la composizione tecnica dell'uomo
1-La sussunzione reale del lavoro al capitale si distingue dalla
sussunzione puramente formale perche' modifica in senso qualitativo la
struttura tecnologica del processo lavorativo. Uno degli aspetti piu'
rilevanti della sussunzione reale del lavoro al capitale e'
l'applicazione crescente della scienza, prodotto generale dello
sviluppo sociale, al processso di produzione immediato.
La
sottomissione reale del lavoro al capitale va di pari passo con le
trasformazioni del processo produttivo: sviluppo delle forze produttive
sociali del lavoro,e grazie al lavoro su grande scala, applicazione
della scienza e del macchinismo alla produzione immediata.
La
scienza come prodotto generale dell'evoluzione sociale, in questa fase,
appare essa stessa direttamente incorporata al capitale( e la sua
applicazione in quanto scienza al processo di produzione materiale
appare come distinta dalle capacita' e dal sapere del singolo
lavoratore), e lo sviluppo generale della societa', essendo sfruttato
dal capitale-di contro al lavoro, appare a sua volta come sviluppo del
capitale, e cio' tanto piu' in quanto, per la grande maggioranza (dei
lavoratori) gli si accompagna di pari passo uno svuotamento della
capacita' lavorativa.
La trasformazione qualitativa della
struttura tecnologica del processo produttivo non trascende, di per
se', l'antagonismo sociale di lavoro e capitale, piuttosto
l'applicazione tecnologica della scienza alla produzione materiale
fornisce al capitale la base tecnica per emanciparsi da vincoli
sociali e politici di ogni genere. La libera forma del capitale in
senso proprio appare quando il capitale non e' piu' vincolato ad una
certa forma del valore d'uso, a certe determinate condizioni del lavoro
e forme del lavoro vivo. La nuova qualita' della socializzazione del
capitale trasforma il capitalista realmente operante in semplice
dirigente e amministratore di capitale altrui, e i proprietari di
capitale in puri e semplici capitalisti monetari. La trasformazione del
processo produttivo dal punto di vista tecnologico, applicazione della
scienza e del macchinismo alla produzione immediata, permette al
capitale-denaro di scambiarsi a piacere contro ogni genere di lavoro e
percio' di condizioni di lavoro.
Sotto
il capitalismo, quasi tutte le nuove invenzioni sono state il
risultato dell'antagonismo tra lavoro e capitale.
L'introduzione
di nuove macchine e' generalmente servita ad emancipare il capitale dai
limiti e dalle rigidita' imposte dalle diverse forme assunte del lavoro
vivo.
2-Con lo sviluppo della sussunzione reale del lavoro al
capitale e quindi del modo di produzione specificatamente
capitalistico, il vero funzionario del processo lavorativo totale non
e' il singolo lavoratore, ma una forza lavoro sempre piu' socialmente
combinata, e le diverse forze lavoro cooperanti che formano la macchina
produttiva totale, partecipano in modo diverso al processo immediato di
produzione delle merci o meglio, qui, dei prodotti chi lavorando
piuttosto con il cervello, chi come direttore, chi come manovale o
semplice aiutante-, un numero crescente di funzioni della forza-lavoro
si raggruppa nel concetto immediato di lavoro produttivo e un numero
crescente di coloro che ne sono veicolo nel concetto di lavoratori
produttivi, direttamente sfruttati dal capitale e sottomessi al suo
processo di produzione e valorizzazione.
3-Il fine della
produzione capitalistica non e' l'esistenza dei produttori , ma la
produzione di plusvalore. Ogni lavoro necessario che non produca
pluslavoro e', per la produzione capitalistica, superfluo e privo di
valore. Cio' vale anche per una nazione di capitalisti. Se si considera
quel lavoratore collettivo che e' la societa', la sua attivita'
combinata si realizza materialmente in un prodotto totale, che e' nello
stesso tempo una massa totale di merci-dove e' del tutto indifferente
che la funzione del singolo, puro e semplice membro di questo
lavoratore collettivo, sia piu' lontano o piu' vicino al lavoro manuale
in senso proprio. Ma, d'altra parte l'attivita' di questa forza-lavoro
collettiva e il suo consumo produttivo da parte del capitale, e'
autovalorizzazione del capitale, produzione di plusvalore, quindi
trasformazione dello stesso in capitale.
