peace, love and Linux&quot

Nella societa’ e nell’epoca della "fine del lavoro" la gente lavora a morte e tutta la vita e’ organizzata intorno al lavoro: si vive per lavorare, non si lavora per vivere. Le macchine, lo strumento piu’ potente per ridurre il tempo di lavoro, nel loro uso capitalistico, si trasformano in mezzi per imporre piu’ lavoro e ancora piu’ lavoro. Mentre i mainstream della rivoluzione hanno annunciato, con acuti squilli di tromba, che il lavoro, in preda ad una metamorfosi che lo rendera un affare del tutto etereo, che e’ ormai agonizzante e in via di estinguersi la vita e’ ridotta a riproduzione della forza-lavoro. L’aumento della produttivita’ del lavoro, grazie all’applicazione tecnologica della scienza alla produzione, non ha liberato la classe ma ha permesso al capitale di allargare l’imposizione di lavoro (formale e informale) a tutta la vita. Dopo che l’occupazione della societa’ da parte del lavoro si e’ compiuta ora, il capitale, si preoccupa di intensificarla e rinnovarla, di rivoluzionarla continuamente con l’uso della "forza-invenzione" che lavora a creare inedite frontiere del consumo e della, nuove merci e quindi nuovo lavoro. Le idee che fanno lavorare di piu’ e in modo sempre diverso (produttivo) infatti, oggi, si vendono molto bene sul mercato. Si e’ tanto andati avanti su questa strada che persino la liberta’ a suo modo rende. Il capitale di fatti e’ cosi’ dialettico che non si e’ arreso alla prima difficolta’: come si possono guadagnare dei soldi da qualcosa che non solo e’ libero ma anche gratuito (duplicabile senza consumarsi) come il software libero?:

L’impresa esiste per la comunita’ ma, soprattutto la comunita’ lavora per l’impresa. Questi sono i tempi della "cittadinanza aziendale" e di un’etica impossibile, quella del profitto… I manager dell’IBM sognano, insime ad Oracle, Sun Microsystems & company, che il software libero eroda quote di mercato, cioe’ di potere, di Microsoft fino alla sua sconfitta…L’IBM sui muri d’America ha scritto il suo grido di guerra: "peace, love and Linux&quot".

In Europa e in Italia si sta compiendo una colossale migrazione dei sistemi informatici verso soluzioni Open Source, nei settori dell’industria, dell’impresa e della Pubblica Amministrazione. Il software libero rispetto al software proprietario ha il "vantaggio competitivo" di offrire un elevato "Capitale Sociale" capace di integrare attivamente la "comunita’ degli utenti/consumatori" e soprattutto di fornire innovazione gratuita alle imprese.
Nel frattempo che i teorici dell’avvento del post-capitalismo si arrabattavano a fare i funamboli sul presunto decesso della teoria del valore-lavoro il Capitale e i suoi funzionari cercavano una soluzione pragmatica alla drammatica questione del come si possano fare soldi da un "bene non rivale"?. Infatti al presente la "vera rivoluzione" della "societa’ della comunicazione e della fine del lavoro" la sta’ imponendo il Capitale dall’alto creando un significativo trasferimento di valore da chi sviluppa software a chi eroga servizi…In questo immaterialissimo campo dei linguaggi super-astratti che fanno muovere le macchine e lavorare gli uomini il denaro si fa basandosi non piu’ sulla vendita di una licenza ma sulla fornitura di un servizio:

