Domenica, Gennaio 27, 2008

gli assassini sono fra di noi

i militi delle SS si divertivano ad ammonire cinicamente i prigionieri:
<In qualunque modo questa guerra finisca, la guerra contro di voi l'abbiamo vinta noi; nessuno di voi rimarra per portare testimonianza, ma se anche qualcuno scampasse, il mondo non gli credera'. Forse ci saranno sospetti, discussioni, ricerche di storici, ma non ci saranno certezze. E quando anche qualche prova dovesse rimanere, e qualcuno di voi sopravvivere, la gente dira' che i fatti che voi raccontate sono troppo mostruosi per essere creduti: dira' che sono esagerazioni della propaganda alleata, e credera' a noi, che negheremo tutto, e non a voi. La storia dei Lager, saremo noi a dettarla>

"(...)anche noi siamo abbagliati dal potere e dal prestigio da dimenticare la nostra fragilita' essenziale: col potere veniamo a patti, volentieri o no, dimenticando che nel ghetto siamo tutti, che il ghetto e' cintato, che fuori del recinto stanno i signori della morte, e che poco lontano aspetta il treno."

"I movimenti non tradizionali della destra radicale si affacciano sulla scena dei paesi europei alla fine dell'Ottocento come forme di reazione al liberalismo, alla crescita dei movimenti socialisti della classe operaia e piu' in generale "contro l'ondata di stranieri che si era abbattuta sul mondo nella piu' grande emigrazione che la storia avesse conosciuto fino a quella data. Uomini e donne erano emigrati non solo attraverso gli oceani e le frontiere internazionali, ma anche dalla campagna alla citta', da una regione all'altra dello stesso stato per diventare cosi' stranieri in casa d'altri.
Anticipando quanto sta' accadendo alla fine del nostro secolo, gli ultimi anni del secolo scorso aprirono la strada alla xenofobia di massa di cui il razzismo-la protezione della purezza del patrimonio genetico contro la contaminazione o lo sconvolgimento radicale prodotti dall'invasione di orde subumane-diviene l'espressione piu' comune.(...) Il cemento comune di questi movimenti era il risentimento dei "piccoli uomini" in una societa' che li schiacciava fra la roccia del grande affarismo da un lato e le asperita' dei movimenti in ascesa delle classi lavoratrici dall'altro. Una societa' che, come minimo, li privava della posizione rispettabile occupata nell'ordine sociale tradizionale, e che essi credevano fosse loro dovuta, e che d'altro canto impediva loro di acquisire uno stato sociale al quale si sentivano in diritto di aspirare. Questi sentimenti trovarono la loro espressione caratteristica nell'antisemitismo che, in molti paesi, nell'ultimo quarto del secolo scorso, inizio a produrre specifici movimenti politici basati sull'ostilita' contro gli ebrei. Gli ebrei erano presenti quasi ovunque e potevano facilmente rappresentare tutto cio' che c'era di odioso, terribile e minaccioso in un mondo sleale. A cio' contribuiva la loro adesione alle idee dell'illuminismo e della Rivoluzione francese in virtu' delle quali si erano emancipati e nel far cio' avevano acquisito un ruolo sociale assai piu' vistoso. Gli ebrei potevano servire come simboli dell'odiato capitalismo finanziario, come pure dell'agitazione rivoluzionaria, dell'influenza corrosiva degli intellettuali <sradicati> e dei nuovi mezzi di comunicazione di massa, nonche' della concorrenza economica-come non considerarla <sleale>?-che conferiva loro una quota sproporzionata di impieghi in certe professioni, per le quali si richiedeva istruzione e cultura; infine l'ebreo poteva essere assunto come il simbolo dello straniero e dell'estraneo in quanto tale. Per non citare, tra le opinioni antiebraiche, quella diffusa tra i cristiani di vecchio stampo per i quali gli ebrei erano stati gli assassini di Gesu'.
L'antipatia per gli ebrei era diffusa ovunque nel mondo occidentale e la posizione degli ebrei nella societa' ottocentesca era certamente ambigua. Tuttavia il fatto che gli operai in sciopero fossero inclini, anche quando aderivano a movimenti socialisti non razzisti, ad aggredire i negozianti ebrei e a ritenere che i loro datori di lavoro fossero ebrei(e questo era spesso un giudizio esatto in larghe zone dell'europa centro-orientale), non deve indurci a considerarli come protonazionalsocialisti(...) L'antisemitismo contadino dell'europa centro-orientale, dove per ragioni pratiche l'ebreo costituiva il punto di raccordo fra leconomia di sussistenza dell'abitante del villaggio e l'economia esterna dalla quale la vita del villaggio dipendeva, era senz'altro un fattore costante ed esplosivo, e lo divenne ancor piu' allorche' le societa' rurali slava, magiara o romena vennero scosse in misura crescente dagli incomprensibili terremoti del mondo moderno. Tra gente cosi' ignorante le storie sugli ebrei che sacrificavano i bambini cristiani potevano ancora essere credute e nei momenti di esplosione dei conflitti sociali si arrivava ai progrom, che furono incoraggiati dalle forze politiche reazionarie nell'impero zarista, soprattutto dopo l'assassinio dello zar Alessandro II nel 1881 a opera dei socialisti rivoluzionari. Una via diritta conduce dall'originario antisemitismo rurale allo sterminio degli ebrei nella seconda guuerra mondiale.(...)