Pur restando ferma che
la massa del lavoro deve consistere di capacita' lavorativa semplice
piu' o meno non-specializzata, e quindi anche la massa del salario
basarsi nella sua determinazione sul valore del lavoro semplice, i
singoli individui hanno pero' la possibilita' grazie ad una
particolare energia, abilita' ecc., di elevarsi in sfere di lavoro piu'
alte. Regnano quindi notevoli differenze salariali a seconda che il
lavoro particolare esiga o meno una capacita' lavorativa sviluppata,
richiedenti maggiori costi di formazione; percio' da una parte le
differenze individuali hanno piu' gioco, dall'altra il lavoratore e'
spinto a sviluppare la propria forza-lavoro personale, a presentarsi
per principio accessibile e pronto a qualunque variazione della propria
forza-lavoro e della propria attivita' da cui egli si ripromette un
salario migliore.
4-Economia di tempo, in questo si risolve in
ultima istanza ogni economia. Meno e' il tempo di lavoro necessario
alla societa' per riprodursi e tanto piu' tempo il capitale guadagna
per autovalorizzarsi. Come per il singolo individuo, anche per il
capitale l'universalita' del suo sviluppo, della sua autovalorizzazione
dipende dal risparmio di tempo. Parimenti la societa' deve ripartire
razionalmente il suo tempo per pervenire ad una produzione adeguata ai
bisogni complessivi del capitale, proprio come il singolo deve
ripartire "giustamente" il suo tempo per acquisire le cognizioni
necessarie e per far fronte alle diverse esigenze della sua attivita'.
5-Con
la scientifizzazione tecnologica della produzione il proletariato
industriale in senso stretto tende a rappresentare piu' un momento del
processo lavorativo complessivo e sempre meno la totalita' del lavoro
produttivo.
Le scienze, secondo il loro grado di applicabilita'
tecnica, e i loro portatatori, i lavoratori intellettuali, sono ormai
integrati nel lavoratore produttivo complessivo.
L'integrazione
oggettiva dell'intellighenzia scientifica nel lavoratore produttivo
complessivo non trasforma ancora i suoi componenti in proletari
coscienti. Dire che le scienze diventano tecnologiche significa che il
tempo qualitativo della riflessione, proprio di una storia della
formazione viene eliminato per adeguare il lavoro intellettuale alle
norme quantitative e destoricizzate della misura del valore, del tempo
di lavoro. In tal modo il lavoratore intellettuale puo' essere
incorporato senza attriti nel processo di valorizzazione del capitale.
Il lavoro intellettuale, cioe', nella misura in cui e' traducibile in
attivita' industriale, e' sempre piu' colpito dalla disgrazia di
essere lavoro produttivo e, d'altra parte nella misura in cui e'
riducibile in tecnica, e' uniformato alle norme del valore, in maniera
sempre piu' adeguata al capitale.
Il lavoro intellettuale e'
affetto da una contraddizione; esso viene incorporato con una
sistematicita' progressiva nel processo materiale di produzione
capitalista e tuttavia contiene, in quanto lavoro reale, momenti di
negazione determinata del rapporto di capitale-poiche' il non-capitale
e' il lavoro stesso.
Il lavoro intellettuale, la produzione
immateriale, ha per risultato merci che hanno un'esistenza indipendente
dal produttore; cioe', che nell'intervallo fra produzione e consumo,
possono circolare come merci- software, libri, cd musicali, film,
informazioni, oggetti d'arte ecc. che si distinguono dalla prestazione
intellettuale di chi li crea.
