amore tossico

L'inquinamento mentale, previsto da Pasolini, prodotto dal potere consumistico, dal "tecno-fascismo", brucia, rinnovandosi, negli inceneritori sparsi nel paese cosi' come nelle strade di Napoli. I rifiuti, le spoglie mortali della merce, si sono accumulate all'inverosimile, allo stesso ritmo con cui gli italiani accumulavano nella loro menti "egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo".
L'intossicazione culturale e mentale inesorabilmente ha prodotto le sue scorie, la sua scia di morte. La demenza dell'ideologia dello sviluppo economico abbracciata ad ogni latitudine culturale e politica e' intrinsecamente tossica; la sua logica e' l'alterazione, il degrado, la contaminazione, la distruzione, il consumo del vivente in nome della ricchezza astratta; le sue conseguenze naturali il degrado ambientale, danni cerebrali che crescono alla stessa velocita' dei tassi d'interesse.

La spazzatura accumulata nelle strade di Napoli e' solo uno dei sintomi dell'inquinamento mentale generalizzato che ha contaminato ogni forma di vita in questo paese. Le soluzioni che vengono proposte mancando il riconoscimento dei rapporti fondamentali, delle cause, di una malattia culturale cronica si limitera' a rimuoverne solo parzialmente e superficialmente i sintomi.
Il sovraccarico tossico della cultura e' cosi' totale che il veleno scorre senza soluzione di continuita' dagli idioti programmi d'intrattenimento alle discariche.

I politici indossano una tranquilla espressione di cauto ottimismo mentre gia' ricorrono alla polizia e all'esercito. La realtà, messa a punto dal governo viene trasmessa, ossessivamente, ogni minuto, dalla televisione. Il ministro dell'interno afferma perentoriamente: "Nessun dialogo è possibile con chi lancia molotov e bombe carta. Con chi usa la violenza come metodo di convincimento" e intanto a roma i negozi bengalesi vengono devastati dai neonazisti e l'informazione di regime si spreca in quanto a comprensione della "rabbia popolare" contro i Rom e le molotov lanciate contro i campi nomadi.

I cassonetti e i giornali traboccano di rifiuti, la spazzatura indifferenziata sale...(3)(4)

"se la parola fascismo significa la prepotenza del potere, la ‘società dei consumi’ ha bene realizzato il fascismo".

Scriveva Pasolini, il potere e' un sistema di educazione che ci divide in soggiogati e soggiogatori. Si tratta aggiungeva, di uno stesso sistema educativo che forma tutti dalle classi dirigenti, giu' fino ai poveri. Tutti vogliono le stesse cose e si comportano nello stesso modo:
"Se ho tra le mani un consiglio di amministrazione o una manovra di Borsa uso quella. Altrimenti una spranga. E quando uso una spranga faccio la mia violenza per ottenere ciò che voglio. Perché lo voglio? Perché mi hanno detto che è una virtù volerlo. Io esercito il mio diritto-virtù. Sono assassino e sono buono."

Il "nuovo modo di produzione", quella che Pasolini definiva la "seconda rivoluzione borghese", ha creato attraverso una nuova qualita' della merce una nuova qualita' dell'umananita': "persone che avvalorano la vita solo attraverso i suoi Beni di consumo (e, s'intende, vanno ancora a messa la domenica: in macchina)."
Gli iataliani hanno accettato con entusiamo questo nuovo modello culturale che si sviluppa secondo "le norme della Produzione creatrice di benessere". Ma essi non sono davvero in grado di realizzarlo o lo realizzano materialmente in parte "diventandone la caricatura, o non riescono a realizzarlo che in misura così minima da diventarne vittime. Frustrazione o addirittura ansia nevrotica sono ormai stati d'animo collettivi."  

I proletari e le classi subalterne italiane che subiscono il "tecno-fascismo", il potere consumistico, sono vittime di un "genocidio culturale" che distrugge "il loro modo di essere, il loro modo di comportarsi, di parlare, di giudicare la realta'".
Il modello che ha sostituito la loro "cultura" e' un modello di vita borghese(consumistico) che li ha borghesizzati: la collocazione di classe ora e' dunque "puramente economica e non piu' anche culturale":
"La cultura delle classi subalterne non esiste (quasi) più: esiste soltanto l’economia delie classi subalterne. E ho ripetuto già un’infinità di volte in questi miei maledetti articoli che l’atroce infelicità o aggressività criminale dei giovani proletari e sottoproletari deriva appunto dallo scompenso tra cultura e condizione economica: dall’impossibilità di realizzare (se non mimeticamente) modelli culturali borghesi a causa della persistente povertà mascherata da un illusorio miglioramento del tenore di vita."

Il modello culturale imposto dal "tecno-fascismo", dal potere consumistico, e' un modello metafisico di ogni possibile figura vivente". A tale modello non ci sono alternative: ma solo varianti. Esso genera un totalitarismo quasi senza limiti che muta antropologicamente gli italiani.
"Ora, tutti gli Italiani giovani compiono questi identici atti, hanno questo stesso linguaggio fisico, sono interscambiabili; cosa vecchia come il mondo, se limitata a una classe sociale, a una categoria: ma il fatto è che questi atti culturali e questo linguaggio somatico sono interclassisti. In una piazza piena di giovani, nessuno potrà più distinguere, dal suo corpo, un operaio da uno studente, un fascista da un antifascista; cosa che era ancora possibile nel 1968."

La responsabilita' dei mezzi di comunicazione di massa in tutto questo e' enorme. Essi sono uno strumento di potere e potere essi stessi. Centri elaboratori di modelli e messaggi culturali i media di massa, come la televisione e i giornali..., sono il "luogo" (o il "non-luogo") dove si concretizza una mentalita' che altrimenti non si saprebbe dove collocare.
"È stata la televisione, scrive Pasolini, che ha, praticamente concluso l’era della pietà, e iniziato l’era dell’edonè. Era in cui dei giovani insieme presuntuosi e frustrati a causa della stupidità e insieme dell’irraggiungibilità dei modelli proposti loro dalla scuola e dalla televisione, tendono inarrestabilmente ad essere o aggressivi fino alla delinquenza o passivi fino all’infelicità (che non è una colpa minore)".

Il "tecno-fascismo" al posto vecchio clerico-fascismo ha trasformato le classi subalterne in caricature del padrone; li ha colonizzati fino a farli diventare come i padroni, altrettanti "predoni, che vogliono tutto a qualunque costo". Una "cupa ostinazione alla violenza totale" fagocita tutti, i dominati e i dominatori:

"Non dico che non c’è il fascismo. Dico: smettete di parlarmi del mare mentre siamo in montagna. Questo è un paesaggio diverso. Qui c’è la voglia di uccidere. E questa voglia ci lega come fratelli sinistri di un fallimento sinistro di un intero sistema sociale. Piacerebbe anche a me se tutto si risolvesse nell’isolare la pecora nera. Le vedo anch’io le pecore nere. Ne vedo tante. Le vedo tutte."
Le rinascenti "false opposizioni arcaiche dei regionalismi o dei razzismi" al "tecno-fascismo" "trasfigurano in superiorita' ontologica la volgarita' delle posizioni gerarchiche del consumo", sono costruite sulla rimozione delle contraddizioni reali secondo i livelli particolari di miseria che allo stesso tempo sostengono e smentiscono.

"Voglio dire fuori dai denti: io scendo all’inferno e so cose che non disturbano la pace di altri. Ma state attenti. L’inferno sta salendo da voi. È vero che sogna la sua uniforme e la sua giustificazione (qualche volta). Ma è anche vero che la sua voglia, il suo bisogno di dare la sprangata, di aggredire, di uccidere, è forte ed è generale. Non resterà per tanto tempo l’esperienza privata e rischiosa di chi ha, come dire, toccato "la vita violenta". Non vi illudete. E voi siete, con la scuola, la televisione, la pacatezza dei vostri giornali, voi siete i grandi conservatori di questo ordine orrendo basato sull’idea di possedere e sull’idea di distruggere. Beati voi che siete tutti contenti quando potete mettere su un delitto la sua bella etichetta. A me questa sembra un’altra, delle tante operazioni della cultura di massa. Non potendo impedire che accadano certe cose, si trova pace fabbricando scaffali."

Il nuovo potere consumistico, il "tecno-fascismo" si realizza nel contesto di una sua propria ideologia edonistica, un contesto di falsa tolleranza e di falso laicismo:
in quella che Debord definiva "ideologia della democrazia: vale a dire liberta' dittatoriale del Mercato, temperata dal riconoscimento dei Diritti dell'uomo spettatore".


