Lunedì, Maggio 12, 2008
il fascismo della normalita'
La belle èpoque (1885-
1914 ) fini sotto i colpi di pistola che risuonarono a Serajevo nel
1914. Rotto l'incanto dell'espansione economica indefinita e del
progresso tecnico e scientifico (luce elettrica, ferrovie, vetrine
piene di merci, teatri, cabaret, cinema..., la radio, le
automobili...le riviste a colori, il commercio internazionale, grandi
magazzini, vendita a rate ecc.) segno di una inarrestabile corsa verso
il futuro il mondo cadde nel baratro della guerra (1914-1918).
In italia, ma non solo, la guerra produsse profonde trasformazioni strutturali della societa' che portarono alla dissoluzione del vecchio sistema statale e dei precari equilibri stabilitisi nel periodo anteguerra tra forze sociali contrastanti.
La crisi politica, sociale ed economica che investi' il paese sfocera' nel fascismo che mutera' "la violenza in terrore e la propaganda in indottrinamento".
Il capitalismo italiano "partito da una base insufficiente, non aveva una forte dinamica espansiva ed era pertanto incapace di omogeneizzare l'italia in un grande mercato capitalistico;(...) di conseguenza trovava nel mercato interno una scarsa possibilita' di assorbimento dei prodotti e si orientava decisamente verso lo Stato come valvola di sicurezza per ricavarne commesse, protezioni, sovvenzioni, premi, aiuti e naturalmente per fare cio' doveva garantirsi una presa sempre piu' sicura sul potere statale.(...) Dopo la "grande guerra" c'erano possibilita' di esportazione in un mondo che doveva ricostruirsi, c'erano possibilita' di rivolgersi al mercato interno, che era stato compromesso durante la guerra e che avrebbe potuto espandersi grazie ad un elevamento generale del livello di vita. Ma la classe industriale italiana mancava in larga misura dei requisiti per affrontare questi compiti; abituata a produrre al riparo di comode tariffe doganali, non era in generale capace di produrre a costi competitivi e vendere sui mercati esteri; abituata del pari a pagare bassi salari preferiva conservare questa abitudine e quindi si pregiudicava le possibilita' di allargamento del mercato interno(...)
L'atteggiamento passivo dello Stato nei confronti della crisi 1920-21 "forni' l'ultima decisiva prova che lo stato liberale non rispondeva piu' agli interessi della classe dominante. La quale era contro l'intervento dello Stato, contro quelle che allora si chiamavano <bardature di guerra>, nella misura in cui cio' favoriva le sue speculazioni e i suoi profitti, ma al tempo stesso voleva che lo Stato fosse sempre pronto ad intervenire nelle forme e nella misura che essa considerava necessaria per garantirsi profitti larghi e tranquilli, senza rischi.(...) Ingigantire al massimo il profitto privato e socializzare le perdite, rimaneva sempre una massima aurea per i capitalisti italiani e lo Stato liberale si mostrava ormai incapace di applicarla. La sua sorte era pertanto decisa.(...)
Il capitalismo era abbastanza diffuso in italia per distruggere in larga misura certe sopravvivenze del passato (molte proprieta' comuniali e molti usi civici che sostenevano l'economia contadina, il piccolo artigianato domestico delle campagna, le vecchie forme di assistenza) che assicuravano una certa stabilita' di vita alle masse agricole, ma non abbastanza ne' per creare nuove possibilita' di lavoro nelle citta' ne' per elevare il tenore di vita nelle campagne: al contrario le esigenze dell'accumulazione capitalistica, in un paese di ritardato sviluppo, portarono alla compressione del tenore di vita delle masse lavoratrici sia agricole che urbane.(...)
In generale il capitalismo nella sua avanzata distrugge tutta una serie di attivita' e professioni indipendenti (la bottega dell'artigiano, il negozio del piccolo commerciante, in larga misura la piccola proprieta' terriera) incapaci di tenere il passo con lo sviluppo capitalistico, ma al tempo stesso crea una serie di nuove attivita' che assorbono e utilizzano gli ex-titolari di quelle posizioni indipendenti e in ultima analisi l'elemento di relativa stabilita' e sicurezza che l'appartenenza ad una grande organizzazione puo' consentire appare agli occhi del lavoratore moderno preferibile alla vecchia indipendenza. In italia, proprio a cagione della relativa arretratezza capitalistica e della insufficienza dei suoi ritmi di sviluppo, e' accaduto che la distruzione delle vecchie professioni e delle vecchie posizioni, del vecchio equilibrio economico, non era seguita dalla creazione di nuove possibilita' di lavoro, dall'instaurazione di un nuovo equilibrio. E anche quell'altro fenomeno che il capitalismo ha suscitato ovunque di una larga promozione sociale era in italia per le stesse ragioni frenato e limitato:
quando il figlio di un contadino o di un artigiano conquistava un diploma di maestro, ragioniere o avvocato, non per questo riusciva a conquistare una posizione sociale adeguata, e spesso rimaneva un disoccupato o uno spostato, sradicato ormai dal suo vecchio ambiente ma non in grado di sistemarsi nel nuovo. Donde una larga parte di ceto medio in una situazione economica e sociale instabile e, conseguentemente, di irrequietezza psicologica e politica, animato da un sordo rancore verso il sistema che lo confinava ai suoi margini ma al tempo stesso voglioso di conquistarsi proprio l'ingresso in quel sistema stesso.(...)
questo ceto medio irrequieto continuava ad aderire all'ordine sociale in cui rappresentava un elemento permanente di turbamento e irrequieta instabilita', dando vita a tutta una serie di fenomeni caratteristici di queste situazioni che vanno si puo' dire, dal garibaldinismo risorgimentale al nazionalismo, all'interventismo e al fascismo, passando attraverso lo stesso socialismo e il sindacalismo rivoluzionario.(...) l'irrazionalismo e l'antidemocratismo sono le espressioni in cui si incarna l'aspirazione di questo ceto medio travagliato a un regime che gli dia finalmente quella posizione e funzione sociale cui inutilmente aspira da decenni. Ma naturalmente questo ceto medio non puo' essere il cemento della societa', non puo' essere il sostegno della stabilita' democratica.(...)
anche la' dove, pur fra alti e bassi, permane un equilibrio fondamentalmente democratico, elementi di fascismo sono presenti perche' essi sono coessenziali al tipo di societa' industriale moderna, ne costituiscono anzi in un certo senso la tendenza di fondo. Anche la' dove non si manifesta, questo nucleo di fascismo e' presente sotto la superficie democratica e l'indice di democraticita' di un paese sara' maggiore o minore anche in relazione all'incidenza minore o maggiore che questo nucleo di fascismo esercita sull'andamento della vita nazionale, minore solitamente nei periodi calmi, di equilibrio sociale, maggiore nei momenti di crisi, di tensione, di squilibrio. Sociologhi moderni hanno tendenza a vedere questo nucleo di fascismo principalmente nei ceti medi i quali in una societa' di tipo industriale, che implica continui e profondi mutamenti della struttura sociale, rischiano spesso di trovarsi ai margini della societa', e, per usare l'espressione del Mannheim, rischiano di trovarsi <disinseriti> e percio' scontenti e irrequieti, venendo cosi' a costituire un elemento turbolento e di squilibrio. In verita' questo ceto medio puo' costituire l'ala marciante del fascismo ma non rappresenta la forza determinante che sta' invece nella tendenza del grande capitale all'appropriazione del potere statale.(...)
Per sintetizzare in un'espressione la crisi del rapporto Stato-masse in quel dopoguerra si puo' dire che da unlato le masse premevano perche' il vecchio Stato liberale si trasformasse in uno Stato democratico, ma ne' la classe dominante, ne' il ceto politico, ne' il quadro istituzionale, ne' infine gli stessi partiti di massa erano maturi per questo passaggio. Di fronte alla crisi del vecchio Stato, incapace di contenere questa nuova spinta e di attuare le necessarie trasformazioni, maco purtroppo una soluzione di ricambio che non fosse la rivoluzione di tipo sovietico o il fascismo.
E qui e' opportuno spendere qualche parola sulla responsabilita' del movimento operaio nell'ascesa al potere del fascismo. E' assolutamente gratuita l'idea che il fascismo abbia impedito in italia una rivoluzione socialista e abbia raccolto il consenso popolare proprio per salvare l'italia da questo pericolo. In realta' finche' il movimento operaio fu' forte fino al punto di poter rappresentare un pericolo per l'ordine costituito, il fascismo viceversa fu assai debole e le sue fortune cominciarono a salire dopo che il movimento operaio era gia' nella fase discendente. Il punto piu' alto della tensione rivoluzionaria in Italia fu toccato dai moti contro il caroviveri, cioe' nel luglio 1919, e a quell'epoca il fascismo era press'a poco inesistente e comunque prese posizione a favore dei moti stessi.; fra il luglio 1919 e l'occupaziuone delle fabbriche(settembre 1920) vi fu un periodo di alti e bassi, ma con tendenza ad una diminuzione della tensione, e del resto la stessa occupazione fu un momento di battaglia che aveva per gli operai essenzialmente un carattere difensivo. Dopo la fine dell'occupazione la tensione e la volonta' di lotta delle masse si abbassarono rapidamente e ogni possibilita' rivoluzionaria definitivamente tramontata, e invece la vera ascesa del fascismo comincera' soltanto piu' tardi. Con cio' cade anche la leggenda del fascismo sorto come reazione alle violenze rosse....piu' brutale e inumana fu la violenza fascista che continuo a svilupparsi, sotto la protezione dell'autorita', molto dopo che la violenza operaia era definitivamente tramontata. Se di una responsabilita' del movimento operaio deve tuttavia parlarsi, essa e' di altra natura e consiste soprattutto nell'incapacita' che esso allora dimostro' di offrire agli italiani soluzioni nuove e democratiche, delle soluzioni che potessero rappresentare un superamento del vecchio ordine liberale e potessero incanalare l'immenso malcontento che la guerra aveva lasciato dietro di se' e che non riguardava soltanto gli operai ma anche il ceto medio.
Purtroppo in seno al movimento operaio prevalsero altri atteggiamenti: da una parte la destra sembrava ansiosa di ritornare alla vecchia prassi del piccolo cabotaggio riformistico, dei favori sollecitati ai ministeri per le cooperative o per le leghe, e intanto rifiutava di assumersi responsabilita' nella situazione nuova, con lo specioso preteso che la guerra l'aveva voluta la borghesia e che spettva alla borghesia liquidarne le conseguenze.(...) Dall'altro lato la sinistra massimalistica (compresi i comunisti) aspettava il crollo dello Stato boirghese e voleva anche in italia una rivoluzione di tipo sopvietico, ma intanto non faceva nulla per prepararla e tanto meno operava per delle soluzioni che non fossero la rivoluzione."(1)
Ai suoi esordi il fascismo si presento' con i caratteri di un alternativa tanto al capitalismo quanto al comunismo e prima del "ritorno all'ordine" (seguito al discorso di Mussolini del 3 gennaio 1925) e della nascita del regime totalitario esso assunse la natura di un movimento politico "al di la' della destra e della sinistra", fondamentalmente contradditorio, composto da un'insieme di componenti diverse, di elementi di continuita' e di rottura rispetto alla storia precedente del paese. Il fascismo espresse le velleita' di una "terza via" nemica della politica ed economia di tipo liberale, rea di meccanicismo, materialismo, individualismo, cosmopolitismo, e del comunismo collettivista ecc., e orientata, invece, a un organicismo comunitario legato a valori nazionali e spirituali. Le stesse velleita' le ritrovera' alla fine della sua tragica parabola storica, quando all'ombra del culto della morte e della persecuzione sanguinaria si reclamizzera' , per necessita propagandistiche, il ritorno a presunti principi socializzatori, anticapitalisti e antiborghesi del "fascismo-movimento" delle origini.
