarcale, feudalesimo, corporazione, di sangue ecc. resta solo una seduzione in un sistema in cui le condizioni di esistenza entro le quali gli individui entrano in contatto sono indipendenti e incontrollabili dagli stessi .

La "limitazione personale" non viene abolita, semplicemente si sviluppa come "limitazione materiale" , come la dissoluzione in forma generale dei "rapporti di dipendenza"(personali). Anche qui gli individui entrano in relazione reciproca soltanto come individui determinati solo,  la dipendenza degli individui gli uni dagli altri  ora, e' mediata da astrazioni, da cose...

I rapporti di dipendenza personali come emanazione di rapporti di produzione e scambio sviluppati, spogliati di ogni illusione,  appaiono come una regressione rispetto agli stadi di sviluppo precedente in cui il singolo individuo appare piu' "compiuto", integrato in una pienezza originaria di relazioni e questa contrapposizione romantica resuscita nella coscienza borghese quei vincoli personali che oggettivamente sono saltati. Da qui le chiacchiere sull'alienazione dell'uomo , sulla "condizione di totale svuotamento" dell'individuo moderno, il "tramento dei valori"...  

L'espressione teoretica idealizzata e sublimata  del sistema sviluppato del valore di scambio, dei rapporti di denaro appare nella filosofia aristocratica dei "postmoderni" in forma di giudizi di valore contrabbandati come "interpretazioni".
Ovviamente ognuno s'impone la sua disciplina spirituale e sfodera i suoi giudizi di valore in rapporto alle sue condizioni di conservazione e crescita. La filosofia per la filosofia doveva procurarsi la fonte magica della sua inesauribile produttivita' : l'inutile ipotesi dell'intepretazione a prescindere dalla soggettivita'...

Chi interpretera' gli interpretatori?
"l'irrazionalita' della societa' borghese nella sua fase piu' tarda e' restia a farsi comprendere: erano ancora bei tempi quelli in cui si poteva scrivere una critica dell'ecoomia politica di questa societa', cogliendola nella ratio a lei propria(...)la societa' ha ormai gettato questa ratio tra i ferri vecchi sostituendola virtualmente con una disponibilita' immediata su ogni cosa.(...) la condizione in cui non c'e piu' natura(...)
non e' piu' possibile distinguere la fase della completa reificazione del mondo, che non lascia dietro di se' nulla che non sia opera dell'uomo, e cioe' la fase della catastrofe permanente, da un processo catastrofico prodotto aggiuntivamente e appositamente dall'uomo, in cui la natura e' stata cancellata e dopo il quale non cresce piu' niente(...)  il puro predominio sulla natura diventa obbligo di sterminio.

"Poiché il denaro, in quanto è il concetto esistente e in atto del valore, confonde e inverte ogni cosa, è la universale confusione e inversione di tutte le cose, e quindi il mondo rovesciato, la confusione e l'inversione di tutte le qualità naturali ed umane." E' il denaro che muta la fedeltà in infedeltà, l'amore in odio, l'odio in amore, la virtù in vizio, il vizio in virtù, il servo in padrone, il padrone in servo, la stupidità in intelligenza, l'intelligenza in stupidità... in quanto è il mezzo e il potere esteriore, cioè nascente non dall'uomo come uomo, né dalla società umana come società, in quanto è il mezzo universale e il potere universale di ridurre la rappresentazione a realtà e la realtà a semplice rappresentazione, trasforma tanto le forze essenziali reali, sia umane che naturali, in rappresentazioni meramente astratte e quindi in imperfezioni, in penose fantasie, quanto, d'altra parte, le imperfezioni e le fantasie reali, le forze essenziali realmente impotenti, esistenti soltanto nell'immaginazione dell'individuo, in forze essenziali reali e in poteri reali."

Il principio metafisico del valore di scambio , l'onnipotenza del denaro  e poi il feticismo delle forze produttive sono  il motore incosciente della speculazione filosofica postmoderna, il segreto della  "qualsiasi algebra combinatoria" e della "generazione simulata delle differenze"  che danza sul cadavere del "referente".  La funzione prima e piu' essenziale del soggetto, del resto, e' quella di ingannarsi: il denaro e' il potere universale che riduce "la rappresentazione a realtà e la realtà a semplice rappresentazione". Il denaro inventa veramente l'esperienza, la crea; esso precostituisce e produce  la realta' della teorizzazione. Come diceva Debord..., lo spettacolo e' l'altra faccia del denaro...e anche della filosofia.

"Quando io ho voglia di mangiare oppure voglio servirmi della diligenza perché non sono abbastanza forte per fare il cammino a piedi, il denaro mi procura tanto il cibo quanto la diligenza, cioè trasforma i miei desideri da entità rappresentate e li traduce dalla loro esistenza pensata, rappresentata, voluta nella loro esistenza sensibile, reale, li traduce dalla rappresentazione nella vita, dall'essere rappresentato nell'essere reale. In quanto è tale mediazione, il denaro è la forza veramente creatrice. La domanda esiste, sì, anche per chi non ha denaro, ma la sua domanda è un puro ente dell'immaginazione, che non ha nessun effetto, nessuna esistenza per me, per un terzo, per la (...); e quindi resta per me stesso irreale, privo di oggetto. La differenza tra la domanda che ha effetto, in quanto è fondata sul denaro, e la domanda che non ha effetto, in quanto è fondata soltanto sul mio bisogno, sulla mia passione, sul mio desiderio, ecc., è la stessa differenza che passa tra l'essere e il pensare, tra la semplice rappresentazione quale esiste dentro di me e la rappresentazione qual è per me come oggetto reale fuori di me."

Dentro e fuori, notte e giorno, uomo e casa perdono ogni rigida oggettivita' e si fondono in una combinazione che li trascende; l'aperto e il chiuso, il qui e il la'-miseri avverbi di luogo-sono tutti poco piu' di una schematizzazione, una forza di dogmatizzazione dei filosofemi da parte delle istanze dell'espressione, cosi' riflette il filosofo post-post-moderno e a queste "fissazioni" esso contrappone  figure dinamiche e ricche come quelle della spirale e poi dice: "l'essere dell'uomo e' un esere defissato. Ogni espressione lo defissa". L 'incielamento  della spirale del denaro che non raggiunge mai il suo centro consente a questo pensiero di porsi al di sopra  del reale, di tutto cio' che puo' essere visto e toccato immediatamente per comporre un nuovo quadro in cui il vivente, la natura e l'umanita' sopravvivono come "rumore", impurita', disturbo e al piu' come riserva d'informazioni per la scienza o di nuove potenzialita' dello spettacolo onirico globale:

"Siccome il denaro si scambia non con una determinata qualità, né con una cosa determinata, né con alcuna delle forze essenziali dell'uomo, ma con l'intero mondo oggettivo, umano e naturale, esso quindi, considerato dal punto di vista del suo possessore, scambia le caratteristiche e gli oggetti gli uni con gli altri, anche se si contraddicono a vicenda. È la fusione delle cose impossibili; esso costringe gli oggetti contraddittori a baciarsi. Se presupponi l'uomo come uomo e il suo rapporto col mondo come un rapporto umano, potrai scambiare amore soltanto con amore, fiducia solo con fiducia, ecc. Se vuoi godere dell'arte, devi essere un uomo artisticamente educato; se vuoi esercitare qualche influsso sugli altri uomini, devi essere un uomo che agisce sugli altri uomini stimolandoli e sollecitandoli realmente. Ognuno dei tuoi rapporti con l'uomo, e con la natura, dev'essere una manifestazione determinata e corrispondente all'oggetto della tua volontà, della tua vita individuale nella sua realtà. Se tu ami senza suscitare una amorosa corrispondenza, cioè se il tuo amore come amore non produce una corrispondenza d'amore, se nella tua manifestazione vitale di uomo amante non fai di te stesso un uomo amato, il tuo amore è impotente, è un'infelicità."

La realta' e' impossibile da conoscere,  i vecchi dualismi e opposizioni di soggetto/oggetto, storia/natura...segno/significato sono stati tutti liquidati e' vero , ma e' vero anche che questo e' il frutto del dominio sempre piu' totalitario dell'equivalenza assoluta, della potenza del valore di scambio e, non dell'impero del caos, della complessita, delle differenze, tutt'altro , questa "indifferenza" e quest'equivalenza procedono dall'essenza del valore di scambio, del denaro che nel momento stesso in cui annulla e spegne le qualita' le resuscita, le riduplica  come suoi medium...I postmoderni allora  ci danno sotto con i concetti di "differenza", "simulazione", "traccia", "ripetizione" ecc.

"Poiché lo scopo del lavoro non è un prodotto particolare che sta in un particolare rapporto con i bisogni particolari dell’individuo, ma è il denaro, ossia la ricchezza nella sua forma generale, la laboriosità dell’individuo non ha anzitutto alcun limite, è indifferente ad una sua particolarità, e assume qualsiasi forma che serva allo scopo; è ricca di inventiva nella creazione di nuovi oggetti destinati al bisogno. Il presupposto elementare della società borghese è che il lavoro produce immediatamente il valore di scambio, ossia il denaro...Il denaro è quindi immediatamente la reale sostanza comune, in quanto è la sostanza universale dell’esistenza per tutti, e nello stesso tempo il prodotto sociale di tutti.
Ma nel denaro, come abbiamo visto, la sostanza comune è nello stesso tempo mera astrazione, mera cosa estrinseca, accidentale per il singolo individuo e nello stesso tempo mezzo puro e semplice del suo soddisfacimento in quanto singolo individuo isolato. Ogni produzione è un’oggettivazione dell’individuo. Ma nel denaro (valore di scambio) l’oggettivazione
dell’individuo non è quella di lui in quanto è posto nella sua determinatezza naturale, ma di lui in quanto è posto in una determinazione (rapporto) sociale, che gli è nello stesso tempo estrinseca. Cio' che io posso pagare, quello io sono."

Siamo tutti prodotti dalle circostanze....il soggetto non e' libero di pensare al di fuori del linguaggio del denaro, cioe' del segno che rappresenta la cosa solo per rappresentare se stesso, ne' dal  suo libero fluttuare da un significato all'altro, cioe' da una merce all'altra. Il denaro non riflette la realta', esso e' la realta' per quanto sia un'astrazione. E' un'astrazione reale.
Non solo la verita' ma l'intera realta' sono solo metafore sublimate del denaro. I segni e i valori d'uso sono solo gli alibi del denaro.

L'essere differenziato non puo'  essere registrato in assoluto e a occhi chiusi come positivo, perche' la semplificazione del processo sociale lo relega tra i faux frais, alla stessa meniera che vanno scomparendo certe complimentose forme sociali che davano luogo a una possibilita' di differenziazione. L'esser differenziato, gia' condizione dell'umanita', scivola nell'ideologia...di coloro che possono permettersi l'individuazione.

