Lunedì, Giugno 30, 2008

ero partito da casa senza niente in testa


Premessa per una riflessione scomposta:

"Ad intervalli una voce si elevava su tutte le altre: <per il duce e per il re>
e subito tutti in coro: <eia, eia, eia alalàaa!>
Noi eravamo dietro la gente ferma al lato della strada, ma da sul cavallo si vedeva benissimo.-Toh, guarda, c'e anche don Sergio, il figlio del commendatore!-esclamo il massaio. Non si era accorto che io ero partito da casa senza niente in testa e soggiunse:- Levati la coppola, guagliu'-togliendosi la sua-che bastonano chi non si scopre il capo.
Chi me la da?-risposi
Giro' la testa per guardare se era vero."
                           (N. Di. Silvio-ricuccio)

"noi siamo sempre in ritardo sulla stupidità, perchè ci precede sempre"
                                            (Jean Baudrillard)

"Con il termine pluralismo si suppone che l'utopia sia stata gia' realizzata: e' un modo per tranquillizzarsi."
                                              (T.W.Adorno)

Oggi la conoscenza  e' creata e prolifera nella forma del valore di scambio: viene prodotta per essere venduta e consumata come bene culturale-(creazione di desideri, identita', significati, estetica...) o per essere valorizzata in un nuovo processo produttivo (nuove macchine, riduzione dei costi, innovazione dei processi produttivi, informazione ecc). La tecnologia digitale, le reti di comunicazione, mediano, allargandone i confini, questo processo di valorizzazione (oggettivazione della conoscenza come merce -software, codici, informazione ecc.), e  circolazione (accellerata rispetto ai vecchi canali accademici, tecnici, scolastici ecc). Il processo di totale economicizzazione della conoscenza, per la natura incommensurabile alla semplice misura del tempo di lavoro di quest'ultima, non e' lineare ne esente da contraddizioni (v. copyright, diritto d'autore, brevetti, limiti di condivisione ed uso proprietario ecc...). Tuttavia , questa "traduzione" (economica) in termini di valore di scambio, d'investimenti e profitti della conoscenza avanza, e flussi di denaro e flussi di conoscenza-informazione si muovono secondo lo stesso modello e attraverso gli stessi canali informatici e telematici: Denaro e potere, conoscenza e potere sono le due facce di una stessa medaglia. Chi controlla il denaro, il denaro come mezzo di produzione e riproduzione del rapporto tra capitale e lavoro, controlla allo stesso tempo i mezzi di produzione e distribuzione della conoscenza.

Oggi l'astratto materialismo delle scienze naturali, un materialismo che esclude la storia e il suo processo, si compone col pensiero filosofico post-moderno che rivendica, implicitamente, come un dato di fatto, la trasformazione della societa' capitalista per disconoscere l'intreccio tra tecno-scienza e profitto. Ogni epoca ha la sua ortodossia filosofica, ovviamente plurale: Derrida, Lyotard, Baudrillard....ecc Questi filosofi post-moderni critici-critici di Marx si contraddistinguono per una fiducia illimitata in una nuova fede metafisica: la scienza. Essi credono, anche quando sembrano negarlo, che "l'essenza della societa'" sia determinata dalle forze produttive, indipendentemente dalle loro modalita' sociali. La loro filosofia, lo scriveva Adorno circa 40 anni fa, e' calata nel buio del loro bagaglio ideologico per cui usano il trionfo delle forze produttive tecniche per far credere che l'utopia, irrealizzabile negli attuali rapporti sociali di produzione, sia gia' un fatto compiuto entro il loro quadro. Questi emminenti accademici, costituitisi in un soviet trascendentale della cultura hanno decretato che  la tecno-scienza e' una fatalita' dell'essere. Per loro e' ininfluente il modo in cui questa "fatalita'" si intreccia con i rapporti sociali.

Dimenticano, volentieri e molto in fretta che "Entro il medium costituito dalla tecnologia, la cultura, la politica e l’economia si fondono in un sistema onnipresente che assorbe o respinge tutte le alternative. La produttività e il potenziale di sviluppo di questo sistema stabilizzano la società e limitano il progresso tecnico mantenendolo entro il quadro del dominio." Il fatto che la razionalità tecnologica sia divenuta razionalità politica questi filosofi aristocratici lo traducono nel loro linguaggio raffinato nei termini di "fine dell'economia politica", "fine del lavoro", "morte del soggetto", "mancanza di fondamento", "tramonto dei valori", "nascondimento dell'essere"...Gli interessi del profitto, del dominio e del controllo si ritirano nella razionalita' tecnologica e loro, i filosofi post-moderni, ne deducono la scomparsa, prima che della "realta'", dello sfruttamento di classe, dell'antagonismo...

La tecno-scienza, come oggettivazione del potere del capitale, mistifica, rendendola irriconoscibile, una relazione sociale che ne costituisce la sostanza: Il suo presupposto elementare è che il lavoro produca immediatamente il valore di scambio, che il lavoro vivente sia una merce, lavoro salariato (quale che ne sia la forma). Nel sistema del dominio del lavoro morto sul lavoro vivo l'illusione e' la regola da sempre, lo e' gia' nell' ideologia dell'economia politica che nel "libero mercato" promette l'equita' e l'equivalenza dei rapporti di scambio e poi, piu' tardi nell'idea che la conoscenza, la tecno-scienza, divenuta la  principale forza produttiva del capitale, sia una  "variabile indipendente" dai rapporti sociali dominanti.

La tecnologia digitale, in particolare internet, si rivela uno strumento di "assorbimento" della conoscenza collettiva per le imprese che possiedono la necessaria potenza tecnico-organizzativa-economica ( capacita' di controllo e dominio del flusso informativo...) per  tradurla in progetti operativi, nuovi prodotti, servizi, innovazione ecc. e ovviamente in profitti; la scienza, presuntamente neutrale, si presta ad un astratto accrescimento del potere del capitale sulla vita ( capacità di trasformare la conoscenza in produttività economica grazie alla creazione di nuove tecnologie). Ma nessuno dei nostri filosofi post-molto-postmoderni coglie che nella trasformazione tecno-scientifica e nelle sue "rivoluzioni" resta intatta:
L'incapacita' di rappresentarsi concretamente il mondo diverso da come appare, in modo schiacciante, a coloro che lo compongono; "l'atteggiamento dello spirito fissato e manipolato" che diviene forza reale e contribuisce proprio a quella repressione che un tempo il suo contrario, lo spirito libero, voleva eliminare.
Il "progresso" qui,  non puo' che assumere il volto di "quell'orribile idolo pagano, che beveva il nettare soltanto dai teschi degli uomini uccisi"...