I nuovi movimenti della destra radicale, che si richiamavano a precedenti tradizioni d'intolleranza, pur trasformandole essenzialmente, facevano presa in particolare sui gruppi sociali medi e bassi.(...)Senza alcun dubbio gli attivisti della svastica nelle Alpi austriache provenivano in larga parte da quella specie di professionisti di provincia-veterinari, geometri e simili-che un tempo erano liberali  e avevano costituito una minoranza emancipata in un ambiente dominato dal clericalismo contadino. Allo stesso modo, negli ultimi anni del nostro secolo, la disintegrazione del proletariato operaio e dei movimenti socialisti ha lasciato campo libero all'istintivo sciovinismo e razzismo di tanti lavoratori manuali. Finora, pur non essendo immuni da tali sentimenti, essi avevano esitato ad esprimerli pubblicamente, a causa della loro fedelta' a partiti che erano fortemente contrari a queste forme di fanatismo. Dagli anni '60 la xenofobia occidentale e il razzismo politico si trovano diffusi soprattutto fra i ceti operai e fra i lavoratori manuali. Comunque, nei decenni d'incubazione del fascismo, tali indirizzi erano propri di coloro che non lavoravano sporcandosi le mani.Gli strati sociali medi e medio-bassi rimasero la spina dorsale dei movimenti fascisti durante tutti gli anni dell'ascesa del fascismo. Questo fatto non viene negato neppure da quegli storici che sono ansiosi di sottomettere a revisione i risultati unanimi di quasi tutte le analisi elaboorate dal 1930 al 1980 sulla base sociale del nazismo.(...)In senso generale possiamo dire che l'attrazione della destra radicale era tanto piu' forte quanto piu' grande era la minaccia portata alla posizione occupazionale o all'aspettativa consueta di occupazione degli esponenti del ceto medio, proprio mentre si piegava e spezzava quella struttura sociale che doveva garantire sicurezza alla loro condizione.(...)L'ascesa della destra radicale dopo la prima guerra mondiale fu indubbiamente una risposta al pericolo, anzi alla realta', della rivoluzione sociale e della accresciuto potere della classe operaia e, piu' in particolare fu una risposta alla Rivoluzione d'Ottobre e al leninismo. Senza questi fatti non ci sarebbe stato il fascismo, perche' sebbene in un certo numero di paesi europei dalla fine dell'Ottocento si fosse registrata una presenza vociante e aggressiva dell'estrema destra demagogica, queste forze politiche erano state tenute sotto controllo, quasi sempre con facilita', fino al 1914.
Sotto questo profilo gli apologeti del fascismo hanno probabilmente ragione nel sostenere che Lenin ha generato Mussolini e Hitler. Comunque e' del tutto illegittimo discolpare la barbarie fascista che essa fu ispirata dalle precedenti strocita' attribuite alla Rivoluzione russa, come sono giunti a fare alcuni storici tedeschi negli anni '80(Nolte,1987).
Inoltre si devono avanzare due importanti riserve alla tesi che la violenta' reazione di destra fu essenzialmente una risposta alla sinistra rivoluzionaria. In primo luogo, tale tesi sottovaluta l'impatto della prima guerra mondiale su uno strato sociale medio e medio-basso, composto di soldati e di giovani che, dopo il novembre 1918, erano frustrati per aver perso la lro occasione eroica. Il mito del soldato che era stato al fronte e aveva combattuto in prima linea doveva giocare un ruolo importante nella mitologia della destra estrema(...)il 57% dei fascisti italiani della prima ora erano ex militari.(...)
La seconda riserva che va' mossa a quella tesi e che la reazione di destra non era solo una risposta contro il bolscevismo, ma contro tutti i movimenti, in ispecie quelli organizzati della classe operaia, che minacciavano l'ordine sociale o che potevano essere accusati di averlo fatto crollare. Lenin era il simbolo di questa minaccia. Molti politici europei non temevano tanto i partiti socialisti, i cui capi erano abbastanza moderati, bensi' paventavano la crescita del potere della classe operaia, sempre piu' radicalizzata e convinta dei propri mezzi. La crescita della classe operaia conferiva nuova forza ai vecchi partiti socialisti e finiva cosi' per renderli indispensabili al sostegno degli stati liberali. Non e' un caso che negli anni subito dopo la guerra la richiesta basilare che gli agitatori socialisti avevano avanzato fin dal 1889(la giornata lavorativa di 8 ore)fosse accolta quasi ovunque in Europa. Fu la minaccia implicita nell'accresciuto potere della classe operaia a gelare il sangue dei conservatori e non tanto che i leader dei partiti socialisti lasciassero le tribune dell'opposizione per diventare i ministri di nuovi governi.(...)La destra tradizionale poteva considerare la Russia dei senzadio come l'incarnazione di tutto il male del mondo, ma la sollevazione dei generali spagnoli nel 1936 non fu diretta contro i comunisti, se non altro perche' rappresentavano la frazione piu' piccola del Fronte popolare. Essa fu diretta invece contro l'adesione popolare crescente, almeno fino alla guerra civile, alle posizioni socialiste e anarchiche. Fare di Lenin e di Stalin la scusa che spiega l'origine del fascismo e' una indebita razionalizzazione post factum. E tuttavia cio' che si deve spiegare e' perche' la reazione di destra dopo la prima guerra mondiale vinse nella forma del fascismo. Infatti prima del 1914 erano gia' esistiti movimenti estremistrici dell'ultradestra, istericamente nazionalisti e xenofobi, intolleranti e brutali, accesamente antiliberali, antidemocratici, antisocialisti e antirazionalisti, imbevuti dei miti del sangue, della terra patria e del ritorno ai valori che la modernita' aveva scardinato. questi movimenti ebbero una qualche influenza nell'ambito della destra politica e in alcuni circoli intellettuali, ma non prevalsero in alcun paese. Cio' che diede loro l'opportunita' di emergere dopo la prima guerra mondiale fu il crollo dei vecchi regimi e con essi delle vecchie classi dirigenti e dei loro sistemi di potere, di influenza e di egemonia. Se i vecchi regimi avessero continuato a funzionare non ci sarebbe stato bisogno del fascismo. Infatti in Gran Bretagna, a prescindere dai brevi entusiasmi di cui si e' detto, il fascismo non guadagno' terreno. Neppure in Francia vi riusci, almeno fino alla disfatta del 1940.(...)Non ci fu' bisogno del fascismo neppure in quei paesi di recente costituzione in cui una nuova classe dirigente nazionalista pote' prendere il potere. Costoro potevano essere reazionari e potevano optare per governi autoritari, ma e' una prospettiva deformante, prodotta dalla stessa retorica fascista, quella che vuole identificare con il fascismo ogni spostamento verso la destra antidemocratica avvenuto in Europa fra le due guerre.(...)

