sulla servitu' moderna

Che epoca terribile quella in cui degli idioti governano dei ciechi

W.Shakespeare

 

e' possibile attivare i sottotitoli

il potere non si conquista, si distrugge

il nuovo padrone non e' che la totalita' dei servi

l'unica ideologia permessa e' il mondo cosi' com'e'

nel sistema totalitario mercantile non c'e piu' esilio possibile 

 

Entrare fuori Uscire dentro

Entrare fuori. Uscire dentro.
(scritta sui muri del DSM Trieste)

Tra le questioni attuali e fondamentali per tutta l'umanita', c'e' la questione del rapporto fra sapere e potere. Il problema del rapporto fra le collettivita' umane e la potenza sempre crescente di una tecnoscienza che si presenta come un potere anonimo, irresponsabile e incontrollabile dominata da una razionalita' strumentale per la quale la domanda: come distruggere l'umanita'? ha lo stesso valore della domanda: come salvarla?  (Continua)

la resistenza non e' mai finita

Lo stato della crisi e' lo stato della repressione che garantisce la ristrutturazione dei rapporti sociali tra le classi, del rapporto sociale di riproduzione capitalistico che la macchina del comando legittima come "interesse generale della societa'".
L'uso politico della storia fa parte di quella riforma del senso comune che serve a legittimare e a creare consenso intorno all'ordine e al potere dominante nel presente. La storia oggi cambia a seconda delle contingenze ideologiche dell'autorita' in carica al punto che i torturatori, gli assassini, i manovali del terrore nazista invece che "servi di Hitler e delle sue operazioni di bassa polizia" sono chiamati " combattenti" della Repubblica Sociale. Eppure gli esecutori della strategia hitleriana dell'orrore non erano affatto dei "combattenti" ma dei torturatori e dei sadici fanatici con in testa il culto della morte. Che questi assassini si siano fabbricati degli ideali di comodo "la patria", "l'onore" non cambia le carte in tavola e non cancella la somma delle sofferenze da loro inflitte. Che i "bravi ragazzi di Salo'" fossero in "buona fede" o che fossero degli "stupidi ingenui" non trasforma e non rende in alcun modo "positive le loro scelte". La storia non e' una somma di casi individuali e le suggestioni e le convinzioni soggettive non possono essere adottate come paradigma di fondazione della memoria e della coscienza civile di un paese. Nella storia contano i valori etici e per questo motivo irriducibile un partigiano non puo' essere equiparato con un repubblichino. La storia non la si puo' guardare dal buco della serratura come uno spettacolo televisivo.

La lotta di liberazione non e' mai finita. Continua in un paese ridotto ad uno stato di psicopolizia nel quale vige il totalitarismo maggioritario basato sulla manipolazione delle coscienze nelle ore di massimo ascolto.
Chi controlla i media controlla il popolo.
Chi controlla lo schermo controlla la mente di chi lo guarda.
La lotta di liberazione continua contro il tecnofascismo e lo  stato mediatico totalitario.

25 aprile 1945-25 aprile 2009
La Resistenza non e' mai finita.
Siamo antifascisti perche' non vogliamo sacrificare la nostra vita reale in cambio di liberta' illusorie e felicita' telecomandate da intossicati dello spettacolo.
La Resistenza e' un rovesciamento di forza e di prospettiva, il primato della vita sulla sopravvivenza, sullo spettacolo di un esistenza congelata e venduta al minuto. La Resistenza continua nelle reti non materializzate, nei rapporti diretti, nei contatti non costrittivi, nei rapporti di simpatia e di comprensione. Siamo ovunque, comunque degli agitatori rossi per liberta', per vita e per bisogno.

Chi controlla i media controlla il popolo.
Chi controlla lo schermo controlla la mente di chi lo guarda.
La lotta di liberazione prosegue contro il tecnofascismo e lo  stato mediatico totalitario.