Quasi nessuna impresa o singolo e’ in grado di configurare, a seconda delle sue specifiche esigenze, la propria o le proprie macchine in modo autonomo e dunque, c’e’ e ci sara’ sempre bisogno di "consulenti esterni", tecnici e aziende indipendenti che facciano questo tipo di lavoro. "Il vantaggio competitivo", il valore aggiunto del "software libero"il potenziale per rivoluzionare la produttività aziendale… e’ che esso non ha costi di licenza-di uso del sistema operativo-programmi (infatti il software libero e’ prodotto dal lavoro collettivo per lo piu’ gratuito svolto da migliaia di programmatori-innovazione senza costi) e, inoltre un lavoratore di un impresa che gia’ possiede buone conoscenze informatiche di base potra’ essere formato all’utilizzo dei nuovi programmi (per es. OpenOffice) con costi irrisori. Basta rendersi conto del fatto che il 95% dei microprocessori prodotti nel mondo finiscono in settori produttivi diversi dall’industria dei pc e delle tele-comunicazioni per capire l’importanza economica del software incorporato nelle merci (intorno ai mille miliardi di euro all’anno) di ogni genere e quanto per questo i bassi costi, la qualita’, la configurabilita’ just-in-time e la "modularita’ del software libero acquistino una centralita’ per le imprese del profitto. Per non parlare del ruolo essenziale di questo tipo di software nel campo dell’automazione del lavoro: calcolatori e computer che coordinano e controllano le "isole di lavorazione" ( Fiat di Melfi docet); reti aziendali di computer comandano e regolo i processi produttivi…
Nelle industrie, ma non solo, ad es. Linux e’ assolutamente competitivo rispetto a Windows per il semplice fatto che ha un carattere "modulare": si puo’ lavorare ri-configurare alcuni segmenti di gestione dei processi senza interferire o compromettere la "rete produttiva nel suo complesso".

Il Capitale ha bisogno di innovazione diffusa a costo zero: essa produce "crescita economica" e il suo fondamento e’ "la comunita’ degli innovatori" che l’impresa non paga e per cui comunque non avrebbe le risorse necessarie a pagarla-manternendola sistematicamente integrata al suo interno.
La "comunita’" produce innovazione come il software e l’impresa l’adatta ai suoi scopi e in piu’ in preda al disinteresse piu’ sfrenato favorisce l’incremento e la sperimentazione da parte della "comunita’" e si fa paladino dell’accesso collettivo e gratuito al "bene pubbilico software".
L’open source e’ a tutti gli effetti uno strumento di crescita economica, di profitti, di cui le imprese si appropriano gratuitamente e pertanto non sono cosi’ idiote da volerne negare l’autonomia o desertificare tutta la psicologia umana-individuale-collettiva, l’indipendenza e la gratificazione emotiva e motivazionale che rende cosi’ tanto produttive e innovative le comunita’ di sviluppatori-utenti del software-libero.
In piu’ se il "software" non e’ un "bene rivale" non c’e’ problema l’ingresso nel mondo del lavoro salariato e’ garantita: basta offrire, in omaggio alla liberta’ e all’autonomia del sapere, non beni ma i servizi di assistenza remota e non, di consulenza specialistica.

Per l’impresa i vantaggi dell’adozione del software libero sono l’abbattimento dei costi di licenza del software e di concentrare i costi informatici
solo sui servizi di installazione, su eventuali customizzazioni del software e sul supporto evolutivo del software stesso.
Ma i vantaggi non si limatano a questo. Lo sviluppo in base al modello Open Source permette una correzione veloce ed approfondita dei "bug" dei programmi dal momento che a questo lavorano gratuitamente le comunità che supportano i diversi "progetti software" e che spesso sono costituite da migliaia di sviluppatori-utenti sparsi per il pianeta. La possibilità di disporre del codice sorgente costituisce una ulteriore garanzia per l’azienda utilizzatrice, in quanto permette si adattare il codice alle reali esigenze dell’azienda ed evitare all’azienda di doversi vincolare eccessivamente al venditore del software.

La "comunita’ open source", finito il tempo delle illusioni digitalrivoluzionarie, si e’ trasformata in una particolare forma di organizzazione del lavoro (forza-produttiva per il capitale): l’Open Source libera il lavoro (l’imposizione di lavoro) dai vincoli di tempo e di spazio. Il luogo di lavoro non è piùe lemento caratterizzante dell’organizzazione e l’orario sincronizzato non è più un’esigenza…non dimentichiamo che l’etica hacker è un’etica del piacere dove si di fatto si confonde il lavoro con il tempo libero e i risultati del lavoro hanno principalmente "un valore sociale"
<<L’assenza di un’organizzazione precisa dei tempi di lavoro confuta la regola benedettina per cui “l’ozio è nemico dell’anima” e fa rinascere l’idea di “ozio creativo”…>>

– le persone che compongono questa "unita’ produttiva virtuale" sono dislocate orizzontalmente e su uno stesso piano per cui
si possono monitorare-cotrollare a vicenda, procurarsi incentivi "allineati e non contrastanti".