« Lo Stato che noi vogliamo instaurare sarà nazionale e sociale nel senso più lato della parola: sarà cioè fascista nel senso delle nostre origini. »(3)
« I nostri programmi sono decisamente rivoluzionari, le nostre idee appartengono a quelle che in regime democratico si chiamerebbero di sinistra; su ciò non può esserci nessun dubbio. NOI siamo i proletari in lotta contro il capitalismo, i rivoluzionari in cerca di un ordine nuovo. Se questo è vero rivolgersi alla borghesia agitando il pericolo rosso è assurdo. Lo spauracchio vero, in pericolo autentico, la minaccia contro cui lottiamo senza sosta viene da destra." »(4)
"Al momento di dover fissare quella che e' stata l'ideologia del fascismo, ci si accorge che non e' mai esistita o che una sovrastruttura ideologica e' stata, volta per volta , improvvisata sulla spinta dell'azione. Non si tratta di un' idea ma di un' insieme di idee parziali, rovesciate, che erano animate e coordinate da una ragione retorica.(...) la storia del fascismo e' soltanto una storia di soluzioni pratiche, di risoluzioni dettate dall'opportunita' politica, per cui una volta esaurita la spinta meccanica del movimento non e' rimasto in piedi nulla di concreto, nulla di veramente soddisfacente dal punto di vista dell'ideologia(...) il movimento fascista, era anzitutto un movimento di reazione, in quanto non determinava la realta' ma la subiva e subendola cercava di inserirvisi; non aveva nulla di autentico da proporre, caso mai aveva soltanto un bisogno di opporsi e siccome la sua opposizione con una rete di interessi economici ben precisi, ben individuabili, traeva di li' la sua forza, la sua capacita' di organizzare la resistenza, ma sempre da un punto di vista "negativo", mai positivo. "(2)
Gia' nel maggio del '19 Mussolini, in una intervista dichiarava apertamente : " Le pregiudiziali sono delle maglie di ferro o di stagnola. Non abbiamo la pregiudiziale repubblicana, non quella monarchica, non abbiamo la pregiudiziale cattolica, socialista od antisocialista. Siamo dei problemisti, degli attualisti, dei realizzatori." E poco prima, nel marzo 1919, sulle colonne del Popolo D'Italia scriveva: "Noi ci permettiamo il lusso di essere conservatori e progressisti, reazionari e rivoluzionari a seconda delle circostanze di tempo, di luogo e di ambiente" .
Alle sue origini il fascismo si proclamo, con le parole del suo fondatore, "antipartito e movimento". La fondazione dei "fasci di combattimento", piazza san sepolcro-milano 1919, avvenne sulla base di un programma ambiguo e dalle "due anime": reazionario e conservatore (perché anti-proletario e antisocialista), 'rivoluzionario' (perché anticapitalista).
("Tra i suoi punti di 'sinistra', v'era la richiesta della giornata lavorativa di otto ore, il blocco degli affitti, la richiesta di un'imposta straordinaria sul capitale, l'aumento delle imposte dirette a carico dei ceti abbienti...")
In un paese con un ritmo economico poco intenso e istituzioni democratiche poco provate ed elastiche il passaggio, che comportava una serie di riadattamenti, ridimensionamenti ecc., dallo stato di guerra a quello di pace mise il ceto medio al centro di malcontento ed agitazioni. Questo ceto medio intriso di cultura tradizionale, provinciale e retorica incapace di inserirsi nel processo produttivo moderno in condizioni di stabilita' e sicurezza fu presa del fascismo, della sua confusa e ambigua propaganda che prometteva una generica palingenesi nazionale. Del resto : " le contraddizioni del suo primo programma (del fascismo) sono le contraddizioni del ceto medio; le rivendicazioni estreme e le prese di posizione anticapitalistiche, antimonarchiche, aticlericali ed antiproletarie sono tipiche della sua mentalita' di quel tempo. Piu' che un programma vero e proprio, cioe' un insieme organico di soluzioni, esso comportava un cumulo di risentimenti. Il risentimento era allora il vero stato d'animo del ceto medio e l'interprete ideale doveva esserne Mussolini, la cui vita era stata un perenne risentimento contro la societa e la cui filosofia, come ha scritto un biografo inglese piuttosto benevolo, Finer, altro non era che una carica di risentimenti. Chi scorra il Popolo d'Italia di quei primi anni postbellici vedra' che gli attacchi alla plutocrazia e alle forze dominanti si alternano con gli attacchi al Partito socialista, e al tempo stesso vedra' un possibilismo pratico che spinge Mussolini ad applaudire ad ogni movimento di massa con la speranza di potervisi inserire e magari strapparne la direzione al Partito socialista(...)
Questo atteggiamento ambivalente, incerto, pragmatico, questa permanente disponibilita' per ogni soluzione, per qualunque riforma, per qualunque avventura, e al tempo stesso tutto questo risentimento contro tutto cio' che esiste di apparentemente forte e consolidato, organizzato, questa mutevolezza che in Mussolini arrivo fino al piu' spregiudicato cinismo e' ancora un riflesso di quell'instabilita' e inquietitudine del ceto medio(...)
Il fascismo rimane fin quasi alla fine del 1920 tipica manifestazione del ceto medio urbano(...) solo dopo le amministrative del 1920 si sviluppa la seconda componente del fascismo, la reazione agraria , la quale gli fa assumere ben altre proporzioni ed inaugura il periodo della violenza sistematica e delle <squadracce punitive>.
La grande agitazione contadina dell'estate 1920 si era chiusa con una vittoria; l'associazione agraria bolognese aveva dovuto cedere e firmare i nuovi concordati di lavoro, e voleva la rivincita sul terreno della violenza, una rivincita per la quale poteva reclutare piu' numerose squadre fra i sottoproletari disoccupati e i reduci delle province piu' povere, e poteva reclutare piu' ufficiali fra i fascisti del ceto medio che nella guerra civile trovarono finalmente un'occupazione e uno sfogo. Ma a dare a questo spirito di rivincita una ampiezza insospettata fu il risultato delle elezioni amministrative, che segnarono una grande vittoria socialista con la conquista di 2800 comuni fra cui Milano e Bologna(...)
Il fascismo non avrebbe ugualmente potuto vincere la sua battaglia e conquistare il potere statale, se alle due componenti di cui abbiamo parlato, il ceto medio e il padronato agrario, non si fosse aggiunta anche la terza, la grande industria.(...)
agli inizi del 1920, l'industria italiana si era data un'organizzazione centralizzata, la Confindustria, che doveva ben presto diventare un elemento determinante nella vita del paese. Fu la potenza economica della grande industria, furono le sue relazioni politiche, la sua influenza in seno alla classe di governo e alla burocrazia che assicurarono al fascismo i mezzi per insediarsi al potere, si puo' dire senza combattere.
Attraverso il Popolo d'Italia si puo' cogliere facilmente questa evoluzione; dopo aver per tanto tempo tuonato contro il capitalismo e la burocrazia, il giornale di Mussolini scopre a un certo punto che il capitalismo e' appena agli inizi della sua storia e ha innanzi a se' ancora periodi gloriosi, e nello stesso numero in cui annunzia che fara' una grande campagna per una politica di espansione, per una politica nazionalistica e di armamenti, annunzia altresi' di aver trovato i fondi per fare una grande tipografia moderna: credo non ci sia bisogno di sottolineare la connessione tra questi fondi e la campagna in favore di quegli obiettivi che interessavano l'industria pesante.
Ma, come abbiamo detto, l'industria non dava solo i mezzi finanziari, dava anche la forza politica e difatti l'omerta' delle pubbliche autorita' con il fascismo diventera' dopo di allora sempre piu' sfacciata: le armi stesse dello Stato saranno messe a disposizione degli assassini e degli incendiari fascisti e l'impunita' sara' loro assicurata. Naturalmente gli uomini del vecchio regime che tolleravano e favorivano questo scandalo non pensavano che si scavavano la fossa da soli: si illudevano di servirsi dei fascisti per imbrigliare il movimento operaio e poi di assorbire i fascisti nel vecchio giuoco parlamentare. Ma il vecchio giuoco parlamentare era veramente troppo vecchio, le istituzioni inadeguate. Lo Stato liberale aveva chiuso il suo ciclo."(1)
Il fascismo, maschero' la sua natura di classe con il corporativismo, un'ideologia economica d'ispirazione cattolica che pretendeva di poter superare il conflitto sociale ma che in realta' subordinava l'interesse delle classi lavoratrici all'obiettivo dello sviluppo della potenza nazionale e al grande capitale. L'utopia dell'armonia e della pace sociale propagandata dal fascismo in sostanza non fu che la facciata ideale del potere incondizionato del capitale sul lavoro.
"Bisogna costruire un fronte unico dell'economia, bisogna eliminare tutto ciò che può turbare il processo produttivo, raccogliere in fascio le energie produttive del paese nell'interesse della Nazione".(B.Mussolini-1923)
"quel corporativismo con una insostenibile parità tra capitale e lavoro(...)si risolveva in una prigione per moltitudini lavoratrici alla mercé dei padroni in gambali ed orbace" , scrisse A. Capitini .
Le correnti del "socialismo nazionale e corporativo" che si erano riconosciute nella vagheggiata socializzazione delle imprese durante la Repubblica di Salò, e di un mitico fascismo delle origini, dopo la liberazione ebbero un ruolo importante nella ricostituzione del movimento fascista.
"Si stagliano nella storia frantumata dell'Italia sconvolta dal secondo conflitto mondiale, questi fascisti indomabili che hanno nella testa contemporaneamente la socializzazione dei mezzi di produzione e del lavoro e l'idea di patria. O di sangue e suolo, se preferite. Concetti chiave, questi ultimi, della lunga memoria fascista che approda al dopoguerra forte di una tradizione ideologica e di valori condivisi destinati dalla memoria dei vincitori ad essere apparentemente confinati nell'oblìo. Le origini culturali di ciò che per comodità espositiva è stato spesso definito neofascismo stanno tutte lì, in quegli ultimi bagliori di eroismo del soldato politico pronto a dare la vita perché soltanto nel sacrificio trova appagamento il desiderio di essere utile alla causa."(5)
Dietro la rinnovata mitologia di un "socialismo nazionale" mai esistito e di un immaginario punto zero i nuovi fascisti come i vecchi cercano di occultare la loro simpatia per le barbarie e l'orrore. In nome di un "fascismo sovrastorico", una sorta di contenitore vuoto da riempire all'occasione con la "permanente disponibilita' per ogni soluzione, per qualunque riforma, per qualunque avventura", questi nuovi fascisti sono disposti a rinnegare le loro stesse determinazioni storiche. Oggi con l'ambiguita' e il cinismo di sempre arrivano anche a dichiararsi estranei al fascismo.