L'espansione delle forze produttive aumenta il potere umano sulla natura, ma il carro del destino ha gettato a terra il conducente e corre cieco nello spazio: "man mano che l'umanita' domina la natura, l'uomo sembra divenire schiavo degli altri uomini o delle sue stesse carenze. Anche la pura luce della scienza sembra in grado di brillare soltanto sullo sfondo oscuro dell'ignoranza. Tutte le nostre scoperte, tutto il nostro progresso sembra avere il risultato di arricchire di vita intellettuale le forze materiali, e di appiattire la vita umana al livello di una forza materiale". Quanto piu' l'umanita' domina la natura tanto piu' gli individui diventano schiavi di questo dominio. E' il trionfo della scienza che assoggetta le forze della natura (anche di quella "interna"-umana) non per un fine vitale ma per la "la cupidigia mera e cruda", per la ricchezza astratta, per quell'avidita' di denaro che ormai si comporta come una forza naturale...

Oggi come non mai le forze produttive sono plasmate dai rapporti di produzione (l'apriori totale), e in modo cosi' integrale che appaiono (soprattutto ai nuovi filosofi) come il dato essenziale, mentre quelli sono divenuti una seconda natura. A essi va attribuita la responsabilita' del fatto che gli uomini debbano morire di fame in gran parte della terra, in un insensato contrasto con le reali possibilita'. Il fatto che le forze produttive e i rapporti di produzione costituiscono oggi una sola cosa, e che pertanto la societa' possa venire costruita direttamente a partire dalle forze produttive, e' l'aspetto attuale di un'illusione socialmente necessaria.

Diciamo socialmente necessaria in quanto attraverso di essa, vengono riportate ad una specie di denominatore comune momenti del processo sociale-ivi inclusi gli uomini viventi-che una volta erano effettivamente separati gli uni dagli altri: la produzione materiale, la distribuzione, il consumo vengono amministrati contemporaneamente. I loro confini, che precedentemente, anche all'interno del processo complessivo delle loro sfere specifiche, si distinguevano chiaramente, si confondono.

La totalita' del processo di mediazione, in virtu' del principio dello scambio di merci, produce una immediatezza, per cosi' dire, di secondo grado, e di carattere illusorio. Questa permette a sua volta, nella misura del possibile, di cancellare o di rimuovere dalla coscienza gli elementi di divisione e quelli di carattere antagonistico.(...) non esiste alcun soggetto globale sul piano sociale: occorrerebbe riportare l'illusione ad una formula, e affermare che tutto cio' che esiste sul piano sociale e' oggi cosi' interamente integrato in se stesso, che il suo carattere totalitario viene reso irriconoscibile da questa stessa integrazione. Non esiste piu' un punto di vista esterno a questo meccanismo, dal quale sia possibile dare un nome a questa realta' fantasmatica: non rimane che appellarsi alla sua incoerenza interna. (E' quanto Horkheimer e Adorno intendevano dire, alcuni decenni or sono, introducendo il concetto di <schermo tecnologico>.)

La falsa identita' tra l'organizzazione del mondo e quella dei suoi abitanti, attraverso l'espansione della tecnica, finisce per confermare i rapporti di produzione, che continuano cosi' a sussistere, non contestati, sebbene sia altrettanto difficile scorgere a vantaggio di chi essi agiscano, e chi siano i proletati. L'autonomia del sistema nei confronti di tutti, anche dei detentori del capitale, ha raggiunto i suoi limiti: ed e' divenuta una fatalita' che si esprime nell'angoscia, la quale-secondo l'espressione di Freud, dilaga ovunque, proprio in quanto non riesce piu' a fissarsi su alcun oggetto vivente, ne' individui, ne' classe. Tuttavia e' evidente che, in ultima analisi, permangono ancora le relazioni umane nascoste dietro i rapporti di produzione; e percio' l'onnipotente ordine delle cose costituisce ancora una mera ideologia, virtualmente impotente.

Non e' lo sviluppo tecno-scientifico ad essere incontrollabile ma il potere dei rapporti di produzione, la totalita' delle relazioni sociali che si riproducono indipendentemente dalla volonta' e dalla coscienza degli uomini.
I rapporti di scambio, l'astrazione oggettiva a cui ubbidisce il processo vitale sociale, il suo potere (di questa astrazione) sugli uomini e' piu' vivente di quello di ogni istituzione particolare "che si costituisce silenziosamente in base a quello schema e lo impone agli uomini. L'impotenza che coglie l'individuo di fronte al tutto, ne e' la drammatica espressione".

Tutti i potenziali della produzione divengono forze produttrici di capitale, percio' il capitale si presenta come loro soggetto ed e'  questa la ragione per cui il prodotto dispone del produttore, l'oggetto del soggetto...L'unita' del processo sociale, il fine e' affidato ad un meccanismo impersonale ed inumano, il principio del valore di scambio, che opera come una "forza naturale"; il capitale si ritira, si mistifica, nello sviluppo tecno-scientifico, assume per se' la massima che "la visibilita' e' una trappola":  questa massima generalizzazione del rapporto di produzione capitalistico all'esistenza intera viene equivocato come fine dell'economia politica, fine del "lavoro", "tramonsto dei valori e dei fondamenti"...

La tecnologia svela il comportamento attivo del capitale verso la natura, di cui l'umanita' e' parte integrante...; svela l'immediato processo di produzione della  vita, e con esso anche l'immediato processo di produzione dei rapporti sociali vitali dell'uomo. Solo la tecnologia concepita astrattamente sembra estranea ai rapporti sociali con i quali e' intrecciata, ma lontano dall'elaborazione filosofica del suo mito essa rivela il suo carattere conservatore: rivoluzionare dalle fondamenta-per conservarla- la mediazione formale del rapporto capitalistico, cioe' del rapporto tra capitale e lavoro vivo.

La scienza e' un fattore di produzione  e gli scienziati sono lavoratori delle imprese capitalistiche...Chi e' il padrone della vostra testa?