Le condizioni ottimali per il trionfo dell'ultradestra erano: un vecchio stato i cui meccanismi direttivi non erano piu' in grado di funzionare; una massa di cittadini disorientati, disillusi e scontenti che non sapevano piu' a che autorita' obbedire; forti movimenti sociali che minacciavano o che sembravano minacciare la rivoluzione sociale, ma che non erano effettivamente in condizione di attuarla; un'ondata di risentimento nazionalistico contro i trattati di pace del 1918-20. In queste condizioni le vecchie elite dirigenti senza piu' risorse erano tentate di affidarsi all'estrema destra, come fecero i liberali italiani con i fascisti di Mussolini e come fecero i conservatori tedeschi con i nazionalsocialisti di Hitler nel 1932-33.(..)ne' in Italia ne' in Germania il fascismo <conquisto' il potere>, a dispetto della retorica in entrambi i paesi sulla <conquista delle strade> e sulla <marcia su Roma>. In entrambi i casi il fascismo pervenne al potere grazie alla connivenza del vecchio regime, se non per sua stessa iniziativa(come in Italia)cioe' in maniera costituzionale. La novita' del fascismo fu che, una volta al potere, si rifiuto' di accettare le regole del vecchio gioco politico e, dove pote', assunse il pieno controllo dello stato.(...)
A questo punto dobbiamo brevemente sbarazzarci di due tesi sul fascismo, l'una di marca fascista, ma fatta propria da molti storici liberali, l'altra cara al marxismo sovietico ortodosso, le quali sono parimenti inadeguate alla comprensione del fascismo: quella del fascismo come rivoluzione e quella del fascismo come espressione del <capitalismo monopolistico> o dei grandi interessi economici borghesi.

