Domenica, Aprile 27, 2008

la composizione tecnica dell'uomo

1-La sussunzione reale del lavoro al capitale si distingue dalla sussunzione puramente formale perche' modifica in senso qualitativo la struttura tecnologica del processo lavorativo. Uno degli aspetti piu' rilevanti della sussunzione reale del lavoro al capitale e' l'applicazione crescente della scienza, prodotto generale dello sviluppo sociale, al processso di produzione immediato.

La sottomissione reale del lavoro al capitale va di pari passo con le trasformazioni del processo produttivo: sviluppo delle forze produttive sociali del lavoro,e grazie al lavoro su grande scala, applicazione della scienza e del macchinismo alla produzione immediata.

La scienza come prodotto generale dell'evoluzione sociale, in questa fase, appare essa stessa direttamente incorporata al capitale( e la sua applicazione in quanto scienza al processo di produzione materiale appare come distinta dalle capacita' e dal sapere del singolo lavoratore), e lo sviluppo generale della societa', essendo sfruttato dal capitale-di contro al lavoro, appare a sua volta come sviluppo del capitale, e cio' tanto piu' in quanto, per la grande maggioranza (dei lavoratori) gli si accompagna di pari passo uno svuotamento della capacita' lavorativa.

La trasformazione qualitativa della struttura tecnologica del processo produttivo non trascende, di per se',  l'antagonismo sociale di lavoro e capitale, piuttosto l'applicazione tecnologica della scienza alla produzione materiale fornisce al capitale la base  tecnica per emanciparsi  da vincoli sociali e politici di ogni genere. La libera forma del capitale in senso proprio appare quando il capitale non e' piu' vincolato ad una certa forma del valore d'uso, a certe determinate condizioni del lavoro e forme del lavoro vivo. La nuova qualita' della socializzazione del capitale  trasforma il capitalista realmente operante in semplice dirigente e amministratore di capitale altrui, e i proprietari di capitale in puri e semplici capitalisti monetari. La trasformazione del processo produttivo dal punto di vista tecnologico, applicazione della scienza e del macchinismo alla produzione immediata, permette al capitale-denaro di scambiarsi a piacere contro ogni genere di lavoro e percio' di condizioni di lavoro.

Sotto il capitalismo, quasi tutte le nuove invenzioni sono state il risultato dell'antagonismo tra lavoro e capitale.
L'introduzione di nuove macchine e' generalmente servita ad emancipare il capitale dai limiti e dalle rigidita' imposte dalle diverse forme assunte del lavoro vivo.

 2-Con lo sviluppo della sussunzione reale del lavoro al capitale e quindi del modo di produzione specificatamente capitalistico, il vero funzionario del processo lavorativo totale non e' il singolo lavoratore, ma una forza lavoro sempre piu' socialmente combinata, e le diverse forze lavoro cooperanti che formano la macchina produttiva totale, partecipano in modo diverso al processo immediato di produzione delle merci o meglio, qui, dei prodotti chi lavorando piuttosto con il cervello, chi come direttore, chi come manovale o semplice aiutante-, un numero crescente di funzioni della forza-lavoro si raggruppa nel concetto immediato di lavoro produttivo e un numero crescente di coloro che ne sono veicolo nel concetto di lavoratori produttivi, direttamente sfruttati dal capitale e sottomessi al suo processo di produzione e valorizzazione.

3-Il fine della produzione capitalistica non e' l'esistenza dei produttori , ma la produzione di plusvalore. Ogni lavoro necessario che non produca pluslavoro e', per  la produzione capitalistica, superfluo e privo di valore. Cio' vale anche per una nazione di capitalisti. Se si considera quel lavoratore collettivo che e' la societa', la sua attivita' combinata si realizza materialmente in un prodotto totale, che e' nello stesso tempo una massa totale di merci-dove e' del tutto indifferente che la funzione del singolo, puro e semplice membro di questo lavoratore collettivo, sia piu' lontano o piu' vicino al lavoro manuale in senso proprio. Ma, d'altra parte l'attivita' di questa forza-lavoro collettiva e il suo consumo produttivo da parte del capitale, e' autovalorizzazione del capitale, produzione di plusvalore, quindi trasformazione dello stesso in capitale.

Pur  restando ferma che la massa del lavoro deve consistere di capacita' lavorativa semplice piu' o meno non-specializzata, e quindi anche la massa del salario basarsi nella sua determinazione sul valore del lavoro semplice, i singoli individui hanno pero' la possibilita'  grazie ad una particolare energia, abilita' ecc., di elevarsi in sfere di lavoro piu' alte. Regnano quindi notevoli differenze salariali a seconda che il lavoro particolare esiga o meno una capacita' lavorativa sviluppata, richiedenti maggiori costi di formazione; percio' da una parte le differenze individuali hanno piu' gioco, dall'altra il lavoratore e' spinto a sviluppare la propria forza-lavoro personale, a presentarsi per principio accessibile e pronto a qualunque variazione della propria forza-lavoro e della propria attivita' da cui egli si ripromette un salario migliore.