Il fatto che le forze produttive e i rapporti di produzione costituiscono oggi una sola cosa non ci permette di parlare di una espressione distorta della tecnologia e di essa come di uno "strumento di dominio". Non c'e un uso distorto della tecnologia poiche'  essa coincide compiutamente con il dominio. I rapporti sociali di produzione  sono cosi' integrati con la tecno-scienza che ogni inversione appare naturale e il suo contrario un antico pregiudizio. Ma  solo la filiazione nazista della filosofia poteva concepire l'arte, l'estetica, come l'ultimo antitodo a questo stato di cose: mentre la tecnica si mangia lo spazio, lo divora per vomitarlo in valore di scambio, l'arte lo sospende, lo illumina di senso e lo loscia stare...sic! "voltare le spalle": questo e' il segreto della nuova filosofia...: un'alzata di spalle del medico di fronte alla morte. Il "girare in tondo" nella "radura" recintata dal capitale recitando il mantra: "Più filosofica della scienza e più rigorosa, ossia più vicina all'Essenza della Cosa stessa, è l'arte", e' la giusta pena di quelli che confondono "l'essere", comune alle identita' piu' disparate, col denaro. ( Il denaro e' l'essere che va' distinto dall'ente: il valore di scambio dalla merce...)
 
La "decontaminazione" del pensiero dalle vecchie concezioni, dall'utopia e infine dall'immaginazione procede nella scienza come nella filosofia "post-moderna" nella stessa misura in cui cresce il regno e l'onnipotenza del denaro che istruisce la "scomparsa del reale", quel "risalire all'infinito" che non giunge mai a nulla, o al nulla.  Esso e' il genio che genera quell'oscena promiscuita' di tutte le cose, quella confusione totale e "quell'eta' della simulazione" (oggi tanto in voga) in cui gli oggetti contraddittori iniziano a baciarsi e  le cose impossibili si fondono:
La connessione  sociale degli individui espressa nel valore di scambio-nel denaro, che realizza questa astrazione-significa
che l’insieme delle relazioni sociali, delle condizioni dell'esistenza  degli individui (apparentemente indipendenti) si contrappongono autonomamente a questi, che la loro individuale collisione reciproca produce un potere sociale estraneo che li sovrasta. Nel valore di scambio reificato, oggettivato nel denaro, gli individui estraniano la loro propria relazione sociale , il loro potere e realizzano l'unita' e l'integrazione reciproca come un rapporto naturale esterno e indipendente da loro stessi.":  E qui saltano fuori i troll, quelli che, lo "spazio spazieggia", il denaro si fa corpo, il vuoto instaura i suoi luoghi...gli uomini dispongono e misurano...soprattutto misurano tra uno stato di grazia e l'altro, tra una sniffata e una pera.
Che surrealismo!

L'autonomizzazione del mercato mondiale (nel quale e' racchiusa l'attivita' di ogni singolo) cresce con lo sviluppo dei rapporti monetari (del valore di scambio) e questa autonomizzazione del mercato mondiale e' la prova di come ai singoli il loro stesso scambio e la loro stessa produzione si contrappongono come un rapporto oggettivo, da essi indipendente. Questa universale dipendenza degli individui nella produzione e nel consumo cresce di pari passo con la loro indifferenza reciproca di consumatori e di produttori. Lo sviluppo di questa estraneazione produce contraddizioni e crisi che si tenta di superare restando sul suo stesso terreno: listini dei prezzi correnti, corsi dei cambi, sviluppo dei mezzi di comunicazione.
L'avvento dell'era dell'informazione...prima del computer...; la scienza arrivera in soccorso piu' tardi facendo sfoggio di fantasmagorici ritrovati tecnici.

Nel rapporto di denaro, nel sistema di scambio sviluppato i vincoli di dipendenza personale, le differenze di sangue, di formazione ecc. sono effettivamente saltati, lacerati e gli individui sono immersi in un'illusione di indipendenza, cioe' in uno stato di indifferenza ed equivalenza assoluta. Nella produzione globale, nel mercato mondiale, in questa connessione "naturale", indipendente dal sapere e dal volere degli individui, si generano processi di ricambio materiale e spirituale  che forniscono le basi per distruggere i ristretti rapporti di consanguineita', di connessione locale, di signoria e schiavitu' ecc. e per liquidare gli individui, le individualita', che entrano in relazione reciproca solo in una certa determinatezza, come signore feudale e vassallo, come proprietario fondiario e servo della gleba ecc., oppure come membri di caste ecc., o come appartenenti a un ceto ecc. E' evidente che il superamento di questi vincoli di "comunita'", di "dipendenza personale", rapporto patriarcale, feudalesimo, corporazione, di sangue ecc. resta solo una seduzione in un sistema in cui le condizioni di esistenza entro le quali gli individui entrano in contatto sono indipendenti e incontrollabili dagli stessi .

La "limitazione personale" non viene abolita, semplicemente si sviluppa come "limitazione materiale" , come la dissoluzione in forma generale dei "rapporti di dipendenza"(personali). Anche qui gli individui entrano in relazione reciproca soltanto come individui determinati solo,  la dipendenza degli individui gli uni dagli altri  ora, e' mediata da astrazioni, da cose...

I rapporti di dipendenza personali come emanazione di rapporti di produzione e scambio sviluppati, spogliati di ogni illusione,  appaiono come una regressione rispetto agli stadi di sviluppo precedente in cui il singolo individuo appare piu' "compiuto", integrato in una pienezza originaria di relazioni e questa contrapposizione romantica resuscita nella coscienza borghese quei vincoli personali che oggettivamente sono saltati. Da qui le chiacchiere sull'alienazione dell'uomo , sulla "condizione di totale svuotamento" dell'individuo moderno, il "tramento dei valori"...  

L'espressione teoretica idealizzata e sublimata  del sistema sviluppato del valore di scambio, dei rapporti di denaro appare nella filosofia aristocratica dei "postmoderni" in forma di giudizi di valore contrabbandati come "interpretazioni".
Ovviamente ognuno s'impone la sua disciplina spirituale e sfodera i suoi giudizi di valore in rapporto alle sue condizioni di conservazione e crescita. La filosofia per la filosofia doveva procurarsi la fonte magica della sua inesauribile produttivita' : l'inutile ipotesi dell'intepretazione a prescindere dalla soggettivita'...

Chi interpretera' gli interpretatori?
"l'irrazionalita' della societa' borghese nella sua fase piu' tarda e' restia a farsi comprendere: erano ancora bei tempi quelli in cui si poteva scrivere una critica dell'ecoomia politica di questa societa', cogliendola nella ratio a lei propria(...)la societa' ha ormai gettato questa ratio tra i ferri vecchi sostituendola virtualmente con una disponibilita' immediata su ogni cosa.(...) la condizione in cui non c'e piu' natura(...)
non e' piu' possibile distinguere la fase della completa reificazione del mondo, che non lascia dietro di se' nulla che non sia opera dell'uomo, e cioe' la fase della catastrofe permanente, da un processo catastrofico prodotto aggiuntivamente e appositamente dall'uomo, in cui la natura e' stata cancellata e dopo il quale non cresce piu' niente(...)  il puro predominio sulla natura diventa obbligo di sterminio.