"Ciò che mediante il denaro è a mia disposizione, ciò che io posso pagare, ciò che il denaro può comprare, quello sono io stesso, il possessore del denaro medesimo, Quanto grande è il potere del denaro, tanto grande è il mio potere. Le caratteristiche del denaro sono le mie stesse caratteristiche e le mie forze essenziali, cioè sono le caratteristiche e le forze essenziali del suo possessore. Ciò che io sono e posso, non è quindi affatto determinato dalla mia individualità. Io sono brutto, ma posso comprarmi la più bella tra le donne. E quindi io non sono brutto, perché l'effetto della bruttezza, la sua forza repulsiva, è annullata dal denaro. Io, considerato come individuo, sono storpio, ma il denaro mi procura venti quattro gambe; quindi non sono storpio. Io sono un uomo malvagio, disonesto, senza scrupoli, stupido; ma il denaro è onorato, e quindi anche il suo possessore. Il denaro è il bene supremo, e quindi il suo possessore è buono; il denaro inoltre mi toglie la pena di esser disonesto; e quindi si presume che io sia onesto. Io sono uno stupido, ma il denaro è la vera intelligenza di tutte le cose; e allora come potrebbe essere stupido chi lo possiede? Inoltre costui potrà sempre comperarsi le persone intelligenti, e chi ha potere sulle persone intelligenti, non è più intelligente delle persone intelligenti? Io che col denaro ho la facoltà di procurarmi tutto quello a cui il cuore umano aspira, non possiedo forse tutte le umane facoltà ? Forse che il mio denaro non trasforma tutte le mie deficienze nel loro contrario ?
E se il denaro è il vincolo che mi unisce alla vita umana, che unisce a me la società, che mi collega con la natura e gli uomini, non è il denaro forse il vincolo di tutti i vincoli? Non può esso sciogliere e stringere ogni vincolo ?"

"Tutte le merci rappresentano nei loro prezzi una determinata somma di denaro, sono dunque soltanto denaro rappresentato o rappresentanti del denaro...Tutte le merci sono soltanto denaro rappresentato, il denaro è dunque l'unica merce reale. In contrapposizione a tutte le merci che sono soltanto una rappresentazione dell'esistenza autonoma del valore di scambio, del lavoro sociale generale, della ricchezza astratta, il denaro è l'esistenza materiale della ricchezza astratta...il denaro soddisfa ogni bisogno in quanto è direttamente trasformabile nell'oggetto di ogni bisogno. Il suo valore d'uso è realizzato nella serie infinita dei valori d'uso che costituiscono il suo equivalente. Il denaro è perciò il dio tra le merci."

"Come singolo oggetto tangibile il denaro può essere perciò accidentalmente cercato, trovato, rubato, scoperto, e la ricchezza generale passare tangibilmente in possesso del singolo individuo. Dalla sua forma di schiavitù nella quale si presenta come semplice mezzo di circolazione, esso diventa improvvisamente sovrano e dio nel mondo delle
merci. Esso rappresenta l’esistenza celeste delle merci, mentre queste rappresentano la sua esistenza terrena. Ciascuna forma della ricchezza naturale, prima che questa sia tramutata mediante il valore di scambio, suppone una relazione sostanziale dell’individuo con l’oggetto, al punto che l’individuo, per uno dei suoi aspetti, appare esso stesso materializzato nella cosa, e nello stesso tempo il suo possesso della cosa appare come un determinato sviluppo della sua individualità; la ricchezza di pecore [rivela] lo sviluppo dell’individuo come pastore, la ricchezza di grano il suo sviluppo come contadino ecc. Il denaro al contrario, in quanto individuo della ricchezza generale, in quanto autonomo risultato della circolazione e puro rappresentante dell’universale, come risultato puramente sociale, non suppone assolutamente alcuna relazione individuale col suo possessore; il suo possesso non è lo sviluppo di uno qualsiasi dei lati essenziali della sua individualità,
ma è piuttosto possesso di ciò che è privo di individualità, giacché questo [rapporto] sociale esiste nel contempo come un oggetto sensibile, esterno, di cui ci si può impossessare meccanicamente o che può anche andare perduto. La sua relazione
all’individuo si presenta dunque come una relazione puramente accidentale; laddove questa relazione ad una cosa niente affatto connessa con la sua individualità gli conferisce nello stesso tempo, per il carattere di questa cosa, il dominio assoluto sulla società, su tutto il mondo dei godimenti, dei lavori ecc. come se per esempio il ritrovamento di una pietra mi
procurasse, del tutto indipendentemente dalla mia individualità, il possesso di tutte le scienze. Il possesso del denaro mi pone rispetto alla ricchezza (sociale) nell’identico rapporto in cui mi porrebbe la pietra filosofale rispetto alle scienze."

La pura identita' diventa identita' dell'individuo annientato, identita' di soggetto e oggetto nello stadio della piena alienazione; dissociazione dell'unita' di coscienza in elementi disparati, la non-identita'. Non appena il soggetto non e' piu' con certezza identico con se stesso, ecco che anche il confine che lo separa dall'esterno si dilegua, e le situazioni dell'interiorita' diventano contemporaneamente situazioni della natura fisica.(...) la crisi storica dell'individuo si arresta al singolo essere biologico, che e' anche il suo luogo scenico...il mutamento delle situazioni  cessa al livello dei corpi, che e' il punto fino al quale le situazioni regrediscono. Commisurate a tale unita', le situazioni schizoidi sono comiche ne' piu' ne' meno delle illusioni dei sensi. L'identita' dell'individuo annientato semplifica la distruzione delle opposizioni binarie, delle dicotomie  natura / cultura, maschio / femmina ecc che per i filosofi post-moderni viene assunto come un positivo di liberazione. Ma che ragione d'essere hanno le forme, se si elimina la loro tensione rispetto ad un fattore che e' loro non omogeneo?  Esse non sono in grado di produrre null'altro che se stesse, di comprare nulla fuor che se stesse, poiché tutto il resto è ormai loro schiavo. L' estetica e' l'ultimo rifugio....

"Una sensualità astratta presuppone un oggetto che contenga la possibilità di tutti i godimenti. La sensualità astratta il denaro la realizza nella sua determinazione di rappresentante materiale della ricchezza.  Il denaro è non soltanto un oggetto della brama di arricchimento, ma ne è l’oggetto in assoluto. Essa è essenzialmente auri sacra fames. La brama di arricchimento in quanto tale come particolare forma di appetito, differente cioè dalla brama di una ricchezza particolare, come per esempio vestiti, armi, gioielli, donne, vino, ecc., è possibile soltanto quando la ricchezza generale, la ricchezza in quanto tale, è individualizzata in un oggetto particolare. L’avidità di denaro o la brama di arricchimento rappresentano necessariamente il tramonto delle antiche comunità. Donde l’opposizione ad esse. Esso stesso, il denaro, è la comunità, né può sopportarne altra superiore.superiore. Ma ciò presuppone il pieno sviluppo dei valori di scambio e quindi una organizzazione della società ad essi corrispondente."

"Nel denaro la ricchezza generale è non soltanto una forma ma nello stesso tempo il contenuto stesso. Il concetto di ricchezza è per così dire realizzato, individualizzato in un oggetto particolare. Il valore di scambio costituisce la sostanza del denaro, e il valore di scambio è la ricchezza. Il denaro è perciò, d’altra parte, anche la forma materializzata della ricchezza rispetto a tutte le sostanze particolari di cui essa consiste.Nella semplice determinazione del denaro stesso è implicito che esso può esistere come momento sviluppato della produzione soltanto là dove esiste il lavoro salariato; sociale ecc. È chiaro dunque che, sulla base del lavoro salariato, l’azione del denaro non è dissolutrice,Il presupposto elementare della società borghese è che il lavoro produce immediatamente il valore di scambio, ossia il denaro; e che quindi anche il denaro compra immediatamente il lavoro, e quindi l’operaio, soltanto se egli stesso, nello scambio, aliena la sua attività. Lavoro salariato, nel primo senso, capitale nel secondo, sono perciò soltanto forme diverse del valore di scambio sviluppato e del denaro quale sua incarnazione."

La distinzione tra realta' e apparenza si dissolve, l'ipotesi di un "mondo vero"  e' superfluea nella "comunita' del denaro" dal momento che la  "sostanza universale dell'esistenza di tutti" e' una mera astrazione. L'oggettivazione dell'individuo e' posta in una determinazione sociale che gli e' estranea ; la sua attività, quale che sia la sua forma fenomenica individuale, e il prodotto dell’attività, quale che sia il suo carattere particolare, è il valore di scambio, vale adire qualcosa di generico in cui ogni individualità, proprietà è negata e cancellata...Ma cio' che viene liquidato dalla testa ai piedi e' ancora la mediazione necessaria del rapporto di scambio, cioe' l'individualita', la qualita', la differenza ecc. , e pertanto diventa indispensabile simularle, riprodurle artificialmente, dargli un'esistenza virtuale, prolungargli l'esistenza in un interregno sospeso tra la vita e la morte, tra il cielo e la terra...La "verita'" dipende dalla comunita' a cui si appartiene dunque se la comunita' reale e' la comunita' del denaro, il denaro e' la verita'...l'unica  a prescindere dalle "letture" diverse che se ne faranno.
Il principio trascendentale esiste anche se le sue visioni sono molteplici.

"Il denaro è quindi immediatamente la reale sostanza comune, in quanto è la sostanza universale dell’esistenza per tutti, e nello stesso tempo il prodotto sociale di tutti.quindi immediatamente la reale sostanza comune, in quanto è la sostanza universale dell’esistenza per tutti, e nello stesso tempo il prodotto sociale di tutti. Ma nel denaro, come abbiamo visto, la sostanza comune è nello stesso tempo mera astrazione, mera cosa estrinseca, accidentale per il singolo individuo e nello stesso tempo mezzo puro e semplice del suo soddisfacimento in quanto singolo individuo isolato. L’antica comunità
presuppone una relazione del tutto diversa dell’individuo per sé. Lo sviluppo del denaro nella sua terza determinazione la mette dunque in crisi. Ogni produzione è un’oggettivazione dell’individuo. Ma nel denaro (valore di scambio)
l’oggettivazione dell’individuo non è quella di lui in quanto è posto nella sua determinatezza naturale, ma di
lui in quanto è posto in una determinazione (rapporto) sociale, che gli è nello stesso tempo estrinseca."

Il "soggetto", il suo concetto,  presuppone che ognuno sia responsabile, cioe' causa delle sua azioni  il che appare impossibile in una condizione nella quale: 
"la totalità del processo (sociale) si presenta come una connessione oggettiva che nasce naturalmente, che è bensì il risultato dell’interazione reciproca degli individui coscienti, ma non risiede nella loro coscienza, né, come totalità, viene ad essi sussunta.(...) La circolazione, essendo una totalità del processo sociale, ne è anche la prima forma, nella quale non soltanto il rapporto sociale — come avviene per esempio nel pezzo di moneta o nel valore di scambio —, si presenta come qualcosa di indipendente dagli individui, ma la totalità del movimento sociale stesso. La relazione sociale degli individui tra di loro come potere fattosi autonomo al di sopra degli individui — sia essa rappresentata come forza naturale, come caso o in qualsiasi altra forma — è un risultato necessario del fatto che il punto di partenza non è il libero individuo sociale."