Eppure le loro posizioni da campanilisti ingenui e paranoici che credono che le loro cittadelle possano trasformarsi nel centro della resistenza al mercato mondiale, le loro menzogne colorate da mitiche "terze vie" vanno incontro ad un bisogno sentito: la paura degli individui dinnanzi al loro annichilimento nei processi reali della produzione e riproduzione della vita sociale. La loro risposta a questo bisogno e' ovviamente falsa nella misura in cui propone antitodi che sono solo "negazioni astratte", riproposizione di "un autentico", rivisto e corretto, che si limita a sanzionare la nostalgia di un qualitativo che il rapporto di scambio ha gia' distrutto definitivamente e che comunque e' in accordo preliminare con la repressione.
Ex marxisti come il filosofo Costanzo Preve reclamano la legittimita' di termini come "comunitarismo" e "nazionalitarismo" affermando che "la dicotomia Sinistra /Destra non è più un classificatore adeguato per orientarsi sui più grandi problemi interni e internazionali. Questa dicotomia non è certamente illusoria, ha avuto una robusta e materiale origine storica, ma oggi si è esaurita quasi completamente a causa di profonde trasformazioni della stessa società capitalistica."
Allo stesso modo si da' per superata l'opposizione fascismo/antifascismo dimenticando allegramente che il piano della dialettica politica ed istituzionale non e' identificabile con quello sociale. Elementi di fascismo sono coessenziali al tipo di societa' moderna capitalistica, ne costituiscono la "tendenza di fondo". La presenza di queste componenti fasciste all'interno delle societa' occidentali e' permanente e rende l'equilibrio democratico estremamente precario. L'affermarsi della democrazia di tipo occidentale e' il frutto di un concorso di circostanze storiche che non possono mai dirsi definitivamente consolidate.
In italia, ma non solo, la guerra produsse profonde trasformazioni strutturali della societa' che portarono alla dissoluzione del vecchio sistema statale e dei precari equilibri stabilitisi nel periodo anteguerra tra forze sociali contrastanti.
La crisi politica, sociale ed economica che investi' il paese sfocera' nel fascismo che mutera' "la violenza in terrore e la propaganda in indottrinamento".
Il capitalismo italiano "partito da una base insufficiente, non aveva una forte dinamica espansiva ed era pertanto incapace di omogeneizzare l'italia in un grande mercato capitalistico;(...) di conseguenza trovava nel mercato interno una scarsa possibilita' di assorbimento dei prodotti e si orientava decisamente verso lo Stato come valvola di sicurezza per ricavarne commesse, protezioni, sovvenzioni, premi, aiuti e naturalmente per fare cio' doveva garantirsi una presa sempre piu' sicura sul potere statale.(...) Dopo la "grande guerra" c'erano possibilita' di esportazione in un mondo che doveva ricostruirsi, c'erano possibilita' di rivolgersi al mercato interno, che era stato compromesso durante la guerra e che avrebbe potuto espandersi grazie ad un elevamento generale del livello di vita. Ma la classe industriale italiana mancava in larga misura dei requisiti per affrontare questi compiti; abituata a produrre al riparo di comode tariffe doganali, non era in generale capace di produrre a costi competitivi e vendere sui mercati esteri; abituata del pari a pagare bassi salari preferiva conservare questa abitudine e quindi si pregiudicava le possibilita' di allargamento del mercato interno(...)
L'atteggiamento passivo dello Stato nei confronti della crisi 1920-21 "forni' l'ultima decisiva prova che lo stato liberale non rispondeva piu' agli interessi della classe dominante. La quale era contro l'intervento dello Stato, contro quelle che allora si chiamavano <bardature di guerra>, nella misura in cui cio' favoriva le sue speculazioni e i suoi profitti, ma al tempo stesso voleva che lo Stato fosse sempre pronto ad intervenire nelle forme e nella misura che essa considerava necessaria per garantirsi profitti larghi e tranquilli, senza rischi.(...) Ingigantire al massimo il profitto privato e socializzare le perdite, rimaneva sempre una massima aurea per i capitalisti italiani e lo Stato liberale si mostrava ormai incapace di applicarla. La sua sorte era pertanto decisa.(...)
Il capitalismo era abbastanza diffuso in italia per distruggere in larga misura certe sopravvivenze del passato (molte proprieta' comuniali e molti usi civici che sostenevano l'economia contadina, il piccolo artigianato domestico delle campagna, le vecchie forme di assistenza) che assicuravano una certa stabilita' di vita alle masse agricole, ma non abbastanza ne' per creare nuove possibilita' di lavoro nelle citta' ne' per elevare il tenore di vita nelle campagne: al contrario le esigenze dell'accumulazione capitalistica, in un paese di ritardato sviluppo, portarono alla compressione del tenore di vita delle masse lavoratrici sia agricole che urbane.(...)
In generale il capitalismo nella sua avanzata distrugge tutta una serie di attivita' e professioni indipendenti (la bottega dell'artigiano, il negozio del piccolo commerciante, in larga misura la piccola proprieta' terriera) incapaci di tenere il passo con lo sviluppo capitalistico, ma al tempo stesso crea una serie di nuove attivita' che assorbono e utilizzano gli ex-titolari di quelle posizioni indipendenti e in ultima analisi l'elemento di relativa stabilita' e sicurezza che l'appartenenza ad una grande organizzazione puo' consentire appare agli occhi del lavoratore moderno preferibile alla vecchia indipendenza. In italia, proprio a cagione della relativa arretratezza capitalistica e della insufficienza dei suoi ritmi di sviluppo, e' accaduto che la distruzione delle vecchie professioni e delle vecchie posizioni, del vecchio equilibrio economico, non era seguita dalla creazione di nuove possibilita' di lavoro, dall'instaurazione di un nuovo equilibrio. E anche quell'altro fenomeno che il capitalismo ha suscitato ovunque di una larga promozione sociale era in italia per le stesse ragioni frenato e limitato:
quando il figlio di un contadino o di un artigiano conquistava un diploma di maestro, ragioniere o avvocato, non per questo riusciva a conquistare una posizione sociale adeguata, e spesso rimaneva un disoccupato o uno spostato, sradicato ormai dal suo vecchio ambiente ma non in grado di sistemarsi nel nuovo. Donde una larga parte di ceto medio in una situazione economica e sociale instabile e, conseguentemente, di irrequietezza psicologica e politica, animato da un sordo rancore verso il sistema che lo confinava ai suoi margini ma al tempo stesso voglioso di conquistarsi proprio l'ingresso in quel sistema stesso.(...)
questo ceto medio irrequieto continuava ad aderire all'ordine sociale in cui rappresentava un elemento permanente di turbamento e irrequieta instabilita', dando vita a tutta una serie di fenomeni caratteristici di queste situazioni che vanno si puo' dire, dal garibaldinismo risorgimentale al nazionalismo, all'interventismo e al fascismo, passando attraverso lo stesso socialismo e il sindacalismo rivoluzionario.(...) l'irrazionalismo e l'antidemocratismo sono le espressioni in cui si incarna l'aspirazione di questo ceto medio travagliato a un regime che gli dia finalmente quella posizione e funzione sociale cui inutilmente aspira da decenni. Ma naturalmente questo ceto medio non puo' essere il cemento della societa', non puo' essere il sostegno della stabilita' democratica.(...)
anche la' dove, pur fra alti e bassi, permane un equilibrio fondamentalmente democratico, elementi di fascismo sono presenti perche' essi sono coessenziali al tipo di societa' industriale moderna, ne costituiscono anzi in un certo senso la tendenza di fondo. Anche la' dove non si manifesta, questo nucleo di fascismo e' presente sotto la superficie democratica e l'indice di democraticita' di un paese sara' maggiore o minore anche in relazione all'incidenza minore o maggiore che questo nucleo di fascismo esercita sull'andamento della vita nazionale, minore solitamente nei periodi calmi, di equilibrio sociale, maggiore nei momenti di crisi, di tensione, di squilibrio. Sociologhi moderni hanno tendenza a vedere questo nucleo di fascismo principalmente nei ceti medi i quali in una societa' di tipo industriale, che implica continui e profondi mutamenti della struttura sociale, rischiano spesso di trovarsi ai margini della societa', e, per usare l'espressione del Mannheim, rischiano di trovarsi <disinseriti> e percio' scontenti e irrequieti, venendo cosi' a costituire un elemento turbolento e di squilibrio. In verita' questo ceto medio puo' costituire l'ala marciante del fascismo ma non rappresenta la forza determinante che sta' invece nella tendenza del grande capitale all'appropriazione del potere statale.(...)
Per sintetizzare in un'espressione la crisi del rapporto Stato-masse in quel dopoguerra si puo' dire che da unlato le masse premevano perche' il vecchio Stato liberale si trasformasse in uno Stato democratico, ma ne' la classe dominante, ne' il ceto politico, ne' il quadro istituzionale, ne' infine gli stessi partiti di massa erano maturi per questo passaggio. Di fronte alla crisi del vecchio Stato, incapace di contenere questa nuova spinta e di attuare le necessarie trasformazioni, maco purtroppo una soluzione di ricambio che non fosse la rivoluzione di tipo sovietico o il fascismo.
E qui e' opportuno spendere qualche parola sulla responsabilita' del movimento operaio nell'ascesa al potere del fascismo. E' assolutamente gratuita l'idea che il fascismo abbia impedito in italia una rivoluzione socialista e abbia raccolto il consenso popolare proprio per salvare l'italia da questo pericolo. In realta' finche' il movimento operaio fu' forte fino al punto di poter rappresentare un pericolo per l'ordine costituito, il fascismo viceversa fu assai debole e le sue fortune cominciarono a salire dopo che il movimento operaio era gia' nella fase discendente. Il punto piu' alto della tensione rivoluzionaria in Italia fu toccato dai moti contro il caroviveri, cioe' nel luglio 1919, e a quell'epoca il fascismo era press'a poco inesistente e comunque prese posizione a favore dei moti stessi.; fra il luglio 1919 e l'occupaziuone delle fabbriche(settembre 1920) vi fu un periodo di alti e bassi, ma con tendenza ad una diminuzione della tensione, e del resto la stessa occupazione fu un momento di battaglia che aveva per gli operai essenzialmente un carattere difensivo. Dopo la fine dell'occupazione la tensione e la volonta' di lotta delle masse si abbassarono rapidamente e ogni possibilita' rivoluzionaria definitivamente tramontata, e invece la vera ascesa del fascismo comincera' soltanto piu' tardi. Con cio' cade anche la leggenda del fascismo sorto come reazione alle violenze rosse....piu' brutale e inumana fu la violenza fascista che continuo a svilupparsi, sotto la protezione dell'autorita', molto dopo che la violenza operaia era definitivamente tramontata. Se di una responsabilita' del movimento operaio deve tuttavia parlarsi, essa e' di altra natura e consiste soprattutto nell'incapacita' che esso allora dimostro' di offrire agli italiani soluzioni nuove e democratiche, delle soluzioni che potessero rappresentare un superamento del vecchio ordine liberale e potessero incanalare l'immenso malcontento che la guerra aveva lasciato dietro di se' e che non riguardava soltanto gli operai ma anche il ceto medio.