4-Economia di tempo, in questo si risolve in ultima istanza ogni economia. Meno e' il tempo di lavoro necessario alla societa' per riprodursi e tanto piu' tempo il capitale guadagna per autovalorizzarsi. Come per il singolo individuo, anche per il capitale l'universalita' del suo sviluppo, della sua autovalorizzazione dipende dal risparmio di tempo. Parimenti la societa' deve ripartire razionalmente il suo tempo per pervenire ad una produzione adeguata ai bisogni complessivi del capitale, proprio come il singolo deve ripartire "giustamente" il suo tempo per acquisire le cognizioni necessarie e per far fronte alle diverse esigenze della sua attivita'.

5-Con la scientifizzazione tecnologica della produzione il proletariato industriale in senso stretto tende a rappresentare piu' un momento del processo lavorativo complessivo e sempre meno la totalita' del lavoro produttivo.
Le scienze, secondo il loro grado di applicabilita' tecnica, e i loro portatatori, i lavoratori intellettuali, sono ormai integrati nel lavoratore produttivo complessivo.

L'integrazione oggettiva dell'intellighenzia scientifica nel lavoratore produttivo complessivo non trasforma ancora i suoi componenti in proletari coscienti. Dire che le scienze diventano tecnologiche significa che il tempo qualitativo della riflessione, proprio di una storia della formazione viene eliminato per adeguare il lavoro intellettuale alle norme quantitative e destoricizzate della misura del valore, del tempo di lavoro. In tal modo il lavoratore intellettuale  puo' essere incorporato senza attriti nel processo di valorizzazione del capitale. Il lavoro intellettuale, cioe', nella misura in cui e' traducibile in attivita' industriale, e' sempre piu' colpito dalla disgrazia  di essere lavoro produttivo e, d'altra parte nella misura in cui e' riducibile in tecnica, e' uniformato alle norme del valore, in maniera sempre piu' adeguata al capitale.

Il lavoro intellettuale e' affetto da una contraddizione; esso viene incorporato con una sistematicita' progressiva nel processo materiale di produzione capitalista e tuttavia contiene, in quanto lavoro reale, momenti di negazione determinata del rapporto di capitale-poiche' il non-capitale e' il lavoro stesso.

Il lavoro intellettuale, la produzione immateriale, ha per risultato merci che hanno un'esistenza indipendente dal produttore; cioe', che nell'intervallo fra produzione e consumo, possono circolare come merci- software, libri, cd musicali,  film, informazioni, oggetti d'arte ecc. che si distinguono dalla prestazione intellettuale  di chi li crea.
Il prodotto del lavoro intellettuale non e' piu' inseparabile dall'atto del produrre.

6-La separazione di produzione e vita privata e' un'apparenza socialmente necessaria. In generale, l'individuo non e' solo il sostrato biologico, ma-nello stesso tempo-la forma riflessa del processo sociale, e la sua coscienza di un essente-in-se' e' l'apparenza di cui ha bisogno per intensificare la sua produttivita', mentre di fatto l'individuato, nell'economia moderna, funge da semplice agente della legge del valore. Da qui occorre dedurre, non solo la sua funzione sociale, ma l'intima struttura dell'individuo in se'.

La  natura e' affermata solo laddove e' tollerata e inquadrata nel sistema; ma cio' che nella civilta' appare come natura, e', in realta', agli antipodi della natura.

7-I comportamenti via via conformi allo stato piu' avanzato dello sviluppo tecnico, non si limitano ai settori in cui sono oggettivamente richiesti. Il pensiero non si sottomette al controllo sociale solo dove questo gli e' imposto professionalmente ma adegua al controllo tutta la sua conformazione. Esso degenera nella soluzione di compiti assegnati anche laddove non gli e' assegnato alcun compito. Il pensiero, perde la sua autonomia, e non ha piu' il coraggio di comprendere liberamente un oggetto per amore dell'oggetto stesso.

Quando l'integrazione della societa' determina i soggetti, sempre piu' esclusivamente, come momenti parziali della produzione materiale, la "modificazione della composizione tecnica del capitale" si continua negli individui, afferrati e, in realta', direttamente costituiti dalle esigenze tecnologiche del processo di produzione. Cresce, cosi', la composizione organiza dell'uomo. Il lato per cui i soggetti sono determinati in se stessi come strumenti di produzione e non come fini viventi, cresce come la parte delle macchine rispetto al capitale variabile.

