la libia, la guerra, i nuovi goti, i nuovi vandali assediano l’impero

la libia, la guerra, i nuovi goti, i nuovi vandali assediano l’impero

L’economia del confine e’ la gestione dei flussi e dei movimenti dei corpi tanto all’interno di solidificate comunita’ illusorie che al loro esterno. La linea del confine e’ un invenzione mobile, una trincea che si sposta, che si apre e si chiude in funzione del contenimento dei movimenti planetari dei corpi. Recinzioni, blocchi navali, sofisticati apparati di controllo e intercettazione, muri e varchi controllati, mafie e trafficanti di uomini vegliano sui flussi e sulla circolazione caotica dei corpi. Quando questi flussi-movimenti di corpi rompono i margini, le barriere, sommergono gli argini dei canali di comunicazione tollerati, la loro amministrazione “ordinaria”, il quotidiano conflitto a bassa intensita’ che si gioca attorno ad essi si trasforma in guerra vera e propria. L’attuale estesa disponibilita’ di mezzi di comunicazione-trasporto risultato del moderno sviluppo tecnologico offrono a milioni di corpi la possibilita’ di raggiungere i loro oggetti di desiderio (reali o illusori che siano). Di fatto, gia’ la sola diffusione planetaria delle reti di comunicazione digitale, dei nuovi e vecchi media, attraverso la visione di modelli di consumo e stili di vita desiderabili, mette in movimento, anche solo immateriale, vasti segmenti della popolazione mondiale che sono localizzate in “aree depresse”. Non solo il binomio poverta’-crescita demografica ma anche la relazione tra comunicazione globale, diffusione di modelli di vita e desiderio di darsi un altra vita alimentano le spinte migratorie. All’interno delle vecchie comunita’ illusorie la gestione dei flussi migratori dei corpi si attua modularmente, attraverso l’uso ora flessibile ora piu’rigido del concetto giuridico di “cittadino” integrato con il concetto di “sicurezza”. Lo straniero e’ il non-cittadino, colui che si colloca fuori dalla comunita’dei cittadini organizzati nella forma di uno Stato e che gia’ solo per questo rappresenta una minaccia. Al loro esterno il controllo e l’amministrazione delle correnti migratorie assume un carattere sempre piu’ emminentemente militare e poliziesco.
Libera mobilita’ di capitali e merci e frontiere contro la circolazione delle persone, di flussi umani che sfuggono alla presa di una razionalita’ puramente economica ( che non si comportano come “fattori di produzione” ne’ come fattori mobili di “riequilibrio-livellamento dei salari “nazionali”…) e si mettono in movimento contro la “mal vie”. Il comportamento collettivo della fuga e’ un rifiuto attivo dell’assoggettamento a determinati livelli dati di sfruttamento, di aspettative e desideri. Questo grande rifiuto espresso nelle “rivolte del mediterraneo” viene oggi bombardato dagli aerei della cosiddetta “coalizione dei volenterosi”. Piu’ che far fuori Gheddafi si tenta di contenere, ricanalizzare, ricongelare la defezione, la diserzione sociale di massa dalla “cattiva vita”. L’obiettivo e’ paralizzare quel flusso inarrestabile di uomini e donne che e’ attualmente l’unico vero, credibile, concreto agente di trasformazione e mutamento dei rapporti di sfruttamento dominanti, di lotta contro insotenibile processo capitalistico di accumulazione e distribuzione ineguale delle disuguagliane, della qualita’ e delle prospettive dell’esistenza delle persone. Queste “fratture” create da una diseguale accumulazione della ricchezza possibile della vita che gli individui tentano di aggirare e attraversare sono sia esterne che interne alle comunita’ illusorie piu’ o meno storicamente cristallizzate dei “cittadini”. Le turbolenze e gli uragani che sconvolgono il mediterraneo annunciano l’attacco delle “tribu’ nomadi” contro i sedentari europei che ormai da molti decenni si affannano nel tentativo di addomesticare o sopprimere questi flussi umani visti come “destabilizzanti” e “distruttivi” del lo stile di vita. Ora, ultima ratio, la minaccia del “caos” viene fronteggiata con la guerra. Vortici, fiamme, onde d’urto, il disordine, il rumore generato dal moto caotico di milioni di molecole umane atterrisce l’europa. La soluzione ai problemi posti dai densi flussi di corpi che assediano l’occidente e’ la “guerra diffusa”, le “rappresaglie” militari, che riduce la mobilita’ umana nel breve periodo e che la intensifica nei tempi lunghi.

A dicembre 2010, amesty international, dichiara che Secondo le autorità libiche, ci sono oltre tre milioni di “migranti irregolari” in Libia, molti provenienti da altre parti dell’Africa.
A febbraio 2011, “l’agenzia di protezione delle frontiere”-Frontex ha valutato che i potenziali migranti dall’africa insieme alle migliaia di libici in fuga in seguito ai disordini che attraversano il paese si aggirano su una cifra tra 750.000 e 1,5 milioni.

“In Libia, cittadini stranieri, inclusi i rifugiati, i richiedenti asilo e i migranti sono particolarmente vulnerabili e vivono nella paura costante di essere arrestati e detenuti per lunghi periodi, torturati o altrimenti maltrattati”, ha dichiarato Malcolm Smart, direttore dell’Ufficio di Amnesty International per il Medio Oriente e Nord Programma Africa.

La tortura e altri abusi dei rifugiati, richiedenti asilo e migranti in Libia è sistematica. Nonostante questo, nel mese di ottobre, la Commissione europea ha firmato un “programma di cooperazione” con le autorità libiche sulla “gestione dei flussi migratori” e “controllo di frontiera” fino al 2013, secondo il quale la UE verserà Libia 50 milioni di euro.

Nel frattempo, un più ampio “accordo quadro” tra l’UE e la Libia è in corso di negoziato, anche al fine di consentire la “riammissione” in Libia di cittadini di “paesi terzi” che entrano nell’UE dopo che sono transitati attraverso la Libia.
L’UE ei suoi Stati membri chiudono gli occhi davanti alle continue violazioni dei diritti umani in Libia, pur di ottenere la cooperazione della Libia, al fine di arginare il flusso di persone che giungono in Europa dall’Africa. Di tutti i crimini commessi da Gheddafi oggi piu’ che mai va ricordato quello della sua complicità nella politica di immigrazione dell’Unione europea, in particolare dell’Italia.

In un discorso televisivo alla Francia in una domenica di inizio marzo, Sarkozy ha detto che “dall’altra parte del Mediterraneo, e’ in corso un immenso sconvolgimento”; “Creando la democrazia e la libertà contro ogni forma di dittatura, queste rivoluzioni possono aprire una nuova era”; “Dovremmo avere un unico obiettivo: Aiutare queste persone che hanno scelto di essere libere”: ma dopo la retorica di rito ha messo in guardia l’Europa pche potrebbe otrebbe affrontare un onda “incontrollabile” di profughi in fuga Nord Africa se le agitazioni continuano: “Non sappiamo quali sono le conseguenze di questi eventi sui  i flussi migratori”.

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