"Poiché il denaro, in quanto è il concetto esistente e in atto del valore, confonde e inverte ogni cosa, è la universale confusione e inversione di tutte le cose, e quindi il mondo rovesciato, la confusione e l'inversione di tutte le qualità naturali ed umane." E' il denaro che muta la fedeltà in infedeltà, l'amore in odio, l'odio in amore, la virtù in vizio, il vizio in virtù, il servo in padrone, il padrone in servo, la stupidità in intelligenza, l'intelligenza in stupidità... in quanto è il mezzo e il potere esteriore, cioè nascente non dall'uomo come uomo, né dalla società umana come società, in quanto è il mezzo universale e il potere universale di ridurre la rappresentazione a realtà e la realtà a semplice rappresentazione, trasforma tanto le forze essenziali reali, sia umane che naturali, in rappresentazioni meramente astratte e quindi in imperfezioni, in penose fantasie, quanto, d'altra parte, le imperfezioni e le fantasie reali, le forze essenziali realmente impotenti, esistenti soltanto nell'immaginazione dell'individuo, in forze essenziali reali e in poteri reali."

Il principio metafisico del valore di scambio , l'onnipotenza del denaro  e poi il feticismo delle forze produttive sono  il motore incosciente della speculazione filosofica postmoderna, il segreto della  "qualsiasi algebra combinatoria" e della "generazione simulata delle differenze"  che danza sul cadavere del "referente".  La funzione prima e piu' essenziale del soggetto, del resto, e' quella di ingannarsi: il denaro e' il potere universale che riduce "la rappresentazione a realtà e la realtà a semplice rappresentazione". Il denaro inventa veramente l'esperienza, la crea; esso precostituisce e produce  la realta' della teorizzazione. Come diceva Debord..., lo spettacolo e' l'altra faccia del denaro...e anche della filosofia.

"Quando io ho voglia di mangiare oppure voglio servirmi della diligenza perché non sono abbastanza forte per fare il cammino a piedi, il denaro mi procura tanto il cibo quanto la diligenza, cioè trasforma i miei desideri da entità rappresentate e li traduce dalla loro esistenza pensata, rappresentata, voluta nella loro esistenza sensibile, reale, li traduce dalla rappresentazione nella vita, dall'essere rappresentato nell'essere reale. In quanto è tale mediazione, il denaro è la forza veramente creatrice. La domanda esiste, sì, anche per chi non ha denaro, ma la sua domanda è un puro ente dell'immaginazione, che non ha nessun effetto, nessuna esistenza per me, per un terzo, per la (...); e quindi resta per me stesso irreale, privo di oggetto. La differenza tra la domanda che ha effetto, in quanto è fondata sul denaro, e la domanda che non ha effetto, in quanto è fondata soltanto sul mio bisogno, sulla mia passione, sul mio desiderio, ecc., è la stessa differenza che passa tra l'essere e il pensare, tra la semplice rappresentazione quale esiste dentro di me e la rappresentazione qual è per me come oggetto reale fuori di me."

Dentro e fuori, notte e giorno, uomo e casa perdono ogni rigida oggettivita' e si fondono in una combinazione che li trascende; l'aperto e il chiuso, il qui e il la'-miseri avverbi di luogo-sono tutti poco piu' di una schematizzazione, una forza di dogmatizzazione dei filosofemi da parte delle istanze dell'espressione, cosi' riflette il filosofo post-post-moderno e a queste "fissazioni" esso contrappone  figure dinamiche e ricche come quelle della spirale e poi dice: "l'essere dell'uomo e' un esere defissato. Ogni espressione lo defissa". L 'incielamento  della spirale del denaro che non raggiunge mai il suo centro consente a questo pensiero di porsi al di sopra  del reale, di tutto cio' che puo' essere visto e toccato immediatamente per comporre un nuovo quadro in cui il vivente, la natura e l'umanita' sopravvivono come "rumore", impurita', disturbo e al piu' come riserva d'informazioni per la scienza o di nuove potenzialita' dello spettacolo onirico globale:

"Siccome il denaro si scambia non con una determinata qualità, né con una cosa determinata, né con alcuna delle forze essenziali dell'uomo, ma con l'intero mondo oggettivo, umano e naturale, esso quindi, considerato dal punto di vista del suo possessore, scambia le caratteristiche e gli oggetti gli uni con gli altri, anche se si contraddicono a vicenda. È la fusione delle cose impossibili; esso costringe gli oggetti contraddittori a baciarsi. Se presupponi l'uomo come uomo e il suo rapporto col mondo come un rapporto umano, potrai scambiare amore soltanto con amore, fiducia solo con fiducia, ecc. Se vuoi godere dell'arte, devi essere un uomo artisticamente educato; se vuoi esercitare qualche influsso sugli altri uomini, devi essere un uomo che agisce sugli altri uomini stimolandoli e sollecitandoli realmente. Ognuno dei tuoi rapporti con l'uomo, e con la natura, dev'essere una manifestazione determinata e corrispondente all'oggetto della tua volontà, della tua vita individuale nella sua realtà. Se tu ami senza suscitare una amorosa corrispondenza, cioè se il tuo amore come amore non produce una corrispondenza d'amore, se nella tua manifestazione vitale di uomo amante non fai di te stesso un uomo amato, il tuo amore è impotente, è un'infelicità."

La realta' e' impossibile da conoscere,  i vecchi dualismi e opposizioni di soggetto/oggetto, storia/natura...segno/significato sono stati tutti liquidati e' vero , ma e' vero anche che questo e' il frutto del dominio sempre piu' totalitario dell'equivalenza assoluta, della potenza del valore di scambio e, non dell'impero del caos, della complessita, delle differenze, tutt'altro , questa "indifferenza" e quest'equivalenza procedono dall'essenza del valore di scambio, del denaro che nel momento stesso in cui annulla e spegne le qualita' le resuscita, le riduplica  come suoi medium...I postmoderni allora  ci danno sotto con i concetti di "differenza", "simulazione", "traccia", "ripetizione" ecc.