1-"Siamo tutti in pericolo". Intervista L’Unità 1 novembre 1975;
Scritti corsari-P.P.Pasolini
2-La societa' dello spettacolo-G.Debord

3-il Coisp(sindacato di polizia) mette le mani avanti e avverte:
"siamo molto preoccupati perché l’aria che si respira è quella di piazza Alimonda a Genova durante il G8, con in più tantissimi camorristi avvezzi all’uso delle armi da fuoco nel caos di eventuali tafferugli. Temiamo che possa scapparci qualche morto, tanti poliziotti feriti e che si getti di nuovo la colpa di eventuali violenze addosso ai poliziotti come accaduto a Genova. Abbiamo già un poliziotto ustionato da molotov e conquistare Marano e le cave di Chiaiano sarà un po’ come conquistare "Bagdad" (così è stata descritta Marano tra le barricate dalla BBC in Inghilterra.). Sarà infatti possibile prenderla, mentre cosa ben diversa sarà garantirvi la sicurezza "dopo", come ben sanno gli americani a Bagdad."(25/05/08)

I siti, le aree e gli impianti comunque connessi all'attività di gestione dei rifiuti sono considerati dal governo "aree di interesse strategico nazionale", sono previsti il carcere, fino ad un anno per "chi intralcia il meccanismo di gestione dei rifiuti"; fino a 5 anni per i promotori della protesta. Il decreto (n.90) del governo inoltre, stabilisce lo scioglimento immediato dei comitati di protesta contro le discariche e pieni poteri a Bertolaso (nominato sottosegretario-responsabile emergenza rifiuti) che potrà chiedere l'impiego delle Forze armate.

Lo "stato d'emergenza" promulgato dal governo dura fino al 31 dicembre 2009...poi si ritornera alla "normalita'".......

    
4-L’Italia è disposta a rivedere i ‘caveat‘, i vincoli imposti all’impiego delle truppe in Afghanistan.
Intanto il neo sottosegretario Guido Bertolaso potrà contare sull’appoggio delle suore che in Campania si sono mobilitate per sostenere con una «settimana di preghiera» la sua azione. «La settimana - spiega il teologo Antonio Rungi, promotore dell’iniziativa - sarà un tempo di preghiera, per la soluzione del dramma dell’immondizia a Napoli e in Campania»

È iniziato dalla mattina lo sciopero della fame dei migranti ospitati nel Centro di permanenza temporanea di Torino dove venerdì notte è morto Hassan Nejl, forse a causa di una polmonite fulminante. Nella notte ci sarebbero state cinque richieste d´aiuto andate a vuoto, prima che, la mattina dopo (sabato), fosse ritrovato il cadavere del giovane

giustizia e liberta' per il popolo Rom

I rom artificialmente esclusi dal resto della societa' italiana sono costretti a subire la condanna di una segregazione su base razziale. Le autorita' sistematicamente li sottopongono a sgomberi forzati, alla distruzione dei loro beni, all'umiliazione da parte delle forze dell'ordine, ad espulsioni collettive che somigliano a delle vere e proprie deportazioni.

Il governo in carica, l'intera classe politica del paese, la maggioranza degli italianibravagente hanno abbracciato per intero, a parte qualche dettaglio,le tesi del professore nazista Ritter che cosi' classifica i rom:

"(...) gli Zigani si mescolano prevalentemente con vagabondi, asociali, criminali ed a causa di ciò si è prodotto un sottoproletariato di Zigani e vagabondi, che è costato allo Stato somme incalcolabili per l'assistenza. (...) Come ulteriore risultato della ricerca, abbiamo osservato che gli Zigani sono del tutto primitivi dal punto di vista etnologico, ed il loro ritardo spirituale li rende incapaci all'adattamento sociale. (...) La questione zigana potrà dunque considerarsi risolta, solo quando il grosso degli ibridi zigani, asociali e fannulloni, sarà riunito in grandi campi mobili di lavoro, e quando l'ulteriore aumento di questa popolazione mista sarà definitivamente impedito. L'istinto di ricerca sull'igiene razziale è già oggi capace di esprimersi oggettivamente sul grado di mescolanza e sul valore ereditario di ogni singolo così detto Zigano, cosicché per la messa in atto di misure di igiene razziale non ci sono più problemi... »"(a)

I progrom sono iniziati. Ronde, decreti, aggressioni, spranghe e molotov. Finalmente la legalita' e' sul punto di trionfare. Il partito trasversale dell'ordine avanza compatto contro i campi nomadi.

La scintilla che ha fatto partire la caccia al rom e' il presunto (la presunzione d'innocenza vale solo per politici e uomini d'affari?) tentato rapimento di una bambina di sei mesi da parte di una ragazzina di 16 anni, Angelica, che ha una figlia in Romania.

Prima di qualsiasi processo, l'odio e' dilagato nella civile Napoli e poi nel resto del nostro civilissimo paese ormai preda di una irreversibile tristezza morale.

Finalmente, nella piramide dell'immondizia che e' diventata la societa' italiana, le folle sono state liberate e possono abbandonarsi alla violenza piu' cupa e agli impulsi piu' ciechi.

Ormai non importa piu' quale sia il motivo o la verita'o il pregiudizio, che scatena, non l'indignazione civile, ma l'avvilimento entusiastico della brutalita' alla luce di una classe di politici che cerca solo l'interesse del momento.
E' cosa ovvia e naturale che i rumeni stuprino durante le campagne elettorali (vedi roma) e che le ragazzine rom rapiscano bambini durante un consiglio dei ministri che discute di "sicurezza".
Bisogna aizzare i concittadini alla crudelta' e al furore per fargli dimenticare l'intreccio di affari e profitti che li uccide ogni giorno.

Tutto quello che sta' accadendo, in queste ore in questo paese e' infame. Il sacrificio definitivo della ragione, di ogni dignita' morale all'egoismo piu' brutale e sfrenato.
Quale che sia la casuale catena di eventi che ha scatenato questa desolazione e' chiaro che la bassessa dell'egoismo e del sano "buon senso comune" sale come una marea inarrestabile.

"gli innumerevoli che non conoscono piu' nulla al di fuori di se' e del loro nudo, volubile, interesse sono gli stessi che capitolano non appena cadono nelle reti dell'organizzazione e del terrore." (T.W.Adorno)

"è più facile disintegrare un atomo che un luogo comune"(1)
                                      A.Einstein

I Rom non possiedono, nella loro lingua, un verbo per tradurre il termine "avere". Usano una sola parola per designare il passato e il futuro: "tessai". Non hanno una patria e non venerano la proprieta' e per questo sono l'unico popolo che non ha mai combattuto una guerra.

Nella tradizione del popolo rom e' costume che quando i genitori muiono i loro beni non vengono lasciati in eredita' ai figli, ancora oggi le roulotte dei genitori vengono bruciate e il loro denaro, se ne possiedono, viene speso solo per le celebrazioni funebri.

"(..)mentre i proprietari e gli abitanti/occupanti delle proprietà si definiscono per il loro legame con la propria terra, e quindi anche il rapporto tra le generazioni lo è, per le famiglie sinti non è così. Le loro roulotte e quindi le loro relazioni sociali si spostano sempre verso altri territori, anche se entro i limiti regionali, ma il loro legame tra le generazioni non viene impresso dal legame con la proprietà terriera.

Ogni generazione ricomincia da capo, non si costruisce a partire da basi materiali, ma dal rispetto e dal ricordo dei defunti. Questo rispetto è ciò che segna le relazioni tra i Sinti in vita e tra questi e i loro defunti. Non solo, ma è anche e soprattutto dal ricordo e dal rispetto per i loro defunti che si contraddistingue la presenza dei Sinti in un certo territorio. La trasmissione dell'eredità si articola in un sistema di comunicazione sottile e difficile, non percettibile dall'esterno. La continuità culturale dei Sinti non è garantita dal ricevimento di una proprietà, bensì da un sistema di rispetto verso i defunti che non è visibile nè tangibile dall'esterno.(...)"(Elisabeth Tauber, Etnologa)

a) http://www.albertomelis.it/terzameta4.htm

1) "La guerra e' pace. La libertà è schiavitù. L'ignoranza è forza".

Operazioni di guerra psicologica: trasmissione di informazioni e orientamenti attraverso i media per influenzare le emozioni, le motivazioni, e il ragionamento dei singoli, dei gruppi e della societa' nel suo insieme. Lo scopo di queste operazioni di guerra psicologica in tempo di pace e' quello di indurre atteggiamenti favorevoli ai governi al potere, neutralizzare il conflitto sociale deviandolo nei suoi obiettivi.
Detto altrimenti, si tratta di gettare all'ammasso la mente collettiva e l'intelligenza sociale e individuale con tecniche di persuasione, mobilitazione mediatica, propagazione di ideologie e la vendita di certe idee per accrescere il consenso verso il sistema.

Chi dice che cosa e con quale effetto?