Il prodotto del lavoro intellettuale non e' piu' inseparabile dall'atto del produrre.
6-La
separazione di produzione e vita privata e' un'apparenza socialmente
necessaria. In generale, l'individuo non e' solo il sostrato biologico,
ma-nello stesso tempo-la forma riflessa del processo sociale, e la sua
coscienza di un essente-in-se' e' l'apparenza di cui ha bisogno per
intensificare la sua produttivita', mentre di fatto l'individuato,
nell'economia moderna, funge da semplice agente della legge del valore.
Da qui occorre dedurre, non solo la sua funzione sociale, ma l'intima
struttura dell'individuo in se'.
La natura e' affermata solo
laddove e' tollerata e inquadrata nel sistema; ma cio' che nella
civilta' appare come natura, e', in realta', agli antipodi della natura.
7-I
comportamenti via via conformi allo stato piu' avanzato dello sviluppo
tecnico, non si limitano ai settori in cui sono oggettivamente
richiesti. Il pensiero non si sottomette al controllo sociale solo dove
questo gli e' imposto professionalmente ma adegua al controllo tutta la
sua conformazione. Esso degenera nella soluzione di compiti assegnati
anche laddove non gli e' assegnato alcun compito. Il pensiero, perde la
sua autonomia, e non ha piu' il coraggio di comprendere liberamente un
oggetto per amore dell'oggetto stesso.
Quando l'integrazione
della societa' determina i soggetti, sempre piu' esclusivamente, come
momenti parziali della produzione materiale, la "modificazione della
composizione tecnica del capitale" si continua negli individui,
afferrati e, in realta', direttamente costituiti dalle esigenze
tecnologiche del processo di produzione. Cresce, cosi', la composizione
organiza dell'uomo. Il lato per cui i soggetti sono determinati in se
stessi come strumenti di produzione e non come fini viventi, cresce
come la parte delle macchine rispetto al capitale variabile.
E'
solo in quanto il processo che comincia con la tasformazione della
forza-lavoro in merce investe e compenetra gli uomini in blocco e
individualmente, e oggettiva e rende commensurabile a priori tutti i
loro impulsi, come altrettante forme o varieta' del rapporto di
scambio, e' solo a queste condizioni che la vita puo' riprodursi nel
quadro degli attuali rapporti di produzione. La sua organizzazione
totale richiede un agencement di cadaveri. La volonta' di vivere si
vede rimandata alla negazione della volonta' di vivere.
La
composizione organica dell'uomo non investe solo le attitudini tecniche
specializzate ma anche il loro opposto: i momenti del naturale,
che-d'altra parte-hanno gia' avuto origine nella dialettica sociale ed
ora ricadono in sua balia.
Anche cio' che differisce dalla
tecnica, e' incorporato come una specie di lubrificazione della
tecnica. Anche la differenziazione psicologica, che, del resto, ha gia'
avuto origine dalla divisione del lavoro e dalla suddivisione dell'uomo
bei settori del processo produttivo e della liberta', ritorna, alla
fine, al servizio della produzione.
Il virtuoso specializzato che
vende le sue capacita' intellettuali oggettivate e trasformate in cose
cade in un attaggiamento contemplativo di fronte al funzionamento delle
proprie capacita', oggettivate e cosificate.
Sotto l'apriori
della smerciabilita', il vivente in quanto vivente si e' trasformato in
cosa, in equipaggiamento. L'io assume consapevolmente al suo servizio,
come propria attrezzatura l'uomo intero. In questa organizzazione
totale, l'io come direttore della produzione cede tanto di se' all'io
come strumento della produzione, da ridursi ad un astratto punto di
riferimento: l'autoconsrvazione perde il suo se'.