"Poiché lo scopo del lavoro non è un prodotto particolare che sta in un particolare rapporto con i bisogni particolari dell’individuo, ma è il denaro, ossia la ricchezza nella sua forma generale, la laboriosità dell’individuo non ha anzitutto alcun limite, è indifferente ad una sua particolarità, e assume qualsiasi forma che serva allo scopo; è ricca di inventiva nella creazione di nuovi oggetti destinati al bisogno. Il presupposto elementare della società borghese è che il lavoro produce immediatamente il valore di scambio, ossia il denaro...Il denaro è quindi immediatamente la reale sostanza comune, in quanto è la sostanza universale dell’esistenza per tutti, e nello stesso tempo il prodotto sociale di tutti.
Ma nel denaro, come abbiamo visto, la sostanza comune è nello stesso tempo mera astrazione, mera cosa estrinseca, accidentale per il singolo individuo e nello stesso tempo mezzo puro e semplice del suo soddisfacimento in quanto singolo individuo isolato. Ogni produzione è un’oggettivazione dell’individuo. Ma nel denaro (valore di scambio) l’oggettivazione
dell’individuo non è quella di lui in quanto è posto nella sua determinatezza naturale, ma di lui in quanto è posto in una determinazione (rapporto) sociale, che gli è nello stesso tempo estrinseca. Cio' che io posso pagare, quello io sono."

Siamo tutti prodotti dalle circostanze....il soggetto non e' libero di pensare al di fuori del linguaggio del denaro, cioe' del segno che rappresenta la cosa solo per rappresentare se stesso, ne' dal  suo libero fluttuare da un significato all'altro, cioe' da una merce all'altra. Il denaro non riflette la realta', esso e' la realta' per quanto sia un'astrazione. E' un'astrazione reale.
Non solo la verita' ma l'intera realta' sono solo metafore sublimate del denaro. I segni e i valori d'uso sono solo gli alibi del denaro.

L'essere differenziato non puo'  essere registrato in assoluto e a occhi chiusi come positivo, perche' la semplificazione del processo sociale lo relega tra i faux frais, alla stessa meniera che vanno scomparendo certe complimentose forme sociali che davano luogo a una possibilita' di differenziazione. L'esser differenziato, gia' condizione dell'umanita', scivola nell'ideologia...di coloro che possono permettersi l'individuazione.

"Ciò che mediante il denaro è a mia disposizione, ciò che io posso pagare, ciò che il denaro può comprare, quello sono io stesso, il possessore del denaro medesimo, Quanto grande è il potere del denaro, tanto grande è il mio potere. Le caratteristiche del denaro sono le mie stesse caratteristiche e le mie forze essenziali, cioè sono le caratteristiche e le forze essenziali del suo possessore. Ciò che io sono e posso, non è quindi affatto determinato dalla mia individualità. Io sono brutto, ma posso comprarmi la più bella tra le donne. E quindi io non sono brutto, perché l'effetto della bruttezza, la sua forza repulsiva, è annullata dal denaro. Io, considerato come individuo, sono storpio, ma il denaro mi procura venti quattro gambe; quindi non sono storpio. Io sono un uomo malvagio, disonesto, senza scrupoli, stupido; ma il denaro è onorato, e quindi anche il suo possessore. Il denaro è il bene supremo, e quindi il suo possessore è buono; il denaro inoltre mi toglie la pena di esser disonesto; e quindi si presume che io sia onesto. Io sono uno stupido, ma il denaro è la vera intelligenza di tutte le cose; e allora come potrebbe essere stupido chi lo possiede? Inoltre costui potrà sempre comperarsi le persone intelligenti, e chi ha potere sulle persone intelligenti, non è più intelligente delle persone intelligenti? Io che col denaro ho la facoltà di procurarmi tutto quello a cui il cuore umano aspira, non possiedo forse tutte le umane facoltà ? Forse che il mio denaro non trasforma tutte le mie deficienze nel loro contrario ?
E se il denaro è il vincolo che mi unisce alla vita umana, che unisce a me la società, che mi collega con la natura e gli uomini, non è il denaro forse il vincolo di tutti i vincoli? Non può esso sciogliere e stringere ogni vincolo ?"

"Tutte le merci rappresentano nei loro prezzi una determinata somma di denaro, sono dunque soltanto denaro rappresentato o rappresentanti del denaro...Tutte le merci sono soltanto denaro rappresentato, il denaro è dunque l'unica merce reale. In contrapposizione a tutte le merci che sono soltanto una rappresentazione dell'esistenza autonoma del valore di scambio, del lavoro sociale generale, della ricchezza astratta, il denaro è l'esistenza materiale della ricchezza astratta...il denaro soddisfa ogni bisogno in quanto è direttamente trasformabile nell'oggetto di ogni bisogno. Il suo valore d'uso è realizzato nella serie infinita dei valori d'uso che costituiscono il suo equivalente. Il denaro è perciò il dio tra le merci."

"Come singolo oggetto tangibile il denaro può essere perciò accidentalmente cercato, trovato, rubato, scoperto, e la ricchezza generale passare tangibilmente in possesso del singolo individuo. Dalla sua forma di schiavitù nella quale si presenta come semplice mezzo di circolazione, esso diventa improvvisamente sovrano e dio nel mondo delle
merci. Esso rappresenta l’esistenza celeste delle merci, mentre queste rappresentano la sua esistenza terrena. Ciascuna forma della ricchezza naturale, prima che questa sia tramutata mediante il valore di scambio, suppone una relazione sostanziale dell’individuo con l’oggetto, al punto che l’individuo, per uno dei suoi aspetti, appare esso stesso materializzato nella cosa, e nello stesso tempo il suo possesso della cosa appare come un determinato sviluppo della sua individualità; la ricchezza di pecore [rivela] lo sviluppo dell’individuo come pastore, la ricchezza di grano il suo sviluppo come contadino ecc. Il denaro al contrario, in quanto individuo della ricchezza generale, in quanto autonomo risultato della circolazione e puro rappresentante dell’universale, come risultato puramente sociale, non suppone assolutamente alcuna relazione individuale col suo possessore; il suo possesso non è lo sviluppo di uno qualsiasi dei lati essenziali della sua individualità,
ma è piuttosto possesso di ciò che è privo di individualità, giacché questo [rapporto] sociale esiste nel contempo come un oggetto sensibile, esterno, di cui ci si può impossessare meccanicamente o che può anche andare perduto. La sua relazione
all’individuo si presenta dunque come una relazione puramente accidentale; laddove questa relazione ad una cosa niente affatto connessa con la sua individualità gli conferisce nello stesso tempo, per il carattere di questa cosa, il dominio assoluto sulla società, su tutto il mondo dei godimenti, dei lavori ecc. come se per esempio il ritrovamento di una pietra mi
procurasse, del tutto indipendentemente dalla mia individualità, il possesso di tutte le scienze. Il possesso del denaro mi pone rispetto alla ricchezza (sociale) nell’identico rapporto in cui mi porrebbe la pietra filosofale rispetto alle scienze."