"noi non pretendiamo di avere il monopolio dell'intelligenza ma quello del suo impiego."
Ora e sempre Resistenza!

soltanto parole

 

Rifiutarsi di comunicare e' una colpa scriveva Primo Levi. Comunicare il pensiero e i sentimenti e' necessario affinche l'uomo sia uomo. Finire, come nei campi di concentramento, il "non essere parlati" produce sugli uomini effetti rapidi e devastanti: "la lingua ti si secca in bocca, e con la lingua il pensiero."
Se non hai la fortuna di avere qualcuno con cui parlare finisci nel vuoto e ti collochi nell'ordine della nullita. a La comunicazione genera informazione e senza informazione non si vive.

Nella "Gaia Scienza", F. Nietzsche ricordava che "la coscienza" e il "linguaggio" (insieme alla scienza, alla verita' ecc...) sono un'espressione tarda dell'evoluzione umana, e rappresentano le possibilita' specifiche di un organismo di orientarsi nella realta', di agire e vivere. Sosteneva che "linguaggio" e "coscienza" si sono costituiti sotto la pressione del bisogno di comunicare: l'uomo (l'essere piu' "indeterminato" creato dalla natura) "piu' minacciato ebbe bisogno di aiuto, di protezione, ebbe bisogno dei suoi simili, dovette manifestare la sua miseria, sapersi far comprendere,- e per tutto questo ebbe innazitutto bisogno di <<essere cosciente>>, di sapere cio' che gli mancava, di <<sapere>> quale era il suo stato d'animo, di <<sapere>> cio' che pensava." Ma senza comprendere i limiti, in particolare, del linguaggio gli uomini hanno finito col proiettare le loro condizioni di sopravvivenza come attributi dell'essere in generale, scambiandoli per il "vero".
 
Primo Levi asseriva che il linguaggio e il pensiero concettuale sono dei mirabili strumenti, che il genere umano si e' costruito nel corso dell'evoluzione, per <<comprendere>>, cioe' per <<semplificare>>, ridurre il conoscibile a schema al fine di poter dirigere e determinare la nostre azione nell'ambiente. Senza questa profonda semplificazione aggiungeva "il mondo intorno a noi sarebbe un groviglio infinito e indefinito" che sfiderebbe la nostra capacita' di vivere, orientarci ed agire."

Per Levi questo desiderio umano di semplificare e' giustificato mentre non lo e' sempre la <<semplificazione>> perche' essa non rappresenta piu' "un'ipotesi di lavoro", e in quanto tale riconosciuta e utilizzata, ma un dispositivo che metodicamente confonde e scambia i suoi schemi e modelli per e con la realta'. In questo modo il pensiero e le parole si trasformano in un puri strumenti di potere e dominio. Come scriveva Horkheimer: il linguaggio diventa uno strumento come gli altri, nel gigantesco apparato di produzione della societa' moderna: "il significato e' soppiantato dalla funzione, dall'effetto sul mondo delle cose e dei fatti.(...) il linguaggio e' considerato solo un mezzo utile per fissare, conservare e comunicare gli elementi intellettuali della produzione o a guidare le masse."

Questa condizione di puro strumento produttivo del linguaggio trova il suo compendio in una sua regressione ad una fase magica:
"Come ai tempi in cui si credeva alla magia, ogni parola appare come una forza pericolosa, che potrebbe distruggere la societa' e della quale chi l'ha pronunciata deve rispondere. Di conseguenza, il controllo della societa' impone dei limiti alla ricerca della verita'. Si crede che non esista nessuna differenza fra pensare ed agire; cosi' ogni pensiero e' considerato un atto, ogni riflessione una tesi, e ogni tesi una parola d'ordine. Ognuno e' chiamato a rispondere di cio' che dice e di cio' che non dice; ogni cosa ed ogni persona sono classificate ed etichettate. La qualita' di essere umano, che non permette di identificare l'individuo con una classe, e' <<metafisica>>, e non ha posto nell'epistemologia empirica. La casella in cui l'uomo viene ficcato circoscrive il suo destino".

Oggi un concetto o un'idea sembrano avere significato solo in forza delle loro conseguenze-effetti sulla produzione e sulla condotta umana, in base al loro valore di mercato o di propaganda. Si stima che le parole non abbiano piu' un significato ma solo una funzione. "La preferenza per parole e frasi semplici e povere che si possono raggruppare alla prima occhiata e' una delle tendenze antintellettuali, antiumanistiche piu' evidenti nell'evoluzione del linguaggio moderno come in tutta la vita culturale dei nostri giorni...". Il nuovo linguaggio "degli individui che stanno per ammutolire" e' "un agglomerato di sfacciate frasi fatte, di collegamenti logici solo in apparenza, di parole galvanizzate che hanno il valore di marchi di fabbrica- eco confusa del mondo della reclame".