In tempo di pace queste "operazioni di guerra psicologica" vengono definite operazioni di "ingegneria del consenso" per il potere, contro il "disfattismo, la demoralizzazione, il disordine...Le reti di comunicazione vengono anche utilizzate per sostituire i paradigmi dominanti (valori, cultura, e mentalita' prevalenti) e gestire il cambiamento sociale (in funzione della competizione economica). Queste operazioni morali condotte attraverso i mezzi d'informazione incitano il disordine sfruttando reali motivi di insoddisfazione delle popolazioni; esse mirano a sconvolgere le normali relazioni di vita quotidiana, a suscitare percezioni di minaccia e pericolo su abituali modi di vita con la creazione di un "nemico interno" per incentivare il ricorso "all'autorita'", il consenso diffuso a limitazioni delle liberta' civili, per ridurre al silenzio l'opposizione sociale.
Tuttavia, queste operazioni di guerra psicologica in tempo di pace una volta cominciate possono sfuggire al controllo dei loro registi istituzionali e sfociare in risultati imprevisti ed imprevedibili.

L'esercizio del terrore prende la forma del conformismo.
Come posso vedere cio' che e' davanti ai miei occhi?

L'informazione è utile solo se gli individui possono metterla in un quadro di conoscenze e cosi' utilizzarla per risolvere i problemi, formarsi un'etica e fare delle scelte...



il fascismo della normalita'

 
La belle èpoque (1885- 1914 ) fini sotto i colpi di pistola che risuonarono a Serajevo nel 1914. Rotto l'incanto dell'espansione economica indefinita e del progresso tecnico e scientifico (luce elettrica, ferrovie, vetrine piene di merci, teatri, cabaret, cinema..., la radio, le automobili...le riviste a colori, il commercio internazionale, grandi magazzini, vendita a rate ecc.) segno di una inarrestabile corsa verso il futuro il mondo cadde nel baratro della guerra (1914-1918).

In italia, ma non solo, la guerra produsse profonde trasformazioni strutturali della societa' che portarono alla dissoluzione del vecchio sistema statale e dei precari equilibri stabilitisi nel periodo anteguerra tra forze sociali contrastanti.
La crisi politica, sociale ed economica che investi' il paese sfocera' nel fascismo che mutera' "la violenza in terrore e la propaganda in indottrinamento".

Il capitalismo italiano "partito da  una base insufficiente, non aveva una forte dinamica espansiva ed era pertanto incapace di omogeneizzare l'italia in un grande mercato capitalistico;(...) di conseguenza trovava nel mercato interno una scarsa possibilita' di assorbimento dei prodotti e si orientava decisamente verso lo Stato come valvola di sicurezza per ricavarne commesse, protezioni, sovvenzioni, premi, aiuti e naturalmente per fare cio' doveva garantirsi una presa sempre piu' sicura sul potere statale.(...) Dopo la "grande guerra" c'erano possibilita' di esportazione in un mondo che doveva ricostruirsi, c'erano possibilita' di rivolgersi al mercato interno, che era stato compromesso durante la guerra e che avrebbe potuto espandersi  grazie ad un elevamento generale del livello di vita. Ma la classe industriale italiana mancava in larga misura dei requisiti per affrontare questi compiti; abituata a produrre al riparo di comode tariffe doganali, non era in generale capace di produrre a costi competitivi e vendere sui mercati esteri; abituata del pari a pagare bassi salari preferiva conservare questa abitudine e quindi si pregiudicava le possibilita' di allargamento del mercato interno(...)

L'atteggiamento passivo dello Stato nei confronti della crisi 1920-21 "forni' l'ultima decisiva prova che lo stato liberale non rispondeva piu' agli interessi della classe dominante. La quale era contro l'intervento dello Stato, contro quelle che allora si chiamavano <bardature di guerra>, nella misura in cui cio' favoriva le sue speculazioni e i suoi profitti, ma al tempo stesso voleva che lo Stato fosse sempre pronto ad intervenire nelle forme e nella misura che essa considerava necessaria per garantirsi profitti larghi e tranquilli, senza rischi.(...) Ingigantire al massimo il profitto privato e socializzare le perdite, rimaneva sempre una massima aurea per i capitalisti italiani e lo Stato liberale si mostrava ormai incapace di applicarla. La sua sorte era pertanto decisa.(...)

Il capitalismo era abbastanza diffuso in italia per distruggere in larga misura certe sopravvivenze del passato (molte proprieta' comuniali e molti usi civici che sostenevano l'economia contadina, il piccolo artigianato domestico delle campagna, le vecchie forme di assistenza) che assicuravano una certa stabilita' di vita alle masse agricole, ma non abbastanza ne' per creare nuove possibilita' di lavoro nelle citta' ne' per elevare il tenore di vita nelle campagne: al contrario le esigenze dell'accumulazione capitalistica, in un paese di ritardato sviluppo, portarono alla compressione del tenore di vita delle masse lavoratrici sia agricole che urbane.(...)

In generale il  capitalismo nella sua avanzata distrugge tutta una serie di attivita' e professioni indipendenti (la bottega dell'artigiano, il negozio del piccolo commerciante, in larga misura la piccola proprieta' terriera) incapaci di tenere il passo con lo sviluppo capitalistico, ma al tempo stesso crea una serie di nuove attivita' che assorbono e utilizzano gli ex-titolari di quelle posizioni indipendenti e in ultima analisi l'elemento di relativa stabilita' e sicurezza che l'appartenenza ad una grande organizzazione puo' consentire appare agli occhi del lavoratore moderno preferibile alla vecchia indipendenza. In italia, proprio a cagione della relativa arretratezza capitalistica e della insufficienza dei suoi ritmi di sviluppo, e' accaduto che la distruzione delle vecchie professioni e delle vecchie posizioni, del vecchio equilibrio economico, non era seguita dalla creazione di nuove possibilita' di lavoro, dall'instaurazione di un nuovo equilibrio. E anche quell'altro fenomeno che il capitalismo ha suscitato ovunque di una larga promozione sociale era in italia  per le stesse ragioni frenato e limitato:
quando il figlio di un contadino o di un artigiano conquistava un diploma di maestro, ragioniere o avvocato, non per questo riusciva a conquistare una posizione sociale adeguata, e spesso rimaneva un disoccupato o uno spostato, sradicato ormai dal suo vecchio ambiente ma non in grado di sistemarsi nel nuovo. Donde una larga parte di ceto medio in una situazione economica e sociale instabile e, conseguentemente, di irrequietezza psicologica e politica, animato da un sordo rancore verso il sistema che lo confinava ai suoi margini ma al tempo stesso voglioso di conquistarsi proprio l'ingresso in quel sistema stesso.(...)

questo ceto medio irrequieto continuava ad aderire all'ordine sociale in cui rappresentava un elemento permanente di turbamento e irrequieta instabilita', dando vita a tutta una serie di fenomeni caratteristici di queste situazioni che vanno si puo' dire, dal garibaldinismo risorgimentale al nazionalismo, all'interventismo e al fascismo, passando attraverso lo stesso socialismo e il sindacalismo rivoluzionario.(...) l'irrazionalismo e l'antidemocratismo sono le espressioni in cui si incarna l'aspirazione di questo ceto medio travagliato a un regime che gli dia finalmente quella posizione e funzione sociale cui inutilmente aspira da decenni. Ma naturalmente questo ceto medio non puo' essere il cemento della societa', non puo' essere il sostegno della stabilita' democratica.(...)

anche la' dove, pur fra alti e bassi, permane un equilibrio fondamentalmente democratico, elementi di fascismo sono presenti perche' essi sono coessenziali al tipo di societa' industriale moderna, ne costituiscono anzi in un certo senso la tendenza di fondo. Anche la' dove non si manifesta, questo nucleo di fascismo e' presente sotto la superficie democratica e l'indice di democraticita' di un paese sara' maggiore o minore anche in relazione all'incidenza minore o maggiore che questo nucleo di fascismo esercita sull'andamento della vita nazionale, minore solitamente nei periodi calmi, di equilibrio sociale, maggiore nei momenti di crisi, di tensione, di squilibrio. Sociologhi moderni hanno tendenza a vedere questo nucleo di fascismo principalmente nei ceti medi i quali in una societa' di tipo industriale, che implica continui e profondi mutamenti della struttura sociale, rischiano spesso di trovarsi ai margini della societa', e, per usare l'espressione del Mannheim, rischiano di trovarsi <disinseriti> e percio' scontenti e irrequieti, venendo cosi' a costituire un elemento turbolento e di squilibrio. In verita' questo ceto medio puo' costituire l'ala marciante del fascismo ma non rappresenta la forza determinante che sta' invece nella tendenza del grande capitale all'appropriazione del potere statale.(...)