La pura identita' diventa identita' dell'individuo annientato, identita' di soggetto e oggetto nello stadio della piena alienazione; dissociazione dell'unita' di coscienza in elementi disparati, la non-identita'. Non appena il soggetto non e' piu' con certezza identico con se stesso, ecco che anche il confine che lo separa dall'esterno si dilegua, e le situazioni dell'interiorita' diventano contemporaneamente situazioni della natura fisica.(...) la crisi storica dell'individuo si arresta al singolo essere biologico, che e' anche il suo luogo scenico...il mutamento delle situazioni  cessa al livello dei corpi, che e' il punto fino al quale le situazioni regrediscono. Commisurate a tale unita', le situazioni schizoidi sono comiche ne' piu' ne' meno delle illusioni dei sensi. L'identita' dell'individuo annientato semplifica la distruzione delle opposizioni binarie, delle dicotomie  natura / cultura, maschio / femmina ecc che per i filosofi post-moderni viene assunto come un positivo di liberazione. Ma che ragione d'essere hanno le forme, se si elimina la loro tensione rispetto ad un fattore che e' loro non omogeneo?  Esse non sono in grado di produrre null'altro che se stesse, di comprare nulla fuor che se stesse, poiché tutto il resto è ormai loro schiavo. L' estetica e' l'ultimo rifugio....

"Una sensualità astratta presuppone un oggetto che contenga la possibilità di tutti i godimenti. La sensualità astratta il denaro la realizza nella sua determinazione di rappresentante materiale della ricchezza.  Il denaro è non soltanto un oggetto della brama di arricchimento, ma ne è l’oggetto in assoluto. Essa è essenzialmente auri sacra fames. La brama di arricchimento in quanto tale come particolare forma di appetito, differente cioè dalla brama di una ricchezza particolare, come per esempio vestiti, armi, gioielli, donne, vino, ecc., è possibile soltanto quando la ricchezza generale, la ricchezza in quanto tale, è individualizzata in un oggetto particolare. L’avidità di denaro o la brama di arricchimento rappresentano necessariamente il tramonto delle antiche comunità. Donde l’opposizione ad esse. Esso stesso, il denaro, è la comunità, né può sopportarne altra superiore.superiore. Ma ciò presuppone il pieno sviluppo dei valori di scambio e quindi una organizzazione della società ad essi corrispondente."

"Nel denaro la ricchezza generale è non soltanto una forma ma nello stesso tempo il contenuto stesso. Il concetto di ricchezza è per così dire realizzato, individualizzato in un oggetto particolare. Il valore di scambio costituisce la sostanza del denaro, e il valore di scambio è la ricchezza. Il denaro è perciò, d’altra parte, anche la forma materializzata della ricchezza rispetto a tutte le sostanze particolari di cui essa consiste.Nella semplice determinazione del denaro stesso è implicito che esso può esistere come momento sviluppato della produzione soltanto là dove esiste il lavoro salariato; sociale ecc. È chiaro dunque che, sulla base del lavoro salariato, l’azione del denaro non è dissolutrice,Il presupposto elementare della società borghese è che il lavoro produce immediatamente il valore di scambio, ossia il denaro; e che quindi anche il denaro compra immediatamente il lavoro, e quindi l’operaio, soltanto se egli stesso, nello scambio, aliena la sua attività. Lavoro salariato, nel primo senso, capitale nel secondo, sono perciò soltanto forme diverse del valore di scambio sviluppato e del denaro quale sua incarnazione."

La distinzione tra realta' e apparenza si dissolve, l'ipotesi di un "mondo vero"  e' superfluea nella "comunita' del denaro" dal momento che la  "sostanza universale dell'esistenza di tutti" e' una mera astrazione. L'oggettivazione dell'individuo e' posta in una determinazione sociale che gli e' estranea ; la sua attività, quale che sia la sua forma fenomenica individuale, e il prodotto dell’attività, quale che sia il suo carattere particolare, è il valore di scambio, vale adire qualcosa di generico in cui ogni individualità, proprietà è negata e cancellata...Ma cio' che viene liquidato dalla testa ai piedi e' ancora la mediazione necessaria del rapporto di scambio, cioe' l'individualita', la qualita', la differenza ecc. , e pertanto diventa indispensabile simularle, riprodurle artificialmente, dargli un'esistenza virtuale, prolungargli l'esistenza in un interregno sospeso tra la vita e la morte, tra il cielo e la terra...La "verita'" dipende dalla comunita' a cui si appartiene dunque se la comunita' reale e' la comunita' del denaro, il denaro e' la verita'...l'unica  a prescindere dalle "letture" diverse che se ne faranno.
Il principio trascendentale esiste anche se le sue visioni sono molteplici.

"Il denaro è quindi immediatamente la reale sostanza comune, in quanto è la sostanza universale dell’esistenza per tutti, e nello stesso tempo il prodotto sociale di tutti.quindi immediatamente la reale sostanza comune, in quanto è la sostanza universale dell’esistenza per tutti, e nello stesso tempo il prodotto sociale di tutti. Ma nel denaro, come abbiamo visto, la sostanza comune è nello stesso tempo mera astrazione, mera cosa estrinseca, accidentale per il singolo individuo e nello stesso tempo mezzo puro e semplice del suo soddisfacimento in quanto singolo individuo isolato. L’antica comunità
presuppone una relazione del tutto diversa dell’individuo per sé. Lo sviluppo del denaro nella sua terza determinazione la mette dunque in crisi. Ogni produzione è un’oggettivazione dell’individuo. Ma nel denaro (valore di scambio)
l’oggettivazione dell’individuo non è quella di lui in quanto è posto nella sua determinatezza naturale, ma di
lui in quanto è posto in una determinazione (rapporto) sociale, che gli è nello stesso tempo estrinseca."