Purtroppo in seno al movimento operaio prevalsero altri atteggiamenti: da una parte la destra sembrava ansiosa di ritornare alla vecchia prassi del piccolo cabotaggio riformistico, dei favori sollecitati ai ministeri per le cooperative o per le leghe, e intanto rifiutava di assumersi responsabilita' nella situazione nuova, con lo specioso preteso che la guerra l'aveva voluta la borghesia e che spettva alla borghesia liquidarne le conseguenze.(...) Dall'altro lato la sinistra massimalistica (compresi i comunisti) aspettava il crollo dello Stato boirghese e voleva anche in italia una rivoluzione di tipo sopvietico, ma intanto non faceva nulla per prepararla e tanto meno operava per delle soluzioni che non fossero la rivoluzione."(1)
Ai suoi esordi il fascismo si presento' con i caratteri di un alternativa tanto al capitalismo quanto al comunismo e prima del "ritorno all'ordine" (seguito al discorso di Mussolini del 3 gennaio 1925) e della nascita del regime totalitario esso assunse la natura di un movimento politico "al di la' della destra e della sinistra", fondamentalmente contradditorio, composto da un'insieme di componenti diverse, di elementi di continuita' e di rottura rispetto alla storia precedente del paese. Il fascismo espresse le velleita' di una "terza via" nemica della politica ed economia di tipo liberale, rea di meccanicismo, materialismo, individualismo, cosmopolitismo, e del comunismo collettivista ecc., e orientata, invece, a un organicismo comunitario legato a valori nazionali e spirituali. Le stesse velleita' le ritrovera' alla fine della sua tragica parabola storica, quando all'ombra del culto della morte e della persecuzione sanguinaria si reclamizzera' , per necessita propagandistiche, il ritorno a presunti principi socializzatori, anticapitalisti e antiborghesi del "fascismo-movimento" delle origini.
« Lo Stato che noi vogliamo instaurare sarà nazionale e sociale nel senso più lato della parola: sarà cioè fascista nel senso delle nostre origini. »(3)
« I nostri programmi sono decisamente rivoluzionari, le nostre idee appartengono a quelle che in regime democratico si chiamerebbero di sinistra; su ciò non può esserci nessun dubbio. NOI siamo i proletari in lotta contro il capitalismo, i rivoluzionari in cerca di un ordine nuovo. Se questo è vero rivolgersi alla borghesia agitando il pericolo rosso è assurdo. Lo spauracchio vero, in pericolo autentico, la minaccia contro cui lottiamo senza sosta viene da destra." »(4)
"Al momento di dover fissare quella che e' stata l'ideologia del fascismo, ci si accorge che non e' mai esistita o che una sovrastruttura ideologica e' stata, volta per volta , improvvisata sulla spinta dell'azione. Non si tratta di un' idea ma di un' insieme di idee parziali, rovesciate, che erano animate e coordinate da una ragione retorica.(...) la storia del fascismo e' soltanto una storia di soluzioni pratiche, di risoluzioni dettate dall'opportunita' politica, per cui una volta esaurita la spinta meccanica del movimento non e' rimasto in piedi nulla di concreto, nulla di veramente soddisfacente dal punto di vista dell'ideologia(...) il movimento fascista, era anzitutto un movimento di reazione, in quanto non determinava la realta' ma la subiva e subendola cercava di inserirvisi; non aveva nulla di autentico da proporre, caso mai aveva soltanto un bisogno di opporsi e siccome la sua opposizione con una rete di interessi economici ben precisi, ben individuabili, traeva di li' la sua forza, la sua capacita' di organizzare la resistenza, ma sempre da un punto di vista "negativo", mai positivo. "(2)
Gia' nel maggio del '19 Mussolini, in una intervista dichiarava apertamente : " Le pregiudiziali sono delle maglie di ferro o di stagnola. Non abbiamo la pregiudiziale repubblicana, non quella monarchica, non abbiamo la pregiudiziale cattolica, socialista od antisocialista. Siamo dei problemisti, degli attualisti, dei realizzatori." E poco prima, nel marzo 1919, sulle colonne del Popolo D'Italia scriveva: "Noi ci permettiamo il lusso di essere conservatori e progressisti, reazionari e rivoluzionari a seconda delle circostanze di tempo, di luogo e di ambiente" .
Alle sue origini il fascismo si proclamo, con le parole del suo fondatore, "antipartito e movimento". La fondazione dei "fasci di combattimento", piazza san sepolcro-milano 1919, avvenne sulla base di un programma ambiguo e dalle "due anime": reazionario e conservatore (perché anti-proletario e antisocialista), 'rivoluzionario' (perché anticapitalista).
("Tra i suoi punti di 'sinistra', v'era la richiesta della giornata lavorativa di otto ore, il blocco degli affitti, la richiesta di un'imposta straordinaria sul capitale, l'aumento delle imposte dirette a carico dei ceti abbienti...")
In un paese con un ritmo economico poco intenso e istituzioni democratiche poco provate ed elastiche il passaggio, che comportava una serie di riadattamenti, ridimensionamenti ecc., dallo stato di guerra a quello di pace mise il ceto medio al centro di malcontento ed agitazioni. Questo ceto medio intriso di cultura tradizionale, provinciale e retorica incapace di inserirsi nel processo produttivo moderno in condizioni di stabilita' e sicurezza fu presa del fascismo, della sua confusa e ambigua propaganda che prometteva una generica palingenesi nazionale. Del resto : " le contraddizioni del suo primo programma (del fascismo) sono le contraddizioni del ceto medio; le rivendicazioni estreme e le prese di posizione anticapitalistiche, antimonarchiche, aticlericali ed antiproletarie sono tipiche della sua mentalita' di quel tempo. Piu' che un programma vero e proprio, cioe' un insieme organico di soluzioni, esso comportava un cumulo di risentimenti. Il risentimento era allora il vero stato d'animo del ceto medio e l'interprete ideale doveva esserne Mussolini, la cui vita era stata un perenne risentimento contro la societa e la cui filosofia, come ha scritto un biografo inglese piuttosto benevolo, Finer, altro non era che una carica di risentimenti. Chi scorra il Popolo d'Italia di quei primi anni postbellici vedra' che gli attacchi alla plutocrazia e alle forze dominanti si alternano con gli attacchi al Partito socialista, e al tempo stesso vedra' un possibilismo pratico che spinge Mussolini ad applaudire ad ogni movimento di massa con la speranza di potervisi inserire e magari strapparne la direzione al Partito socialista(...)
Questo atteggiamento ambivalente, incerto, pragmatico, questa permanente disponibilita' per ogni soluzione, per qualunque riforma, per qualunque avventura, e al tempo stesso tutto questo risentimento contro tutto cio' che esiste di apparentemente forte e consolidato, organizzato, questa mutevolezza che in Mussolini arrivo fino al piu' spregiudicato cinismo e' ancora un riflesso di quell'instabilita' e inquietitudine del ceto medio(...)
Il fascismo rimane fin quasi alla fine del 1920 tipica manifestazione del ceto medio urbano(...) solo dopo le amministrative del 1920 si sviluppa la seconda componente del fascismo, la reazione agraria , la quale gli fa assumere ben altre proporzioni ed inaugura il periodo della violenza sistematica e delle <squadracce punitive>.
La grande agitazione contadina dell'estate 1920 si era chiusa con una vittoria; l'associazione agraria bolognese aveva dovuto cedere e firmare i nuovi concordati di lavoro, e voleva la rivincita sul terreno della violenza, una rivincita per la quale poteva reclutare piu' numerose squadre fra i sottoproletari disoccupati e i reduci delle province piu' povere, e poteva reclutare piu' ufficiali fra i fascisti del ceto medio che nella guerra civile trovarono finalmente un'occupazione e uno sfogo. Ma a dare a questo spirito di rivincita una ampiezza insospettata fu il risultato delle elezioni amministrative, che segnarono una grande vittoria socialista con la conquista di 2800 comuni fra cui Milano e Bologna(...)
Il fascismo non avrebbe ugualmente potuto vincere la sua battaglia e conquistare il potere statale, se alle due componenti di cui abbiamo parlato, il ceto medio e il padronato agrario, non si fosse aggiunta anche la terza, la grande industria.(...)
agli inizi del 1920, l'industria italiana si era data un'organizzazione centralizzata, la Confindustria, che doveva ben presto diventare un elemento determinante nella vita del paese. Fu la potenza economica della grande industria, furono le sue relazioni politiche, la sua influenza in seno alla classe di governo e alla burocrazia che assicurarono al fascismo i mezzi per insediarsi al potere, si puo' dire senza combattere.
Attraverso il Popolo d'Italia si puo' cogliere facilmente questa evoluzione; dopo aver per tanto tempo tuonato contro il capitalismo e la burocrazia, il giornale di Mussolini scopre a un certo punto che il capitalismo e' appena agli inizi della sua storia e ha innanzi a se' ancora periodi gloriosi, e nello stesso numero in cui annunzia che fara' una grande campagna per una politica di espansione, per una politica nazionalistica e di armamenti, annunzia altresi' di aver trovato i fondi per fare una grande tipografia moderna: credo non ci sia bisogno di sottolineare la connessione tra questi fondi e la campagna in favore di quegli obiettivi che interessavano l'industria pesante.
Ma, come abbiamo detto, l'industria non dava solo i mezzi finanziari, dava anche la forza politica e difatti l'omerta' delle pubbliche autorita' con il fascismo diventera' dopo di allora sempre piu' sfacciata: le armi stesse dello Stato saranno messe a disposizione degli assassini e degli incendiari fascisti e l'impunita' sara' loro assicurata. Naturalmente gli uomini del vecchio regime che tolleravano e favorivano questo scandalo non pensavano che si scavavano la fossa da soli: si illudevano di servirsi dei fascisti per imbrigliare il movimento operaio e poi di assorbire i fascisti nel vecchio giuoco parlamentare. Ma il vecchio giuoco parlamentare era veramente troppo vecchio, le istituzioni inadeguate. Lo Stato liberale aveva chiuso il suo ciclo."(1)
Il fascismo, maschero' la sua natura di classe con il corporativismo, un'ideologia economica d'ispirazione cattolica che pretendeva di poter superare il conflitto sociale ma che in realta' subordinava l'interesse delle classi lavoratrici all'obiettivo dello sviluppo della potenza nazionale e al grande capitale. L'utopia dell'armonia e della pace sociale propagandata dal fascismo in sostanza non fu che la facciata ideale del potere incondizionato del capitale sul lavoro.
"Bisogna costruire un fronte unico dell'economia, bisogna eliminare tutto ciò che può turbare il processo produttivo, raccogliere in fascio le energie produttive del paese nell'interesse della Nazione".(B.Mussolini-1923)
"quel corporativismo con una insostenibile parità tra capitale e lavoro(...)si risolveva in una prigione per moltitudini lavoratrici alla mercé dei padroni in gambali ed orbace" , scrisse A. Capitini .
Le correnti del "socialismo nazionale e corporativo" che si erano riconosciute nella vagheggiata socializzazione delle imprese durante la Repubblica di Salò, e di un mitico fascismo delle origini, dopo la liberazione ebbero un ruolo importante nella ricostituzione del movimento fascista.