Le qualita',
dall'affabilita' genuina all'attacco isterico, diventano controllabili
e utilizzabili, fino ad esaurirsi senza residui nel loro impiego
oculato e conforme. Mobilitate, subiscono una profonda tasformazione.
Sopravvivono solo come gusci secchi e vuoti di emozioni, materiale
trasportabile a piacere, prive di moto proprio. Non fanno piu' parte
del soggetto, ma il soggetto si rivolge ad esse come al proprio oggetto
interno. Nella loro sconfinata docilita' all'io, si sono estraniate da
esso; totalmente passive, cessano di alimentarlo. Questa e' la
patogenesi sociale della schizofrenia
La separazione delle
qualita' dal fondo istintivo come dal se' che le comanda, dove prima
semplicemente le teneva insieme, fa che l'uomo paghi la sua crescente
organizzazione interna con una crescente disintegrazione. La divisione
del lavoro condotta a termine nell'individuo, la sua radicale
oggettivazione, si risolve nella sua lacerazione morbosa. Di qui il
"carattere psicotico", la condizione antropologica di tutti i movimenti
totalitari di massa.
Proprio il trapasso di qualita' fisse in
tipi scattanti di condotta- che potrebbe sembrare una vivificazione- e'
l'espressione della crescente composizione organica.
8-La
scoperta "dell'autenticita'" come ultimo baluardo dell'etica
individualista e' il riflesso della trasformazione integrale e
radicale dei soggetti in funzioni sociali. L'interiorita' del soggetto
si e' reificata e tecnicizzata al punto che il contenuto della stessa
soggettivita' diventa una semplice funzione del processo produttivo.
Gli impuldi incontrollati trasformati in oggetti di manipolazione possono venir maneggiati, esposti, venduti.
L'oggettivazione
del soggetto ad opera del soggetto passa in rassegna tutti i contenuti
e le emozioni per metterli a disposizione del cliente.
La
soggettivita' amministra la soggettivita' in vista del guadagno. Solo
nell'estetizzazione della vita quotidiana sopravvive l'illusione
dell'autonomia, dell'indipendenza . L'utopia del qualitativo si
rifugia, sotto il capitalismo, nel carattere di feticcio; le vittime,
immemori di ogni conflitto, godono la propria disumanizzazione come
umanita', come felicita' e calore.
L'estetizzazione della vita
quotidiana e la reazione alienata all disincantamento del mondo
sensibile, alla sua completa determinazione e oggettivazione come
"mondo di merci".
8- Noi vediamo in tutte le variopinte e
contorte marionette il rullo che le mette in movimento, e, appunto per
cio', l'attraente varieta' del mondo si dissolve in legnosa
uniformita'. Quando un bambino vede i funamboli cantare, i musicisti
suonare, le ragazze portare acqua, i cocchieri guidare, pensa che tutto
cio' accade perche' si prende piacere e gioia alla cosa, e non immagina
neppure lontanamente che tutta questa gente mangia e beve, va a letto e
torna ad alzarsi. Ma noi sappiamo di che sitratta. Si tratta, diremo
noi, del guadagno, che confisca tutte queste attivita' come puri mezzi,
ridotti all'astratto tempo di lavoro e resi intercambiabili. La forma
di equivalente guasta e deforma tutte le percezioni....
(t. da: K. Marx; T. W. Adorno; H. J. Krahl)
25 aprile: risalire il vento
Nel deserto e nel grande silenzio degli spazi sociali si celebra il 25 aprile, festa della resistenza e della liberazione dalla prospettiva del potere, che ha un solo orizzonte: la morte.
La liberazione dal dominio nazifascista fu' innanzitutto per milioni di uomini e donne il culmine di un lungo e radicale processo di ristrutturazione dei propri schemi di vita e di pensiero.
La "resistenza", oggi, per questo, resta viva nelle lotte contro il dominio totalitario degli "imperativi economici" che si impadroniscono e infettano tutti i rapporti umani, tutti i sentimenti, tutte le passioni e tutti i bisogni.