I movimenti fascisti avevano in se' elementi propri dei movimenti rivoluzionari nella misura in cui tra i loro aderenti vi erano persone che volevano una trasformazione fondamentale della societa', spesso in senso spiccatamente anticapitalista e antioligarchico. Tuttavia, il cavallo del fascismo rivoluzionario non riusci' a partire e in ogni caso non riusci' a correre. Hitler elimino' rapidamente coloro che prendevano sul serio la componente <socialista> del partito <nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi>, alla quale egli non aveva mai creduto. L'utopia di un ritorno a una sorta di Medioevo piccolo-borghese, popolato di contadini proprietari, di artigiani come Hans Sachs e di ragazze dalle trecce bionde, non era un programma attuabile in un grande stato del ventesimo secolo(salvo che in quegli incubi che erano i piani di Himmler per la purificazione della razza), meno che mai in regimi che, come quello italiano e tedesco, erano impegnati a loro modo nella modernizzazione e nel progresso tecnologici.(...) Il nazismo aveva certamente un programma sociale per le masse, che in parte riusci' ad attuare: vacanze, sport, la produzione della <macchina del popolo>, quella Volkswagen che il mondo conobbe dopo la seconda guerra mondiale col nome di <maggiolino>. Il suo risultato principale, comunque, fu di liquidare la Grande crisi piu' efficacemente di ogni altro governo, perche' l'antiliberalismo dei nazisti aveva l'aspetto positivo che non li vincolava alla credenza nelle virtu' del libero mercato. Nonostante tutto questo, il nazismo dev'essere considerato una modernizzazione e una rivitalizzazione del vecchio regime, piuttosto che un regime sostanzialmente nuovo e diverso.(....)

Parlare di una <rivoluzione fascista> faceva parte della retorica del regime, anche se per molti fascisti italiani quella retorica era sincera. Il fascismo, assai piu' che un sistema rivoluzionario, era un regime che faceva gli interessi delle vecchie classi dirigenti. Era nato infatti come una difesa contro le agitazioni sociali rivoluzionarie del periodo postbellico, diversamente dal nazismo, che sorse come reazione ai traumi della Grande crisi e all'incapacita' della Repubblica di Weimar di fronteggiarli.(...)