Per sintetizzare in un'espressione la crisi del rapporto Stato-masse in quel dopoguerra si puo' dire che da unlato le masse premevano perche' il vecchio Stato liberale  si trasformasse in uno Stato democratico, ma ne' la classe dominante, ne' il ceto politico, ne' il quadro istituzionale, ne' infine gli stessi partiti di massa erano maturi per questo passaggio. Di fronte alla crisi del vecchio Stato, incapace di contenere questa nuova spinta e di attuare le necessarie trasformazioni, maco purtroppo una soluzione di ricambio che non fosse la rivoluzione di tipo sovietico o il fascismo.

E qui e' opportuno spendere qualche parola sulla responsabilita' del movimento operaio nell'ascesa al potere del fascismo. E' assolutamente gratuita l'idea che il fascismo abbia impedito in italia una rivoluzione socialista e abbia raccolto il consenso popolare proprio per salvare l'italia da questo pericolo. In realta' finche' il movimento operaio fu' forte fino al punto di poter rappresentare un pericolo per l'ordine costituito, il fascismo viceversa fu assai debole e le sue fortune cominciarono a salire dopo che il movimento operaio era gia' nella fase discendente. Il punto piu' alto della tensione rivoluzionaria in Italia fu toccato dai moti contro il caroviveri, cioe' nel luglio 1919, e a quell'epoca il fascismo era press'a poco inesistente e comunque prese posizione a favore dei moti stessi.; fra il luglio 1919 e l'occupaziuone delle fabbriche(settembre 1920) vi fu un periodo di alti e bassi, ma con tendenza ad una diminuzione della tensione, e del resto la stessa occupazione fu un momento di battaglia che aveva per gli operai essenzialmente un carattere difensivo. Dopo la fine dell'occupazione la tensione e la volonta' di lotta delle masse si abbassarono rapidamente e ogni possibilita' rivoluzionaria definitivamente tramontata, e invece la vera ascesa del fascismo comincera' soltanto piu' tardi. Con cio' cade anche la leggenda del fascismo sorto come reazione alle violenze rosse....piu' brutale e inumana fu la violenza fascista che continuo a svilupparsi, sotto la protezione dell'autorita', molto dopo che la violenza operaia era definitivamente tramontata. Se di una responsabilita' del movimento operaio deve tuttavia parlarsi, essa e' di altra natura e consiste soprattutto nell'incapacita' che esso allora dimostro' di offrire agli italiani soluzioni nuove e democratiche, delle soluzioni che potessero rappresentare un superamento del vecchio ordine liberale e potessero incanalare l'immenso malcontento che la guerra aveva lasciato dietro di se' e che non riguardava soltanto gli operai ma anche il ceto medio.

Purtroppo in seno al movimento operaio prevalsero altri atteggiamenti: da una parte la destra sembrava ansiosa di ritornare alla vecchia prassi del piccolo cabotaggio riformistico, dei favori sollecitati ai ministeri per le cooperative o per le leghe, e intanto rifiutava di assumersi responsabilita' nella situazione nuova, con lo specioso preteso che la guerra l'aveva voluta la borghesia e che spettva alla borghesia liquidarne le conseguenze.(...) Dall'altro lato la sinistra massimalistica (compresi i comunisti) aspettava il crollo dello Stato boirghese e voleva anche in italia una rivoluzione di tipo sopvietico, ma intanto non faceva nulla per prepararla e tanto meno operava per delle soluzioni che non fossero la rivoluzione."(1)

Ai suoi esordi il fascismo si presento' con i caratteri di un alternativa tanto al capitalismo quanto al comunismo e prima del "ritorno all'ordine" (seguito al discorso di Mussolini del 3 gennaio 1925) e della nascita del regime totalitario esso assunse la natura di un movimento politico "al di la' della destra e della sinistra", fondamentalmente contradditorio, composto da un'insieme di componenti  diverse, di elementi di continuita' e di rottura rispetto alla storia precedente del paese. Il fascismo espresse le velleita' di una "terza via" nemica della politica ed economia di tipo liberale, rea di meccanicismo, materialismo, individualismo, cosmopolitismo, e del comunismo collettivista ecc., e orientata, invece, a un organicismo comunitario legato a valori nazionali e spirituali. Le stesse velleita' le ritrovera' alla fine della sua tragica parabola storica, quando all'ombra del culto della morte e della persecuzione sanguinaria si reclamizzera' , per necessita propagandistiche, il ritorno a presunti principi socializzatori, anticapitalisti e antiborghesi del "fascismo-movimento" delle origini.

« Lo Stato che noi vogliamo instaurare sarà nazionale e sociale nel senso più lato della parola: sarà cioè fascista nel senso delle nostre origini. »(3)
« I nostri programmi sono decisamente rivoluzionari, le nostre idee appartengono a quelle che in regime democratico si chiamerebbero di sinistra; su ciò non può esserci nessun dubbio. NOI siamo i proletari in lotta contro il capitalismo, i rivoluzionari in cerca di un ordine nuovo. Se questo è vero rivolgersi alla borghesia agitando il pericolo rosso è assurdo. Lo spauracchio vero, in pericolo autentico, la minaccia contro cui lottiamo senza sosta viene da destra." »(4)

"Al momento di dover fissare quella che e' stata l'ideologia del fascismo, ci si accorge che non e' mai esistita o che una sovrastruttura ideologica e' stata, volta per volta , improvvisata sulla spinta dell'azione. Non si tratta di un' idea ma di un' insieme di idee parziali, rovesciate, che erano animate e coordinate  da una ragione retorica.(...) la storia del fascismo e' soltanto una storia di soluzioni pratiche, di risoluzioni dettate dall'opportunita' politica, per cui una volta esaurita la spinta meccanica del movimento non e' rimasto in piedi nulla di concreto, nulla di veramente soddisfacente dal punto di vista dell'ideologia(...) il movimento fascista, era anzitutto un movimento di reazione, in quanto non determinava la realta' ma la subiva e subendola cercava di inserirvisi; non aveva nulla di autentico da proporre, caso mai aveva soltanto un bisogno di opporsi e siccome la sua opposizione con una rete di interessi economici ben precisi, ben individuabili, traeva di li' la sua forza, la sua capacita' di organizzare la resistenza, ma sempre da un punto di vista "negativo", mai positivo. "(2)

Gia' nel maggio del '19 Mussolini, in una intervista dichiarava apertamente : " Le pregiudiziali sono delle maglie di ferro o di stagnola. Non abbiamo la pregiudiziale repubblicana, non quella monarchica, non abbiamo la pregiudiziale cattolica, socialista od antisocialista. Siamo dei problemisti, degli attualisti, dei realizzatori." E poco prima, nel marzo 1919, sulle colonne del Popolo D'Italia scriveva: "Noi ci permettiamo il lusso di essere conservatori e progressisti, reazionari e rivoluzionari a seconda delle circostanze di tempo, di luogo e di ambiente" .

Alle sue origini il fascismo si proclamo, con le parole del suo fondatore, "antipartito e movimento". La fondazione dei "fasci di combattimento", piazza san sepolcro-milano 1919, avvenne sulla base di un programma ambiguo e dalle "due anime": reazionario e conservatore (perché anti-proletario e antisocialista), 'rivoluzionario' (perché anticapitalista).
("Tra i suoi punti di 'sinistra', v'era la richiesta della giornata lavorativa di otto ore, il blocco degli affitti, la richiesta di un'imposta straordinaria sul capitale, l'aumento delle imposte dirette a carico dei ceti abbienti...")

In un paese con un ritmo economico poco intenso e istituzioni democratiche poco provate ed elastiche  il passaggio, che comportava una serie di riadattamenti, ridimensionamenti ecc., dallo stato di guerra a quello di pace mise il ceto medio al centro di malcontento ed agitazioni. Questo ceto medio intriso di cultura tradizionale, provinciale e retorica incapace di inserirsi nel processo produttivo moderno in condizioni di stabilita' e sicurezza fu presa del fascismo, della sua confusa e ambigua propaganda che prometteva una generica palingenesi nazionale. Del resto : " le contraddizioni del suo primo programma (del fascismo) sono le contraddizioni del ceto medio; le rivendicazioni estreme e le prese di posizione anticapitalistiche, antimonarchiche, aticlericali ed antiproletarie sono tipiche della sua mentalita' di quel tempo. Piu' che un programma vero e proprio, cioe' un insieme organico di soluzioni, esso comportava un cumulo di risentimenti. Il risentimento era allora il vero stato d'animo del ceto medio e l'interprete ideale doveva esserne Mussolini, la cui vita era stata un perenne risentimento contro la societa e la cui filosofia, come ha scritto un biografo inglese piuttosto benevolo, Finer, altro non era che una carica di risentimenti. Chi scorra il Popolo d'Italia di quei primi anni postbellici vedra' che gli attacchi alla plutocrazia e alle forze dominanti si alternano con gli attacchi al Partito socialista, e al tempo stesso vedra' un possibilismo pratico che spinge Mussolini ad applaudire ad ogni movimento di massa con la speranza di potervisi inserire e magari strapparne la direzione al Partito socialista(...)