Il mito, il sacro non cementano piu' la piramide sociale; l'edificio del potere gerarchico si sbriciola e si decompone allo stesso ritmo con cui si corrodono le sue vecchie basi materiali.
Non ci sono piu' ombre di gerarchie divine, ne' punti di convergenza sacri che possano cementare il sistema e allora si ingozzano gli schiavi di parole, si sostituisce la minaccia del castigo divino con le oscillazioni del mercato mondiale, lo spettro della "recessione" e la prospettiva della miseria e della precarieta'.
Si resuscitano i surrogati dei vecchi miti sacrali: la patria, la terra, la gerarchia, la famiglia, il lavoro, il sacrificio: sacrificio come "conferimento di un potere mitico per quelli che si sacrificano realmente e di un potere reale per quelli che si sacrificano miticamente".
Nel disordine sociale apparente trionfano gli interessi della classe dominante...
Patria, famiglia, lavoro, sacrificio assurgono al rango di "idee", di forze di organizzazione e controllo sociale. Le "menzogne" producono un mondo reale dove si uccide e si e uccisi, dove si da' la caccia agli immigrati...dove c'e gente che crede di morire per la patria e invece muore per il capitale; che pensa di lottare per il proletariato e invece muore per i suoi "dirigenti"...
Il fascismo non sarebbe esistito senza la mobilitazione delle masse dal basso, senza l'appello dei "rivoluzionari della controrivoluzione" e di quanti si sentono "vittime" della societa'.
Come scrive Hobsbawm:"Anticipando quanto sta' accadendo alla fine del nostro secolo, gli ultimi anni del secolo scorso aprirono la strada alla xenofobia di massa, di cui il razzismo- la protezione della purezza del patrimonio genetico contro la contaminazione o lo sconvolgimento radicale prodotti dall'invasione di orde subumane- divenne l'espressione piu' comune.(...)
Il cemento comune di questi movimenti era il risentimento dei "piccoli uomini" in una societa' che li schiacciava fra la roccia del grande affarismo da un lato e l'asperita' dei movimenti in ascesa delle classi lavoratrici dall'altro. Una societa' che, come minimo, li privava di una posizione rispettabile occupata nell'ordine sociale tradizionale, e che essi credevano loro fosse dovuta, e che d'altro canto impediva loro di acquisire uno stato sociale al quale si sentivano in diritto di occupare."
"Del resto mai i dominanti hanno potuto sognare una situazione migliore in cui gli strati sociali da essi rovinati costituiscono la propria avanguardia..."
Come disse T.W.Adorno, la psicologia sa che chi si dipinge il male, in qualche modo lo vuole. Ma come accade che il male gli viene incontro con tanto zelo?
Alla fantasia paranoide corrisponde qualcosa nella realta' che essa deforma...
"la violenza su cui si basa la civilta' significa persecuzione di tutti ad opera di tutti, e al malato di persecuzione si reca pregiudizio solo in quanto attribuisce al prossimo cio' che e' opera del tutto, nel disperato tentativo di rendere l'incommensurabilita' commensurabile.
Egli si brucia , perche' vorrebbe afferrare immediatamente, per cosi' dire con le mani, la follia oggettiva a cui assomiglia, mentre l'assurdo consiste proprio nella perfetta mediazione. Egli cade vittima della conservazione del complesso di accecamento. Anche la piu' folle e insensata rappresentazione di avvenimenti, la proiezione piu' folle, contiene lo sforzo inconsapevole della coscienza di conoscere la legge mortale merce' si perpetua la vita della societa'.