T.W.Adorno profeticamente diceva "la comunicazione, legge universale della convenzione, annuncia che non e' piu' possibile nessuna comunicazione...infatti gli uomini nel parlarsi, in parte sono guidati dalla loro psicologia (l'inconscio prelogico), in parte mirano a scopi che, in quanto intesi alla pura e semplice autoconservazione, si allontanano dall'oggettivita' che la forma logica fa balenare...il linguaggio si polarizza allo stadio della sua decomposizione. Qui diventa basic english, un francese, un tedesco ridotti a singole parole, a ordini pronunciati arcaicamente nel gergo di un universale disprezzo, quale si puo' esprimere nella familiarita' tra due contraenti inconciliabili; la' diviene il complesso delle proprie forme vuote, di una grammatica privatasi di ogni rapporto col contenuto del linguaggio e dunque della propria funzione di sintesi."

Il pensiero concettuale e il linguaggio nel capitalismo diventano i mezzi di un potere che vuole ridurre l'esistenza a dei modelli e a delle immagini cristallizzate che negano, tentano di controllare per sfruttarle economicamente la problematicita' e la contraddittorieta' e la complessita' della vita e delle sue forme.

L'esistenza completamente assorbita nel concetto infatti e', oggi, la forma adeguata al suo consumo produttivo da parte del capitale. Non e' un caso che l'apparato, la macchina produttiva capitalistica tende a negare che la vita sia nella sfera della della finitezza temporale, tra il nascere e il morire. Linguaggio e pensiero concettuale come mezzi di produzione del capitale si traducono in una macchina per oggettivare, reificare il flusso indeterminato e irriducibile dell'esistenza umana. In questa situazione tendono a disconoscere la loro finalita' propriamente umana cioe' il loro essere condizione di possibilita' di un processo relazionale degli uomini tra loro, degli uomini con loro stessi e il mondo. Questi "mirabili strumenti" non sono a disposizione di un processo che cerca risposte adeguate e condivise alla condizione esistenziale umana al suo essere situata nella precarieta' temporale ed esistenziale, ma al contrario servono ad elaborare una de-realizzazione del mondo, a reificare-oggettivare e consumare la vita e le sue molteplici forme. Essi operano per creare un "universo parallelo" dove non c'e' piu' "natura", non c'e' il dolore dell'esistere, non c'e' problematicita' del vivere che non sia ridotta a "problema tecnico" da affidare a degli "specialisti".
La "natura" dentro e fuori di noi viene valutata, osservata e studiata come un "errore", una "deviazione", una materia informe e minacciosa che bisogna domare e divorare. L'uomo deve approssimarsi al "non-vivente", al "produttivo assoluto", cioe' ad un sussistente funzionale che si deve lasciar sedurre dal suo corpo, dalla materia, dalle sue pulsioni inconsce e dalla sua carnalita' a comando, solo quando serve ad alimentare il dispositivo produttivo capitalistico.

Gli infiniti significati e possibilita' dell'esistenza sono imprigionati nell'orizzonte del controllabile e del consumabile produttivo per un sistema di potere che come una macchina che ha gettato a terra il conducente e corre cieca nello spazio.La societa' apparente del capitale e' ormai una macchina chiusa su se stessa, in un istinto di autoconservazione che ha perduto ogni relazione con l'umano.

Per sfruttare la vita nella sua totalita', fino alla sua liquidazione completa, il capitale cerca disperatamente di sciogliere e assorbire l'intreccio e la correlazione irriducibile, l'indeterminatezza essenziale dell'esistenza attraverso il linguaggio, i "segni"...Come scriveva Wittgenstein, qualsiasi cosa o fatto del mondo puo' essere trasformato in segno, "nominato" e in definitiva sottoposto ad una forma di controllo e di dominio. Ma questa "conversione" della vita in una trama di segni non esaurisce tutti i suoi possibili significati, non scioglie mai completamente la sua "ambiguita'". Non "e' possibile mediante il linguaggio uscire dal linguaggio...e cio' che appartiene all'essenza del mondo, il linguaggio non lo puo' esprimere". Parlare un linguaggio fa parte di una attivita', o di una forma di vita determinata e la relazione dell'uomo col mondo e con se stesso e gli altri non e' mediato solo dal linguaggio verbale. Esistono anche "segni" e "linguaggi" non -verbali.