Questo atteggiamento ambivalente, incerto, pragmatico, questa permanente disponibilita' per ogni soluzione, per qualunque riforma, per qualunque avventura, e al tempo stesso tutto questo risentimento contro tutto cio' che esiste di apparentemente forte e consolidato, organizzato, questa mutevolezza che in Mussolini arrivo fino al piu' spregiudicato cinismo e' ancora un riflesso di quell'instabilita' e inquietitudine del ceto medio(...)

Il fascismo rimane  fin quasi alla fine del 1920 tipica manifestazione del ceto medio urbano(...) solo dopo le amministrative del 1920 si sviluppa la seconda componente del fascismo, la reazione agraria , la quale gli fa assumere ben altre proporzioni ed inaugura  il periodo della violenza sistematica e delle <squadracce punitive>.
La grande agitazione contadina dell'estate 1920 si era chiusa con una vittoria; l'associazione agraria bolognese aveva dovuto cedere e firmare i nuovi concordati di lavoro, e voleva la rivincita sul terreno della violenza, una rivincita per la quale poteva reclutare piu' numerose squadre fra i sottoproletari disoccupati e i reduci delle province piu' povere, e poteva reclutare piu' ufficiali fra i fascisti del ceto medio che nella guerra civile trovarono finalmente un'occupazione e uno sfogo. Ma a dare a questo spirito di rivincita una ampiezza insospettata fu il risultato delle elezioni amministrative, che segnarono una grande vittoria socialista con la conquista di 2800 comuni fra cui Milano e Bologna(...)

Il fascismo non avrebbe ugualmente potuto vincere la sua battaglia e conquistare il potere statale, se alle due componenti di cui abbiamo parlato, il ceto medio e il padronato agrario, non si fosse aggiunta anche la terza, la grande industria.(...)
agli inizi del 1920, l'industria italiana si era data un'organizzazione centralizzata, la Confindustria, che doveva ben presto diventare un elemento determinante nella vita del paese. Fu la potenza economica della grande industria, furono le sue relazioni politiche, la sua influenza in seno alla classe di governo e alla burocrazia che assicurarono al fascismo i mezzi per insediarsi al potere, si puo' dire senza combattere.

Attraverso il Popolo d'Italia si puo' cogliere facilmente questa evoluzione; dopo aver per tanto tempo tuonato contro il capitalismo e la burocrazia, il giornale di Mussolini scopre a un certo punto che il capitalismo e' appena agli inizi della sua storia e ha innanzi a se' ancora periodi gloriosi, e nello stesso numero in cui annunzia che fara' una grande campagna per una politica di espansione, per una politica nazionalistica e di armamenti, annunzia altresi' di aver trovato i fondi per fare una grande tipografia moderna: credo non ci sia bisogno di sottolineare la connessione tra questi fondi e la campagna in favore di quegli obiettivi che interessavano l'industria pesante.

Ma, come abbiamo detto, l'industria non dava solo i mezzi finanziari, dava anche la forza politica e difatti l'omerta' delle pubbliche autorita' con il fascismo diventera' dopo di allora sempre piu' sfacciata: le armi stesse dello Stato saranno messe a disposizione degli assassini e degli incendiari fascisti e l'impunita' sara' loro assicurata. Naturalmente gli uomini del vecchio regime che tolleravano e favorivano questo scandalo non pensavano che si scavavano la fossa da soli: si illudevano di servirsi dei fascisti per imbrigliare il movimento operaio e poi di assorbire i fascisti nel vecchio giuoco parlamentare. Ma il vecchio giuoco parlamentare era veramente troppo vecchio, le istituzioni inadeguate. Lo Stato liberale aveva chiuso il suo ciclo."(1)

Il fascismo, maschero' la sua natura di classe con il corporativismo, un'ideologia economica d'ispirazione cattolica che pretendeva di poter superare il conflitto sociale ma che in realta' subordinava l'interesse delle classi lavoratrici all'obiettivo dello sviluppo della potenza nazionale e al grande capitale. L'utopia dell'armonia e della pace sociale propagandata dal fascismo in sostanza non fu che la facciata ideale del potere incondizionato del capitale sul lavoro.
"Bisogna costruire un fronte unico dell'economia, bisogna eliminare tutto ciò che può turbare il processo produttivo, raccogliere in fascio le energie produttive del paese nell'interesse della Nazione".(B.Mussolini-1923)

"quel corporativismo con una insostenibile parità tra capitale e lavoro(...)si risolveva in una prigione per moltitudini lavoratrici alla mercé dei padroni in gambali ed orbace" , scrisse A. Capitini .

Le correnti del "socialismo nazionale e corporativo" che si erano riconosciute nella vagheggiata socializzazione delle imprese durante la Repubblica di Salò, e di un mitico fascismo delle origini, dopo la liberazione ebbero un ruolo importante nella ricostituzione del movimento fascista.
"Si stagliano nella storia frantumata dell'Italia sconvolta dal secondo conflitto mondiale, questi fascisti indomabili che hanno nella testa contemporaneamente la socializzazione dei mezzi di produzione e del lavoro e l'idea di patria. O di sangue e suolo, se preferite. Concetti chiave, questi ultimi, della lunga memoria fascista che approda al dopoguerra forte di una tradizione ideologica e di valori condivisi destinati dalla memoria dei vincitori ad essere apparentemente confinati nell'oblìo. Le origini culturali di ciò che per comodità espositiva è stato spesso definito neofascismo stanno tutte lì, in quegli ultimi bagliori di eroismo del soldato politico pronto a dare la vita perché soltanto nel sacrificio trova appagamento il desiderio di essere utile alla causa."(5)

Dietro la rinnovata mitologia di un "socialismo nazionale" mai esistito e di un immaginario punto zero i nuovi fascisti come i vecchi cercano di occultare la loro simpatia per le barbarie e l'orrore. In nome di un "fascismo sovrastorico", una sorta di contenitore vuoto da riempire all'occasione con la "permanente disponibilita' per ogni soluzione, per qualunque riforma, per qualunque avventura", questi nuovi fascisti sono disposti a rinnegare le loro stesse determinazioni storiche. Oggi con l'ambiguita' e il cinismo di sempre arrivano anche a dichiararsi estranei al fascismo.

Eppure le loro posizioni da campanilisti ingenui e paranoici che credono che le loro cittadelle possano trasformarsi nel centro della resistenza al mercato mondiale, le loro menzogne colorate da mitiche "terze vie" vanno incontro ad un bisogno sentito: la paura degli individui dinnanzi al loro annichilimento nei processi reali della produzione e riproduzione della vita sociale. La loro risposta a questo bisogno e' ovviamente falsa nella misura in cui propone antitodi che sono solo "negazioni astratte", riproposizione di "un autentico", rivisto e corretto, che si limita a sanzionare la nostalgia di un qualitativo che il rapporto di scambio ha gia' distrutto definitivamente e che comunque e' in accordo preliminare con la repressione.

Ex marxisti come il filosofo Costanzo Preve reclamano la legittimita' di termini come "comunitarismo" e "nazionalitarismo" affermando che "la dicotomia Sinistra /Destra non è più un classificatore adeguato per orientarsi sui più grandi problemi interni e internazionali. Questa dicotomia non è certamente illusoria, ha avuto una robusta e materiale origine storica, ma oggi si è esaurita quasi completamente a causa di profonde trasformazioni della stessa società capitalistica."

Allo stesso modo si da' per superata l'opposizione fascismo/antifascismo dimenticando allegramente che il piano della dialettica politica ed istituzionale non e' identificabile con quello sociale. Elementi di fascismo sono coessenziali al tipo di societa' moderna capitalistica, ne costituiscono la "tendenza di fondo". La presenza di queste componenti fasciste all'interno delle societa' occidentali e' permanente e rende l'equilibrio democratico estremamente precario. L'affermarsi della democrazia di tipo occidentale e' il frutto di un concorso di circostanze storiche che non possono mai dirsi definitivamente consolidate.
 