L'aberrazione non e', in realta', che il cortocircuito dell'adattamento: la follia manifesta dell'uno chiama erroneamente nell'altro la follia del tutto col suo vero nome, e il paranoico e' la caricatura della vera vita, in quanto sceglie di adeguarsi alla falsa. Ma come nel cortocircuito sprizzano scintille, cosi' follia e follia comunicano fulmineamente nella verita'. I punti di contatto sono le conferme lampanti delle fantasie di persecuzione: conferme che danno apparentemente ragione al malato, e lo sprofondano nel suo abisso. La superficie dell'esistenza si richiude subito, e gli dimostra che le cose non vanno poi cosi' male e che egli e' pazzo. Egli anticipa soggettivamente lo stato in cui la follia oggettiva e l'impotenza del singolo trapassano immediatamente l'una nell'altra: il fascismo, come dittatura di malati di persecuzione, realizza tutti i terrori delle vittime. Ecco perche' si puo' decidere solo post factum se un sospetto eccessivo sia paranoico o adeguato alla realta', la fievole eco privata della furia imperversante nella storia. La psicologia non arriva fino all'orrore."
Il fascismo era anche la "sensazione assoluta", la reazione negativa del sensorio al disincantamento del mondo sensibile, alla sua oggettivazione come "mondo di merci". La "reazione" fa' a meno della mediazione e passa attraverso la "natura e il carattere": "Goebblels pote' sostenere con vanto che i nazisti-perlomeno-non erano noiosi. Nel Terzo Reich, il terrore astratto di notizia e diceria era gustato come il solo stimolo in grado di accendere momentaneamente il sensorio indebolito delle masse. Senza la violenza quasi irresistibile del desiderio dei grossi titoli, che, prendendo alla gola, fa regredire il cuore nel passato mitico, l'indicibile non avrebbe potuto essere tollerato dagli spettatori, e forse nemmeno degli attori. Concetti come sadismo e masochismo sono ormai insufficienti. Nella societa' di massa dei mezzi di grande diffusione, sono mediati dalla sensazione, dal nuovo meteorico, assurdo e remoto. Esso schiaccia il pubblico, che si torce sotto lo choc e dimentica contro chi l'enormita' ' stata commessa, contro di se' o contro altri. Il contenuto dello choc diventa, rispetto al suo valore di stimolo, realmente indifferente, come lo era idealmente nell'evocazione dei poeti...."
Per dirla con Deleuze e Guattari: " Nell'orrore della quotidianeita' e del suo spazio Hitler trovera' alla fine il suo piu' sicuro strumento di governo, la legittimazione della sua politica e della sua strategia militare, e questo fino in fondo(...)
E' troppo facile essere antifascista a livello molare, senza vedere il fascista che noi stessi siamo, che nutriamo e coltiviamo, a cui ci affezionamo, con delle molecole, personali e collettive."
Asf.
"Nella storia collettiva come nella storia individuale, il culto del passato e il culto del presente sono ugualmente reazionari. Tutto cio' che deve essere costruito si costruisce nel presente."
Oh! gentiluomini, la vita e' breve...Se viviamo, viviamo per camminare sulla testa dei re.
L'accettazione dell'economia sviluppantesi per se stessa, il riconoscimento della pura e semplice ideologia dello sviluppo economico, la riaffermazione dell'economia come potere indipendente che domina sulla societa', che mantiene il lavoro-merce: queste sono sostanzialmente le ragioni della scomparsa non solo come rappresentanza, ma anche come soggetto della sinistra in italia. La potenza autonoma dell'economia e' l'ultima ideologia non contraddetta per cui alla fine i "riformisti della sopravvivenza" del socialismo sanno dire solo che significa "lavorare molto". La "sinistra", piu' o meno radicale, non solo ha riconosciuto la necessita' di quella potenza ma si e' sottomessa e posta al suo servizio. In questo feticismo dell'oggettivo, idolatria del "processo obiettivo dell'economia" si e' consumata la fine di una generazione di burocati di sinistra ormai autoreferenziali e separati dalla societa' reale e dalla vita quotidiana del proletariato.