"Si stagliano nella storia frantumata dell'Italia sconvolta dal secondo conflitto mondiale, questi fascisti indomabili che hanno nella testa contemporaneamente la socializzazione dei mezzi di produzione e del lavoro e l'idea di patria. O di sangue e suolo, se preferite. Concetti chiave, questi ultimi, della lunga memoria fascista che approda al dopoguerra forte di una tradizione ideologica e di valori condivisi destinati dalla memoria dei vincitori ad essere apparentemente confinati nell'oblìo. Le origini culturali di ciò che per comodità espositiva è stato spesso definito neofascismo stanno tutte lì, in quegli ultimi bagliori di eroismo del soldato politico pronto a dare la vita perché soltanto nel sacrificio trova appagamento il desiderio di essere utile alla causa."(5)
Dietro la rinnovata mitologia di un "socialismo nazionale" mai esistito e di un immaginario punto zero i nuovi fascisti come i vecchi cercano di occultare la loro simpatia per le barbarie e l'orrore. In nome di un "fascismo sovrastorico", una sorta di contenitore vuoto da riempire all'occasione con la "permanente disponibilita' per ogni soluzione, per qualunque riforma, per qualunque avventura", questi nuovi fascisti sono disposti a rinnegare le loro stesse determinazioni storiche. Oggi con l'ambiguita' e il cinismo di sempre arrivano anche a dichiararsi estranei al fascismo.
Eppure le loro posizioni da campanilisti ingenui e paranoici che credono che le loro cittadelle possano trasformarsi nel centro della resistenza al mercato mondiale, le loro menzogne colorate da mitiche "terze vie" vanno incontro ad un bisogno sentito: la paura degli individui dinnanzi al loro annichilimento nei processi reali della produzione e riproduzione della vita sociale. La loro risposta a questo bisogno e' ovviamente falsa nella misura in cui propone antitodi che sono solo "negazioni astratte", riproposizione di "un autentico", rivisto e corretto, che si limita a sanzionare la nostalgia di un qualitativo che il rapporto di scambio ha gia' distrutto definitivamente e che comunque e' in accordo preliminare con la repressione.
Ex marxisti come il filosofo Costanzo Preve reclamano la legittimita' di termini come "comunitarismo" e "nazionalitarismo" affermando che "la dicotomia Sinistra /Destra non è più un classificatore adeguato per orientarsi sui più grandi problemi interni e internazionali. Questa dicotomia non è certamente illusoria, ha avuto una robusta e materiale origine storica, ma oggi si è esaurita quasi completamente a causa di profonde trasformazioni della stessa società capitalistica."
Allo stesso modo si da' per superata l'opposizione fascismo/antifascismo dimenticando allegramente che il piano della dialettica politica ed istituzionale non e' identificabile con quello sociale. Elementi di fascismo sono coessenziali al tipo di societa' moderna capitalistica, ne costituiscono la "tendenza di fondo". La presenza di queste componenti fasciste all'interno delle societa' occidentali e' permanente e rende l'equilibrio democratico estremamente precario. L'affermarsi della democrazia di tipo occidentale e' il frutto di un concorso di circostanze storiche che non possono mai dirsi definitivamente consolidate.
Perche' un "regime democratico" possa affermarsi e' necessario
che non vi siano lacerazioni profonde nel tessuto sociale: "quando
queste lacerazioni si producono sotto la spinta di tensioni troppo
forti, di polarizzazioni di classi, quando vi sono ricchezze enormi
concentrate in poche mani di fronte a classi popolari miserabili, non
puo' sussistere democrazia perche' o le masse miserabili sono escluse
dal potere o, se vi partecipano, se ne servono per rovesciare il
sistema, ma in questo caso l'asprezza della lotta portera' alla
rottura, all'eversione, non all'equilibrio democratico. In altre parole
le classi dominanti non consentiranno a dischiudere alle classi
cosiddette inferiori la via della partecipazione al potere se non sulla
base di un'adesione delle stesse classi inferiori ai principi che
regolano il sistema sociale, che disciplinano l'ordine costituito, onde
e' stato scritto che la democrazia vive quando vi e' un consenso
pressoche' universale attorno ai principi fondamentali del sistema e
c'e dissenso solo sui particolari, il che impedisce che il sistema
venga rimesso in gioco ad ogni elezione.
La democrazia presuppone un tessuto sociale in larga misura omogeneo e l'accettazione di una sola tavola di valori fondamentali. Ma perche' questo sia possibile, occorre che la societa' abbia risolto i problemi elementari della vita delle masse, anzi che abbia assicurato alle masse stesse delle condizioni di vita in continuo miglioramento per cui le masse si sentano in definitiva solidali con il regime sociale e non pensino a rimetterne ogni giorno in discussione i principi.
Cio' implica che l'affermazione della democrazia postula un regime di prosperita' crescente capace di soddisfare i bisogni crescenti delle masse, e la storia ci conferma che la societa' capitalistica ha potuto iniziare un processo di democratizzazione solo nella misura in cui e' riuscita ad assicurarsi margini sufficienti di profitto.
Ma se la prosperita' e' la premessa del processo di democratizzazione, essa non e' tuttavia sufficiente: (...) e' necessario in altre parole che non soltanto il tessuto sociale sia omogeneo ma che sia omogeneo anche il contesto ideologico della societa'. Questa omogeneizzazione e' compito primario del ceto medio,, ne costituisce una delle funzioni precipue e fa di esso l'elemento coesivo della societa', una sorta di cemento che lega e rafforza le strutture dell'edificio sociale. E' infatti il ceto medio che fornisce i quadri intellettuali alle classi avverse, a quelle dominanti e a quelle dominate, e questi quadri intellettuali, che difendono interessi contrastanti, sono pur sempre usciti dalle stesse scuole, hanno avuto la stessa formazione mentale, parlano sostanzialmente lo stesso linguaggio, e percio' possono condurre il loro dibattito in forma di dialogo democratico, possono esprimere i loro contrasti entro una cornice comune, che e' appunto la cornice delle istituzioni esistenti, frenando o riassorbendo le spinte eversive, traducendo in termini di coesistenza democratica le volonta' eventuali di rottura."(1)
Se queste sono le condizioni di uno sviluppo democratico tutta la storia di questo paese e li' a dimostrarci che queste condizioni non sono mai state effettivamente confermate e che la democrazia e' un'equilibrio instabile, "una successione di equlibri che si distruggono e si ricompongono permanentemente".
L'intossicazione psicologica autoritaria avanza a ritmi serrati anche per responsabilita' di una "sinistra" che ha dimenticato che nelle societa' con un certo grado di civilta' nei momenti di crisi, ma non solo, la "cultura" e' un terreno determinante di operazioni di guerra di classe. Ha valutato con superficialita' e leggerezza, considerandola il puro delirio di una ristretta cerchia di intellettuali la marea di fascismi che oggi ha conquistato una forte egemonia culturale nel paese.
Ha trattato ambigue parole d'ordine come "comunitarismo", "nazionalitarismo", "antimondialismo", "differenzialismo" sono state trattate con sufficienza, come il vezzo di un ristretto nucleo d'intellighenzia, ininfluenti dal punto di vista sociale, mentre gli sfuggiva di mano la situazione e lasciava, a parte qualche "mitica mobilitazione antifascista", che una "cultura" falsamente antiliberista finisse col funzionare da ideologia di ricambio per l'impresentabile mito della razza fondata su un sostrato biologico e si diffondesse fra larghi strati della popolazione.
Non molto tempo fa, questa gente autonominatasi "rappresentante" del proletariato si dichiarava marxista ma in realta' era solo impegnata nella dogmatica adorazione di inconcludenti categorie con cui si dipingeva il mondo in bianco e nero e lo imbandiva per il dominio, oggi ha scoperto, con decenni di ritardo, che la causalita' di struttura e sovrastruttura come arma politica decisiva e' rimasta molto, troppo indietro allo sviluppo storico delle societa' capitalistiche e si e' lanciata in deliranti acrobazie teoriche...Questa gente "storicizza" a tutto spiano ma poi dimentica di storicizzare se stessa e la sua collocazione sociale. Troppo indaffarati, dentro e fuori le istituzioni, a catalogare il mondo in "contraddizioni principali e accessorie", troppo infatuati dalle strabilianti innovazioni tecnologiche del capitalismo contemporaneo si sono scordati di stare nei quartieri, sulla strada e sul territorio mentre la melma saliva dai tombini.
Anche adesso, giacche' ne' gli errori ne' la storia hanno mai insegnato nulla a queste persone, invece di riaprire un processo di ri-elaborazione sociale del conflitto, stanno li', a lambiccarsi il cervello in raffinate e dotte analisi sulle "ragioni della sconfitta" e a litigare se la falce e martello e' un simbolo che valeva piu' di 5 tremolanti strisce di colore. Si sa', il marketing politico innanzitutto.
Come aveva profetizzato Pasolini "L'Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo. Essere laici, liberali, non significa nulla, quando manca quella forza morale che riesca a vincere la tentazione di essere partecipi a un mondo che apparentemente funziona, con le sue leggi allettanti e crudeli. Non occorre essere forti per affrontare il fascismo nelle sue forme pazzesche e ridicole: occorre essere fortissimi per affrontare il fascismo come normalità, come codificazione, direi allegra, mondana, socialmente eletta, del fondo brutalmente egoista di una società."
Prestarsi a codificare e sollecitare, in forme ora meno ora piu' estreme, il "fondo brutalmente egoista " di questa societa' significa collaborare, sostenere il "fascismo della normalita'" che e' una delle ultime colonne di sostegno di quella piramide della spazzatura che e' diventato questo paese che traballa sotto i colpi della crisi economica.
Nella marcescenza del sistema borghese italiano gli smarriti intellettuali dell'inquieta classe media, con tutto il codazzo di piccola psico-borghesia del caso, di destra, di sinistra, di centro e di su' per giu', anche quelli che ieri militavano su fronti avversi, si sono abbracciati in un'orgia di rimpianto e di contrapposizione romantica al sistema capitalistico.
Nell'attesa che le idee cadano dal cielo i nuovi fascisti e l'oscuratismo clericale e autoritarista inquina la mente di chi non ha altra merda per vivere che l'esistente, nelle sue forme piu' alienanti e brutali e mentre i poveri fanno guerra agli altri poveri, gli immigrati regolari si barricano nella difesa dei livelli di vita raggiunti contro gli irregolari, la tv ci rivende il disagio come bene di consumo, e i neofascisti ci accoltellano e la polizia ci pesta i nostri svaporati ex "rappresentanti" e anche quegli altri duri e puri giocano a fare i rivoluzionari senza rivoluzione e le avanguardie senza masse.
Chi difende e sostiene materialmente e praticamente gli sfrattati? Quale organizzazione di "sinistra" ha messo a dispozione le sue forze per occupare delle case, difendere i centri sociali, non pagare i trasporti, promuovere "spese proletarie", garantire reti di circolazione e solidarieta' vere ecc.? E non mi riferisco ai messaggi di solidarieta', agli attestati di stima, alle manifestazioni una tantum...
