ex-collettivo-fuoridaidenti

Eh lo so che quando trasmettono in televisione Parigi brucia tutti sono
lì con le lacrime agli occhi e una voglia matta che la storia si
ripeta, bella, pulita (un frutto del tempo è che «lava» le cose, come
la facciata delle case). Semplice, io di qua, tu di là. Non scherziamo
sul sangue, il dolore, la fatica che anche allora la gente ha pagato
per «scegliere». Quando stai con la faccia schiacciata contro
quell’ora, quel minuto della storia, scegliere è sempre una tragedia.
Però, ammettiamolo, era più semplice. Il fascista di Salò, il nazista
delle SS, l’uomo normale, con l’aiuto del coraggio e della coscienza,
riesce a respingerlo, anche dalla sua vita interiore (dove la
rivoluzione sempre comincia). Ma adesso no. Uno ti viene incontro
vestito da amico, è gentile, garbato, e «collabora» (mettiamo alla
televisione) sia per campare sia perché non è mica un delitto. L’altro
- o gli altri, i gruppi - ti vengono incontro o addosso - con i loro
ricatti ideologici, con le loro ammonizioni, le loro prediche, i loro
anatemi e tu senti che sono anche minacce. Sfilano con bandiere e con
slogan, ma che cosa li separa dal «potere»? (Continua)