Forme diverse della stessa alienazione si combattono come maschere diverse di una stessa totalita', unica ed assoluta: il capitalismo. Di questo segno sono le "false opposizioni arcaiche" dei regionalismi o dei razzismi "incaricati di trasfigurare in superiorita' ontologica fantastica la volgarita' gerarchica delle posizioni del consumo. Cosi' si ricompone l'interminabile serie dei contrasti derisori, che mobilitano un interesse sottoludico, dallo sport alle elezioni"(...) In queste figure di opposizione alienata riecheggia uno dei fattori principali della formazione del moderno spettacolare, una delle potenze fondatrici della societa' presente (nella misura del suo ruolo nella distruzione del vecchio movimento operaio): il fascismo. Ma il fascismo e' anche la forma piu' costosa del mantenimento dell'ordine capitalistico che per questo viene abbandonata per essere sostituita da forme piu' razionali ed efficaci. Il suo abbandono non costituisce tuttavia un suo superamento; esso viene conservato nello spirito di una difesa estremistica dell'ordine economico borghese e nelle figure decomposte della violenta resurrezione del mito al servizio del dominio.
"Se il fascismo si pone a difesa dei principali punti dell'ideologia borghese divenuta conservatrice (la famiglia, la proprieta', l'ordine morale, la nazione), riunendo la piccola borghesia e i disoccupati impazziti dalla crisi o delusi dall'impotenza della rivoluzione socialista, non e' esso stesso sostanzialmente rivoluzionario. Esso si da' per quello che e': una violenta resurrezione del mito, che esige la partecipazione ad una comunita' definita da valori pseudoarcaici: la razza, il sangue, il capo. Il fascismo e' l'arcaico tecnicamente equipaggiato. Il surrogato decomposto del mito, ripreso nel contenuto spettacolare dei mezzi di condizionamento e di illusione piu' moderni."
All'accettazione beata dell'esistente puo' anche unirsi come unica cosa, la rivolta puramente spettacolare, cio' traduce il semplice fatto che l'insoddisfazione e' divenuta essa stessa una merce..." "Le false lotte spettacolari delle forme rivali del potere sono nello stesso tempo reali ed apparenti...; reali in quanto traducono lo sviluppo ineguale e conflittuale del sistema, gli interessi relativamente contraddittori delle classi o dei segmenti delle classi che riconoscono il sistema e definiscono la propria partecipazione al suo potere...; apparenti perche' non si oppongongono universalmente al sistema totalitario che li contiene come momenti particolari: il movimento unico del capitalismo..."
La videopolitica, il "partito leggero", la diserzione dal conflitto sociale a favore di una sua trasfigurazione separata, spettacolare ed alienante da parte delle burocrazie di sinistra ha portato alla loro completa evaporazione anche istituzionale e rappresentativa.
Cio' che deve cadere, cade...
La sovranita' e la trascendenza del capitale e' tale che la politica si puo' classificare nella categoria generale della demagogia e dello spettacolo e sottoclassificare in populismo di destra e populismo di sinistra. Del resto il termine "globalizzazione" allude al trionfo dell'economico, sulla politica. Il capitale finanziario e la sua rete elettronica deterritorializzano il comando o meglio lo rendono mobile, sradicato, fluido, autonomo, flessibile.
Il "territorio", la base dello Stato nazionale e della "politica", lo spazio dei diritti, della loro definizione politica sono evidentemente costretti nelle compatibilita' di una logica finanziaria-economica extraterritoriale...
La sinistra degli apparati e' stata liquidata. Punto e a capo...
"l'organizzazione rivoluzionaria non puo' essere che la critica unitaria della societa', cioe' una critica che non scende a patti con nessuna forma di potere separato, in nessun punto del mondo, e una critica pronunciata globalmente contro tutti gli aspetti della vita sociale alienata...(...) la costituzione della classe proletaria in soggetto rappresenta l'organizzazione delle lotte rivoluzionarie e l'organizzazione della societa' nel momento rivoluzionario: e' qui che devono esistere le condizioni pratiche della coscienza , nelle quali si conferma la teoria della prassi divenendo teoria pratica."