Ormai ogni settore dello spettacolo e' armonizzato in se' e tutti fra loro, l'equivalenza dello scambio progredisce nella cultura, nella politica e tutti si somigliano cosi' tanto che gli stalinisti ballano coi fascisti, i nonviolenti con i picchiatori, i poveri coi ricchi, gli oppressi coi loro oppressori...I Preve, si trovano in sintonia con i Paolo Signorelli e i Stefano delle Chiaie, gli intellettuali di "sinistra" baciano quelli di "destra", i proletari non sanno neanche piu' distinguere i loro nemici sociali...
Diliberto rimembra, i bei tempi andati in cui i maestri di paese, non pigliavano quattro lire di stipendio, ma godevano, nel loro ruolo di austeri educatori delle future generazioni, del prestigio della comunita...I Bertinotti cantano le lodi della Gandhiana tesitura a mano...i rivoluzionari con la R maiuscola sognano assalti al palazzo d'inverno gia' preda di una nota immobiliare internazionale... i terzomondisti terzomondano...La resistenza la fanno tutti a Porta a Porta.
I nuovi fascisti intanto con posizioni apparentemente innocue, da campanilisti ingenui e paranoici che raccontano di utopiche cittadelle che si trasformeranno nel centro della resistenza alla "globalizzazione" vanno incontro ad un bisogno sentito: il terrore degli individui dinnanzi al loro annichilimento nei processi reali della produzione e riproduzione della vita sociale e si radicano sul territorio. La loro alternativa e' ovviamente falsa nella misura in cui propone antitodi che sono solo ideologia astratta, "un'autentico" che si limita a sanzionare la nostalgia di un qualitativo che il rapporto di scambio ha gia' distrutto definitivamente e che comunque e' in accordo preliminare con la repressione:
"I termini dello scontro epocale non possono essere concepiti come contrapposizione tra destra e sinistra (espressioni concettuali prive di significato reale) ma come riaffermazione di Idee Forza capaci di creare forme autentiche di resistenza al dominio mondialista e globalizzante. Idee che possono rinvenirsi soltanto nel comunitarismo, con la riaffermazione delle Comunità di Popolo e, quindi, della riscoperta delle identità e delle culture negate."(Paolo Signorelli)
"Io ritengo che la crisi, in questo momento, invada tutti i settori politici. Allora la scelta strategica è o quella di trovare all'interno di un settore, di un'area, delle ipotesi di riunificazione per creare una forza, che comunque rimane ristretta in quell'area, o preparare e creare un progetto politico di prospettiva, che permetta di essere punto di riferimento di tutti i settori di crisi che esistono, nelle varie aree politiche presenti nel Paese. E quindi non muoversi orizzontalmente, ma muoversi in modo verticale: per fare questo, un movimento politico sarebbe negativo."(Stefano Delle Chiaie)
Di fronte al "disincanto del mondo", alla distruzione dell'unita' "mitica e sacrale del corpo sociale" da parte della razionalizzazione capitalista il fascismo ha sempre proposto surrogati, storicamente adeguati e molteplici, di questa unita'. Il suo "nucleo mitico" , visionario, il suo "organismo fatto di immagini", che catalizza l'immaginario affettivo delle moltitudini e degli individui compressi dalla razionalizzazione capitalista, ha la forma di un utopia astratta, di volta in volta modellata e nutrita dall'esistente, dai suoi tratti reificati e alienanti:
Appello alla comunita', attivismo esasperato, culto della gioventù e dello sport, eroico ideale di avventura, la volontà di sperimentare in un azione proiettata verso il futuro un ideale di perfezione eterna; corpi scultorei, la vittoria dei "puri" contro gli "impuri", estetizzazione della vita quotidiana che e' anche sigillo di una superiorita' morale sovrastorica ecc. in fondo cosa promettono se non gli stessi "oggetti di desiderio" di una qualsiasi infima pubblicita' di merci a buon mercato...?!!
La democrazia presuppone un tessuto sociale in larga misura omogeneo e l'accettazione di una sola tavola di valori fondamentali. Ma perche' questo sia possibile, occorre che la societa' abbia risolto i problemi elementari della vita delle masse, anzi che abbia assicurato alle masse stesse delle condizioni di vita in continuo miglioramento per cui le masse si sentano in definitiva solidali con il regime sociale e non pensino a rimetterne ogni giorno in discussione i principi.
Cio' implica che l'affermazione della democrazia postula un regime di prosperita' crescente capace di soddisfare i bisogni crescenti delle masse, e la storia ci conferma che la societa' capitalistica ha potuto iniziare un processo di democratizzazione solo nella misura in cui e' riuscita ad assicurarsi margini sufficienti di profitto.
Ma se la prosperita' e' la premessa del processo di democratizzazione, essa non e' tuttavia sufficiente: (...) e' necessario in altre parole che non soltanto il tessuto sociale sia omogeneo ma che sia omogeneo anche il contesto ideologico della societa'. Questa omogeneizzazione e' compito primario del ceto medio,, ne costituisce una delle funzioni precipue e fa di esso l'elemento coesivo della societa', una sorta di cemento che lega e rafforza le strutture dell'edificio sociale. E' infatti il ceto medio che fornisce i quadri intellettuali alle classi avverse, a quelle dominanti e a quelle dominate, e questi quadri intellettuali, che difendono interessi contrastanti, sono pur sempre usciti dalle stesse scuole, hanno avuto la stessa formazione mentale, parlano sostanzialmente lo stesso linguaggio, e percio' possono condurre il loro dibattito in forma di dialogo democratico, possono esprimere i loro contrasti entro una cornice comune, che e' appunto la cornice delle istituzioni esistenti, frenando o riassorbendo le spinte eversive, traducendo in termini di coesistenza democratica le volonta' eventuali di rottura."(1)
Se queste sono le condizioni di uno sviluppo democratico tutta la storia di questo paese e li' a dimostrarci che queste condizioni non sono mai state effettivamente confermate e che la democrazia e' un'equilibrio instabile, "una successione di equlibri che si distruggono e si ricompongono permanentemente".
L'intossicazione psicologica autoritaria avanza a ritmi serrati anche per responsabilita' di una "sinistra" che ha dimenticato che nelle societa' con un certo grado di civilta' nei momenti di crisi, ma non solo, la "cultura" e' un terreno determinante di operazioni di guerra di classe. Ha valutato con superficialita' e leggerezza, considerandola il puro delirio di una ristretta cerchia di intellettuali la marea di fascismi che oggi ha conquistato una forte egemonia culturale nel paese.
Ha trattato ambigue parole d'ordine come "comunitarismo", "nazionalitarismo", "antimondialismo", "differenzialismo" sono state trattate con sufficienza, come il vezzo di un ristretto nucleo d'intellighenzia, ininfluenti dal punto di vista sociale, mentre gli sfuggiva di mano la situazione e lasciava, a parte qualche "mitica mobilitazione antifascista", che una "cultura" falsamente antiliberista finisse col funzionare da ideologia di ricambio per l'impresentabile mito della razza fondata su un sostrato biologico e si diffondesse fra larghi strati della popolazione.
Non molto tempo fa, questa gente autonominatasi "rappresentante" del proletariato si dichiarava marxista ma in realta' era solo impegnata nella dogmatica adorazione di inconcludenti categorie con cui si dipingeva il mondo in bianco e nero e lo imbandiva per il dominio, oggi ha scoperto, con decenni di ritardo, che la causalita' di struttura e sovrastruttura come arma politica decisiva e' rimasta molto, troppo indietro allo sviluppo storico delle societa' capitalistiche e si e' lanciata in deliranti acrobazie teoriche...Questa gente "storicizza" a tutto spiano ma poi dimentica di storicizzare se stessa e la sua collocazione sociale. Troppo indaffarati, dentro e fuori le istituzioni, a catalogare il mondo in "contraddizioni principali e accessorie", troppo infatuati dalle strabilianti innovazioni tecnologiche del capitalismo contemporaneo si sono scordati di stare nei quartieri, sulla strada e sul territorio mentre la melma saliva dai tombini.
Anche adesso, giacche' ne' gli errori ne' la storia hanno mai insegnato nulla a queste persone, invece di riaprire un processo di ri-elaborazione sociale del conflitto, stanno li', a lambiccarsi il cervello in raffinate e dotte analisi sulle "ragioni della sconfitta" e a litigare se la falce e martello e' un simbolo che valeva piu' di 5 tremolanti strisce di colore. Si sa', il marketing politico innanzitutto.
Come aveva profetizzato Pasolini "L'Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo. Essere laici, liberali, non significa nulla, quando manca quella forza morale che riesca a vincere la tentazione di essere partecipi a un mondo che apparentemente funziona, con le sue leggi allettanti e crudeli. Non occorre essere forti per affrontare il fascismo nelle sue forme pazzesche e ridicole: occorre essere fortissimi per affrontare il fascismo come normalità, come codificazione, direi allegra, mondana, socialmente eletta, del fondo brutalmente egoista di una società."
Prestarsi a codificare e sollecitare, in forme ora meno ora piu' estreme, il "fondo brutalmente egoista " di questa societa' significa collaborare, sostenere il "fascismo della normalita'" che e' una delle ultime colonne di sostegno di quella piramide della spazzatura che e' diventato questo paese che traballa sotto i colpi della crisi economica.
Nella marcescenza del sistema borghese italiano gli smarriti intellettuali dell'inquieta classe media, con tutto il codazzo di piccola psico-borghesia del caso, di destra, di sinistra, di centro e di su' per giu', anche quelli che ieri militavano su fronti avversi, si sono abbracciati in un'orgia di rimpianto e di contrapposizione romantica al sistema capitalistico.
Nell'attesa che le idee cadano dal cielo i nuovi fascisti e l'oscuratismo clericale e autoritarista inquina la mente di chi non ha altra merda per vivere che l'esistente, nelle sue forme piu' alienanti e brutali e mentre i poveri fanno guerra agli altri poveri, gli immigrati regolari si barricano nella difesa dei livelli di vita raggiunti contro gli irregolari, la tv ci rivende il disagio come bene di consumo, e i neofascisti ci accoltellano e la polizia ci pesta i nostri svaporati ex "rappresentanti" e anche quegli altri duri e puri giocano a fare i rivoluzionari senza rivoluzione e le avanguardie senza masse.
Chi difende e sostiene materialmente e praticamente gli sfrattati? Quale organizzazione di "sinistra" ha messo a dispozione le sue forze per occupare delle case, difendere i centri sociali, non pagare i trasporti, promuovere "spese proletarie", garantire reti di circolazione e solidarieta' vere ecc.? E non mi riferisco ai messaggi di solidarieta', agli attestati di stima, alle manifestazioni una tantum...
Ormai ogni settore dello spettacolo e' armonizzato in se' e tutti fra loro, l'equivalenza dello scambio progredisce nella cultura, nella politica e tutti si somigliano cosi' tanto che gli stalinisti ballano coi fascisti, i nonviolenti con i picchiatori, i poveri coi ricchi, gli oppressi coi loro oppressori...I Preve, si trovano in sintonia con i Paolo Signorelli e i Stefano delle Chiaie, gli intellettuali di "sinistra" baciano quelli di "destra", i proletari non sanno neanche piu' distinguere i loro nemici sociali...