La dissoluzione dell'identita' del soggetto con se stessto e' a portata di mano per il semplice fatto che: "la merce esiste doppiamente, una volta come prodotto determinato che contiene idealmente (in forma latente) il suo valore di scambio nella sua forma di esistenza naturale, e poi come valore di scambio divenuto manifesto (denaro), il quale si e' a sua volta spogliato di ogni connessione con la forma di esistenza naturale del prodotto, questa duplice e diversa esistenza deve portare alla differenza, la differenza all'antitesi e alla contraddizione."  Contraddizione tra la natura particolare della merce-uomo in quanto prodotto e la sua natura universale in quanto valore di scambio...la contraddizione tra le sue qualita' naturali e le sue qualita' sociali universali che implicano sin dal principio che queste sue due forme di esistenza separate non siano reciprocamente convertibili. La scambiabilita' della merce-uomo col denaro e' immediatamente legata a condizioni esterne che possono verificarsi o meno; e' in balia di condizioni esterne, esiste al di fuori della merce stessa come denaro...E qui sorge l'aurea di "contingenza", "discontinuita'", "indeterminazione", "incertezza" ecc che pervade gli scritti dei filosofi post-moderni...

"il prodotto diventa merce, ossia semplice momento dello scambio - La merce viene trasformata in valore di scambio. Per equipararla a se stessa in quanto valore di scambio, essa viene commutata in un segno che la rappresenta come il valore di scambio in quanto tale. In questa forma di valore di scambio simbolizzato essa può essere poi di nuovo scambiata in determinati rapporti con qualsiasi altra merce. Per il fatto che il prodotto diventa merce, e la merce valore di scambio, il primo finisce con l’acquistare nel pensiero una duplice esistenza. Questa duplicazione ideale comporta (e deve comportare) che la merce nello scambio reale si presenta in duplice forma: per un verso, come prodotto naturale, per l’altro come valore di scambio. Ossia il suo valore di scambio acquista una esistenza materialmente separata da essa.
La determinazione del prodotto in valore di scambio comporta dunque necessariamente che il valore di scambio riceve una esistenza separata, scissa dal prodotto. Il valore di scambio scisso dalle merci stesse ed esistente esso stesso come una merce accanto ad esse — è denaro. Tutte le proprietà della merce in quanto valore di scambio si presentano come un oggetto diverso da essa, come una forma di esistenza sociale in denaro, scissa dalla sua forma di esistenza naturale."

Una massa di forme antitetiche dell'unita' sociale...il cui carattere antitetico non puo' mai essere fatto esplodere mediante una quieta metamorfosi....

Una volta emancipato dalla sua determinazione psicologica, il simbolismo si reifica in un dato essente in se': il simbolo diventa simbolistico...i simboli si liberano dall'uomo empirico e vengono intrecciati in un tappeto dove tutto e dove niente e' simbolico, poiche' tutto puo' voler dire qualsiasi cosa...il linguaggio diventa il complesso delle proprie forme vuote, di una grammatica privata di ogni rapporto col contenuto del linguaggio e dunque della propria funzione di sintesi.
Non ci sono corrispondenze, ne' referenti, ma solo interpretazioni possibili e dunque  non vi è alcun motivo per  ficcarsi nella prospettiva postmoderna piuttosto che nel nazionalismo, nel maschilismo, nel razzismo, nel libero mercato ecc...
Le "interpretazioni"  sono l'esistenza celeste delle "verita'" rispetto alle loro espressioni terrene.

"L’evoluzione della società elabora, insieme al simbolo, anche il materiale ad esso sempre più corrispondente, da cui poi cerca di nuovo di svincolarsi; un simbolo, se non è arbitrario, richiede determinate condizioni del materiale in cui si esprime. Così per esempio i segni linguistici hanno una loro storia, la scrittura alfabetica ecc.). Il valore di scambio del prodotto genera dunque, accanto al prodotto, il denaro. Come allora è impossibile eliminare complicazioni e contraddizioni, derivanti dall’esistenza del denaro accanto alle merci particolari, trasformando la forma del denaro (sebbene alcune difficoltà relative ad una forma inferiore possano essere evitate con una superiore), altrettanto è impossibile eliminare il denaro stesso finché il valore di scambio rimane la forma sociale dei prodotti. Nel denaro, il valore delle cose è separato dalla loro sostanza. Il denaro è originariamente il rappresentante di tutti i valori; nella prassi la cosa si rovescia, e tutti i prodotti e i lavori reali diventano i rappresentanti del denaro."

"La mutua e generale dipendenza degli individui reciprocamente indifferenti costituisce il loro nesso sociale. Questo nesso sociale è espresso nel valore di scambio, e solo in esso, per ogni individuo, la propria attività o il proprio prodotto diventano un’attività o un prodotto fine a se stessi; egli deve produrre un prodotto generico — il valore di scambio o —
considerato questo per sé isolatamente e individualizzato, — denaro. D’altra parte il potere che ogni individuo esercita sulla attività degli altri o sulle ricchezze sociali, egli lo possiede in quanto proprietario di valori di scambio, di denaro. Il suo potere sociale, così come il suo nesso con la società, egli lo porta con sè nella tasca. L’attività, quale che sia la sua forma
fenomenica individuale, e il prodotto dell’attività, quale che sia il suo carattere particolare, è il valore di scambio, vale adire qualcosa di generico in cui ogni individualità, proprietà è negata e cancellata."

"Il carattere sociale dell’attività, così come la forma sociale del prodotto e la partecipazione dell’individuo alla produzione, si presentano qui come qualcosa di estraneo e di oggettivo di fronte agli individui; non come loro relazione reciproca, ma come loro subordinazione a rapporti che sussistono indipendentemente da loro e nascono dall’urto degli individui
reciprocamente indifferenti. Lo scambio generale delle attività e dei prodotti, che è diventato condizione di vita per ogni singolo individuo, il nesso che unisce l’uno all’altro, si presenta ad essi stessi estraneo, indipendente, come una cosa. Nel valore di scambio la relazione sociale tra le persone si trasforma in rapporto sociale tra cose; la capacità personale, in una capacità delle cose. Quanto minore è la forza sociale del mezzo di scambio, quanto più esso è ancora legato alla natura dei prodotto immediato del lavoro e ai bisogni immediati di coloro che scambiano, tanto, maggiore deve essere la forza della
comunità che lega insieme gli individui."

.....Fine del lavoro? fine della produzione? fine dell'economia politica? fine della dialettica significante/significato o forma priva di contenuto???

Il capitale produttivo d'interesse, si presenta come denaro che genera denaro D-D', valore che valorizza se stesso, senza i processi che servono da intermediari (produzione e circolazione). Il capitale, nella forma di capitale produttivo d'interesse, appare come la fonte misteriosa che da se stessa crea il suo accrescimento. Il capitale qui viene concepito come un'entita' autoriproducentesi, un semplice numero che si automoltiplica, senza tenere in alcun conto le condizioni di riproduzione del lavoro.

In questa forma di capitale, di valore che genera valore, di denaro che produce denaro scompare ogni traccia degli elementi reali che compongono le condizioni della produzione industriale. Il rapporto sociale di produzione e' perfezionato "come rapporto di una cosa, del denaro, con se stessa. In luogo dell’effettiva trasformazione del denaro in capitale non si ha qui che la sua forma priva di contenuto.(...)Il valore d’uso del denaro consiste qui nel creare valore, un valore più grande di quello che esso stesso contiene. Il denaro in quanto tale è già valore che potenzialmente si valorizza e in questa qualità viene dato a prestito, costituendo il prestito la forma di vendita per questa merce particolare. Precisamente come la proprietà di un pero è di produrre pere, così la proprietà del denaro è di creare valore, di dare dell’interesse.

Il capitale nella sua forma immediata di capitale monetario riceve la forma pura del feticcio (capitale-feticcio) come soggetto e come cosa vendibile. Nel capitale come capitale monetario tutti i suoi elementi reali diventano invisibili (i capitali industriali e le loro condizioni di produzione) e il valore di scambio, qui capitale, esiste come valore di scambio autonomo.
(Mentre nella realta' si sa invece che la conservazione e pertanto anche la riproduzione del valore dei prodotti del lavoro passato sono soltanto il risultato del loro contatto con il lavoro vivo.)

In questo scambio di apparenze, il presente viene e se ne va, come l’aria che le persone inspirano ed espirano. Questo è il metabolismo del capitale, della prodigalità, della festa e anche della distruzione (che a sua volta risulta in un non-valore di ciò che la produzione ha eretto, valorizzato).

Malgrado la loro variopinta apparenza, la produzione produce l'uomo non soltanto come una merce, la merce umana, l'uomo in funzione di merce; ma lo produce, corrispondentemente a questa funzione...e anche i filosofi...

Nel capitale monetario, produttivo d'interesse, il capitalismo realizza, la sua utopia di autonomia totale dai vincoli spaziali, temporali, sociali ecc. L'utopia di un capitalismo senza classi e senza lotta di classe, emancipato da ogni limite naturale o umano. Qui la rappresentazione del capitale-feticcio, lo spettacolo che attribuisce al lavoro morto, passato, accumulato, fissato come denaro la qualita' segreta ed innata di produrre plusvalore in una progressione geometrica, e' portata a compimento. Il capitale che frutta interesse e' la forma puramente astratta del capitale che frutta profitto-valore autonomizzato. Ad esso si contrappone l'intero mondo delle ricchezze reali di cui e' la pura astrazione-e percio' fissato in questa forma, e' una pura immaginazione. La sua autonomia e' pura parvenza...

Il capitalista realmente operante si trasforma in semplice dirigente, amministratore di capitale altrui e i proprietri di capitale diventano puri e semplici proprietari, capitalisti del denaro. Il capitale diventa esso stesso una merce, la merce denaro viene venduta come capitale. Una classe di capitalisti del denaro si contrappone ad una classe di capitalisti dell'industria; essi costituiscono soltanto due classi particolari, perche' il profitto e' in grado di diramarsi in due divergenti categorie di reddito. Il profitto deve essere tanto elevato che una parte se ne possa ramificare sotto forma d'interesse. Affinche esistano queste due classi particolari deve essere gia' presupposta la divisione del plusvalore in profitti e interessi.