Quanto alla tesi del fascismo come espressione del <capitalismo monopolistico> la questione e' che il grande capitale ppuo' venire a patti con qualunque regime che non ne intenda effettivamente espropriarlo, e dunque ogni regime deve venire a patti con esso. Il fascismo non fu <l'espressione degli interessi del capitalismo monopolistico> piu' di quanto non lo fossero il New Deal americano, il governo laburista inglese o la Repubbllica di Weimar...

"I lager nazisti sono stati l'apice, il coronamento del fascismo in Europa, la sua manifestazione piu' mostruosa; ma il fascismo c'era prima di Hitler e Mussolini, ed e' sopravvissuto, in forme palesi o mascherate, alla sconfitta della seconda guerra mondiale. In tutte le parti del mondo, la' dove si comincia a negare le liberta' fondamentali dell'uomo, e l'uguaglianza fra gli uomini, si va' verso il sistema concentrazionario, ed e' questa una strada su cui e' difficile fermarsi.(...)
A molti, individui o popoli, puo' accadere di ritenere, piu' o meno consapevolmente, che <ogni straniero e' nemico>. Per lo piu' questa convinzione giace in fondo agli animi come un'infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all'origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena sta' il Lager. Esso e' il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza: finche' la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano. La storia dei campi di distruzione dovrebbe venire intesa da tutti come un sinistro segnale di pericolo.(...)
Forse quanto e' avvenuto non si puo' comprendere, anzi non si deve comprendere, perche' comprendere e' quasi giustificare. Mi spiego: <comprendere> un proponimento o un comportamento umano significa(anche etimologicamente) contenerlo, contenerne l'autore, mettersi al suo posto, identificarsi con lui. Ora, nessun uomo normale potra' mai identificarsi con Hitler, Himmler, Goebbels, Eichmann e infiniti altri.(...)Se comprendere e' impossibile, conoscere e' necesario, perche' cio' che e' accaduto puo' ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre. Per questo, meditare su quanto e' avvenuto e' un dovere di tutti. Tutti devono sapere, o ricordare, che Hitler e Mussolini, quando parlavano pubblicamente, venivano creduti, applauditi, ammirati, adorati come dei.(...)

Le idee che proclamavano non erano sempre le stesse, e in generale erano aberranti, o sciocche, o crudeli; eppure vennero osannati, e seguiti fino alla loro morte da milioni di fedeli. Bisogna ricordare che questi fedeli, non erano aguzzini nati, non erano(salvo poche eccezioni)dei mostri: erano uomini qualunque. I mostri esistono, ma sono troppo pochi per essere veramente pericolosi; sono piu' pericolosi gli uomini comuni, i funzionari pronti a credere ed obbedire senza discutere, come Eichmann, come Hoss comandante ad Auschwitz, come Stangl comandante di Treblinka, come i militari francesi vent'anni dopo, massacratori in Algeria, come i militari americani di trent'anni dopo, massacratori in Vietnam.
Occorre ddunque essere diffidenti con chi cerca di convincerci con strumenti diversi dalla ragione, ossia con i capi carismatici: dobbiamo essere cauti nel delegare ad altri il nostro giudizio e la nostra volonta'. Poiche' e' difficile distinguere i profeti veri dai falsi, e' bene avere in sospetto tutti i profeti; e' meglio rinunciare alle verita' rivelate, anche se ci esaltano per la loro semplicita' e il loro splendore, anche se le troviamo comode perche' si acquistano gratis. E' meglio accontentarsi di altre verita' piu' modeste e meno entusiasmanti, quelle che si conquistano faticosamente, a poco a poco e senza scorciatoie, con lo studio, la discussione e il ragionamento, e che possono essere verificate e dimostrate. E' chiaro che questa ricetta e' troppo semplice per bastare in tutti i casi:
un nuovo fascismo, col suo strascico di intolleranza, di sopraffazione e di servitu', puo' nascere fuori dal nostro paese ed esservi imposrtato, magari in punta di piedi e facendosi chiamare con altri nomi; oppure puo' scatenarsi dall'interno con una violenza tale da sbaragliare tutti i ripari. Allora i consigli di saggezza non servono piu', e bisogna trovare la forza di resistere: anche in questo, la memoria di quanto e' avvenuto nel cuore dell'Europa, e non molto tempo addietro, puo' essere di sostegno e di ammonimento."