Il "soggetto", il suo concetto,  presuppone che ognuno sia responsabile, cioe' causa delle sua azioni  il che appare impossibile in una condizione nella quale: 
"la totalità del processo (sociale) si presenta come una connessione oggettiva che nasce naturalmente, che è bensì il risultato dell’interazione reciproca degli individui coscienti, ma non risiede nella loro coscienza, né, come totalità, viene ad essi sussunta.(...) La circolazione, essendo una totalità del processo sociale, ne è anche la prima forma, nella quale non soltanto il rapporto sociale — come avviene per esempio nel pezzo di moneta o nel valore di scambio —, si presenta come qualcosa di indipendente dagli individui, ma la totalità del movimento sociale stesso. La relazione sociale degli individui tra di loro come potere fattosi autonomo al di sopra degli individui — sia essa rappresentata come forza naturale, come caso o in qualsiasi altra forma — è un risultato necessario del fatto che il punto di partenza non è il libero individuo sociale."

La dissoluzione dell'identita' del soggetto con se stessto e' a portata di mano per il semplice fatto che: "la merce esiste doppiamente, una volta come prodotto determinato che contiene idealmente (in forma latente) il suo valore di scambio nella sua forma di esistenza naturale, e poi come valore di scambio divenuto manifesto (denaro), il quale si e' a sua volta spogliato di ogni connessione con la forma di esistenza naturale del prodotto, questa duplice e diversa esistenza deve portare alla differenza, la differenza all'antitesi e alla contraddizione."  Contraddizione tra la natura particolare della merce-uomo in quanto prodotto e la sua natura universale in quanto valore di scambio...la contraddizione tra le sue qualita' naturali e le sue qualita' sociali universali che implicano sin dal principio che queste sue due forme di esistenza separate non siano reciprocamente convertibili. La scambiabilita' della merce-uomo col denaro e' immediatamente legata a condizioni esterne che possono verificarsi o meno; e' in balia di condizioni esterne, esiste al di fuori della merce stessa come denaro...E qui sorge l'aurea di "contingenza", "discontinuita'", "indeterminazione", "incertezza" ecc che pervade gli scritti dei filosofi post-moderni...

"il prodotto diventa merce, ossia semplice momento dello scambio - La merce viene trasformata in valore di scambio. Per equipararla a se stessa in quanto valore di scambio, essa viene commutata in un segno che la rappresenta come il valore di scambio in quanto tale. In questa forma di valore di scambio simbolizzato essa può essere poi di nuovo scambiata in determinati rapporti con qualsiasi altra merce. Per il fatto che il prodotto diventa merce, e la merce valore di scambio, il primo finisce con l’acquistare nel pensiero una duplice esistenza. Questa duplicazione ideale comporta (e deve comportare) che la merce nello scambio reale si presenta in duplice forma: per un verso, come prodotto naturale, per l’altro come valore di scambio. Ossia il suo valore di scambio acquista una esistenza materialmente separata da essa.
La determinazione del prodotto in valore di scambio comporta dunque necessariamente che il valore di scambio riceve una esistenza separata, scissa dal prodotto. Il valore di scambio scisso dalle merci stesse ed esistente esso stesso come una merce accanto ad esse — è denaro. Tutte le proprietà della merce in quanto valore di scambio si presentano come un oggetto diverso da essa, come una forma di esistenza sociale in denaro, scissa dalla sua forma di esistenza naturale."

Una massa di forme antitetiche dell'unita' sociale...il cui carattere antitetico non puo' mai essere fatto esplodere mediante una quieta metamorfosi....

Una volta emancipato dalla sua determinazione psicologica, il simbolismo si reifica in un dato essente in se': il simbolo diventa simbolistico...i simboli si liberano dall'uomo empirico e vengono intrecciati in un tappeto dove tutto e dove niente e' simbolico, poiche' tutto puo' voler dire qualsiasi cosa...il linguaggio diventa il complesso delle proprie forme vuote, di una grammatica privata di ogni rapporto col contenuto del linguaggio e dunque della propria funzione di sintesi.
Non ci sono corrispondenze, ne' referenti, ma solo interpretazioni possibili e dunque  non vi è alcun motivo per  ficcarsi nella prospettiva postmoderna piuttosto che nel nazionalismo, nel maschilismo, nel razzismo, nel libero mercato ecc...
Le "interpretazioni"  sono l'esistenza celeste delle "verita'" rispetto alle loro espressioni terrene.

"L’evoluzione della società elabora, insieme al simbolo, anche il materiale ad esso sempre più corrispondente, da cui poi cerca di nuovo di svincolarsi; un simbolo, se non è arbitrario, richiede determinate condizioni del materiale in cui si esprime. Così per esempio i segni linguistici hanno una loro storia, la scrittura alfabetica ecc.). Il valore di scambio del prodotto genera dunque, accanto al prodotto, il denaro. Come allora è impossibile eliminare complicazioni e contraddizioni, derivanti dall’esistenza del denaro accanto alle merci particolari, trasformando la forma del denaro (sebbene alcune difficoltà relative ad una forma inferiore possano essere evitate con una superiore), altrettanto è impossibile eliminare il denaro stesso finché il valore di scambio rimane la forma sociale dei prodotti. Nel denaro, il valore delle cose è separato dalla loro sostanza. Il denaro è originariamente il rappresentante di tutti i valori; nella prassi la cosa si rovescia, e tutti i prodotti e i lavori reali diventano i rappresentanti del denaro."

"La mutua e generale dipendenza degli individui reciprocamente indifferenti costituisce il loro nesso sociale. Questo nesso sociale è espresso nel valore di scambio, e solo in esso, per ogni individuo, la propria attività o il proprio prodotto diventano un’attività o un prodotto fine a se stessi; egli deve produrre un prodotto generico — il valore di scambio o —
considerato questo per sé isolatamente e individualizzato, — denaro. D’altra parte il potere che ogni individuo esercita sulla attività degli altri o sulle ricchezze sociali, egli lo possiede in quanto proprietario di valori di scambio, di denaro. Il suo potere sociale, così come il suo nesso con la società, egli lo porta con sè nella tasca. L’attività, quale che sia la sua forma
fenomenica individuale, e il prodotto dell’attività, quale che sia il suo carattere particolare, è il valore di scambio, vale adire qualcosa di generico in cui ogni individualità, proprietà è negata e cancellata."

"Il carattere sociale dell’attività, così come la forma sociale del prodotto e la partecipazione dell’individuo alla produzione, si presentano qui come qualcosa di estraneo e di oggettivo di fronte agli individui; non come loro relazione reciproca, ma come loro subordinazione a rapporti che sussistono indipendentemente da loro e nascono dall’urto degli individui
reciprocamente indifferenti. Lo scambio generale delle attività e dei prodotti, che è diventato condizione di vita per ogni singolo individuo, il nesso che unisce l’uno all’altro, si presenta ad essi stessi estraneo, indipendente, come una cosa. Nel valore di scambio la relazione sociale tra le persone si trasforma in rapporto sociale tra cose; la capacità personale, in una capacità delle cose. Quanto minore è la forza sociale del mezzo di scambio, quanto più esso è ancora legato alla natura dei prodotto immediato del lavoro e ai bisogni immediati di coloro che scambiano, tanto, maggiore deve essere la forza della
comunità che lega insieme gli individui."