Economia politica: non basta sacrificarsi, bisogna immolarsi:

...Il suo ideale morale è l'operaio che porta alla cassa di risparmio una parte del suo salario; e per questa sua idea prediletta essa ha trovato persino un'arte servile. Tutto ciò è stato portato sulla scena in forma sentimentale. L'economia politica è quindi, nonostante il suo aspetto mondano e lussurioso, una scienza realmente morale, la più morale di tutte le scienze. La rinuncia a se stessi, la rinuncia alla vita e a tutti i bisogni umani, è il suo dogma principale. Quanto meno mangi, bevi, compri libri, vai a teatro, al ballo e all'osteria, quanto meno pensi, ami, fai teorie, canti, dipingi, verseggi, ecc., tanto più risparmi, tanto più grande diventa il tuo tesoro, che né i tarli né la polvere possono consumare, il tuo capitale. Quanto meno tu sei, quanto meno realizzi la tua vita, tanto più hai; quanto più grande è la tua vita alienata, tanto più accumuli del tuo essere estraniato. Tutto  ciò che l'economista ti porta via di vita e di umanità, te lo restituisce in denaro e ricchezza; e tutto ciò che tu non puoi, può il tuo denaro. Esso può mangiare, bere, andare a teatro e al ballo, se la intende con l'arte, con la cultura, con le curiosità storiche, col potere politico, può viaggiare; può insomma impadronirsi per te di tutto quanto; può tutto quanto comperare: esso è il vero e proprio potere. Ma pur essendo tutto questo, non è in grado di produrre null'altro che se stesso, né di comprare nulla fuor che se stesso, poiché tutto il resto è ormai suo schiavo; e se io ho il padrone ho pure il servo, e non ho bisogno del suo servo. Cosi tutte le passioni e tutte le attività devono andare a finire nell'avidità di denaro. L'operaio può avere soltanto quanto basta per voler vivere; e può voler vivere soltanto per avere....

Noi siamo sempre in anticipo perche' siamo stupidi.
f?:
-Karl Marx-opere 
-T. W. Adorno -dialettica negativa...
-G.E. Debord...
-H.Marcuse...


 

Il futuro non e' che un eterno remake

Se lo spettacolo e' tutto cio' che rimane del mito, l'immondizia e' tutto cio' che resta dello spettacolo...La Belle époque neoliberista si e' sciolta come neve al sole. La crisi di sovrapproduzione di spettacoli travolge la controtendenza del capitale speculativo.
La moltiplicazione vertiginosa della massa di denaro non arresta il collasso.

La capacita' di smaltimento del sistema e' satura. "Non abbiamo altra via se non quella di aprire nuove discariche". Lo ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi....
La stagflazione ha messo in crisi l'aria sicura, prevedibile, e il comfort da centro commerciale che tutti sentivano connaturato al proprio "stile di vita": la felicita' non e' piu' a un tiro di sputo! I privilegiati compresi quelli che, pur strisciando nella palude della miseria sociale, aspiravano a diventarlo, si sono svegliati bruscamente dal sogno della proprieta' con l'ossessione di perdere, la paura di venire spossessati anche dei propri miraggi.

Allora tutti i partiti si sono uniti per "salvare" la società dai "nemici della società". Essi hanno dato alle loro truppe le parole d’ordine della vecchia società: "Proprietà, famiglia, religione, ordine". (La società viene salvata tanto più spesso, quanto più si restringe la cerchia dei suoi dominatori, quanto più un interesse più ristretto prevale sugli interessi più larghi. Ogni rivendicazione della più semplice riforma finanziaria borghese, del liberalismo più ordinario, del repubblicanesimo più formale, della democrazia più volgare, viene ad un tempo colpita come "attentato contro la società" e bollata come "comunismo".)

Il cosiddetto partito socialdemocratico dinnanzi alla decomposizione dello spettacolo ha richiesto istituzioni democratiche piu' forti come mezzi per eliminare gli estremi del conflitto, il capitale e il lavoro salariato, attenuare il loro contrasto e trasformarlo in armonia. Il contenuto del loro programma politico è la trasformazione della società per via democratica, ma una trasformazione che non oltrepassa il quadro della piccola borghesia. E come avviene di solito dopo le elezioni democratiche, i capi hanno la soddisfazione di poter accusare il loro "popolo" di diserzione e il popolo ha la soddisfazione di poter accusare i suoi capi di averlo gabbato.

Non vi è dubbio: i "democratici" credono alle trombe, agli squilli delle quali crollarono le mura di Gerico, e ogni volta che si trovano di fronte alle mura del dispotismo cercano di ripetere il miracolo. Il loro rimbombante preludio che annunciava la battaglia contro la controrivoluzione si e' perduto in un debole mormorio non appena questa doveva incominciare; gli attori hanno cessato di prendersi au sérieux e la loro azione e' fallita in modo lamentevole, come un pallone forato con uno spillo.

Il "partito democratico" si immagina di essere superiore, in generale, ai contrasti di classe, di rappresentare il popolo e pensa dunque di non aver bisogno, prima di impegnare una lotta, di saggiare gli interessi e le posizioni delle diverse classi. Crede di non aver bisogno di ponderare troppo accuratamente i propri mezzi. Immagina di non aver che da lanciare il segnale, perché il popolo, con tutte le sue inesauribili risorse, si scagli sugli oppressori.

Se poi, all’atto pratico, i suoi interessi si rivelano non interessanti e la sua forza un’impotenza, la colpa è di quegli sciagurati sofisti che dividono il popolo indivisibile in diversi campi nemici o di un particolare dell’esecuzione che ha fatto fallire l’assieme; o di un caso imprevisto che, per quella volta, ha fatto andare a monte tutto l’affare.
Ad ogni modo, il partito democratico esce sempre senza macchia dalla più grave sconfitta, come senza colpa vi è entrato, e ne esce con la rinnovata convinzione che egli deve vincere, non che egli stesso e il suo partito dovranno cambiare il loro vecchio modo di vedere, ma, al contrario, che gli avvenimenti, maturando, gli dovranno venire incontro.

Tutti i partiti hanno fatto appello al popolo raccolto attorno alla difesa della proprietà diffusa, dalla casa alle rendite finanziarie, contro le assemblee parlamentari in modo tanto audace da sfruttare pubblicamente la loro degradazione e il loro discretito per guadagnarsi del consenso.

Alla fine ha vinto l'inevitabile stato maggiore delle libertà, la libertà personale, la libertà di stampa, di parola, di associazione, di riunione, di insegnamento e di religione, ecc.Ognuna di queste libertà e' stata proclamata diritto assoluto del cittadino italiano, ma con la costante nota marginale che essa e' illimitata nella misura in cui non le viene posto un limite dagli "eguali diritti di altri e dalla sicurezza pubblica", o dalle "leggi", le quali hanno appunto il compito di mantenere questa armonia (delle libertà individuali tra di loro e con la sicurezza pubblica). Queste limitazioni sono state definite necessarie per ripristinare l'autorita' dello Stato per il ristabilimento del credito, per il consolidamento dell'ordine, per metter fine alla situazione provvisoria e confusa e creare uno stato di cose definitivo.

Il partito dell’ordine ha cosi' celebrato la riconquista di un potere che sembrava aver perduto liberandolo da tutte le pastoie democratiche che lo intralciavano e lanciando invettive contro la Repubblica e contro la Costituzione, maledicendo tutte le rivoluzioni passate, presenti e future, e promulgando leggi che imbavagliano la stampa, sopprimono il diritto di associazione e fanno della stato d’assedio un’istituzione organica di governo.

Ora, mentre il partito dell’ordine si divide nei suoi differenti elementi e si abbandona alle proprie contrastanti velleità di restaurazione i socialdemocratici si sentono in diritto di limitare la loro attività a scoppi di indignazione morale e declamazioni rumorose, ad essere in realta' banali e moderati fino al ridicolo.

Il capitale capisce quando tutte le cosiddette libertà e istituzioni progressive borghesi attaccano e minacciano il suo dominio di classe tanto nella sua base sociale quanto nella sua sommità politica e per mantenere intatto il suo potere sulla societa' e' disposto a limitarle.
Le liberta' liberali allora si concentrano in una sola: fare denaro; speculare in modo volgare sulla volgarità delle masse.

Berlusconi, credendosi Napoleone terzo, ha proclamato il ripristino dell'autorita' dello Stato e avvertito che con il ritorno dello Stato non ci saranno più manifestazioni di minoranze organizzate che occupano strade, e discariche come è accaduto con il precedente governo dove la sinistra estrema faceva passare come forme di democrazia manifestazioni violente che sfociano nell'anarchia.

"La sicurezza prima di tutto, dice il carceriere al prigioniero..."
Il governo ha annunciato la strategia per sopravvivere al crollo dello spettacolo internazionale: Moltiplicazione di discariche sociali-cpt, carceri, comunita'recupero, campi di rieducazione...-dove scaraventare i rifiuti umani; la costruzione di megainceneritori, centrali nucleari, opere faraoniche...schedatura su base 'etnica' di una parte della popolazione.

Napoleone terzo ha rassicurato la nazione: nulla ci impedira' di fare shopping nell'illusione del cambiamento e del progresso dove la legge insaziabile del profitto compie il suo eterno rito della produzione di denaro e della distruzione di vita. Naturalmente questa sicurezza che declina nella felicita' illimitata del cittadino-spettatore pretende i suoi annegati, i suoi dispersi al largo delle coste, le sue bagnarole affondate, le sue navi da guerra post-ideologiche
i suoi morti di lavoro. Il telepopolo mentre annaspa sulla soglia di poverta' si e' lasciato sedurre producendo la sua bava mista di illusioni, razzismo, violenza, avidita' sfrenata, egoismo...

Si sa' che le illusioni servono il controllo...e gli affaristi di casa nostra se ne servono per abbattere tutti i vincoli sociali alla loro smodata voracita' di denaro guadagnato nel modo piu' facile possibile.

I media hanno riaffermato "l'immutabile": ci saranno sempre guerre, dei poveri, degli schiavi..."ma anche" che c'e ancora molto da vedere e da comprare per chi si mette dalla parte dell'ordine.

"Il futuro non e' che un eterno remake".
La sicurezza prima di tutto, dice il carceriere al prigioniero..."(...)

Bisogna pazientare certo, ma presto l'unita' e la coesione spettacolare della societa' sbrindellata dalle contraddizioni del sacro imperativo economico verranno ripristinate dallo Stato in una santa allenza con la Chiesa, le veline e i conduttori di show televisivi.
L'equilibrio instabile del sistema di sfruttamento sara' velocemente ricostruito fabbricando prigioni in nome della liberta', discriminazioni in nome dell'uguaglianza nel consumo, attuando progrom contro una massa piu' o meno informe di persone considerati sub-umani, geneticamente deteriorati, e tutti/e le resistenti ad inginocchiarsi sull'altare del mercato del lavoro, dello sfruttamento, del dio inodore della borghesia.