"Le prime notizie sui campi d'annientamento nazisti hanno cominciato a diffondersi nell'anno cruciale del 1942. Erano notizie vaghe, tuttavia fra loro concordi: delineavano una strage di proporzioni cosi' vaste, di una crudelta' cosi' spinta, di motivazioni cosi' intricate, che il pubblico tendeva a rifiutarle per la loro stessa enormita'. E' significativo come questo rifiuto fosse stato previsto con ampio anticipo dagli stessi colpevoli; molti sopravvissuti(tra gli altri Simon Wiesenthal nelle ultime pagine di "Gli assassini sono fra noi) ricordano che i militi delle SS si divertivano ad ammonire cinicamente i prigionieri:
<In qualunque modo questa guerra finisca, la guerra contro di voi l'abbiamo vinta noi; nessuno di voi rimarra per portare testimonianza, ma se anche qualcuno scampasse, il mondo non gli credera'. Forse ci saranno sospetti, discussioni, ricerche di storici, ma non ci saranno certezze. E quando anche qualche prova dovesse rimanere, e qualcuno di voi sopravvivere, la gente dira' che i fatti che voi raccontate sono troppo mostruosi per essere creduti: dira' che sono esagerazioni della propaganda alleata, e credera' a noi, che negheremo tutto, e non a voi. La storia dei Lager, saremo noi a dettarla>(...)

Del resto, l'intera storia del breve <Reich Millenario> puo' essere riletta come guerra contro la memoria, falsificazione orwelliana della memoria, falsificazione della realta', fino alla fuga dalla realta' medesima.

(..)nell'autunno del 1944 i nazisti fecero saltare le camere a gas e i crematori di Auschwitz, ma le rovine ci sono ancora, e a dispetto delle contorsioni degli epigoni e' difficile giustificarne la funzione ricorrendo ad ipotesi fantasiose.Il ghetto di Varsavia, dopo la famosa insurrezione della primavera del 1943, fu raso al suolo, ma la cura sovra-umana di alcuni combattenti-storici(storici di se stessi!)fece si che, tra le macerie spesse molti metri, o contrabbandata al di la' del muro, altri storici trovassero la testimonianza di come, giorno per giorno, quel ghetto sia vissuto e sia morto.
Tutti gli archivi dei Lager sono stati bruciati negli ultimi giorni di guerra, e questa e' stata una perdita irrimediabile, tanto che ancora oggi si discute se le vittime siano state quattro o otto milioni: ma sempre di milioni si parla....
Prima che i nazisti facessero ricorso ai giganteschi crematori multipli, gli innumerevoli cadaveri stessi dele vittime, uccise deliberatamente o consumate dagli stenti, uccise deliberatamente, potevano costituire una prova, e dovevano essere fatti sparire in qualche modo. La prima soluzione macabra al punto da fare esitare a parlarne, era stata quella di accatastare semplicemente i corpi, centinaia di migliaia di corpi, in grandi fosse comuni, il che fu fatto segnatamente a Treblinka, in altri Lager minori, e nelle retrovie russe. Era una soluzione provvisoria, presa con bestiale noncuranza quando le armate tedesche trionfavano su tutti i fronti e la vittoria finale sembrava certa(...) Ma dopo la svolta di Stalingrado ci fu un ripensamento: meglio cancellare subito tutto. Gli stessi prigionieri furono costretti a disseppellire quei resti miserandi ed a bruciarli su roghi all'aperto....(...)
L'ignoranza voluta e la paura hanno fatto tacere anche molti potenziali testimoni <civili> delle infamie dei Lager. Specialmente negli ultimi anni di guerra, i Lager costituivano un sistema esteso, complesso, e profondamente compenetrato con la vita quotidiana del paese; si e' parlato con ragione di "universo concentrazionario, ma non era un universo chiuso. Societa' industriali grandi e piccole, aziende agricole, fabbriche di armamenti, traevano profitti dalla manodopera pressoche' gratuita fornita dai campi. Alcuni sfruttavano i prigionieri senza pieta', accettando il principio disumano(ed anche stupido) delle SS, secondo cui un prigioniero ne valeva un'altro, e se moriva di fatica poteva essere immediatamente sostituito; altre, poche, cercavano cautamente di alleviarne le pene. Altre industrie, o magari le stesse, ricavavano profitti dalle forniture ai Lager medesimi: legname, materiali per costruzione, il tessuto per l'uniforme a righe dei prigionieri, i vegetali essiccati per la zuppa, eccetera. Gli stessi forni crematori multipli erano stati progettati, costruiti, montati e collaudati da una ditta tedesca, la Topf di Wiesbaden. E' difficile pensare che il personale di queste imprese non si rendesse conto del significato espresso dalla qualita' o dalla quantita' delle merci e degli impianti commissionati dai comandi SS. Lo stesso discorso puo' essere fatto, per quanto riguarda la fornitura del veleno che fu impiegato nelle camere a gas di Auschwitz: il prodotto, sostanzialmente acido cianidrico, era usato da molti anni per la disinfestazione delle stive, ma il brusco aumento delle ordinazioni a partire dal 1942 non poteva passare inosservato...
(...)
In nessun altro luogo del tempo e dello spazio si e' assistito ad un fenomeno cosi' imprevisto e complesso: mai tante vite umane sono state spente in cosi' breve tempo, e con una cosi' lucida combinazione di ingegno tecnologico, di fanatismo e crudelta'.(...)