Lo spettro della "grande depressione" si aggira per l'europa...
Oh! gentiluomini, la vita e' breve...Se viviamo, viviamo per camminare sulla testa dei re. (Shakespeare-enricoV)
-passi lib. da "la societa' dello spettacolo"-G.Debord-
Noi coi nostri pastori alla testa, ci trovammo sempre una sola volta in compagnia della liberta', nel giorno della sua sepoltura...

Noi coi nostri pastori alla testa, ci trovammo sempre una sola volta in compagnia della liberta', nel giorno della sua sepoltura...
io non voto (Continua)
got milk?
Andare camminare lavorare
andare a spada tratta,
banda di timidi, d'incoscienti, di indebitati, di disperati
niente scoramenti, andiamo, andiamo a lavorare
andare camminare lavorare
il vino contro il petrolio,
grande vittoria, grande vittoria, grandissima vittoria
andare camminare lavorare
Il Meridione rugge
il Nord non ha salite
niente paura, di qua c'e' la discesa
andare camminare lavorare
rapide fughe, rapide fughe, rapide fughe
(coro)
Andare camminare lavorare
i prepotenti tutti chiusi a chiave
i cani con i cani nei canili
le rose su i balconi
i gatti nei cortili
andare camminare lavorare
andare camminare lavorare
dai, lavorare
(fine coro)
E che cos'e' questo fuoco?
Pompieri, pompieri, voi che siete seri, puntuali
spegnete questi incendi,
nei conventi, nelle anime, nelle banche
andare camminare lavorare
queste cassaforti che infernale invenzione
viva la ricchezza mobile
andare camminare lavorare
andare camminare lavorare
lavorare lavorare
(coro)
Andare camminare lavorare
il passato nel cassetto chiuso a chiave
il futuro al totocalcio per sperare
il presente per amare, non e' il caso di scappare
andare camminare lavorare
andare camminare lavorare
dai, lavorare
(fine coro)
Nutriamo il lavoro, ale'
gli agnelli a pascolare con le capre
fra i nitriti dei cavalli
questi rumorosi
vigilati tutti
da truppe di pastori,
andare camminare lavorare, niente paura
azzurri, azzurri, attaccare, attaccare
attaccatevi a calci nel sedere, attaccare
la domenica tutti sul Pordoi a pedalare
lavorare, pedalare, lavorare
con i contanti, nell'osteria con i contanti
con tanti, tanti, tanti, tanti auguri agli sposi
andare camminare lavorare
La penisola in automobile
tutti in automobile al matrimonio, ale'
la penisola al volante
questa bella penisola
e' diventata un volante
andare camminare lavorare
P.Ciampi
SMISURATA PREGHIERA
Alta sui naufragi
dai belvedere delle torri
china e distante sugli elementi del disastro
dalle cose che accadono al disopra delle parole
celebrative del nulla
lungo un facile vento
di sazietà di impunità
Sullo scandalo metallico
di armi in uso e in disuso
a guidare la colonna
di dolore e di fumo
che lascia le infinite battaglie al calar della sera
la maggioranza sta la maggioranza sta
recitando un rosario
di ambizioni meschine
di millenarie paure
di inesauribili astuzie
coltivando tranquilla
l'orribile varietà
delle proprie superbie
la maggioranza sta
come una malattia
come una sfortuna
come un'anestesia
come un'abitudine
per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore
di umanità
di verità
Per chi ad Aqaba curò la lebbra con uno scettro posticcio
e seminò il suo passaggio di gelosie devastatrici e di figli
con improbabili nomi di cantanti di tango
in un vasto programma di eternità
ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti
come una svista
come un'anomalia
come una distrazione
come un dovere
F. De Andre'
p.s.: diciamolo.. fiamma e fascisti su marte