I militari veglieranno sui consumatori..., cioe' sugli androidi schiavi che lavorano nell'azienda italia...Esseri ne' morti ne' vivi, sessuati ma senza sessualita', battezzati, ma senza nome, con in prestito dall'umanita' ogni cosa, meno che l'umanita' e col mito sottilmente innestato nei loro cervelli di una felicita' equivalente al potere d'acquisto.
-"il potere d'acquisto e' la licenza di acquistare potere"-

A volte capita che gli androidi schiavi si risvegliano a se stessi davanti ai cumuli d'immondizia in decomposizione, dove le false promesse dello spettacolo capitalista rivelano la loro verita' e allora, subito vengono trasformati in pericolosi latitanti.  
Si monta lo spettacolo dell'emergenza, adeguatamente sorvegliata dallo Stato e dai suoi apparati di sicurezza, per negare la tossicità strutturale del capitalismo, :
L'immondizia verra' rimossa dalle strade, le discariche protette dall'esercito, le minoranze di "agitatori e anarchici" incarcerati e l'immagine del paese sara ripulita.

"The show must go on!"
Lo spettacolo produce i suoi residui tossici ma anche e i suoi spazzini, le sue leggi e i suoi poteri speciali che continueranno ad impedire analisi di impatto ambientale, a mettere in cantiere opere faraoniche-tav, ponte sullo stretto, inceneritori, centrali nucleari- nell'interesse dei capitalisti. Lo spettacolo dell'emergenza paradossalmente, ma non tanto, giustifichera' di nuovo la logica piu' brutale del profitto immediato e la stessa contaminazione affaristica che ha creato i disastri ambientali e sociali che abbiamo davanti agli occhi.

Lo spettacolo vigilera' come la polizia sul tentativo dello Stato di rimettere in moto l'economia stagnante del profitto utilizzando le contraddizioni e le macerie che esso stesso ha prodotto in questi ultimi decenni di bell'époche neoliberista.

Gli ultimi androidi ribelli vagano alla pietosa ricerca di una "riconciliazione con la natura",
quando "cio' che oggi si chiama <naturale> e' tanto artificiale quanto il fondotinta <naturale> dei profumieri, oppure, ogni giorno se ne stanno seduti nel buio ipnotizzati dallo schermo che luccica, tutti convinti di essere circondati da sconosciuti, da stranieri, da un'universo out of joint, un mondo scardinato pieno di effetti speciali e di mostri.
Teleproletari, videoterroristi, lavoratori della tastiera!: Niente può sostituire il valore dei soldi in una societa' che funziona sui soldi. Proletari ! potete fare altro che vendere il vostro tempo!!. Potete ingegnarvi e con uno sforzo di creativita' vendere sistemi per fare soldi.

Ci si ammala sempre con una definizione politica ma un generale processo di esclusione non ha mai creato un legame piuttosto religione e intolleranza, patriottismo e guerra, difesa della famiglia e rifiuto di ogni diversità, edificazione di "aree di scarico e di compenso dove poter relegare e nascondere le proprie contraddizioni." In queste aree vengono relegati i "socio-economicamente insignificanti". Il "socio-economicamente insignificante" e' un uomo senza potere sociale, economico, contrattuale e' l' oggetto di una violenza originaria, la violenza del nostro sistema sociale.

Nell' epoca dell' informazione totale abbiamo davanti ai nostri occhi il primo Stato Mediatico Totalitario(SMT) realmente riuscito. E' la nozione delle comunità rifugiata nei bunker, dove  la gente cerca di salvarsi, asserragliandosi in fortezze medievali ipertecnologiche contro le nuove minacce islamiche, o di un'intera classe senza diritti, lavoratori immigrati e non che sopravvivono in condizioni simili alla schiavitù.

Il nuovo padrone non e' che la totalita' dei servi.

In vent'anni, abbiamo avuto il tempo di vedere, ma non e' servito. In vent'anni, abbiamo avuto il tempo di vedere. Abbiamo capito, ma inutilmente. La democrazia per tutti, la lotta
«anzi-terrorista», le stragi di Stato, la ristrutturazione capitalista e la sua Grande Opera
di epurazione sociale, per selezione, per precarizzazione, per normalizzazione, per
«modernizzazione». Abbiamo visto, abbiamo capito. I metodi e i fini. Il destino che ci riservano. Quello che ci negano. Lo stato di eccezione. Le leggi che mettono la polizia, l'amministrazione, la magistratura al di sopra delle leggi. La giuridicizzazione, la psichiatrizzazione, la medicalizzazione di tutto quel che esce dalla norma. Di tutto ció che sfugge. Abbiamo visto. Abbiamo capito.

Sempre più informazione e sempre meno senso.
L' industria della coscienza, integrata con quella della guerra ha messo in campo uno sbalorditivo arsenale di tecniche e discipline per impedire alla gente di pensare con la propria testa. La virilitá classica reclama un analgesico, un miraggio, qualche cosa. Un mezzo per ignorarsi ancora un po'. La questione del "Che fare?" da una risposta semplice: sottomettersi ancora una volta alla logica della mobilitazione, alla temporalitá dell'urgenza. Sotto pretesto di ribellione..Mettersi tra parentesi. Alloggiare nell'eccezione di sé. In disparte dal tempo. Che passa. Che non passa. Che si ferma. Fino a. . . Fino al prossimo "fine".

Non é un problema. l problemi sono redditizi, nutrono gli esperti mentre e' una questione tecnica.,che si sdoppia in questione di tecniche di trasmissione di queste tecniche "Come fare?"
Il risultato contraddice sempre il fine. Perché porre un fine é ancora un mezzo, un altro mezzo.
                                                           
Se tante idee generose sono diventate il loro contrario, è perché il comportamento che militava in loro favore ne era la negazione. Un progetto di autonomia e di emancipazione non può fondarsi, senza vacillare, sulla volontà di potenza che continua ad imprimere nei gesti il segno del disprezzo, della servitù, della morte.(...)Parliamo di dominio reale del capitale; ed allora dobbiamo sapere che vuol dire antropomorfosi del capitale, che il capitale si fa uomo e vive dentro ciascuno di noi. Ogni momento del vissuto è teatro di furiosi scontri: i rapporti d'amore non vi si sottraggono. Perciò odio chi finge di essere già completamente liberato; possiamo aspirare ad essere dei rivoluzionari coerenti, ma non possiamo essere rivoluzionari già ora, senza rivoluzione. Non ha senso.

"Come fare?" vuol dire che lo scontro militare con l'Impero deve essere subordinato all'intensificazíóne delle relazioni all'interno del nostro spazio. Che la guerra rivoluzionaria non va piú confusa con la sua rappresentazione: il momento bruto del combattimento.
Politica dell' insurrezione locale contro la gestione globale. L'ordine globale non puó essere preso come nemico, direttamente perché l'ordine globale non ha luogo. Al contrario, e' piuttosto l'ordine dei non-luoghi.La sua perfezione non sta nel fatto di essere globale, ma di essere globalmentelocale.

La politica che viene e' la "Politica dell'insurrezione locale contro la gestione globale." Della presenza riguadagnata sull'assenza a sé.  Riguadagnata col furto, la frode, il crimine, l'amicizia, l'inimicizia, la cospirazione. Tramite l'elaborazione di modi di vita che siano anche dei modi di lotta. Politica dell'aver luogo.L'Impero non ha luogo, amministra l'assenza facendo planare ovunque la minaccia palpabile dell'intervento poliziesco. Chi cerca nell'Impero un avversario con cui misurarsi troverá l'annientamento preventivo.
                                                       
La visibilita' e' una trappola.

"Come fare?" Apprendere a diventare indiscernibili. A confonderci. Riprendere gusto per l'anonimato, per la promiscuitá. Rinunciare alla distinzione, per giocare la repressione: creare le condizioni piú favorevoli per lo scontro. Divenire astuti. Divenire impietosi. E per questo divenire qualunque. "Come fare?" é la domanda dei bambini perduti. Quelli a cui non é stato detto. Quelli che hanno gesti insicuri. A cui niente é stato regalato. Quelli la cui creaturalitá e la cui erranza non smettono di tradirsi.

Dall'Immagine della Fabbrica... ..alla Fabbrica
dell'Immagine...infine dell'immagine senza fabbrica.
                                    
"non c'e piu' un centro di oppressione perche' l'oppressione e' dappertutto" e ovunque genera i suoi cumuli di immondizia in decomposizione."

lib-da
K.Marx-18 brumaio
R.Vaneigem-trattato del saper vivere...
Riccardo D'este-interviste
Tiqqun-collettivo
G.E.D.-la societa' dello spettacolo
P.H.Dick-Ubik-Le formiche elettroniche sognano?...
Il bar dello Sport-Sottocasa









amore tossico

L'inquinamento mentale, previsto da Pasolini, prodotto dal potere consumistico, dal "tecno-fascismo", brucia, rinnovandosi, negli inceneritori sparsi nel paese cosi' come nelle strade di Napoli. I rifiuti, le spoglie mortali della merce, si sono accumulate all'inverosimile, allo stesso ritmo con cui gli italiani accumulavano nella loro menti "egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo".
L'intossicazione culturale e mentale inesorabilmente ha prodotto le sue scorie, la sua scia di morte. La demenza dell'ideologia dello sviluppo economico abbracciata ad ogni latitudine culturale e politica e' intrinsecamente tossica; la sua logica e' l'alterazione, il degrado, la contaminazione, la distruzione, il consumo del vivente in nome della ricchezza astratta; le sue conseguenze naturali il degrado ambientale, danni cerebrali che crescono alla stessa velocita' dei tassi d'interesse.

La spazzatura accumulata nelle strade di Napoli e' solo uno dei sintomi dell'inquinamento mentale generalizzato che ha contaminato ogni forma di vita in questo paese. Le soluzioni che vengono proposte mancando il riconoscimento dei rapporti fondamentali, delle cause, di una malattia culturale cronica si limitera' a rimuoverne solo parzialmente e superficialmente i sintomi.
Il sovraccarico tossico della cultura e' cosi' totale che il veleno scorre senza soluzione di continuita' dagli idioti programmi d'intrattenimento alle discariche.

I politici indossano una tranquilla espressione di cauto ottimismo mentre gia' ricorrono alla polizia e all'esercito. La realtà, messa a punto dal governo viene trasmessa, ossessivamente, ogni minuto, dalla televisione. Il ministro dell'interno afferma perentoriamente: "Nessun dialogo è possibile con chi lancia molotov e bombe carta. Con chi usa la violenza come metodo di convincimento" e intanto a roma i negozi bengalesi vengono devastati dai neonazisti e l'informazione di regime si spreca in quanto a comprensione della "rabbia popolare" contro i Rom e le molotov lanciate contro i campi nomadi.

I cassonetti e i giornali traboccano di rifiuti, la spazzatura indifferenziata sale...(3)(4)

"se la parola fascismo significa la prepotenza del potere, la ‘società dei consumi’ ha bene realizzato il fascismo".

Scriveva Pasolini, il potere e' un sistema di educazione che ci divide in soggiogati e soggiogatori. Si tratta aggiungeva, di uno stesso sistema educativo che forma tutti dalle classi dirigenti, giu' fino ai poveri. Tutti vogliono le stesse cose e si comportano nello stesso modo:
"Se ho tra le mani un consiglio di amministrazione o una manovra di Borsa uso quella. Altrimenti una spranga. E quando uso una spranga faccio la mia violenza per ottenere ciò che voglio. Perché lo voglio? Perché mi hanno detto che è una virtù volerlo. Io esercito il mio diritto-virtù. Sono assassino e sono buono."