I nuovi revisionisti tedeschi tendono a presentare le stragi hitleriane come una difesa preventiva contro un'invasione <asiatica>. La tesi mi sembra estremamente fragile. E' da dimostrare che i Russi intendessero invadere la Germania; anzi la temevano, come ha dimostrato l'affrettato accordo Ribbentrop-Molotov; e la temevano, giustamente , come ha dimostrato la successiva, improvvisa aggressione tedesca del 1941. Inoltre, non si vede come le stragi <politiche> operate da Stalin potessero trovare la loro immagine speculare nella strage hitleriana del popolo ebreo, quando e' ben noto che, prima della salita al potere di Hitler, gli Ebrei tedeschi erano profondamente Tedeschi, intimamente integrati nel Paese, considerati nemici solo da Hitler stesso e dai pochi fanatici che inizialmente lo seguirono. L'identificazione dell'ebraismo col bolscevismo, idea fissa di Hitler, non aveva alcuna base obiettiva, specialmente in germania, dove notoriamente la maggior parte degli Ebrei apparteneva alla classe borghese.
Che il <Gulag fu prima di Auschwitz> e' vero; ma non si puo' dimenticare che gli scopi dei due inferni non erano gli stessi. Il primo era un massacro fra uguali; non si basava su un primato razziale; non divideva l'umanita' in superuomini e sottouomini; il secondo si fondava su un'ideologia impregnata di razzismo. Se avesse prevalso, ci troveremmo oggi in un mondo spaccato in due, <noi> i signori da una parte, tutti gli altri al loro servizio o sterminati perche' razzialmente inferiori.(...)I Lager...Non erano un'imitazione <asiatica>, erano bene europee, il gas veniva prodotto da illustri industrie chimiche tedesche; e a fabbriche tedesche andavano i capelli delle donne massacrate; e alle banche tedesche l'oro dei denti estratti dai cadaveri.(...)

"molti sintomi denunciano che la generale assoluzione e' ormai la tentazione maestra di troppi intellettuali, oltre che la pretesa della professione politica. L'Europa vuole dimenticare di aver generato il fascismo, e il semplice rammentarlo viene giudicato di cattivo gusto...

1) il secolo breve- Eric J. Hobsbawm
2) i sommersi e i salvati; la tregua- P. Levi



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