.....Fine del lavoro? fine della produzione? fine dell'economia politica? fine della dialettica significante/significato o forma priva di contenuto???

Il capitale produttivo d'interesse, si presenta come denaro che genera denaro D-D', valore che valorizza se stesso, senza i processi che servono da intermediari (produzione e circolazione). Il capitale, nella forma di capitale produttivo d'interesse, appare come la fonte misteriosa che da se stessa crea il suo accrescimento. Il capitale qui viene concepito come un'entita' autoriproducentesi, un semplice numero che si automoltiplica, senza tenere in alcun conto le condizioni di riproduzione del lavoro.

In questa forma di capitale, di valore che genera valore, di denaro che produce denaro scompare ogni traccia degli elementi reali che compongono le condizioni della produzione industriale. Il rapporto sociale di produzione e' perfezionato "come rapporto di una cosa, del denaro, con se stessa. In luogo dell’effettiva trasformazione del denaro in capitale non si ha qui che la sua forma priva di contenuto.(...)Il valore d’uso del denaro consiste qui nel creare valore, un valore più grande di quello che esso stesso contiene. Il denaro in quanto tale è già valore che potenzialmente si valorizza e in questa qualità viene dato a prestito, costituendo il prestito la forma di vendita per questa merce particolare. Precisamente come la proprietà di un pero è di produrre pere, così la proprietà del denaro è di creare valore, di dare dell’interesse.

Il capitale nella sua forma immediata di capitale monetario riceve la forma pura del feticcio (capitale-feticcio) come soggetto e come cosa vendibile. Nel capitale come capitale monetario tutti i suoi elementi reali diventano invisibili (i capitali industriali e le loro condizioni di produzione) e il valore di scambio, qui capitale, esiste come valore di scambio autonomo.
(Mentre nella realta' si sa invece che la conservazione e pertanto anche la riproduzione del valore dei prodotti del lavoro passato sono soltanto il risultato del loro contatto con il lavoro vivo.)

In questo scambio di apparenze, il presente viene e se ne va, come l’aria che le persone inspirano ed espirano. Questo è il metabolismo del capitale, della prodigalità, della festa e anche della distruzione (che a sua volta risulta in un non-valore di ciò che la produzione ha eretto, valorizzato).

Malgrado la loro variopinta apparenza, la produzione produce l'uomo non soltanto come una merce, la merce umana, l'uomo in funzione di merce; ma lo produce, corrispondentemente a questa funzione...e anche i filosofi...

Nel capitale monetario, produttivo d'interesse, il capitalismo realizza, la sua utopia di autonomia totale dai vincoli spaziali, temporali, sociali ecc. L'utopia di un capitalismo senza classi e senza lotta di classe, emancipato da ogni limite naturale o umano. Qui la rappresentazione del capitale-feticcio, lo spettacolo che attribuisce al lavoro morto, passato, accumulato, fissato come denaro la qualita' segreta ed innata di produrre plusvalore in una progressione geometrica, e' portata a compimento. Il capitale che frutta interesse e' la forma puramente astratta del capitale che frutta profitto-valore autonomizzato. Ad esso si contrappone l'intero mondo delle ricchezze reali di cui e' la pura astrazione-e percio' fissato in questa forma, e' una pura immaginazione. La sua autonomia e' pura parvenza...

Il capitalista realmente operante si trasforma in semplice dirigente, amministratore di capitale altrui e i proprietri di capitale diventano puri e semplici proprietari, capitalisti del denaro. Il capitale diventa esso stesso una merce, la merce denaro viene venduta come capitale. Una classe di capitalisti del denaro si contrappone ad una classe di capitalisti dell'industria; essi costituiscono soltanto due classi particolari, perche' il profitto e' in grado di diramarsi in due divergenti categorie di reddito. Il profitto deve essere tanto elevato che una parte se ne possa ramificare sotto forma d'interesse. Affinche esistano queste due classi particolari deve essere gia' presupposta la divisione del plusvalore in profitti e interessi.

Economia politica: non basta sacrificarsi, bisogna immolarsi:

...Il suo ideale morale è l'operaio che porta alla cassa di risparmio una parte del suo salario; e per questa sua idea prediletta essa ha trovato persino un'arte servile. Tutto ciò è stato portato sulla scena in forma sentimentale. L'economia politica è quindi, nonostante il suo aspetto mondano e lussurioso, una scienza realmente morale, la più morale di tutte le scienze. La rinuncia a se stessi, la rinuncia alla vita e a tutti i bisogni umani, è il suo dogma principale. Quanto meno mangi, bevi, compri libri, vai a teatro, al ballo e all'osteria, quanto meno pensi, ami, fai teorie, canti, dipingi, verseggi, ecc., tanto più risparmi, tanto più grande diventa il tuo tesoro, che né i tarli né la polvere possono consumare, il tuo capitale. Quanto meno tu sei, quanto meno realizzi la tua vita, tanto più hai; quanto più grande è la tua vita alienata, tanto più accumuli del tuo essere estraniato. Tutto  ciò che l'economista ti porta via di vita e di umanità, te lo restituisce in denaro e ricchezza; e tutto ciò che tu non puoi, può il tuo denaro. Esso può mangiare, bere, andare a teatro e al ballo, se la intende con l'arte, con la cultura, con le curiosità storiche, col potere politico, può viaggiare; può insomma impadronirsi per te di tutto quanto; può tutto quanto comperare: esso è il vero e proprio potere. Ma pur essendo tutto questo, non è in grado di produrre null'altro che se stesso, né di comprare nulla fuor che se stesso, poiché tutto il resto è ormai suo schiavo; e se io ho il padrone ho pure il servo, e non ho bisogno del suo servo. Cosi tutte le passioni e tutte le attività devono andare a finire nell'avidità di denaro. L'operaio può avere soltanto quanto basta per voler vivere; e può voler vivere soltanto per avere....

Noi siamo sempre in anticipo perche' siamo stupidi.
f?:
-Karl Marx-opere 
-T. W. Adorno -dialettica negativa...
-G.E. Debord...
-H.Marcuse...


 

Aggiungi un commento

Argomento

Testo

Il tuo nome

Your email address

Il tuo sito (se ne hai uno)