Perche' un  "regime democratico" possa affermarsi e' necessario che non vi siano lacerazioni profonde nel tessuto sociale: "quando queste lacerazioni si producono sotto la spinta di tensioni troppo forti, di polarizzazioni di classi, quando vi sono ricchezze enormi concentrate in poche mani di fronte a classi popolari miserabili, non puo' sussistere democrazia perche' o le masse miserabili sono escluse dal potere o, se vi partecipano, se ne servono per rovesciare il sistema, ma in questo caso l'asprezza della lotta portera' alla rottura, all'eversione, non all'equilibrio democratico. In altre parole le classi dominanti  non consentiranno a dischiudere alle classi cosiddette inferiori la via della partecipazione al potere se non sulla base di un'adesione delle stesse classi inferiori ai principi che regolano il sistema sociale, che disciplinano l'ordine costituito, onde e' stato scritto che la democrazia vive quando vi e' un consenso pressoche' universale attorno ai principi fondamentali del sistema e c'e dissenso solo sui particolari, il che impedisce che il sistema venga rimesso in gioco ad ogni elezione.

La democrazia presuppone un tessuto sociale in larga misura omogeneo e l'accettazione di una sola tavola di valori fondamentali. Ma perche' questo sia possibile, occorre che la societa' abbia risolto i problemi elementari della vita delle masse, anzi che abbia assicurato alle masse stesse delle condizioni di vita in continuo miglioramento per cui le masse si sentano in definitiva solidali con il regime sociale e non pensino a rimetterne ogni giorno in discussione i principi.

Cio' implica che l'affermazione della  democrazia postula un regime di prosperita' crescente capace di soddisfare i bisogni crescenti delle masse, e la storia ci conferma che la societa' capitalistica ha potuto iniziare un processo di democratizzazione solo nella misura in cui e' riuscita ad assicurarsi margini sufficienti di profitto.

Ma se la prosperita' e' la premessa del processo di democratizzazione, essa non e' tuttavia sufficiente: (...) e' necessario in altre parole che non soltanto il tessuto sociale sia omogeneo ma che sia omogeneo anche il contesto ideologico della societa'. Questa omogeneizzazione e' compito primario del ceto medio,, ne costituisce una delle funzioni precipue e fa di esso l'elemento coesivo della societa', una sorta di cemento che lega e rafforza le strutture dell'edificio sociale. E' infatti il ceto medio che fornisce i quadri intellettuali alle classi avverse, a quelle dominanti e a quelle dominate, e questi quadri intellettuali, che difendono interessi contrastanti, sono pur sempre usciti dalle stesse scuole, hanno avuto la stessa formazione mentale, parlano sostanzialmente lo stesso linguaggio, e percio' possono condurre il loro dibattito in forma di dialogo democratico, possono esprimere i loro contrasti entro una cornice comune, che e' appunto la cornice delle istituzioni esistenti, frenando o riassorbendo le spinte eversive, traducendo in termini di coesistenza democratica le volonta' eventuali di rottura."(1)

Se queste sono le condizioni di uno sviluppo democratico tutta la storia di questo paese e li' a dimostrarci che queste condizioni non sono mai state effettivamente confermate e che la democrazia e' un'equilibrio instabile, "una successione di equlibri che si distruggono e si ricompongono permanentemente".

L'intossicazione psicologica autoritaria avanza a ritmi serrati anche per responsabilita' di una "sinistra" che ha dimenticato che nelle societa' con un certo grado di civilta' nei momenti di crisi, ma non solo, la "cultura" e' un terreno determinante di operazioni di guerra di classe. Ha valutato con superficialita' e leggerezza, considerandola il puro delirio di una ristretta cerchia di intellettuali la marea di fascismi che oggi ha conquistato una forte egemonia culturale nel paese.
Ha trattato ambigue parole d'ordine come "comunitarismo", "nazionalitarismo", "antimondialismo", "differenzialismo" sono state trattate con  sufficienza, come il vezzo di un ristretto nucleo d'intellighenzia, ininfluenti dal punto di vista sociale, mentre gli sfuggiva di mano la situazione e lasciava, a parte qualche "mitica mobilitazione antifascista", che una "cultura" falsamente antiliberista finisse col funzionare da ideologia di ricambio per l'impresentabile mito della razza fondata su un sostrato biologico e si diffondesse fra larghi strati della popolazione. 
 
Non molto tempo fa, questa gente autonominatasi "rappresentante" del proletariato si dichiarava marxista ma in realta' era solo impegnata nella dogmatica adorazione di inconcludenti categorie con cui si dipingeva il mondo in bianco e nero e lo  imbandiva per il dominio, oggi ha scoperto, con decenni di ritardo, che la causalita' di struttura e sovrastruttura come arma politica decisiva e' rimasta molto, troppo indietro allo sviluppo storico delle societa' capitalistiche e si e' lanciata  in deliranti acrobazie teoriche...Questa gente "storicizza" a tutto spiano ma poi dimentica di storicizzare  se stessa e la sua collocazione sociale. Troppo indaffarati, dentro e fuori le istituzioni, a catalogare il mondo in "contraddizioni principali e accessorie", troppo infatuati dalle strabilianti innovazioni tecnologiche del capitalismo contemporaneo si sono scordati di stare nei quartieri, sulla strada e sul territorio mentre la melma saliva dai tombini.
Anche adesso, giacche' ne' gli errori ne' la storia  hanno mai insegnato nulla a queste persone, invece di riaprire un processo di ri-elaborazione sociale del conflitto, stanno li', a lambiccarsi il cervello in raffinate e dotte analisi sulle "ragioni della sconfitta" e a litigare se la falce e martello e' un simbolo che valeva piu' di 5 tremolanti strisce di colore. Si sa', il marketing politico innanzitutto.

Come aveva profetizzato Pasolini "L'Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo. Essere laici, liberali, non significa nulla, quando manca quella forza morale che riesca a vincere la tentazione di essere partecipi a un mondo che apparentemente funziona, con le sue leggi allettanti e crudeli. Non occorre essere forti per affrontare il fascismo nelle sue forme pazzesche e ridicole: occorre essere fortissimi per affrontare il fascismo come normalità, come codificazione, direi allegra, mondana, socialmente eletta, del fondo brutalmente egoista di una società."

Prestarsi a codificare e sollecitare, in forme ora meno ora piu' estreme, il "fondo brutalmente egoista " di questa societa'   significa collaborare, sostenere il "fascismo della normalita'" che e' una delle ultime colonne di sostegno di quella  piramide della spazzatura che e' diventato questo paese che traballa sotto i colpi della crisi economica.
Nella marcescenza del sistema borghese italiano gli smarriti intellettuali dell'inquieta classe media, con tutto il codazzo di piccola psico-borghesia del caso, di destra, di sinistra, di centro e di su' per giu', anche quelli che ieri militavano su fronti avversi, si sono abbracciati in un'orgia di rimpianto e di contrapposizione romantica al sistema capitalistico.

Nell'attesa che le idee cadano dal cielo i nuovi fascisti e l'oscuratismo clericale e autoritarista inquina la mente di chi non ha altra merda per vivere che l'esistente, nelle sue forme piu' alienanti e brutali e mentre i poveri fanno guerra agli altri poveri, gli immigrati regolari si barricano nella difesa dei livelli di vita raggiunti contro gli irregolari, la tv ci rivende il disagio come bene di consumo, e i neofascisti ci accoltellano e la polizia ci pesta i nostri svaporati ex "rappresentanti" e anche quegli altri duri e puri giocano a fare i rivoluzionari senza rivoluzione e le avanguardie senza masse.
Chi difende e sostiene materialmente e praticamente gli sfrattati? Quale organizzazione di "sinistra" ha messo a dispozione le sue forze per occupare delle case, difendere i centri sociali, non pagare i trasporti, promuovere "spese proletarie", garantire reti di circolazione e solidarieta' vere ecc.? E non mi riferisco ai messaggi di solidarieta', agli attestati di stima, alle manifestazioni una tantum...

Ormai ogni settore dello spettacolo e' armonizzato in se' e tutti fra loro, l'equivalenza dello scambio progredisce nella cultura, nella politica e tutti si somigliano cosi' tanto che gli stalinisti ballano coi fascisti, i nonviolenti con i picchiatori, i poveri coi ricchi, gli oppressi coi loro oppressori...I Preve, si trovano in sintonia con i Paolo Signorelli e i Stefano delle Chiaie, gli intellettuali di "sinistra" baciano quelli di "destra", i proletari non sanno neanche piu' distinguere i loro nemici sociali...