I "segni" e il "linguaggio" non sono qualcosa di sussistente in se', ne' una "sostanza", ma sono sempre dentro un contesto, una situazione. Noi "comprendiamo" il significato di una parola solo perche' e' strettamente legata e intrecciata ad un complesso di comportamenti abituali che appunto costituiscono la nostra "forma di vita". Noi siamo al mondo prima di tutto con una corporeita' ed e' attraverso il corpo che apprendiamo originariamente questo mondo.
E' attraverso la sua sensibilita', il suo modo particolare di percepire e recepire che un corpo determinato entra in relazione con l'ambiente. Un corpo e' sempre nello spazio e nel tempo ed e' continuamente attraversato da bisognim passioni e pulsioni di ogni genere. Nella forma di vita culturale, fatta solo di segni e linguaggio, in asenza della sensibilita' del corpo non e' possibile nessuna vera esperienza e nessuna conoscenza.

"il mondo non e' cio' che io penso, ma cio' che io vivo". Gli "io astratti" nei segni e nel linguaggio "vanno bene ovunque e in nessun luogo". Il modo in cui comunichiamo definisce anche il mondo che c'e' intorno a noi e nel quale ci troviamo. Senza una percezione chiara dell'Altro nel suo essere "inconfondibile" la comunicazione degenera in quella che Heiddeger definiva "chiacchiera". La comunicazione puo' ricevere un senso umano solo nell'orizzonte di un progetto concreto cooperativo. In uno stato di "irrilevanza" e di "indistinzione" dell'Altro la comunicazione diventa quell'impersonale <<si dice>>, <<si parla>>. Qui si perde se stessi e si perdono gli altri in una massa anonima regolata da norme di condotta astratte. Nella "chiacchiera comprendiamo tutto ma senza alcuna appropriazione preliminare delle cose da comprendere. Essa e' alla portata di tutti e "non solo esime da una comprensione autentica, ma diffonde una comprensione indifferente, per la quale non esiste piu' nulla di incerto".
Quando il "sapere" diventa solo un "sapere di parole" noi abbiamo "soltanto parole, noi non conosciamo nulla".















se questo e' un blog

mi sono guardato in tv
ho visto molti segni che annunciano
sofferenze addizionali
Non c'e' un punto di luce per chi lavora
alla fabbrica degli specchi dei sogni
Esistenza precaria a tempo indeterminato
mi gettarono
nell'era della comunicazione globale

Povero ma connesso
ricamavo sogni caduti in terra
per illusioni di una vita vera
La cartomante e l'analista
sbirciando nell'anima del mio futuro
lo videro: il presagio era chiaro:
Comunicare, Comunicazione...
Eccola la parola magica che apre
la fortezza vuota in cui abito
in cui sogno ad occhi aperti
fantasie affettive
e nuoto  fiume immenso
di deliri e allucinazioni
Sovrastato da enormi edifici di violenza e morte
io faccio il prigioniero normale
ripiegato su me stesso
perso in una mente teatro
di rappresentazioni di ogni forma e genere
Una geografia di disamori
un terreno cosparso di ferite
dolori profondi rinnovati
ad ogni tentata fallita grande evasione
In questo tempo si dice che si comunica
e si comunica fino allo sterminio
Anch'io ho aperto un blog
Certo un po' turpe un po' patetico
ma blog
Pure io sono convenuto all'assemblea degli assenti
al convegno dell'elusione
Diventato oppresso disponibile al dialogo
al microcosmo di una societa' totalitaria
Davanti a me non c'e' carne
non c'e' sangue
Ho aperto anch'io un blog
brulica di parole sollevate dal suolo
manovale della scrittura
al servizio del silenzio
Io faccio il prigioniero normale

1 2 3 ... 32 33 34  Successivo»