Diliberto rimembra, i bei tempi andati in cui i maestri di paese, non pigliavano quattro lire di stipendio, ma godevano, nel loro ruolo di austeri educatori delle future generazioni, del prestigio della comunita...I Bertinotti cantano le lodi della Gandhiana tesitura a mano...i rivoluzionari con la R maiuscola sognano assalti al palazzo d'inverno gia' preda di una nota immobiliare internazionale... i terzomondisti terzomondano...La resistenza la fanno tutti a Porta a Porta.
I nuovi fascisti intanto con posizioni apparentemente innocue, da campanilisti ingenui e paranoici che raccontano di utopiche cittadelle che si trasformeranno nel centro della resistenza alla "globalizzazione" vanno incontro ad un bisogno sentito: il terrore degli individui dinnanzi al loro annichilimento nei processi reali della produzione e riproduzione della vita sociale e si radicano sul territorio. La loro alternativa e' ovviamente falsa nella misura in cui propone antitodi che sono solo ideologia astratta, "un'autentico" che si limita a sanzionare la nostalgia di un qualitativo che il rapporto di scambio ha gia' distrutto definitivamente e che comunque e' in accordo preliminare con la repressione:
"I termini dello scontro epocale non possono essere concepiti come contrapposizione tra destra e sinistra (espressioni concettuali prive di significato reale) ma come riaffermazione di Idee Forza capaci di creare forme autentiche di resistenza al dominio mondialista e globalizzante. Idee che possono rinvenirsi soltanto nel comunitarismo, con la riaffermazione delle Comunità di Popolo e, quindi, della riscoperta delle identità e delle culture negate."(Paolo Signorelli)
"Io ritengo che la crisi, in questo momento, invada tutti i settori politici. Allora la scelta strategica è o quella di trovare all'interno di un settore, di un'area, delle ipotesi di riunificazione per creare una forza, che comunque rimane ristretta in quell'area, o preparare e creare un progetto politico di prospettiva, che permetta di essere punto di riferimento di tutti i settori di crisi che esistono, nelle varie aree politiche presenti nel Paese. E quindi non muoversi orizzontalmente, ma muoversi in modo verticale: per fare questo, un movimento politico sarebbe negativo."(Stefano Delle Chiaie)
Di fronte al "disincanto del mondo", alla distruzione dell'unita' "mitica e sacrale del corpo sociale" da parte della razionalizzazione capitalista il fascismo ha sempre proposto surrogati, storicamente adeguati e molteplici, di questa unita'. Il suo "nucleo mitico" , visionario, il suo "organismo fatto di immagini", che catalizza l'immaginario affettivo delle moltitudini e degli individui compressi dalla razionalizzazione capitalista, ha la forma di un utopia astratta, di volta in volta modellata e nutrita dall'esistente, dai suoi tratti reificati e alienanti:
Appello alla comunita', attivismo esasperato, culto della gioventù e dello sport, eroico ideale di avventura, la volontà di sperimentare in un azione proiettata verso il futuro un ideale di perfezione eterna; corpi scultorei, la vittoria dei "puri" contro gli "impuri", estetizzazione della vita quotidiana che e' anche sigillo di una superiorita' morale sovrastorica ecc. in fondo cosa promettono se non gli stessi "oggetti di desiderio" di una qualsiasi infima pubblicita' di merci a buon mercato...?!!
Dinnanzi al processo di deterritorializzazione innescato
dall'espandersi del mercato mondiale capitalistico gli individui
spaesati e sradicati si lasciano catturare
da un richiamo di identificazione territoriale che usa la
frustrazione di fronte alle promesse non mantenute delle nuove
frontiere del benessere (che la "globalizzazione" avrebbe dovuto
portare con se') per indurre negli
stessi una sorta di
istinto di rinuncia che orienta verso una modalità di
esistenza ridotta, cosa alquanto necessaria ai capitalisti nel
tentativo di tenere bassi i costi di produzione e riproduzione sociale
della
forza-lavoro nella guerra della competizione
internazionale. Contemporaneamente questi individui sono perennemente
mobilitati dal richiamo virtuale ad un consumo senza limiti, sottoposti
alla crescente pressione di definire se stessi attraverso un consumo
dal quale in realta' restano esclusi. Peggio, tutta la loro vita
gravita attorno ad universi che pongono al centro "il lavoro", un
lavoro tradizionale, un lavoro che rende la "dignita' di produttori",
che apre l'accesso ai diritti, fonda le identita' e le relazioni
sociali, ma che non c'e piu'...
Su questo terreno contraddittorio i nuovi fascisti e i loro amici pensano di poter realizzare una riedizione contemporanea del primato della politica sull'economia, un aspirazione che inevitabilmente ha sempre fatto precipitare la societa' nel totalitarismo, nel terrore, nel sacrificio degli individui alla totalita'.
La "terza via" ,oltre la propaganda contingente, ha tutte le premesse per concludersi, come ogni volta, nel soffocamento della societa' civile, nella repressione di ogni percorso di liberazione ed emancipazione umana a favore di un paradiso amministrato da apparati sovraindividuali. E questa sarebbe l'alternativa al capitalismo e al comunismo...un culto della comunita' che e' il risultato della miseria individuale. Come diceva Susan Sontag il fascismo e' affascinante perche' promette di dissolvere l'alienazione in estatici sentimenti di comunita...
Il fascista nuovo cerca di convinere le masse che ordine, disciplina, spirito di sacrificio ed elitarismo, cioe' elementi indispensabili al capitale per ammortizzare gli effetti della crisi economica o per attutire le conseguenze dei cambiamenti strutturali, che esso deve affrontare, sulla tenuta della sua struttura gerchica, siano i rimedi finalmente trovati per guarire il vuoto spirituale, l'alienazione degli individui gli uni dagli altri tipici della societa' borghese.
Fino al 1980 l'estrema destra in Europa è stata politicamente emarginata perché manteneva una visibile continuità con il fascismo storico, poi pur conservando le sue radici anti-egualitariste, anti-pluraliste, anti-liberali e la visione di una "società organica" essa ha operato una rottura apparente con il "fascismo tradizionale" che gli e' valsa una crescente credibilita' elettorale, una legittimazione e un consenso culturale molto vasto.
Questo nuovo fascismo "etno-pluralista" anti-multiculturalista e anti-mondialista, che all'antagonismo razziale sostituisce quello culturale, ha promosso la sua ascesa presentandosi come baluardo "dell'identita' culturale" dei popoli, come difesa contro l'atomizzazione sociale liberista e al declino delle tradizionali forme d'integrazione sociale (religione, nazione, famiglia ecc) attraverso la reclame di un comunitarismo genericamente solidaristico e interclassista. In materia di politica economica infatti promette di andare "al di là di destra e della sinistra" e di creare un "equilibrio tra intervento pubblico e privato", tra stato e mercato, come garanzia di una supremazia dell'uomo politico contro "l'homo oeconomicus".
Si, questo nuovo fascismo e' contro "l'homo oeconomicus" salvo poi esibirsi in sperticati elogi dell'etica del lavoro, del valore "spitiruale" del lavoro, poco importa se a servizio di un capitalista collettivo o meno o di qualche "ibrido"-lo stato, la comunita'-...Ad ogni modo sotto queste "buonsensate" glorificazioni del lavoro si sente la puzza del modello San Patrignano dov'e ben presente la massima seconda la quale un corpo produttivo e' sempre un corpo assoggettato.
I proletari non sanno che farsene della "dignita' dei produttori!!!!!"...
I nuovi fascisti non hanno affatto rinunciato all'odio razziale, all'antisemitismo e al culto della violenza semplicemente hanno rilucidato a nuovo i loro vecchi armamenti: del resto gia Evola scriveva: "la razza esiste sia nel corpo, sia nello spirito". Questo razzismo che considera la biologia un risultato dello "spirito" gia' anticipava i "moderni differenzialisti" che allude ad una gerarchizzazione delle razze su scala planetaria, una sorta di congelamento dell'attuale divisione internazionale del lavoro; altro che opposizione all'impero usa, altro che lotta contro alla mondializzazione, alle "centrali del potere finanziario"...
Il tradizionale antimodernismo romantico di destra e' funzionale non al superamento dell'esistente, ma alla conservazione di esso. Anche la "lega nord" dice di collocarsi al di la' di vecchie etichette politiche definendosi un movimento popolare, populista e antimondialista, cioe' che vuole anteporre ai miti attuali dell'ultraliberismo e della modernità i valori "comunitari":
L'antropologia di fondodi questo "antimondialismo" e' sempre la stessa, la visione dell'uomo come animale sociale, la cui esistenza e' inscritta in "comunita' di appartenenza ereditate"-famiglia, etnia, lingua, cultura-
La "modernita'", la "globalizzazione", lo "stato mondiale in formazione", il multiculturalismo e l'immigrazione corrodono questa "comunita' e il suo senso" producendo il disagio non solo materiale ma anche spirituale dell'uomo ecc: la tiritera reazionaria e' sempre la stessa Questa opposizione borghese romantica alla pressione del mercato mondiale che non intacca le strutture fondamentali del dominio capitalista guadagna egemonia e consenso culturale:
Veltroni dichiara: "La legalità non è di destra o di sinistra. La legalità non ha, e non deve avere, colore politico. E' un diritto fondamentale dei cittadini, e chiunque è al governo di una comunità sa che assicurarne il rispetto è un suo compito, un suo dovere."
Poi che dire, anche la confindustria come ha detto il suo ex presidente Montezemolo presenta proposte che «non hanno colore politico, non sono né di destra né di sinistra. Questo è il nostro modo di stare in politica, fuori dai partiti»: la crescita economica e' il vero «vero bene comune»: "La crescita economica è il vero bene comune della nazione perché crea ricchezza nell'interesse e a beneficio di tutti."...
Cosa volete, sono tutti per il superamento della lotta di classe, nuovi fascisti, ex di sinitra, padroni, leghisti...
"...e' nella tecnica del fascismo quello di presentarsi, da un lato, nella sua essenza pura di attivismo cui poi dare contenuti a seconda delle situazioni (liberismo o statalismo, nazionalismo o regionalismi e nuone sntita' statali, ecc.), e, dall'altro lato, nella veste di un partito che si riserva l'azione che crea l'ordine , ricreando e pianificando continuamente il disordine, convinto che l'ordine e' cio' a cui l'uomo aspira. il totalitarismo moderno ha due facce, il ferreo ordine gerarchico imposto a tutta la societa' e il caos della frammentazione di poteri non regolati giuridicamente(...)
il fascismo e' una potente macchina che utilizza tute le risorse della comunicazione, non e' dunque da relegare in un passato piu' o meno lontano, bensi bisogna precorrere sempre la sua vocazione a presentarsi come espressione della moderna societa' di massa. Un fenomeno, quindi, del tutto attuale, che assume forme cangianti di volta in volta, a seconda dei momenti storici in cui si afferma(...)
La prima riflessione va fatta sulla natura del fascismo, che si presenta come una categoria moderna della politica in quel suo aspetto carateristico di puro attivismo, di indifferenza ai contenuti, di estrema flessibilita' ideologica e mobilita' nei territori politici altrui(...) in se' il fascismo contiene sia i <miti>del liberalismo, e cioe' la centralita' dell'impresa e del mercato, sia i <miti> che sono stati della sinistra storica: lo statalismo e l'anticapitalismo.(...)