Diliberto rimembra, i bei tempi andati in cui i maestri di paese, non pigliavano quattro lire di stipendio, ma godevano, nel loro ruolo di austeri educatori delle future generazioni, del prestigio della comunita...I Bertinotti cantano le lodi della Gandhiana tesitura a mano...i rivoluzionari con la R maiuscola sognano assalti al palazzo d'inverno gia' preda di una nota immobiliare internazionale... i terzomondisti terzomondano...La resistenza la fanno tutti a Porta a Porta.
I nuovi fascisti intanto con posizioni apparentemente innocue, da campanilisti ingenui e paranoici che raccontano di utopiche cittadelle che si trasformeranno nel centro della resistenza alla "globalizzazione" vanno incontro ad un bisogno sentito: il terrore degli individui dinnanzi al loro annichilimento nei processi reali della produzione e riproduzione della vita sociale e si radicano sul territorio. La loro alternativa e' ovviamente falsa nella misura in cui propone antitodi che sono solo ideologia astratta, "un'autentico" che si limita a sanzionare la nostalgia di un qualitativo che il rapporto di scambio ha gia' distrutto definitivamente e che comunque e'  in accordo preliminare con la repressione:

"I termini dello scontro epocale non possono essere concepiti come contrapposizione tra destra e sinistra (espressioni concettuali prive di significato reale) ma come riaffermazione di Idee Forza capaci di creare forme autentiche di resistenza al dominio mondialista e globalizzante. Idee che possono rinvenirsi soltanto nel comunitarismo, con la riaffermazione delle Comunità di Popolo e, quindi, della riscoperta delle identità e delle culture negate."(Paolo Signorelli)

"Io ritengo che la crisi, in questo momento, invada tutti i settori politici. Allora la scelta strategica è o quella di trovare all'interno di un settore, di un'area, delle ipotesi di riunificazione per creare una forza, che comunque rimane ristretta in quell'area, o preparare e creare un progetto politico di prospettiva, che permetta di essere punto di riferimento di tutti i settori di crisi che esistono, nelle varie aree politiche presenti nel Paese. E quindi non muoversi orizzontalmente, ma muoversi in modo verticale: per fare questo, un movimento politico sarebbe negativo."(Stefano Delle Chiaie)

Di fronte al "disincanto del mondo", alla distruzione dell'unita' "mitica e sacrale del corpo sociale" da parte della razionalizzazione capitalista il fascismo ha sempre proposto surrogati, storicamente adeguati e molteplici, di questa unita'. Il suo "nucleo mitico" , visionario, il suo "organismo fatto di immagini", che catalizza l'immaginario affettivo delle moltitudini e degli individui compressi dalla razionalizzazione capitalista, ha la forma di un utopia astratta, di volta in volta modellata e nutrita dall'esistente, dai suoi tratti reificati e alienanti:
Appello alla comunita', attivismo esasperato, culto della gioventù e dello sport, eroico ideale di avventura, la volontà di sperimentare in un azione proiettata verso il futuro un ideale di perfezione eterna; corpi scultorei, la vittoria dei "puri" contro gli "impuri", estetizzazione della vita quotidiana che e' anche sigillo di una superiorita' morale sovrastorica ecc. in fondo cosa promettono se non gli stessi "oggetti di desiderio" di una qualsiasi infima pubblicita' di merci a buon mercato...?!!
 
Dinnanzi al processo di deterritorializzazione innescato dall'espandersi del mercato mondiale capitalistico gli individui spaesati e sradicati  si lasciano catturare da un richiamo di identificazione territoriale che usa la frustrazione di fronte alle promesse non mantenute delle nuove frontiere del benessere (che la "globalizzazione" avrebbe dovuto portare con se') per indurre negli stessi una sorta di istinto di rinuncia che orienta verso una modalità di esistenza ridotta, cosa alquanto necessaria ai capitalisti nel tentativo di tenere bassi i costi di produzione e riproduzione sociale della forza-lavoro nella guerra della competizione internazionale. Contemporaneamente questi individui sono perennemente mobilitati dal richiamo virtuale ad un consumo senza limiti, sottoposti alla crescente pressione di definire se stessi attraverso un consumo  dal quale in realta' restano esclusi. Peggio, tutta la loro vita gravita attorno ad universi che pongono al centro "il lavoro", un lavoro tradizionale, un lavoro che rende la "dignita' di produttori", che apre l'accesso ai diritti, fonda le identita' e le relazioni sociali, ma che non c'e piu'...

Su questo terreno contraddittorio i nuovi fascisti e i loro amici pensano di poter realizzare una riedizione contemporanea del primato della politica sull'economia, un aspirazione che inevitabilmente ha sempre fatto precipitare la societa' nel totalitarismo, nel terrore, nel sacrificio degli individui alla totalita'.
La "terza via" ,oltre la propaganda contingente, ha tutte le premesse per concludersi, come ogni volta, nel soffocamento della societa' civile, nella repressione di ogni percorso di liberazione ed emancipazione umana a favore di un paradiso amministrato da apparati sovraindividuali. E questa sarebbe l'alternativa al capitalismo e al comunismo...un culto della comunita' che e' il risultato della miseria individuale. Come diceva Susan Sontag il fascismo e' affascinante perche' promette di dissolvere l'alienazione in estatici sentimenti di comunita...

Il fascista nuovo cerca di convinere le masse che ordine, disciplina, spirito di sacrificio ed elitarismo, cioe' elementi indispensabili al capitale per ammortizzare gli effetti della crisi economica o per attutire le conseguenze dei cambiamenti strutturali, che esso deve affrontare, sulla tenuta della sua struttura gerchica, siano i rimedi finalmente trovati per guarire  il vuoto spirituale, l'alienazione degli individui gli uni dagli altri tipici della societa' borghese.

Fino al 1980 l'estrema destra in Europa è stata politicamente emarginata perché manteneva una visibile continuità con il fascismo storico, poi pur conservando le sue radici anti-egualitariste, anti-pluraliste, anti-liberali e la visione di una "società organica" essa ha operato una rottura apparente con il "fascismo tradizionale" che gli e' valsa una crescente credibilita' elettorale, una legittimazione e un consenso culturale molto vasto.
Questo nuovo fascismo "etno-pluralista" anti-multiculturalista e anti-mondialista, che all'antagonismo razziale sostituisce quello culturale, ha promosso la sua ascesa presentandosi come baluardo "dell'identita' culturale" dei popoli, come difesa contro l'atomizzazione sociale liberista e al declino delle tradizionali forme d'integrazione sociale (religione, nazione, famiglia ecc) attraverso la reclame di un comunitarismo genericamente solidaristico e interclassista. In materia di politica economica infatti promette di andare "al di là di destra e della sinistra" e di creare un "equilibrio tra intervento pubblico e privato", tra stato e mercato, come garanzia di una supremazia dell'uomo politico contro "l'homo oeconomicus".
Si, questo nuovo fascismo e' contro "l'homo oeconomicus" salvo poi esibirsi in sperticati elogi dell'etica del lavoro, del valore "spitiruale" del lavoro, poco importa se a servizio di un capitalista collettivo o meno o di qualche "ibrido"-lo stato, la comunita'-...Ad ogni modo sotto queste "buonsensate" glorificazioni del lavoro si sente la puzza del modello San Patrignano dov'e ben presente la massima seconda la quale un corpo produttivo e' sempre un corpo assoggettato.
I proletari non sanno che farsene della "dignita' dei produttori!!!!!"...

I nuovi fascisti non hanno affatto rinunciato all'odio razziale, all'antisemitismo e al culto della violenza semplicemente hanno rilucidato a nuovo i loro vecchi armamenti: del resto gia Evola scriveva:  "la razza esiste sia nel corpo, sia nello spirito". Questo razzismo che considera la biologia un risultato dello "spirito" gia' anticipava i "moderni differenzialisti" che allude ad una gerarchizzazione delle razze su scala planetaria, una sorta di congelamento dell'attuale divisione internazionale del lavoro; altro che opposizione all'impero usa, altro che lotta contro alla mondializzazione, alle "centrali del potere finanziario"...

Il tradizionale antimodernismo romantico di destra e' funzionale non al superamento dell'esistente, ma alla conservazione di esso. Anche la "lega nord" dice di collocarsi al di la' di vecchie etichette politiche definendosi un movimento popolare, populista e antimondialista, cioe' che vuole anteporre ai miti attuali dell'ultraliberismo e della modernità i valori "comunitari":
L'antropologia di fondodi questo "antimondialismo" e' sempre la stessa, la visione dell'uomo come animale sociale,  la cui esistenza e' inscritta  in "comunita' di appartenenza ereditate"-famiglia, etnia, lingua, cultura-
La "modernita'", la "globalizzazione", lo "stato mondiale in formazione", il multiculturalismo e l'immigrazione corrodono questa "comunita' e il suo senso"  producendo il disagio non solo materiale ma anche spirituale dell'uomo ecc: la tiritera reazionaria e' sempre la stessa Questa opposizione borghese romantica alla pressione del mercato mondiale che non intacca le strutture fondamentali del dominio capitalista guadagna egemonia e consenso culturale:

Veltroni dichiara: "La legalità non è di destra o di sinistra. La legalità non ha, e non deve avere, colore politico. E' un diritto fondamentale dei cittadini, e chiunque è al governo di una comunità sa che assicurarne il rispetto è un suo compito, un suo dovere."
Poi che dire, anche la confindustria come ha detto il suo ex presidente Montezemolo presenta proposte che «non hanno colore politico, non sono né di destra né di sinistra. Questo è il nostro modo di stare in politica, fuori dai partiti»: la crescita economica e' il vero «vero bene comune»: "La crescita economica è il vero bene comune della nazione perché crea ricchezza nell'interesse e a beneficio di tutti."...
Cosa volete, sono tutti per il superamento della lotta di classe, nuovi fascisti, ex di sinitra, padroni, leghisti...