Il "nuovo modo di produzione", quella che Pasolini definiva la "seconda rivoluzione borghese", ha creato attraverso una nuova qualita' della merce una nuova qualita' dell'umananita': "persone che avvalorano la vita solo attraverso i suoi Beni di consumo (e, s'intende, vanno ancora a messa la domenica: in macchina)."
Gli iataliani hanno accettato con entusiamo questo nuovo modello culturale che si sviluppa secondo "le norme della Produzione creatrice di benessere". Ma essi non sono davvero in grado di realizzarlo o lo realizzano materialmente in parte "diventandone la caricatura, o non riescono a realizzarlo che in misura così minima da diventarne vittime. Frustrazione o addirittura ansia nevrotica sono ormai stati d'animo collettivi."  

I proletari e le classi subalterne italiane che subiscono il "tecno-fascismo", il potere consumistico, sono vittime di un "genocidio culturale" che distrugge "il loro modo di essere, il loro modo di comportarsi, di parlare, di giudicare la realta'".
Il modello che ha sostituito la loro "cultura" e' un modello di vita borghese(consumistico) che li ha borghesizzati: la collocazione di classe ora e' dunque "puramente economica e non piu' anche culturale":
"La cultura delle classi subalterne non esiste (quasi) più: esiste soltanto l’economia delie classi subalterne. E ho ripetuto già un’infinità di volte in questi miei maledetti articoli che l’atroce infelicità o aggressività criminale dei giovani proletari e sottoproletari deriva appunto dallo scompenso tra cultura e condizione economica: dall’impossibilità di realizzare (se non mimeticamente) modelli culturali borghesi a causa della persistente povertà mascherata da un illusorio miglioramento del tenore di vita."

Il modello culturale imposto dal "tecno-fascismo", dal potere consumistico, e' un modello metafisico di ogni possibile figura vivente". A tale modello non ci sono alternative: ma solo varianti. Esso genera un totalitarismo quasi senza limiti che muta antropologicamente gli italiani.
"Ora, tutti gli Italiani giovani compiono questi identici atti, hanno questo stesso linguaggio fisico, sono interscambiabili; cosa vecchia come il mondo, se limitata a una classe sociale, a una categoria: ma il fatto è che questi atti culturali e questo linguaggio somatico sono interclassisti. In una piazza piena di giovani, nessuno potrà più distinguere, dal suo corpo, un operaio da uno studente, un fascista da un antifascista; cosa che era ancora possibile nel 1968."

La responsabilita' dei mezzi di comunicazione di massa in tutto questo e' enorme. Essi sono uno strumento di potere e potere essi stessi. Centri elaboratori di modelli e messaggi culturali i media di massa, come la televisione e i giornali..., sono il "luogo" (o il "non-luogo") dove si concretizza una mentalita' che altrimenti non si saprebbe dove collocare.
"È stata la televisione, scrive Pasolini, che ha, praticamente concluso l’era della pietà, e iniziato l’era dell’edonè. Era in cui dei giovani insieme presuntuosi e frustrati a causa della stupidità e insieme dell’irraggiungibilità dei modelli proposti loro dalla scuola e dalla televisione, tendono inarrestabilmente ad essere o aggressivi fino alla delinquenza o passivi fino all’infelicità (che non è una colpa minore)".

Il "tecno-fascismo" al posto vecchio clerico-fascismo ha trasformato le classi subalterne in caricature del padrone; li ha colonizzati fino a farli diventare come i padroni, altrettanti "predoni, che vogliono tutto a qualunque costo". Una "cupa ostinazione alla violenza totale" fagocita tutti, i dominati e i dominatori:

"Non dico che non c’è il fascismo. Dico: smettete di parlarmi del mare mentre siamo in montagna. Questo è un paesaggio diverso. Qui c’è la voglia di uccidere. E questa voglia ci lega come fratelli sinistri di un fallimento sinistro di un intero sistema sociale. Piacerebbe anche a me se tutto si risolvesse nell’isolare la pecora nera. Le vedo anch’io le pecore nere. Ne vedo tante. Le vedo tutte."
Le rinascenti "false opposizioni arcaiche dei regionalismi o dei razzismi" al "tecno-fascismo" "trasfigurano in superiorita' ontologica la volgarita' delle posizioni gerarchiche del consumo", sono costruite sulla rimozione delle contraddizioni reali secondo i livelli particolari di miseria che allo stesso tempo sostengono e smentiscono.

"Voglio dire fuori dai denti: io scendo all’inferno e so cose che non disturbano la pace di altri. Ma state attenti. L’inferno sta salendo da voi. È vero che sogna la sua uniforme e la sua giustificazione (qualche volta). Ma è anche vero che la sua voglia, il suo bisogno di dare la sprangata, di aggredire, di uccidere, è forte ed è generale. Non resterà per tanto tempo l’esperienza privata e rischiosa di chi ha, come dire, toccato "la vita violenta". Non vi illudete. E voi siete, con la scuola, la televisione, la pacatezza dei vostri giornali, voi siete i grandi conservatori di questo ordine orrendo basato sull’idea di possedere e sull’idea di distruggere. Beati voi che siete tutti contenti quando potete mettere su un delitto la sua bella etichetta. A me questa sembra un’altra, delle tante operazioni della cultura di massa. Non potendo impedire che accadano certe cose, si trova pace fabbricando scaffali."

Il nuovo potere consumistico, il "tecno-fascismo" si realizza nel contesto di una sua propria ideologia edonistica, un contesto di falsa tolleranza e di falso laicismo:
in quella che Debord definiva "ideologia della democrazia: vale a dire liberta' dittatoriale del Mercato, temperata dal riconoscimento dei Diritti dell'uomo spettatore".


1-"Siamo tutti in pericolo". Intervista L’Unità 1 novembre 1975;
Scritti corsari-P.P.Pasolini
2-La societa' dello spettacolo-G.Debord

3-il Coisp(sindacato di polizia) mette le mani avanti e avverte:
"siamo molto preoccupati perché l’aria che si respira è quella di piazza Alimonda a Genova durante il G8, con in più tantissimi camorristi avvezzi all’uso delle armi da fuoco nel caos di eventuali tafferugli. Temiamo che possa scapparci qualche morto, tanti poliziotti feriti e che si getti di nuovo la colpa di eventuali violenze addosso ai poliziotti come accaduto a Genova. Abbiamo già un poliziotto ustionato da molotov e conquistare Marano e le cave di Chiaiano sarà un po’ come conquistare "Bagdad" (così è stata descritta Marano tra le barricate dalla BBC in Inghilterra.). Sarà infatti possibile prenderla, mentre cosa ben diversa sarà garantirvi la sicurezza "dopo", come ben sanno gli americani a Bagdad."(25/05/08)

I siti, le aree e gli impianti comunque connessi all'attività di gestione dei rifiuti sono considerati dal governo "aree di interesse strategico nazionale", sono previsti il carcere, fino ad un anno per "chi intralcia il meccanismo di gestione dei rifiuti"; fino a 5 anni per i promotori della protesta. Il decreto (n.90) del governo inoltre, stabilisce lo scioglimento immediato dei comitati di protesta contro le discariche e pieni poteri a Bertolaso (nominato sottosegretario-responsabile emergenza rifiuti) che potrà chiedere l'impiego delle Forze armate.

Lo "stato d'emergenza" promulgato dal governo dura fino al 31 dicembre 2009...poi si ritornera alla "normalita'".......

    
4-L’Italia è disposta a rivedere i ‘caveat‘, i vincoli imposti all’impiego delle truppe in Afghanistan.
Intanto il neo sottosegretario Guido Bertolaso potrà contare sull’appoggio delle suore che in Campania si sono mobilitate per sostenere con una «settimana di preghiera» la sua azione. «La settimana - spiega il teologo Antonio Rungi, promotore dell’iniziativa - sarà un tempo di preghiera, per la soluzione del dramma dell’immondizia a Napoli e in Campania»

È iniziato dalla mattina lo sciopero della fame dei migranti ospitati nel Centro di permanenza temporanea di Torino dove venerdì notte è morto Hassan Nejl, forse a causa di una polmonite fulminante. Nella notte ci sarebbero state cinque richieste d´aiuto andate a vuoto, prima che, la mattina dopo (sabato), fosse ritrovato il cadavere del giovane

giustizia e liberta' per il popolo Rom

I rom artificialmente esclusi dal resto della societa' italiana sono costretti a subire la condanna di una segregazione su base razziale. Le autorita' sistematicamente li sottopongono a sgomberi forzati, alla distruzione dei loro beni, all'umiliazione da parte delle forze dell'ordine, ad espulsioni collettive che somigliano a delle vere e proprie deportazioni.

Il governo in carica, l'intera classe politica del paese, la maggioranza degli italianibravagente hanno abbracciato per intero, a parte qualche dettaglio,le tesi del professore nazista Ritter che cosi' classifica i rom:

"(...) gli Zigani si mescolano prevalentemente con vagabondi, asociali, criminali ed a causa di ciò si è prodotto un sottoproletariato di Zigani e vagabondi, che è costato allo Stato somme incalcolabili per l'assistenza. (...) Come ulteriore risultato della ricerca, abbiamo osservato che gli Zigani sono del tutto primitivi dal punto di vista etnologico, ed il loro ritardo spirituale li rende incapaci all'adattamento sociale. (...) La questione zigana potrà dunque considerarsi risolta, solo quando il grosso degli ibridi zigani, asociali e fannulloni, sarà riunito in grandi campi mobili di lavoro, e quando l'ulteriore aumento di questa popolazione mista sarà definitivamente impedito. L'istinto di ricerca sull'igiene razziale è già oggi capace di esprimersi oggettivamente sul grado di mescolanza e sul valore ereditario di ogni singolo così detto Zigano, cosicché per la messa in atto di misure di igiene razziale non ci sono più problemi... »"(a)

I progrom sono iniziati. Ronde, decreti, aggressioni, spranghe e molotov. Finalmente la legalita' e' sul punto di trionfare. Il partito trasversale dell'ordine avanza compatto contro i campi nomadi.

La scintilla che ha fatto partire la caccia al rom e' il presunto (la presunzione d'innocenza vale solo per politici e uomini d'affari?) tentato rapimento di una bambina di sei mesi da parte di una ragazzina di 16 anni, Angelica, che ha una figlia in Romania.

Prima di qualsiasi processo, l'odio e' dilagato nella civile Napoli e poi nel resto del nostro civilissimo paese ormai preda di una irreversibile tristezza morale.

Finalmente, nella piramide dell'immondizia che e' diventata la societa' italiana, le folle sono state liberate e possono abbandonarsi alla violenza piu' cupa e agli impulsi piu' ciechi.