Pur di ottenere consensi, Mussolini gia' nel dicembre del '19, diede al suo movimento una coloritura di sinistra, e infatti nel programma di Piazza San Sepolcro riusci ad imbarcare ex anarchici, ex massimalisti, ex socialisti e una base che in qualche modo aveva tradizioni di sinistra. Non si tratta di una tecnica di pura propaganda, che altrimenti non avrebbe alcun interesse,; invece e' la capacita' del fascismo di coniugare in forme inedite autoritarismo e assemblearismo, liberismo e statalismo, capitalismo e corporativismo, inverando anche aspetti e contenuti di sinistra in una visione gerarchica della societa'. Nella repubblica sociale di salo', ad esempio, si coniugava il terrore contro le popolazioni e la repressione del movimento partigiano con la socializzazione delle imprese e mistificate forme di democrazia diretta."(7)
.............
"Si racconta che una volta Jack Kerouac presentò una sorta di programma politico-culturale della Beat Generation che parlava della "volontà che unisce i nostri gruppi e che ci fa comprendere che gli uomini e le donne devono apprendere il sentimento comunitario al fine di difendersi contro lo spirito di classe, la lotta delle classi, l'odio di classe!" e che si concludeva con l'auspicio "Noi andiamo a vivere presto in comune la nostra vita e la nostra rivoluzione! Una vita comunitaria per la pace, per la prosperità spirituale, per il socialismo".
Il pubblico composto da "alternativi" di sinistra ne fu entusiasta ma si raggelò subito apprendendo di aver applaudito un discorso pronunciato da Adolf Hitler al Reichstag nel 1937."(6)
Prima che arrivino i vermi, Waiting For The Worms.
1) Lelio Basso, le origini del fascismo-1961
2) Carlo Bo, l'deologia del regime-1961
3) Benito Mussolini, dal discorso di Radio Monaco del 18 settembre 1943.
4) Benito Mussolini, 22 aprile 1945.
5) http://www.intermarx.com/ossto/marioBO.html
6) http://www.intermarx.com/ossto/archivio.html
7) R. Baldi, La repubblica di Salo' e il pericolo fascista-1994
8) http://isole.ecn.org/antifa/
Su questo terreno contraddittorio i nuovi fascisti e i loro amici pensano di poter realizzare una riedizione contemporanea del primato della politica sull'economia, un aspirazione che inevitabilmente ha sempre fatto precipitare la societa' nel totalitarismo, nel terrore, nel sacrificio degli individui alla totalita'.
La "terza via" ,oltre la propaganda contingente, ha tutte le premesse per concludersi, come ogni volta, nel soffocamento della societa' civile, nella repressione di ogni percorso di liberazione ed emancipazione umana a favore di un paradiso amministrato da apparati sovraindividuali. E questa sarebbe l'alternativa al capitalismo e al comunismo...un culto della comunita' che e' il risultato della miseria individuale. Come diceva Susan Sontag il fascismo e' affascinante perche' promette di dissolvere l'alienazione in estatici sentimenti di comunita...
Il fascista nuovo cerca di convinere le masse che ordine, disciplina, spirito di sacrificio ed elitarismo, cioe' elementi indispensabili al capitale per ammortizzare gli effetti della crisi economica o per attutire le conseguenze dei cambiamenti strutturali, che esso deve affrontare, sulla tenuta della sua struttura gerchica, siano i rimedi finalmente trovati per guarire il vuoto spirituale, l'alienazione degli individui gli uni dagli altri tipici della societa' borghese.
Fino al 1980 l'estrema destra in Europa è stata politicamente emarginata perché manteneva una visibile continuità con il fascismo storico, poi pur conservando le sue radici anti-egualitariste, anti-pluraliste, anti-liberali e la visione di una "società organica" essa ha operato una rottura apparente con il "fascismo tradizionale" che gli e' valsa una crescente credibilita' elettorale, una legittimazione e un consenso culturale molto vasto.
Questo nuovo fascismo "etno-pluralista" anti-multiculturalista e anti-mondialista, che all'antagonismo razziale sostituisce quello culturale, ha promosso la sua ascesa presentandosi come baluardo "dell'identita' culturale" dei popoli, come difesa contro l'atomizzazione sociale liberista e al declino delle tradizionali forme d'integrazione sociale (religione, nazione, famiglia ecc) attraverso la reclame di un comunitarismo genericamente solidaristico e interclassista. In materia di politica economica infatti promette di andare "al di là di destra e della sinistra" e di creare un "equilibrio tra intervento pubblico e privato", tra stato e mercato, come garanzia di una supremazia dell'uomo politico contro "l'homo oeconomicus".
Si, questo nuovo fascismo e' contro "l'homo oeconomicus" salvo poi esibirsi in sperticati elogi dell'etica del lavoro, del valore "spitiruale" del lavoro, poco importa se a servizio di un capitalista collettivo o meno o di qualche "ibrido"-lo stato, la comunita'-...Ad ogni modo sotto queste "buonsensate" glorificazioni del lavoro si sente la puzza del modello San Patrignano dov'e ben presente la massima seconda la quale un corpo produttivo e' sempre un corpo assoggettato.
I proletari non sanno che farsene della "dignita' dei produttori!!!!!"...
I nuovi fascisti non hanno affatto rinunciato all'odio razziale, all'antisemitismo e al culto della violenza semplicemente hanno rilucidato a nuovo i loro vecchi armamenti: del resto gia Evola scriveva: "la razza esiste sia nel corpo, sia nello spirito". Questo razzismo che considera la biologia un risultato dello "spirito" gia' anticipava i "moderni differenzialisti" che allude ad una gerarchizzazione delle razze su scala planetaria, una sorta di congelamento dell'attuale divisione internazionale del lavoro; altro che opposizione all'impero usa, altro che lotta contro alla mondializzazione, alle "centrali del potere finanziario"...
Il tradizionale antimodernismo romantico di destra e' funzionale non al superamento dell'esistente, ma alla conservazione di esso. Anche la "lega nord" dice di collocarsi al di la' di vecchie etichette politiche definendosi un movimento popolare, populista e antimondialista, cioe' che vuole anteporre ai miti attuali dell'ultraliberismo e della modernità i valori "comunitari":
L'antropologia di fondodi questo "antimondialismo" e' sempre la stessa, la visione dell'uomo come animale sociale, la cui esistenza e' inscritta in "comunita' di appartenenza ereditate"-famiglia, etnia, lingua, cultura-
La "modernita'", la "globalizzazione", lo "stato mondiale in formazione", il multiculturalismo e l'immigrazione corrodono questa "comunita' e il suo senso" producendo il disagio non solo materiale ma anche spirituale dell'uomo ecc: la tiritera reazionaria e' sempre la stessa Questa opposizione borghese romantica alla pressione del mercato mondiale che non intacca le strutture fondamentali del dominio capitalista guadagna egemonia e consenso culturale:
Veltroni dichiara: "La legalità non è di destra o di sinistra. La legalità non ha, e non deve avere, colore politico. E' un diritto fondamentale dei cittadini, e chiunque è al governo di una comunità sa che assicurarne il rispetto è un suo compito, un suo dovere."
Poi che dire, anche la confindustria come ha detto il suo ex presidente Montezemolo presenta proposte che «non hanno colore politico, non sono né di destra né di sinistra. Questo è il nostro modo di stare in politica, fuori dai partiti»: la crescita economica e' il vero «vero bene comune»: "La crescita economica è il vero bene comune della nazione perché crea ricchezza nell'interesse e a beneficio di tutti."...
Cosa volete, sono tutti per il superamento della lotta di classe, nuovi fascisti, ex di sinitra, padroni, leghisti...
"...e' nella tecnica del fascismo quello di presentarsi, da un lato, nella sua essenza pura di attivismo cui poi dare contenuti a seconda delle situazioni (liberismo o statalismo, nazionalismo o regionalismi e nuone sntita' statali, ecc.), e, dall'altro lato, nella veste di un partito che si riserva l'azione che crea l'ordine , ricreando e pianificando continuamente il disordine, convinto che l'ordine e' cio' a cui l'uomo aspira. il totalitarismo moderno ha due facce, il ferreo ordine gerarchico imposto a tutta la societa' e il caos della frammentazione di poteri non regolati giuridicamente(...)
il fascismo e' una potente macchina che utilizza tute le risorse della comunicazione, non e' dunque da relegare in un passato piu' o meno lontano, bensi bisogna precorrere sempre la sua vocazione a presentarsi come espressione della moderna societa' di massa. Un fenomeno, quindi, del tutto attuale, che assume forme cangianti di volta in volta, a seconda dei momenti storici in cui si afferma(...)
La prima riflessione va fatta sulla natura del fascismo, che si presenta come una categoria moderna della politica in quel suo aspetto carateristico di puro attivismo, di indifferenza ai contenuti, di estrema flessibilita' ideologica e mobilita' nei territori politici altrui(...) in se' il fascismo contiene sia i <miti>del liberalismo, e cioe' la centralita' dell'impresa e del mercato, sia i <miti> che sono stati della sinistra storica: lo statalismo e l'anticapitalismo.(...)
Pur di ottenere consensi, Mussolini gia' nel dicembre del '19, diede al suo movimento una coloritura di sinistra, e infatti nel programma di Piazza San Sepolcro riusci ad imbarcare ex anarchici, ex massimalisti, ex socialisti e una base che in qualche modo aveva tradizioni di sinistra. Non si tratta di una tecnica di pura propaganda, che altrimenti non avrebbe alcun interesse,; invece e' la capacita' del fascismo di coniugare in forme inedite autoritarismo e assemblearismo, liberismo e statalismo, capitalismo e corporativismo, inverando anche aspetti e contenuti di sinistra in una visione gerarchica della societa'. Nella repubblica sociale di salo', ad esempio, si coniugava il terrore contro le popolazioni e la repressione del movimento partigiano con la socializzazione delle imprese e mistificate forme di democrazia diretta."(7)
.............
"Si racconta che una volta Jack Kerouac presentò una sorta di programma politico-culturale della Beat Generation che parlava della "volontà che unisce i nostri gruppi e che ci fa comprendere che gli uomini e le donne devono apprendere il sentimento comunitario al fine di difendersi contro lo spirito di classe, la lotta delle classi, l'odio di classe!" e che si concludeva con l'auspicio "Noi andiamo a vivere presto in comune la nostra vita e la nostra rivoluzione! Una vita comunitaria per la pace, per la prosperità spirituale, per il socialismo".
Il pubblico composto da "alternativi" di sinistra ne fu entusiasta ma si raggelò subito apprendendo di aver applaudito un discorso pronunciato da Adolf Hitler al Reichstag nel 1937."(6)
Prima che arrivino i vermi, Waiting For The Worms.
1) Lelio Basso, le origini del fascismo-1961
2) Carlo Bo, l'deologia del regime-1961
3) Benito Mussolini, dal discorso di Radio Monaco del 18 settembre 1943.
4) Benito Mussolini, 22 aprile 1945.
5) http://www.intermarx.com/ossto/marioBO.html
6) http://www.intermarx.com/ossto/archivio.html
7) R. Baldi, La repubblica di Salo' e il pericolo fascista-1994
8) http://isole.ecn.org/antifa/