– gli individui della "comunita’" inoltre hanno un forte senso etico nei confronti della comunita’ stessa in cui e di cui cercano di "massimizzare la reputazione". All’interno della comunità sisviluppa una buona reputazione che posso spendere nel mercato del lavoro…alleluia!

– la sperimentazione e’ meno aleatoria ed incerta poiche’ i numerosi, o la moltitudine della comunita’simultaneamente prova diversi approcci per arrivare alla soluzione di uno stesso problema. “stabilita una base di collaboratori sufficientemente ampia, ogni problema verrà rapidamente definito e qualcuno troverà la soluzione adeguata”.

– la comunità presta il proprio lavoro gratuitamente; l’azienda lavora per produrre profitto. Considerate l’azienda come una comunità Open Source in miniatura dove i diversi gruppi di lavoro si auto organizzano in comunità che condividono il proprio lavoro…Utilizzare software di collaboration per lo svolgimento di tutte le attività lavorative: instant messenger, email, wiki per il content management… in stile open:

<<- Predisporre sul sito intranet un’area per la libera condivisione dei documenti ponendo un moderatore alla supervisione dell’area. Il sistema di content management dovrebbe essere in grado registrare il numero di richieste di prelevamento relative ai vari documenti disponibili. Il numero complessivo di richieste costituirebbe un indice di gradimento e potrebbe essere convertito in crediti spendibili secondo modalità predefinite (concorrere alla definizione di premi di produzione, tradursi in benefit, ecc..).
– Rendere disponibile un sistema Wiki sulla intranet da implementare spontaneamente con i dizionari dei termini di uso comune legati alle attività di business dell’azienda.>>

Open Source Open for Business…Etica del Lavoro Etica del Lavoro Etica del Lavoro Etica del Lavoro Etica del Lavoro Etica del Lavoro…

Negli ultimi anni si è molto sviluppato il mercato dei software ERP-"software gestionali" che sono programmi che permettono di controllare e registrare le operazioni che si svolgono al interno dell’Impresa garantendo così "la tracciabilità di ogni elemento in qualsiasi momento" (merce o forza-lavoro). In questo settore i prodotti Open Source hanno raggiunto un’adeguata maturità così da permetterne l’implementazione al interno delle PMI a costo praticamente nullo. (le interfacce di controllo sono estremamente semplici da apprendere e da gestire: in Italia vedi Mosaico- la Whag Srl, produttore di Mosaico, come la maggior parte dei produttori Open Source, genera profitti dalla sua attività di consulenza per lo sviluppo e la personalizzazione del software in base alle esigenze del cliente).

Ma per la maggior parte delle PMI è sufficiente scaricare e installare il software per iniziare a lavorare. Nel caso si necessiti di personalizzazioni o sviluppo è possibile rivolgersi ai produttori ottenendo il necessario con un livello di assistenza superiore rispetto alle maggiori software house (le quali faticano a offrire servizi personalizzati per le PMI proprio in virtù delle loro dimensioni).

La rivoluzione del "modello" open source e’ l’aumento a costo quasi nullo della produttività aziendale… Cooperazione = profitti. La cooperazione "eterogenea e distribuita" del software libero abbatte i costi di ideazione/ realizzazione progetto/ circolazione dell’informazione…circolazione delle merci /gestione magazzini e vendite…/ di piu’ lingue e piu’ valute…Si sa’ la riduzioni dei costi e l’aumento del profitto non si puo’ ottenere senza  senza miglioramenti nella tecnologia e nel linguaggio che la fa girare…

 

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