Ormai non importa piu' quale sia il motivo o la verita'o il pregiudizio, che scatena, non l'indignazione civile, ma l'avvilimento entusiastico della brutalita' alla luce di una classe di politici che cerca solo l'interesse del momento.
E' cosa ovvia e naturale che i rumeni stuprino durante le campagne elettorali (vedi roma) e che le ragazzine rom rapiscano bambini durante un consiglio dei ministri che discute di "sicurezza".
Bisogna aizzare i concittadini alla crudelta' e al furore per fargli dimenticare l'intreccio di affari e profitti che li uccide ogni giorno.

Tutto quello che sta' accadendo, in queste ore in questo paese e' infame. Il sacrificio definitivo della ragione, di ogni dignita' morale all'egoismo piu' brutale e sfrenato.
Quale che sia la casuale catena di eventi che ha scatenato questa desolazione e' chiaro che la bassessa dell'egoismo e del sano "buon senso comune" sale come una marea inarrestabile.

"gli innumerevoli che non conoscono piu' nulla al di fuori di se' e del loro nudo, volubile, interesse sono gli stessi che capitolano non appena cadono nelle reti dell'organizzazione e del terrore." (T.W.Adorno)

"è più facile disintegrare un atomo che un luogo comune"(1)
                                      A.Einstein

I Rom non possiedono, nella loro lingua, un verbo per tradurre il termine "avere". Usano una sola parola per designare il passato e il futuro: "tessai". Non hanno una patria e non venerano la proprieta' e per questo sono l'unico popolo che non ha mai combattuto una guerra.

Nella tradizione del popolo rom e' costume che quando i genitori muiono i loro beni non vengono lasciati in eredita' ai figli, ancora oggi le roulotte dei genitori vengono bruciate e il loro denaro, se ne possiedono, viene speso solo per le celebrazioni funebri.

"(..)mentre i proprietari e gli abitanti/occupanti delle proprietà si definiscono per il loro legame con la propria terra, e quindi anche il rapporto tra le generazioni lo è, per le famiglie sinti non è così. Le loro roulotte e quindi le loro relazioni sociali si spostano sempre verso altri territori, anche se entro i limiti regionali, ma il loro legame tra le generazioni non viene impresso dal legame con la proprietà terriera.

Ogni generazione ricomincia da capo, non si costruisce a partire da basi materiali, ma dal rispetto e dal ricordo dei defunti. Questo rispetto è ciò che segna le relazioni tra i Sinti in vita e tra questi e i loro defunti. Non solo, ma è anche e soprattutto dal ricordo e dal rispetto per i loro defunti che si contraddistingue la presenza dei Sinti in un certo territorio. La trasmissione dell'eredità si articola in un sistema di comunicazione sottile e difficile, non percettibile dall'esterno. La continuità culturale dei Sinti non è garantita dal ricevimento di una proprietà, bensì da un sistema di rispetto verso i defunti che non è visibile nè tangibile dall'esterno.(...)"(Elisabeth Tauber, Etnologa)

a) http://www.albertomelis.it/terzameta4.htm

1) "La guerra e' pace. La libertà è schiavitù. L'ignoranza è forza".

Operazioni di guerra psicologica: trasmissione di informazioni e orientamenti attraverso i media per influenzare le emozioni, le motivazioni, e il ragionamento dei singoli, dei gruppi e della societa' nel suo insieme. Lo scopo di queste operazioni di guerra psicologica in tempo di pace e' quello di indurre atteggiamenti favorevoli ai governi al potere, neutralizzare il conflitto sociale deviandolo nei suoi obiettivi.
Detto altrimenti, si tratta di gettare all'ammasso la mente collettiva e l'intelligenza sociale e individuale con tecniche di persuasione, mobilitazione mediatica, propagazione di ideologie e la vendita di certe idee per accrescere il consenso verso il sistema.

Chi dice che cosa e con quale effetto?

In tempo di pace queste "operazioni di guerra psicologica" vengono definite operazioni di "ingegneria del consenso" per il potere, contro il "disfattismo, la demoralizzazione, il disordine...Le reti di comunicazione vengono anche utilizzate per sostituire i paradigmi dominanti (valori, cultura, e mentalita' prevalenti) e gestire il cambiamento sociale (in funzione della competizione economica). Queste operazioni morali condotte attraverso i mezzi d'informazione incitano il disordine sfruttando reali motivi di insoddisfazione delle popolazioni; esse mirano a sconvolgere le normali relazioni di vita quotidiana, a suscitare percezioni di minaccia e pericolo su abituali modi di vita con la creazione di un "nemico interno" per incentivare il ricorso "all'autorita'", il consenso diffuso a limitazioni delle liberta' civili, per ridurre al silenzio l'opposizione sociale.
Tuttavia, queste operazioni di guerra psicologica in tempo di pace una volta cominciate possono sfuggire al controllo dei loro registi istituzionali e sfociare in risultati imprevisti ed imprevedibili.

L'esercizio del terrore prende la forma del conformismo.
Come posso vedere cio' che e' davanti ai miei occhi?

L'informazione è utile solo se gli individui possono metterla in un quadro di conoscenze e cosi' utilizzarla per risolvere i problemi, formarsi un'etica e fare delle scelte...



il fascismo della normalita'

 
La belle èpoque (1885- 1914 ) fini sotto i colpi di pistola che risuonarono a Serajevo nel 1914. Rotto l'incanto dell'espansione economica indefinita e del progresso tecnico e scientifico (luce elettrica, ferrovie, vetrine piene di merci, teatri, cabaret, cinema..., la radio, le automobili...le riviste a colori, il commercio internazionale, grandi magazzini, vendita a rate ecc.) segno di una inarrestabile corsa verso il futuro il mondo cadde nel baratro della guerra (1914-1918).

In italia, ma non solo, la guerra produsse profonde trasformazioni strutturali della societa' che portarono alla dissoluzione del vecchio sistema statale e dei precari equilibri stabilitisi nel periodo anteguerra tra forze sociali contrastanti.
La crisi politica, sociale ed economica che investi' il paese sfocera' nel fascismo che mutera' "la violenza in terrore e la propaganda in indottrinamento".

Il capitalismo italiano "partito da  una base insufficiente, non aveva una forte dinamica espansiva ed era pertanto incapace di omogeneizzare l'italia in un grande mercato capitalistico;(...) di conseguenza trovava nel mercato interno una scarsa possibilita' di assorbimento dei prodotti e si orientava decisamente verso lo Stato come valvola di sicurezza per ricavarne commesse, protezioni, sovvenzioni, premi, aiuti e naturalmente per fare cio' doveva garantirsi una presa sempre piu' sicura sul potere statale.(...) Dopo la "grande guerra" c'erano possibilita' di esportazione in un mondo che doveva ricostruirsi, c'erano possibilita' di rivolgersi al mercato interno, che era stato compromesso durante la guerra e che avrebbe potuto espandersi  grazie ad un elevamento generale del livello di vita. Ma la classe industriale italiana mancava in larga misura dei requisiti per affrontare questi compiti; abituata a produrre al riparo di comode tariffe doganali, non era in generale capace di produrre a costi competitivi e vendere sui mercati esteri; abituata del pari a pagare bassi salari preferiva conservare questa abitudine e quindi si pregiudicava le possibilita' di allargamento del mercato interno(...)

L'atteggiamento passivo dello Stato nei confronti della crisi 1920-21 "forni' l'ultima decisiva prova che lo stato liberale non rispondeva piu' agli interessi della classe dominante. La quale era contro l'intervento dello Stato, contro quelle che allora si chiamavano <bardature di guerra>, nella misura in cui cio' favoriva le sue speculazioni e i suoi profitti, ma al tempo stesso voleva che lo Stato fosse sempre pronto ad intervenire nelle forme e nella misura che essa considerava necessaria per garantirsi profitti larghi e tranquilli, senza rischi.(...) Ingigantire al massimo il profitto privato e socializzare le perdite, rimaneva sempre una massima aurea per i capitalisti italiani e lo Stato liberale si mostrava ormai incapace di applicarla. La sua sorte era pertanto decisa.(...)

Il capitalismo era abbastanza diffuso in italia per distruggere in larga misura certe sopravvivenze del passato (molte proprieta' comuniali e molti usi civici che sostenevano l'economia contadina, il piccolo artigianato domestico delle campagna, le vecchie forme di assistenza) che assicuravano una certa stabilita' di vita alle masse agricole, ma non abbastanza ne' per creare nuove possibilita' di lavoro nelle citta' ne' per elevare il tenore di vita nelle campagne: al contrario le esigenze dell'accumulazione capitalistica, in un paese di ritardato sviluppo, portarono alla compressione del tenore di vita delle masse lavoratrici sia agricole che urbane.(...)

In generale il  capitalismo nella sua avanzata distrugge tutta una serie di attivita' e professioni indipendenti (la bottega dell'artigiano, il negozio del piccolo commerciante, in larga misura la piccola proprieta' terriera) incapaci di tenere il passo con lo sviluppo capitalistico, ma al tempo stesso crea una serie di nuove attivita' che assorbono e utilizzano gli ex-titolari di quelle posizioni indipendenti e in ultima analisi l'elemento di relativa stabilita' e sicurezza che l'appartenenza ad una grande organizzazione puo' consentire appare agli occhi del lavoratore moderno preferibile alla vecchia indipendenza. In italia, proprio a cagione della relativa arretratezza capitalistica e della insufficienza dei suoi ritmi di sviluppo, e' accaduto che la distruzione delle vecchie professioni e delle vecchie posizioni, del vecchio equilibrio economico, non era seguita dalla creazione di nuove possibilita' di lavoro, dall'instaurazione di un nuovo equilibrio. E anche quell'altro fenomeno che il capitalismo ha suscitato ovunque di una larga promozione sociale era in italia  per le stesse ragioni frenato e limitato:
quando il figlio di un contadino o di un artigiano conquistava un diploma di maestro, ragioniere o avvocato, non per questo riusciva a conquistare una posizione sociale adeguata, e spesso rimaneva un disoccupato o uno spostato, sradicato ormai dal suo vecchio ambiente ma non in grado di sistemarsi nel nuovo. Donde una larga parte di ceto medio in una situazione economica e sociale instabile e, conseguentemente, di irrequietezza psicologica e politica, animato da un sordo rancore verso il sistema che lo confinava ai suoi margini ma al tempo stesso voglioso di conquistarsi proprio l'ingresso in quel sistema stesso.(...)

questo ceto medio irrequieto continuava ad aderire all'ordine sociale in cui rappresentava un elemento permanente di turbamento e irrequieta instabilita', dando vita a tutta una serie di fenomeni caratteristici di queste situazioni che vanno si puo' dire, dal garibaldinismo risorgimentale al nazionalismo, all'interventismo e al fascismo, passando attraverso lo stesso socialismo e il sindacalismo rivoluzionario.(...) l'irrazionalismo e l'antidemocratismo sono le espressioni in cui si incarna l'aspirazione di questo ceto medio travagliato a un regime che gli dia finalmente quella posizione e funzione sociale cui inutilmente aspira da decenni. Ma naturalmente questo ceto medio non puo' essere il cemento della societa', non puo' essere il sostegno della stabilita' democratica.(...)