"...e' nella tecnica del fascismo quello di presentarsi, da un lato, nella sua essenza pura di attivismo cui poi dare contenuti a seconda delle situazioni (liberismo o statalismo, nazionalismo o regionalismi e nuone sntita' statali, ecc.), e, dall'altro lato, nella veste di un partito che si riserva l'azione che crea  l'ordine , ricreando e pianificando continuamente il disordine, convinto che l'ordine e' cio' a cui l'uomo aspira. il totalitarismo moderno ha due facce, il ferreo ordine gerarchico imposto a tutta la societa' e il caos della frammentazione di poteri non regolati giuridicamente(...)

il fascismo e' una potente macchina che utilizza tute le risorse della comunicazione, non e' dunque da relegare in un passato piu' o meno lontano, bensi bisogna precorrere sempre la sua vocazione a presentarsi come espressione della moderna societa' di massa. Un fenomeno, quindi, del tutto attuale, che assume forme cangianti di volta in volta, a seconda dei momenti storici in cui si afferma(...)

La prima riflessione va fatta sulla natura del fascismo, che si presenta come una categoria moderna della politica in quel suo aspetto carateristico di puro attivismo, di indifferenza ai contenuti, di estrema flessibilita' ideologica e mobilita' nei territori politici altrui(...) in se' il fascismo contiene sia i <miti>del liberalismo, e cioe' la centralita' dell'impresa e del mercato, sia i <miti> che sono stati della sinistra storica: lo statalismo e l'anticapitalismo.(...)
Pur  di ottenere consensi, Mussolini gia' nel dicembre del '19, diede al suo movimento una coloritura di sinistra, e infatti nel programma di Piazza San Sepolcro riusci ad imbarcare ex anarchici, ex massimalisti, ex socialisti e una base che in qualche modo aveva tradizioni di sinistra. Non si tratta di una tecnica di pura propaganda, che altrimenti non avrebbe alcun interesse,; invece e' la capacita' del fascismo di coniugare in forme inedite autoritarismo e assemblearismo, liberismo e statalismo, capitalismo e corporativismo, inverando anche aspetti e contenuti di sinistra in una visione gerarchica della societa'. Nella repubblica sociale di salo', ad esempio, si coniugava il terrore contro le popolazioni  e la repressione del movimento partigiano con la socializzazione delle imprese  e mistificate forme di democrazia diretta."(7)

.............
"Si racconta che una volta Jack Kerouac presentò una sorta di programma politico-culturale della Beat Generation che parlava della "volontà che unisce i nostri gruppi e che ci fa comprendere che gli uomini e le donne devono apprendere il sentimento comunitario al fine di difendersi contro lo spirito di classe, la lotta delle classi, l'odio di classe!" e che si concludeva con l'auspicio "Noi andiamo a vivere presto in comune la nostra vita e la nostra rivoluzione! Una vita comunitaria per la pace, per la prosperità spirituale, per il socialismo".
Il pubblico composto da "alternativi" di sinistra ne fu entusiasta ma si raggelò subito apprendendo di aver applaudito un discorso pronunciato da Adolf Hitler al Reichstag nel 1937."(6)

Prima che arrivino i vermi, Waiting For The Worms.
1) Lelio Basso, le origini del fascismo-1961
2) Carlo Bo, l'deologia del regime-1961
3) Benito Mussolini, dal discorso di Radio Monaco del 18 settembre 1943.
4) Benito Mussolini, 22 aprile 1945.
5) http://www.intermarx.com/ossto/marioBO.html
6) http://www.intermarx.com/ossto/archivio.html
7) R. Baldi, La repubblica di Salo' e il pericolo fascista-1994
8) http://isole.ecn.org/antifa/

1 maggio: Waiting For The Worms

 

Working dead
Dopo tutto sei solo un altro mattone nel muro

Ti prego svegliami

I corvi si stringono
Non c'e nascondiglio
Il manager e l’agente
Sono troppo occupati al telefono
Vendono foto a colori
Alle riviste dietro casa

Vaffanculo,tutto quello che dobbiamo fare e andare avanti
Dobbiamo competere con gli astuti cinesi...

Quando sei uno dei pochi che riescono a tirare avanti
Che cosa fai per vivere alla giornata?
Insegna, Falli impazzire, falli intristire, fagli fare due più due
Rendili come me, rendili come te,fagli fare ciò che vuoi
Falli ridere, falli piangere, falli cadere e morire

Vaffanculo,tutto quello che dobbiamo fare e andare avanti
Dobbiamo competere con gli astuti cinesi
Ci sono troppe case che bruciano
E non abbastanza legna
Così, vaffanculo a tutto
Dobbiamo andare avanti

Basta lagnarsi,perdere lavoro,mente andata,silicio
Che bomba,scappare,giorno di paga,fare fieno
Distruggere,bisogna sistemare,grande sei
Fare colpo,aspetta oh no ho fatto tombola!
Falli ridere falli piangere falli ballare nelle navate
Falli pagare falli restare falli sentire in forma.

Vaffanculo,tutto quello che dobbiamo fare e andare avanti
Dobbiamo competere con gli astuti cinesi
Non c'è da preoccuparsi per i vietnamiti
Dobbiamo mettere in ginocchio l'orso russo
Bè, forse non l'orso russo
Forse gli svedesi
Gliel'abbiamo fatta vedere all'Argentina
Adesso andiamo a fargliela vedere a questi quì
Sentiamoci dei duri
E non sarà contenta Maggie
Nah nah nah nah nah nah!
"Scusi dove è il bar?"
"Se para collo ou peine toe bar?"
"S'il vous plait ou' est le bar?"
Ehi, dov'è questo fottuto bar, John?

Non adesso John

Passeggio
Seduto in un bunker quì dietro al mio muro
Aspetto che arrivino i vermi
In perfetto isolamento quì dietro al mio muro
Aspetto che arrivino i vermi
Aspetto di tagliare i rami secchi
Aspetto di ripulire la città
Aspetto di seguire i vermi
Aspetto di indossare una camicia nera
Aspetto di sterminare i più deboli
Aspetto di sfasciare le loro finestre
E di dare calci alle loro porte
Aspetto la soluzione finale
Per rafforzare la tensione
Aspetto di seguire i vermi
Aspetto di aprire le docce
Aspetto di accendere i forni
Aspetto le checche e i negri
E i comunisti e gli ebrei
Aspetto di seguire i vermi
Ti piacerebbe vedere italia
Dominare ancora, amico mio?
Tutto quello che devi fare è seguire i vermi
Ti piacerebbe mandare i nostri cugini di colore
Di nuovo a casa,amico mio?
Tutto ciò che devi fare è seguire i vermi

Noi non abbiamo bisogno di istruzione
Noi non abbiamo bisogno di controllo del pensiero
Di sinistro sarcasmo in classe
Insegnanti,lasciate stare i ragazzi
Ehi,maestro lascia stare noi ragazzi
Dopo tutto è solo un altro mattone nel muro
Dopo tutto sei solo un altro mattone nel muro
Noi non abbiamo bisogno di istruzione
Noi non abbiamo bisogno di controllo del pensiero

Non ho bisogno di braccia che mi stringano
Non ho bisogno di droghe per calmarmi
Ho visto la scritta sul muro
Non pensare che io abbia bisogno di qualcosa
No, non pensare che io avrò mai bisogno di qualcosa
Dopo tutto era tutto solo mattoni nel muro
Dopo tutto eravate tutti solo mattoni nel muro

Vaffanculo,tutto quello che dobbiamo fare e andare avanti
Dobbiamo competere con gli astuti cinesi
Bisogna andare avanti con la ripresa dello spettacolo
Hollywood aspetta alla fine dell'arcobaleno
Chi se ne frega di che cosa si tratta
Sempre che piaccia ai ragazzi

Non adesso John
Bisogna andare avanti con lo spettacolo
Piantala, John.
Dobbiano continuare con questo
Non so che cos'è
Ma ci stà bene cosi....
Vieni alla fine della modifica
Ce ne andremmo e pisceremmo
Ma non ora John
Devo andare avanti
Fermati John
Penso che in fondo ci sia qualcosa di buono
Leggevo dei libri ma....
Può darsi che siano le notizie
O qualche altro abuso
O può darsi le repliche
(da t.-Pink Floyd)