E' solo in quanto il processo che comincia con la tasformazione della forza-lavoro in merce investe e compenetra gli uomini in blocco e individualmente, e oggettiva e rende commensurabile a priori tutti i loro impulsi, come altrettante forme o varieta' del rapporto di scambio, e' solo a queste condizioni che la vita puo' riprodursi nel quadro degli attuali rapporti di produzione. La sua organizzazione totale richiede un agencement di cadaveri. La volonta' di vivere si vede rimandata alla negazione della volonta' di vivere.

La composizione organica dell'uomo non investe solo le attitudini tecniche specializzate ma anche il loro opposto: i momenti del naturale, che-d'altra parte-hanno gia' avuto origine nella dialettica sociale ed ora ricadono in sua balia.

Anche cio' che differisce dalla tecnica, e' incorporato come una specie di lubrificazione della tecnica. Anche la differenziazione psicologica, che, del resto, ha gia' avuto origine dalla divisione del lavoro e dalla suddivisione dell'uomo bei settori del processo produttivo e della liberta', ritorna, alla fine, al servizio della produzione.
Il virtuoso specializzato che vende le sue capacita' intellettuali oggettivate e trasformate in cose cade in un attaggiamento contemplativo di fronte al funzionamento delle proprie capacita', oggettivate e cosificate.

Sotto l'apriori della smerciabilita', il vivente in quanto vivente si e' trasformato in cosa, in equipaggiamento. L'io assume consapevolmente al suo servizio, come propria attrezzatura l'uomo intero. In questa organizzazione totale, l'io come direttore della produzione cede tanto di se' all'io come strumento della produzione, da ridursi ad un astratto punto di riferimento: l'autoconsrvazione perde il suo se'.

Le qualita', dall'affabilita' genuina all'attacco isterico, diventano controllabili e utilizzabili, fino ad esaurirsi senza residui nel loro impiego oculato e conforme. Mobilitate, subiscono una profonda tasformazione. Sopravvivono solo come gusci secchi e vuoti di emozioni, materiale trasportabile a piacere, prive di moto proprio. Non fanno piu' parte del soggetto, ma il soggetto si rivolge ad esse come al proprio oggetto interno. Nella loro sconfinata docilita' all'io, si sono estraniate da esso; totalmente passive, cessano di alimentarlo. Questa e' la patogenesi sociale della schizofrenia

La separazione delle qualita' dal fondo istintivo come dal se' che le comanda, dove prima semplicemente le teneva insieme, fa che l'uomo paghi la sua crescente organizzazione interna con una crescente disintegrazione. La divisione del lavoro condotta a termine nell'individuo, la sua radicale oggettivazione, si risolve nella sua lacerazione morbosa. Di qui il "carattere psicotico", la condizione antropologica di tutti i movimenti totalitari di massa.

Proprio il trapasso di qualita' fisse in tipi scattanti di condotta- che potrebbe sembrare una vivificazione- e' l'espressione della crescente composizione organica.

8-La scoperta "dell'autenticita'" come ultimo baluardo dell'etica individualista  e' il riflesso della trasformazione integrale e radicale dei soggetti in funzioni sociali. L'interiorita' del soggetto si e' reificata e tecnicizzata al punto che il contenuto della stessa soggettivita'  diventa una semplice funzione del processo produttivo.
Gli impuldi incontrollati trasformati in oggetti di manipolazione possono venir maneggiati, esposti, venduti.
L'oggettivazione del soggetto ad opera del soggetto passa in rassegna  tutti i contenuti e le emozioni per metterli a disposizione del cliente.

La soggettivita' amministra la soggettivita' in vista del guadagno. Solo nell'estetizzazione della vita quotidiana sopravvive l'illusione dell'autonomia, dell'indipendenza . L'utopia del qualitativo si rifugia, sotto il capitalismo, nel carattere di feticcio; le vittime, immemori di ogni conflitto, godono la propria disumanizzazione come umanita', come felicita' e calore.

L'estetizzazione della vita quotidiana e la reazione alienata all disincantamento del mondo sensibile, alla sua completa determinazione e oggettivazione come "mondo di merci".

8- Noi vediamo in tutte le variopinte e contorte marionette il rullo che le mette in movimento, e, appunto per cio', l'attraente varieta' del mondo si dissolve in legnosa uniformita'. Quando un bambino vede i funamboli cantare, i musicisti suonare, le ragazze portare acqua, i cocchieri guidare, pensa che tutto cio' accade perche' si prende piacere e gioia alla cosa, e non immagina neppure lontanamente che tutta questa gente mangia e beve, va a letto e torna ad alzarsi. Ma noi sappiamo di che sitratta. Si tratta, diremo noi, del guadagno, che confisca tutte queste attivita' come puri mezzi, ridotti all'astratto tempo di lavoro e resi intercambiabili. La forma di equivalente guasta e deforma tutte le percezioni....


(t. da: K. Marx; T. W. Adorno; H. J. Krahl)

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