anche la' dove, pur fra alti e bassi, permane un equilibrio fondamentalmente democratico, elementi di fascismo sono presenti perche' essi sono coessenziali al tipo di societa' industriale moderna, ne costituiscono anzi in un certo senso la tendenza di fondo. Anche la' dove non si manifesta, questo nucleo di fascismo e' presente sotto la superficie democratica e l'indice di democraticita' di un paese sara' maggiore o minore anche in relazione all'incidenza minore o maggiore che questo nucleo di fascismo esercita sull'andamento della vita nazionale, minore solitamente nei periodi calmi, di equilibrio sociale, maggiore nei momenti di crisi, di tensione, di squilibrio. Sociologhi moderni hanno tendenza a vedere questo nucleo di fascismo principalmente nei ceti medi i quali in una societa' di tipo industriale, che implica continui e profondi mutamenti della struttura sociale, rischiano spesso di trovarsi ai margini della societa', e, per usare l'espressione del Mannheim, rischiano di trovarsi <disinseriti> e percio' scontenti e irrequieti, venendo cosi' a costituire un elemento turbolento e di squilibrio. In verita' questo ceto medio puo' costituire l'ala marciante del fascismo ma non rappresenta la forza determinante che sta' invece nella tendenza del grande capitale all'appropriazione del potere statale.(...)

Per sintetizzare in un'espressione la crisi del rapporto Stato-masse in quel dopoguerra si puo' dire che da unlato le masse premevano perche' il vecchio Stato liberale  si trasformasse in uno Stato democratico, ma ne' la classe dominante, ne' il ceto politico, ne' il quadro istituzionale, ne' infine gli stessi partiti di massa erano maturi per questo passaggio. Di fronte alla crisi del vecchio Stato, incapace di contenere questa nuova spinta e di attuare le necessarie trasformazioni, maco purtroppo una soluzione di ricambio che non fosse la rivoluzione di tipo sovietico o il fascismo.

E qui e' opportuno spendere qualche parola sulla responsabilita' del movimento operaio nell'ascesa al potere del fascismo. E' assolutamente gratuita l'idea che il fascismo abbia impedito in italia una rivoluzione socialista e abbia raccolto il consenso popolare proprio per salvare l'italia da questo pericolo. In realta' finche' il movimento operaio fu' forte fino al punto di poter rappresentare un pericolo per l'ordine costituito, il fascismo viceversa fu assai debole e le sue fortune cominciarono a salire dopo che il movimento operaio era gia' nella fase discendente. Il punto piu' alto della tensione rivoluzionaria in Italia fu toccato dai moti contro il caroviveri, cioe' nel luglio 1919, e a quell'epoca il fascismo era press'a poco inesistente e comunque prese posizione a favore dei moti stessi.; fra il luglio 1919 e l'occupaziuone delle fabbriche(settembre 1920) vi fu un periodo di alti e bassi, ma con tendenza ad una diminuzione della tensione, e del resto la stessa occupazione fu un momento di battaglia che aveva per gli operai essenzialmente un carattere difensivo. Dopo la fine dell'occupazione la tensione e la volonta' di lotta delle masse si abbassarono rapidamente e ogni possibilita' rivoluzionaria definitivamente tramontata, e invece la vera ascesa del fascismo comincera' soltanto piu' tardi. Con cio' cade anche la leggenda del fascismo sorto come reazione alle violenze rosse....piu' brutale e inumana fu la violenza fascista che continuo a svilupparsi, sotto la protezione dell'autorita', molto dopo che la violenza operaia era definitivamente tramontata. Se di una responsabilita' del movimento operaio deve tuttavia parlarsi, essa e' di altra natura e consiste soprattutto nell'incapacita' che esso allora dimostro' di offrire agli italiani soluzioni nuove e democratiche, delle soluzioni che potessero rappresentare un superamento del vecchio ordine liberale e potessero incanalare l'immenso malcontento che la guerra aveva lasciato dietro di se' e che non riguardava soltanto gli operai ma anche il ceto medio.

Purtroppo in seno al movimento operaio prevalsero altri atteggiamenti: da una parte la destra sembrava ansiosa di ritornare alla vecchia prassi del piccolo cabotaggio riformistico, dei favori sollecitati ai ministeri per le cooperative o per le leghe, e intanto rifiutava di assumersi responsabilita' nella situazione nuova, con lo specioso preteso che la guerra l'aveva voluta la borghesia e che spettva alla borghesia liquidarne le conseguenze.(...) Dall'altro lato la sinistra massimalistica (compresi i comunisti) aspettava il crollo dello Stato boirghese e voleva anche in italia una rivoluzione di tipo sopvietico, ma intanto non faceva nulla per prepararla e tanto meno operava per delle soluzioni che non fossero la rivoluzione."(1)

Ai suoi esordi il fascismo si presento' con i caratteri di un alternativa tanto al capitalismo quanto al comunismo e prima del "ritorno all'ordine" (seguito al discorso di Mussolini del 3 gennaio 1925) e della nascita del regime totalitario esso assunse la natura di un movimento politico "al di la' della destra e della sinistra", fondamentalmente contradditorio, composto da un'insieme di componenti  diverse, di elementi di continuita' e di rottura rispetto alla storia precedente del paese. Il fascismo espresse le velleita' di una "terza via" nemica della politica ed economia di tipo liberale, rea di meccanicismo, materialismo, individualismo, cosmopolitismo, e del comunismo collettivista ecc., e orientata, invece, a un organicismo comunitario legato a valori nazionali e spirituali. Le stesse velleita' le ritrovera' alla fine della sua tragica parabola storica, quando all'ombra del culto della morte e della persecuzione sanguinaria si reclamizzera' , per necessita propagandistiche, il ritorno a presunti principi socializzatori, anticapitalisti e antiborghesi del "fascismo-movimento" delle origini.

« Lo Stato che noi vogliamo instaurare sarà nazionale e sociale nel senso più lato della parola: sarà cioè fascista nel senso delle nostre origini. »(3)
« I nostri programmi sono decisamente rivoluzionari, le nostre idee appartengono a quelle che in regime democratico si chiamerebbero di sinistra; su ciò non può esserci nessun dubbio. NOI siamo i proletari in lotta contro il capitalismo, i rivoluzionari in cerca di un ordine nuovo. Se questo è vero rivolgersi alla borghesia agitando il pericolo rosso è assurdo. Lo spauracchio vero, in pericolo autentico, la minaccia contro cui lottiamo senza sosta viene da destra." »(4)

"Al momento di dover fissare quella che e' stata l'ideologia del fascismo, ci si accorge che non e' mai esistita o che una sovrastruttura ideologica e' stata, volta per volta , improvvisata sulla spinta dell'azione. Non si tratta di un' idea ma di un' insieme di idee parziali, rovesciate, che erano animate e coordinate  da una ragione retorica.(...) la storia del fascismo e' soltanto una storia di soluzioni pratiche, di risoluzioni dettate dall'opportunita' politica, per cui una volta esaurita la spinta meccanica del movimento non e' rimasto in piedi nulla di concreto, nulla di veramente soddisfacente dal punto di vista dell'ideologia(...) il movimento fascista, era anzitutto un movimento di reazione, in quanto non determinava la realta' ma la subiva e subendola cercava di inserirvisi; non aveva nulla di autentico da proporre, caso mai aveva soltanto un bisogno di opporsi e siccome la sua opposizione con una rete di interessi economici ben precisi, ben individuabili, traeva di li' la sua forza, la sua capacita' di organizzare la resistenza, ma sempre da un punto di vista "negativo", mai positivo. "(2)

Gia' nel maggio del '19 Mussolini, in una intervista dichiarava apertamente : " Le pregiudiziali sono delle maglie di ferro o di stagnola. Non abbiamo la pregiudiziale repubblicana, non quella monarchica, non abbiamo la pregiudiziale cattolica, socialista od antisocialista. Siamo dei problemisti, degli attualisti, dei realizzatori." E poco prima, nel marzo 1919, sulle colonne del Popolo D'Italia scriveva: "Noi ci permettiamo il lusso di essere conservatori e progressisti, reazionari e rivoluzionari a seconda delle circostanze di tempo, di luogo e di ambiente" .

Alle sue origini il fascismo si proclamo, con le parole del suo fondatore, "antipartito e movimento". La fondazione dei "fasci di combattimento", piazza san sepolcro-milano 1919, avvenne sulla base di un programma ambiguo e dalle "due anime": reazionario e conservatore (perché anti-proletario e antisocialista), 'rivoluzionario' (perché anticapitalista).
("Tra i suoi punti di 'sinistra', v'era la richiesta della giornata lavorativa di otto ore, il blocco degli affitti, la richiesta di un'imposta straordinaria sul capitale, l'aumento delle imposte dirette a carico dei ceti abbienti...")

In un paese con un ritmo economico poco intenso e istituzioni democratiche poco provate ed elastiche  il passaggio, che comportava una serie di riadattamenti, ridimensionamenti ecc., dallo stato di guerra a quello di pace mise il ceto medio al centro di malcontento ed agitazioni. Questo ceto medio intriso di cultura tradizionale, provinciale e retorica incapace di inserirsi nel processo produttivo moderno in condizioni di stabilita' e sicurezza fu presa del fascismo, della sua confusa e ambigua propaganda che prometteva una generica palingenesi nazionale. Del resto : " le contraddizioni del suo primo programma (del fascismo) sono le contraddizioni del ceto medio; le rivendicazioni estreme e le prese di posizione anticapitalistiche, antimonarchiche, aticlericali ed antiproletarie sono tipiche della sua mentalita' di quel tempo. Piu' che un programma vero e proprio, cioe' un insieme organico di soluzioni, esso comportava un cumulo di risentimenti. Il risentimento era allora il vero stato d'animo del ceto medio e l'interprete ideale doveva esserne Mussolini, la cui vita era stata un perenne risentimento contro la societa e la cui filosofia, come ha scritto un biografo inglese piuttosto benevolo, Finer, altro non era che una carica di risentimenti. Chi scorra il Popolo d'Italia di quei primi anni postbellici vedra' che gli attacchi alla plutocrazia e alle forze dominanti si alternano con gli attacchi al Partito socialista, e al tempo stesso vedra' un possibilismo pratico che spinge Mussolini ad applaudire ad ogni movimento di massa con la speranza di potervisi inserire e magari strapparne la direzione al Partito socialista(...)

Questo atteggiamento ambivalente, incerto, pragmatico, questa permanente disponibilita' per ogni soluzione, per qualunque riforma, per qualunque avventura, e al tempo stesso tutto questo risentimento contro tut